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Chapter 25 - Birth and Death

Il vento gelido faceva rabbrividire la pelle dei due ragazzi che si muovevano silenziosamente lungo i vicoli di Chinatown, il primo continuava a camminare impettito nonostante il freddo e la tensione, il secondo era combattuto, si chiedeva se non stesse commettendo uno sbaglio.

Skull seguì Harley in silenzio fino ad una zona abbastanza isolata, era lì che avveniva spesso lo scambio di droga nel territorio cinese, dietro un vecchio negozio di alimentari chiuso da anni. Quella sera all'angolo c'erano solo due uomini, un tipo abbastanza piazzato ed un altro più magro e bassino, Harley si voltò puntando i suoi occhi grigi sul capo che fissava la strada incerto.

- Sarà semplice vedrai – lo tranquillizzò il castano – io li distraggo e ne metto uno fuori uso, tu prendi l'altro alle spalle, prendiamo la roba ed i soldi, poi ce la filiamo ... semplice –

L'altro fissò l'amico con un espressione difficile da decifrare, dentro di sé sapeva che quelle erano solo vaghe rassicurazioni, una volgare pezza al danno che stavano per scatenare ma difficile dire se la cose lo toccasse davvero. Continuava a fissare quella strada buia, quei due tipi all'angolo, il ragazzo davanti a lui gli avrebbe detto qualsiasi cosa pur di dare inizio al caos, questo Skull lo sapeva bene. Ma lui cosa voleva davvero? Non lo sapeva, era quello il nodo bruciante, si sentiva insoddisfatto, come se gli mancasse qualcosa di cruciale ed allora perché non provare? Perché non andare infondo anche a quella faccenda e scoprire se gli avesse dato quello che stava cercando.

- Fai in fretta ... - furono le uniche parole che pronunciò.

L'altro rise, uno dei suoi sorrisi tirati e sinistri, sollevò il cappuccio della felpa sulla testa per coprire il viso e si incamminò verso i due tipi all'angolo.

Quando lo notarono i cinesi puntarono l'attenzione verso di lui, Harley mantenne la calma, si avvicinò con la testa bassa e le mani nelle tasche, rimase davanti a loro per un tempo indefinito finchè il più grosso dei due parlò.

- Ragazzino che ti serve? – ringhiò – se non vuoi comprare allora vattene da qui –

Harley continuò a restare in silenzio, poi tirò su la testa e puntò proprio il più grosso, si gettò su di lui colpendolo con un pugno violento al naso che fece crollare l'uomo in ginocchio. Il ragazzo fu svelto, recuperò un vecchio tubo arrugginito da terra e sferrò un altro colpo al volto del cinese che cadde tramortito. L'altro uomo si era gettato sul corpo di Harley ma, prima che potesse fargli del male, Skull apparve alle sue spalle spostandolo bruscamente, lo sbatte contro il muro, più volte finchè il sangue non inondò il volto dell'uomo. Aveva cominciato a mormorare qualcosa che il ragazzo non capì, dovevano essere delle suppliche che non furono ascoltate, un altro colpo ben assestato mise fuori gioco anche il secondo.

- Bel lavoro capo – rise Harley.

Skull non lo guardo, si limitò a frugare nelle tasche dei due e trovò l'incasso della sera, l'altro si abbasso a raccogliere anche le altre bustine di cocaina che non avevano ancora piazzato. Tirò fuori un coltello dalla tasca della felpa e lo avvicinò al più grosso, il capo si irrigidì immediatamente.

- Che diavolo vuoi fare? – ringhiò ma il castano non si voltò e non rispose.

Si limitò a sollevare la maglietta dell'uomo e dopo ad incidere un punto interrogativo sulla sua carne che cominciò a sanguinare. Il ragazzo rise avvicinando il coltello sporco di sangue alle labbra e leccandolo brevemente prima di riporlo in tasca, poi lasciarono la strada senza ulteriore indugio. Decisero di ripetere il trucco in altri tre punti di smercio, abbastanza isolati e poco sorvegliati, i cinesi non si aspettavano un attacco nel loro territorio e riuscirono ad estorcergli una somma di guadagno considerevole, pari almeno allo sconto forzato che gli avevano imposto.

La macchina di Skull era nascosta in uno dei vicoli ai margini del quartiere cinese, la recuperarono e si diressero finalmente lontani dalla zona di pericolo, il capo imboccò la strada verso l'appartamento di Harley, si fermò proprio davanti al portone del palazzo logoro.

- Bella serata – rise il passeggero.

- Non c'è qualcosa che vuoi darmi? – mormorò il moro tenendo lo sguardo serio puntato verso la strada.

Il ragazzo sorrise, passando dietro l'orecchio una ciocca di capelli lunghi, poi portò la mano dentro la tasca della felpa e recuperò un sacchetto trasparente, dentro c'erano alcuni grammi di cocaina.

- Vuoi tenerli tu? – non c'era alcun tono nella voce di Skull, forse lo stava testando o forse no, Harley non se lo chiese, lui non era Konnor che si preoccupava e faceva domande, il capo era diverso, a lui non importava di nessuno.

Il castano passo la lingua ad inumidire le labbra, come una belva che sentiva il sapore della preda in bocca, la sua cavità orale si era fatta secca, stringere quel sacchetto ad un paio di centimetri da sé era una tentazione forte, come quella di un assetato nel deserto. Ma quello non faceva parte del piano, c'era un disegno più grande, stava facendo tutto quello per lei, per riavere la sua Annie, le sue vecchie voglie avrebbero aspettato.

Così passo la bustina a Skull che la prese – non per adesso ... ci si becca –

Detto questo il passeggero scese dall'auto e il moro partì lasciandosi alle spalle quel quartiere e quella notte.

Konnor si sentiva strano, non aveva chiuso occhi per niente e da quando si era sollevato dal letto era come circondato da uno strano alone, come se tutto intorno a sé fosse ovattato. Non aveva sentito Yoru da quella sera, non aveva neanche provato a chiamarla né lei aveva fatto qualunque segnale. Le parole della ragazza gli erano tornate in mente mille volte durante la sua monotona giornata al locale di Krzysztof, quello sguardo tanto amareggiato, gli aveva dato del vigliacco. Poteva davvero avere ragione? Forse era la paura a renderlo prigioniero di quella vita?

- Terra chiama Konnor! – aveva esclamato Annie con un sorriso – oggi sei così strano –

- Non è niente, mi passerà – disse il ragazzo a mezza voce.

- Davvero? Non credo di averti mai visto tanto giù di morale, è successo qualcosa? – insistette la ragazza.

- Niente di che ... -

- Si tratta di Yoru? – chiese alla fine lei direttamente.

Il rosso sospirò – lasciamo stare, non mi va molto di parlarne –

- Avete litigato? –

- Probabilmente abbiamo chiuso – rispose secco – è meglio così, siamo troppo diversi –

Il volto di Annie non nascondeva il dispiacere e la delusione – mi dispiace tanto Konnor, evidentemente siamo proprio sfortunati in amore noi due –

- Lui ti da ancora problemi? – il tono del rosso era stanco, forse non avrebbe voluto essere così ma non riuscì a trattenere quel senso di frustrazione che gli pervadeva la mente.

- Niente di serio, fa sempre le solite cose. Sta lì fuori, cerca di parlarmi e io non rispondo ma tanto non cambia niente –

Quell'altra frase lo irritò ancora di più, non cambia niente, come se lei avesse davvero cercato di cambiare le cose, come se le persone avessero davvero la forza di cambiare, di crescere.

Alla fine aveva lasciato Annie da sola in pasticceria ed era tornato al ristorante, i suoi pensieri di certo non erano più sereni ma si sforzò di cancellare ogni ricordo legato a Yoru, doveva cominciare a darci un taglio. Quando fu davanti all'ingresso del locale la sua attenzione fu catturata dalla presenza di un pacco poggiato a terra, il ragazzo si avvicinò stranito, tutto quello che c'era scritto era una parola: Fragile. Il rosso lo sollevò, non era molto pensate, lo portò all'interno del locale e lo poggiò su un tavolo.

- Krzysztof! Aspettavi qualcosa dai tuoi fornitori? – chiese il ragazzo attirando l'attenzione dell'uomo che uscì dalla cucina.

- Che diavolo è quello? – sbottò alla vista del pacco.

- Era fuori, davanti alla porta – spiegò Konnor.

Gli occhi scuri di Krzysztof si assottigliarono mentre estrasse un coltello dalla tasca del grembiule logoro, il rosso si fece da parte ed il polacco si avvicinò con cautela al pacco. Con la punta del coltello incise il nastro adesivo e, con una lentezza che al ragazzo parve infinita, aprì i lembi del pacco. Il contenuto fece scattare entrambi all'indietro e Konnor dovette trattenere un conato di vomito, il cuore era in bella vista sotto la luce bianca del neon, il sangue spiccava violentemente nella plastica in cui era avvolto l'interno della scatola.

- Cristo Santo! È un cuore! Chi cazzo ha lasciato un cuore davanti alla nostra porta!? – esclamò il rosso sconvolto.

Il volto di Krzysztof era serio, non aveva mai visto un tale carico di preoccupazione e paura nel volto dell'uomo, le mani di Konnor continuavano a sfiorare il suo volto febbrilmente.

- Dimmi qualcosa ... qualsiasi cosa ... dai un senso a questo schifo, Krzysztof, ti prego – mormorò il ragazzo.

- Quello è il cuore di un agnello – disse poi l'uomo con un tono che sembrò provenire da dentro una caverna – è un segno

- Che genere di segno? Che vuol dire? –

- E' dei cinesi vuol dire che da adesso in poi verranno coinvolti innocenti –

Silenzio.

I due si fissarono senza dire una parola per un tempo interminabile, doveva essere successo dell'altro dovette ammettere Konnor a se stesso, la sua mente andò ancora alle parole del Signor K. Saranno coinvolti innocenti. Pensò ad Annie, a Cloe, a chiunque fosse entrato in contatto con loro, anche chi era all'oscuro dei loro traffici, persino Yoru poteva essere in pericolo se i cinesi avevano saputo della loro storia.

- Konnor – la voce di Krzysztof riportò il ragazzo con la mente a quel momento – chiama gli altri, falli venire tutti qui mentre io mi libero di questo schifo, vedrai in qualche modo cercheremo di cavarcela –

Il rosso annuì distrattamente ma non aveva prestato davvero attenzione alle parole del polacco, se non che a quella frase: chiama gli altri, era la sua priorità quella, scoprire cosa diavolo fosse successo, il motivo per cui stavano rischiando tutto.

L'ultimo a varcare la soglia del DOM quel tardo pomeriggi fu Harley, che non si sorprese della convocazione e nemmeno della voce allarmata di Konnor al telefono, tutti dovevano essere presenti. Le facce tese e preoccupate all'interno della stanze non minarono il solito buon umore impresso nella faccia del ragazzo quando varcò la soglia del retro del locale. I gemelli se ne stavano in un angolo pensierosi, il Signor K stava fumando quella che, a giudicare dal posacenere stracolmo, doveva essere la ventesima sigaretta. Skull e Konnor stavano agli angoli opposti della stanza, non si guardavano, tutti temevano di incrociare lo sguardo altrui così lasciavano vagare gli occhi lungo il pavimento.

- Che succede gente? – esordì Harley, accennando un sorriso.

Il volto di Konnor era cereo, rivolse al ragazzo uno sguardo infuocato – i cinesi ci hanno mandato un messaggio, un segno che non ammette fraintendimenti –

- E come mai? – rise appena il castano.

- Perché qualcuno ha fatto qualche stronzata! Ne sai qualcosa? – ringhiò il rosso.

- Non sono io il capo qui, non prendo io le decisioni ... - rise e i suoi occhi grigi scintillarono appena.

Fu un duro colpo per Konnor, si voltò verso Skull mentre sentiva le sue viscere contorcersi – sul serio? Dimmi che tu non hai a che fare con questo, dimmi che la colpa è solo sua ... -

- Non è a te che devo delle spiegazioni – fu la risposta secca del moro.

Il Signor K spense furiosamente la sigaretta per terra, imprecando nella sua lingua, i gemelli si strinsero appena nelle spalle.

- Sai almeno che cosa hai fatto? Cristo, ti rendi conto? – Konnor era amareggiato, era stanco, si sentiva prigionieri di un incubo in cui non aveva alcun controllo sulla sua vita – hai coinvolto tutti Skull! Tutti quanti! Anche chi non c'entra niente, pensa ad Annie o a Cloe, a tutte le persone che conosci, persino Laurell è in pericolo e per cosa? Una stupida ripicca? –

- Avremmo dovuto mostrarci risoluti fin dall'inizio! – insistette Skull.

- Dovevamo farci da parte e basta! -

- Se Cloe ... - la voce di Will si sollevò con un tono tanto cupo da far voltare tutti di scatto spaventati – dovesse venire coinvolta ... qualcuno verrà ritenuto responsabile

Lo sguardo dei gemelli era vuoto ed affilato come non lo era mai stato da parecchio tempo, i loro occhi azzurri erano vacui come il cielo invernale, privi di ogni emozione che non fosse una profonda rabbia.

- La sua sicurezza è più importante – continuò Jess – qualsiasi errore abbiate commesso va sistemato, qualsiasi cosa deve essere fatta, andrà fatta –

- Capo – questa volta fu ancora l'altro fratello a continuare e fissò Skull in modo minaccioso – per noi lei è più importante, è la nostra regina ... -

- Faremo in modo che sia al sicuro – il moro voleva apparire calmo ma il suo tono tradì la preoccupazione che lo sguardo dei gemelli gli aveva procurato.

- Dovrà esserlo ... -

Poi i due si staccarono dal muro e con passo deciso lasciarono la stanza, non prima di rifilare un'occhiata tagliente anche ad Harley. Poi il moro si unì alla loro uscita, lasciando i tre ancora ammutoliti.

- Perché? – mormorò ad un tratto Konnor, non stava guardando Skull, non aveva più la faccia di confrontarsi con il suo viso, era troppo arrabbiato – dammi solo una motivazione –

- Volevo di più, non volevo semplicemente accontentarmi ,volevo che lei guardasse solo me –

Ancora lei, ancora Laurell, niente sembrava davvero cambiare intorno a lui, il rosso ne era davvero stanco.

- Quando questa storia sarà finita, se mai arriveremo davvero a finirla, io sono fuori. Non parlarmi, non cercarmi, non esisto più per te –

Non ci fu nessuna replica, anche Konnor lasciò la stanza alla fine, senza voltarsi.

Yoru aveva passato la giornata a studiare, quello la distoglieva da quanto successo la sera precedente anche se la sua mente continuava a ripercorrere quel ricordo in ogni instante possibile. C'erano così tanti interrogativi che si erano insinuati nella mente della ragazza, forse era stata troppo avventata, troppo aggressiva. Si era chiesta cosa avesse fatto precipitare la situazione ad un simile livello, forse Konnor aveva ragione, lei era solo una ragazzina e non era abbastanza per lui, non erano fatti per stare insieme davvero.

Yoru sospirò e guadò il telefono per la millesima volta, non le aveva scritto né aveva cercato di chiamarla, non c'era stato alcun contatto e lei non aveva fatto nulla a sua volta. Non era brava con quel genere di cose, non sapeva bene cosa dirgli o cosa fare, strinse le ginocchia al petto, era decisamente in una fase di stallo. A salvarla da quella bolla di pensieri fu il suono della chiamata di Skype, il volto sorridente di Kat apparve sullo schermo del suo pc.

- Yoru! Ma che fai? Sei circondata dai libri fino a tardo pomeriggio? – chiese la ragazza con un sorriso – fortuna che sono venuta a salvarti, sommergendoti con i miei problemi! –

Yoru sorrise a sua volta – già ... che succede Kat? –

- Domani pomeriggio Wright sarà qui ed io non ho ancora idea di come farò a dirgli come stanno le cose adesso, questo pensiero mi sta facendo scoppiare la testa! – esclamò.

La bionda poggiò il mento sulle ginocchia – te la caverai – mormorò vaga.

- Ma che ti prende? – disse la mora, poi i suoi occhi si intrisero di sospetto– com'è andata ieri sera con Konnor? Non mi hai detto nulla! Vi siete divertiti? –

- Non ... - i ricordi di quella sera avevano di nuovo preso possesso della mente della bionda – non sono rimasta da lui alla fine ... sono tornata a casa -

- Yoru? Ma cosa succede? – il tono di Kat era ogni istante più allarmato.

- Abbiamo litigato ... credo che non voglia vedermi più –

- Che cosa?! Ma com'è possibile? –

- Lascia perdere – la interruppe Yoru – lo sai, sono troppo strana, noi siamo diversi e questo evidentemente conta più del resto -

- Ma ti sei arresa così? Lo hai chiamato? – Kat non sembrava lontanamente prossima alla rassegnazione.

- No, non lo sento da ieri -

- Dovresti chiamarlo! Oppure andare a trovarlo, sono certa che le cose tornerebbero a posto se vi chiariste – la incoraggiò – tu ti chiudi sempre a riccio davanti a degli imprevisti che non sai gestire, devi essere più intraprendente! Se lui ti piace davvero non avere paura di cronfrontarti. Lascia che ti dia questo consiglio. –

Quello che Kat stava dicendo aveva una sua logica, dovette ammettere la ragazza, lei non era mai stata brava a gestire i rapporti con gli altri ma di certo quello che provava per Konnor era del tutto unico. Non voleva che finisse, nonostante quello che si erano detti, forse Kat aveva davvero ragione, toccava a lei farsi avanti e lottare per quello a cui teneva. Doveva far capire al rosso che nonostante tutto quello che sarebbe potuto succedere lei aveva scelto lui e quella scelta aveva un peso, per lei era importante.

Quando terminò la sua conversazione con Kat prese il telefono e tentò di chiamarlo ma la linea era sempre irraggiungibile, una parte di lei voleva aspettare che magari trovasse le chiamate e fosse lui a telefonarle. Ma un'altra parte era impaziente, continuava a pensare alle parole di Kat e voleva essere intraprendente, fare un gesto che facesse capire a Konnor quanto lei tenesse a quello che avevano. Così aspettò il favore della notte ed indossò quei vestiti che un tempo le erano tanto familiari, sollevò il cappuccio della felpa e si immerse nella strada buia, dopo essersi accertata che i genitori dormivano profondamente.

Camminare da sole per le strade deserte di Chelsea le aveva messo addosso una strana sensazione, non era come tutte le altre volte, non era come quando stava al fianco di Konnor. Il quartiere era avvolto da una strana aura sinistra, i lampioni illuminavano a malapena le strade deserte e gelide, la ragazza si strinse appena nella felpa prima di imboccare uno dei vicoli che l'avrebbero portata al vecchio palazzo. Ad un tratto li sentì, prima erano dei suoi in lontananza non ben distinti, poi sempre più vicini, erano dei passi ne era certa. Cercò di muoversi più in fretta per allontanarsi dal buio e raggiugere l'appartamento di Konnor ma sentiva ancora i passi avvicinarsi, uscì dal vicolo ma prima che potesse allontanarsi troppo sentì qualcosa afferrarla. Si voltò sgranando gli occhi pronta ad assestare un colpo allo sconosciuto dietro di lei, ma rimase immobile, quegli occhi verdi che luccicavano nel buio li conosceva bene, Konnor era davanti a lei.

- Yoru, che diavolo ci fai qui? – il tono del ragazzo era indecifrabile.

Lei era incerta – io ... stavo –

- Lascia perdere e seguimi, dobbiamo toglierci dalla strada – mormorò lui trascinando via la ragazza per un braccio.

Prima di raggiungere l'appartamento impiegarono diverso tempo, non presero la strada diretta ma si si aggirarono per i vicoli per un po', finchè Konnor non condusse entrambi verso il palazzo e poi dritti lungo le scale.

Quando si chiuse la porta alle spalle il rosso sospirò appena, sembrava stanco e provato, Yoru voleva dire qualcosa ma l'espressione nei suoi occhi appena si posarono sulla ragazza la spinse a tacere.

- Perché sei qui? – il tono del rosso era duro, come non lo era mai stato.

- Io stavo venendo a cercarti – rispose lei incerta.

- Perché a quest'ora della notte? Cosa ti dice il cervello? Dovevi chiamare! Non puoi presentarti qui così! – ringhiò.

- Ho provato a chiamarti! – anche Yoru si era innervosita adesso ed aveva cominciato a rispondergli a tono – il tuo telefono è morto da oggi pomeriggio, sono venuta qui per vederti –

- Non saresti dovuta venire! Perché sei così testarda? Rassegnati e tornatene a casa! Lascia perdere! – sbottò lui.

- No!-

- Sei proprio una mocciosa Yoru, smettila! Non sono uno dei tuoi compagni figli di papà che non hanno niente da fare! Non puoi spuntare qui senza avvisare! Non puoi avere a che fare con me ... abbiamo chiuso! –

La rabbia aveva preso possesso di entrambi, gli occhi di Yoru trasudavano pura furia, spostò il suo corpo verso il ragazzo e gli assestò una forte spinta che lo fece sbattere contro la parete, nel cadere lui si aggrappò ad un braccio della bionda trascinandola con sé. Quando si rimise in equilibrio non mollò la pena, trascinò la ragazza contro la parete bloccandola e stringendole i polsi con una presa ferrea.

- Perché diavolo non stai ad ascoltarmi? Perché è così difficile per te andare via e rinunciare ... trova qualcuno diverso, trova qualcuno migliore di me e smettila di - -

Il ragazzo non finì la frase, fu bloccato dalle labbra della bionda che si erano incollate alle sue, Konnor era totalmente sopraffatto da quel bacio, così aggressivo ed intenso. La sua presa sui polsi della ragazza si era allentata tanto da consentirle di sfilarli e posizionare le mani sul suo viso. La mente dell rosso era totalmente invasa, completamente dominata da quella stretta, dal profumo delicato di Yoru, da quel corpo schiacciato dal suo peso. Smise di combattere i rimasugli del suo buon senso che lo supplicavano di allontanarsi e si getto anche lui su di lei, rispondendo al bacio con altrettanta ferocia. Le mani di Konnor accarezzavano il corpo esile della ragazza, le sue dita si erano infilate sotto la felpa nera della bionda e quando lei sentì le dita del ragazzo sfiorarle la pelle nuda le sfuggì un gemito.

Yoru sentiva la sua pelle accapponarsi e la sua mente soccombere al calore che il suo corpo sprigionava a contatto con quello di Konnor, il cuore aveva cominciato a cavalcare ma si rese conto di desiderare ancora quel contatto, di voler sfiorare anche lei la pelle nuda del ragazzo. Così spostò le mani e liberò il petto del rosso dai suoi indumenti, beandosi del contatto con la sua superfice bollente. Le labbra della ragazza si poggiarono proprio lì, a baciare e seviziare le spalle di Konnor, lui non perse tempo, sfilò la felpa di Yoru e la lasciò cadere a terra, ogni sua fibra desiderava la ragazza a dismisura. Era come se tutta la frustrazione e la rabbia accumulata quel giorno stesse abbandonando il suo corpo, come se la bionda fosse la cura che gli servisse, la boccata d'ossigeno per tornare a respirare.

Le dita del ragazzo continuarono impazienti, si spostarono ai pantaloni di Yoru e sbottonarono la chiusura, con uno strattone la liberò dell'indumento fino alle caviglie, passò le mani lungo le sue gambe, baciando le cosce della ragazza, lei sollevò il polpaccio per aiutarlo a liberarla definitivamente dai jeans. La bionda era davanti a lui, totalmente nuda, fatta eccezione per la biancheria intima, Konnor la guardava incantato, continuando a baciare ogni singolo brandello della sua pelle, che si tingeva di rosso dopo il suo passaggio.

Salirono lungo le scale senza smettere di baciarsi, non c'era stata una sola parola più articolata di un gemito o di un sospiro, Konnor era crollato nel letto, trascinando su di sé il corpo esile della ragazza che non smetteva di baciarlo. Con un colpo di reni il rosso ribaltò le posizioni facendo poggiare la schiena della bionda sul materasso e posizionandosi accuratamente sopra di lei. La lingua di Konnor aveva ripreso la sua danza ma non c'era taccia di incertezza nella sua mente ormai, tutto quello che riusciva a pensare era Yoru, lei in quel momento, sdraiata su quel letto per lui. Non ave a mai avuto un solo desiderio per sé, non aveva mai pensato a cosa lo rendesse davvero felice, si era sempre trovato qualcuno a cui badare per non mettersi a pensare al futuro, questo era quello che il ragazzo faceva da sempre. Yoru aveva ragione e Konnor era stato messo davanti a quella prospettiva per la prima volta nella sua vita, non lo aveva sopportato, non era disposto a vedere la realtà, ma questo dove lo aveva condotto? Tutti sembravano determinati a prendersi ciò che volevano dalla vita, doveva essere arrivato il suo turno adesso, avrebbe fatto qualcosa che rendesse felice se stesso.

Le mani di Konnor erano scese lungo i fianchi e stavano guidando gli slip di Yoru lungo le sue gambe, il cuore della ragazza perse un battito quando si rese conto di essere totalmente esposta. Il rosso non mostrava segni di cedimento però, continuava a baciarle il ventre e la sua bocca era sempre più vicina all'inguine della ragazza.

- Yoru – fu un sussurro ma quando lei sentì il suo nome il suo stomaco si contrasse – apri le gambe –

Ci fu un attimo di esitazione e paura nella mente della ragazza ma ubbidì senza replicare, non si era mai sentita come in quel momento, così fragile ... così umana, Yoru non aveva mai provato quelle sensazioni, si era stupita persino di essere in grado di sentire così tanto. Quando percepì il respiro del ragazzo vicino alla sua apertura, ogni lembo di pelle del suo corpo si rizzò così tanto da farle male. Poi le labbra di Konnor la toccarono, in un primo momento delicatamente, poi sentì la sua lingua calda dentro di lei, la schiena di Yoru si inarcò, le sue unghie artigliarono le lenzuola mentre il suo respiro si mozzò.

- Ko-n-k- - non riusciva a parlare, qualsiasi suono cercasse di emettere veniva smorzato dal suo respiro affannoso.

Il ragazzo non si era fermato, continuava a muovere la lingua dentro di lei, ad accarezzarle e bambe con un ritmo sempre più serrato. Yoru sentiva il piacere crescere dentro di sé, un'altra sensazione che non aveva mai provato prima, qualcosa di primordiale e sconvolgente. Chiuse gli occhi, lasciò che quella sensazione prendesse il controllo di ogni parte del suo corpo e della sua mente, si concentrò unicamente sulle sensazioni che gli davano i movimenti di Konnor dentro di lei. Fu in quel momento che sentì quell'enorme calore diffondersi, esplodere fra le sue gambe e costringerla a trattenere un urlo che sarebbe uscito troppo forte, l'orgasmo la colse per la prima volta inaspettatamente. In quel momento lei non aveva il controllo di nulla, ma si sentiva bene come non lo era mai stata, nonostante il cuore rischiasse di uscirle dal petto, nonostante la vista che le si era annebbiata e la sua testa che girava paurosamente.

Osservò Konnor sollevarsi dalle sue cosce e lanciarle un'occhiata totalmente diversa da quelle che le riservava di solito, i suoi occhi verdi erano rosi dal desiderio, si sporse verso di lei, verso le sue labbra, prima le accarezzò lievemente con il pollice, poi spostò in avanti il viso e la baciò con trasporto.

- Credo tu sia pronta adesso ... - mormorò lui ad un millimetro dalle sue labbra.

- Farà male? –

- Solo all'inizio ... starò attento ... -

Yoru annuì in silenzio e Konnor si sporse per un attimo, recuperò qualcosa da un cassetto e quando anche lui si liberò dell'intimo, lei si rese conto che stava mettendo il preservativo. Non lo guardò, la sua mente fu pervasa nuovamente da profondo imbarazzo, chiuse gli occhi e si affidò unicamente agli altri sensi. Sentì Konnor scendere ancora su di lei, a baciarle il collo ed il seno, si ritrovò ad aprire meglio le gambe per consentirgli di posizionarsi agevolmente. Sentì l'erezione del ragazzo premere vicino la sua apertura, non entrò subito, per un attimo strusciò per tutta la sua lunghezza nelle sua zona più esterna e sensibile. Yoru si morse il labbro cercando di trattenere i gemiti di piacere che quella sensazione le provocava, quando fu bagnata e pronta Konnor si spinse lentamente dentro di lei.

- Ah! – la ragazza non potè trattenere l'urlo di sorpresa e dolore nel sentire il rosso per la prima volta, serrò gli occhi cercando di concentrarsi sui baci che lui continuava a lasciarle.

- Se dovesse farti troppo male ... mi posso fermare - mormorò lui al suo orecchio.

Lei scosse la testa – va bene ... continua ... -

Konnor si sollevò appena e riprese a baciare le labbra di Yoru che ormai erano totalmente alla sua mercé, il ragazzo cominciò a muovere il bacino con estrema lentezza ma spingendosi gradualmente sempre più in profondità. Quella sensazione non era nulla a che fare con quanto la bionda avesse provato fino a quel momento, era qualcosa di assolutamente unico e ingestibile. I movimenti lenti e regolari stavano mandando a fuoco persino il suo cervello, Yoru non si era mai sentita tanto sopraffatta come in quel momento. Il dolore stava sparendo, sentiva soltanto Konnor gemere e questo bastava a fare aumentare la voglia che aveva di lui, di sentirlo, di farsi pervadere da quelle emozioni. Le mani della bionda avevano cominciato ad attirare il ragazzo sempre più a sé, aveva inarcato il bacino così da portegli andare incontro.

-Vuoi che veda più veloce? – ancora la voce rotta dal desiderio di Konnor soffiò all'orecchio della ragazza e lei si ritrovò ad annuire.

Così le spinte del ragazzo aumentarono, il suo ritmo era più serrato e scivolava con facilità dentro di lei, le mani di Konnor palpano la pelle chiara di Yoru, stringevano i suoi glutei e lo aiutavano a donarle ogni momento sempre più piacere. Dopo pochi minuti la stanza fu piena dei gemiti delle ragazza, che chiamavano il rosso, la sua bocca cercava quella dell'altro mentre i loro corpi erano intrecciati perfettamente.

- Yoru ... ah ... sei ... - le parole uscivano a fatica dalla bocca del ragazzo, non aveva mai provato nulla di così intenso durante un rapporto, mai niente di lonanamente simile come in quella notte.

Ormai i movimenti nei suoi fianchi erano fuori controllo, la sua erezione si muoveva con insistenza e precisione dentro la ragazza fino a quando entrambi non si sentirono prossimi al tracollo. Il cuore di Yoru cavalcava impazzito, sentiva l'orgasmo crescere ed il suo respiro farsi serrato, per un attimo pensò che sarebbe morta, che il suo corpo non potesse reggere tutte quelle sensazioni. Poi accadde, sentì Konnor spingere un ultima volta, un punto che le provocò una scossa elettrica lungo la spiana dorsale, poi il piacere dilagò nella sua mente e nel suo corpo lasciandola totalmente senza energia. Fu il ragazzo a coprire entrambi con le coperte, si accostò a Yoru che sentiva le gambe tremare, lei si lasciò avvolgere in una calorosa stretta, poi la sua mente crollò preda del sonno.

Il mattino seguente fu un raggio di sole a svegliare Konnor, lo colpì dritto in faccia ma quando il ragazzo si guardò intorno non aveva idea di che ora fosse, si sentiva smarrito. Poi guardo il corpo che stava stringendo fra le braccia ed i ricordi della sera prima lo colpirono chiaramente, si passò una mano sul viso.

- Che razza di idiota ... - mormorò fra sé ma la risata che si era sollevata poco lontano da lui gli fece capire che lei lo aveva sentito.

Yoru si voltò, anche lei perfettamente sveglia e fissò Konnor in attesa, lui continuava a guardarla in imbarazzo così lei prese la parola.

- Su coraggio ... non è stato poi tutto questo dramma, giusto? – esordì la bionda.

Il ragazzo scoppiò a ridere anche se nella sua testa continuava a darsi dell'idiota – giusto, quindi come ti senti, va tutto bene? – chiese quello a mezza voce.

Lei sorrise – tutto bene ... -

- Suppongo che ritirarmi dichiarando quanto fosse sbagliato andare a letto con una ragazza più giovane e poi finirci a letto la sera successiva faccia di me una persona priva di senso morale – mormorò facendo ridere la ragazza.

- Non preoccuparti Konnor, questo fa di te solo un uomo, siamo creature imperfette – gli rispose sfiorandogli il viso con una mano.

- Non tu, tu sei davvero perfetta ... - il tono del ragazzo era più cupo – non avrei mai voluto dirti quelle cose, sono stato meschino –

- Anche io ho esagerato. Voglio chiarire che qualunque scelta farai, io sarò dalla tua parte – disse la bionda guardandolo seriamente.

- Il mondo in cui ho vissuto fin ora sta facendo a pezzi tutto quanto – mormorò – sono così dannatamente stanco, le cose non fanno che complicarsi –

- Vuoi parlarmene? –

- Devo –

Così Konnor cominciò, sapeva che Yoru non era una sciocca e desiderava che fosse pienamente consapevole di quello a cui andava incontro, preferiva essere chiaro con lei, ormai la minaccia era reale, poteva abbattersi su qualsiasi cosa si posasse lo sguardo del rosso.

- Sapete già come fermarli? Avete un piano? – chiese lei alla fine.

- Per il momento solo quello di restare in vita – ammise quello.

Lei sorrise, uno di quei sorrisi dolci che Konnor sapeva che Yoru dedicava solo a lui, poi si sollevò liberandosi delle coperte e mettendosi in piedi. Il ragazzo si beo ancora di quella visione, del corpo nudo e pallido della bionda che stava raccattando i suoi indumenti per tutta la stanza senza il minimo imbarazzo.

- Non dirmi che vai già via ... - mormorò Konnor con voce malinconica.

- Ho già perso le lezioni mattutine, ho dei laboratori a cui non posso mancare più tardi – rispose lei e si sporse a baciarlo – magari ci sentiamo più tardi ... -

- Magari ... - ripetè lui con un mezzo sorriso.

Alla fine anche il rosso si era sollevato dal letto ed aveva seguito la ragazza al piano di sotto, lei si era rivestita ed era prossima a lasciare l'appartamento, prima che si spostasse verso l'uscita Konnor parlò ancora.

- Yoru ... -

- Sì? –

-No niente ... lascia perdere ... -

Lei sorrise e si baciarono un ultima volta, anche se avrebbero potuto farlo di continuo senza stancarsi mai, poi la ragazza lasciò l'appartamento.

Kat aveva trascorso gli ultimi giorni in uno strano stato emotivo che oscillava tra la felicità per ciò che stava accadendo nel suo presente mista ad ansia per ciò che sarebbe successo nel suo futuro neanche poi troppo lontano ormai. Si disperava, le sue unghie erano diventate uno schifo a furia di mordicchiarle nei momenti in cui il suo nervosismo raggiungeva picchi incontrollabili, poi i suoi occhi cadevano su quella data tanto temuta che si avvicinava inesorabile e lei tremava visibilmente.

- Signorina, oggi ha proprio una brutta cera, lasci che le prepari un impacco per il viso ed una buona tisana rilassante ... - le aveva proposto Alicia dall'alto della sua competenza nel notare i bruschi cambi di umore di Kat.

Impacchi per il viso? Tisana rilassante? Ciò di cui Kat avrebbe avuto bisogno era decisamente altro, per iniziare avrebbe desiderato di possedere tutto il coraggio e la forza necessaria per affrontare la terribile discussione che ogni momento della sua giornata cercava di plasmare nella sua mente. Parole su parole, scuse, niente sembrava sufficiente e adatto ... Come si poteva lasciare un ragazzo come Wright? Quali parole avrebbe dovuto scegliere? E quanta dannata forza ci voleva per farlo?

Kat sospirò penosamente, mancavano appena cinque ore al loro incontro e lei avrebbe voluto sprofondare nell'abisso più nero e profondo del mondo per non risalirne mai più. Wright era così euforico al pensiero di rivederla ... l'aveva chiamata prima di imbarcarsi ed il suo entusiasmo era stato un altro colpo al cuore per la ragazza. Come avrebbe potuto stroncarlo? Wright non aveva idee di ciò che lo aspettava una volta tornato in Inghilterra, perché lei aveva agito alle sue spalle e questo non poteva negarlo.

- Signorina? - il volto tondo di Alicia sbucò appena dalla porta della stanza - ha visite -

Kat non ebbe il tempo di ribattere, un attimo dopo la figura elegante e lievemente ammiccante di Shane Gould entrò nella sua camera.

- Ti ringrazio, tesoro. - disse il ragazzo rivolgendo uno sguardo ammaliante alla donna che sorrise, evidentemente imbarazzata.

Kat stava già andando su tutte le furie - Che diavolo ci fai tu qui? - disse con un tono affilato come i suoi stessi occhi - Ti sembra il momento di piombare a casa mia? Come se non avessi già altri problemi da dover affrontare! E poi perché Alicia ti ha fatto entrare senza il mio permesso?? -

- Mia cara, anch'io fremevo dalla voglia di vederti. - quello rise appena, completamente a suo agio, andò a sedersi sul letto di Kat, non prima di aver annusato brevemente le sue lenzuola.

- Vattene, Shane! Non è il momento, davvero ... - disse la mora, adesso lievemente rabbonita. Era una faccenda fin troppo complicata quella di voler essere dura con Shane ed allo stesso tempo osservare il suo viso bellissimo e quegli occhi allungati e magnetici ... Kat stava perdendo quella partita.

- Perché? Pensavo avessi bisogno di un po' di sostegno, perfino Alicia sembrava preoccupata per te ... vedi, sono qui per farti rilassare io - disse quello con la sua solita voce bassa, quasi strascicata mentre le sue mani si posavano sulle spalle tese della ragazza.

Kat sospirò, soltanto per un attimo concesse a Shane di sfiorarla appena, ma sapeva che il binomio Gould più Letto fosse il più pericoloso mai esistito al mondo, quindi, con una terribile forza di volontà, balzò in piedi e fronteggiò subito il ragazzo dall'alto in basso.

- Non ho bisogno di te. Anzi, la tua presenza non fa altro che innervosirmi ulteriormente, perché mi ricorda il motivo per cui stasera sarò costretta a lasciare Wright ... -

Shane sghignazzò appena - Ripensamenti, tesoro? -

Mai. Kat non lo disse, frenò la sua lingua prima che fosse troppo tardi, non voleva lusingare Shane più del dovuto, perché sapeva che lui era capace di carpire ogni parola, perfino quella non detta, e poi usarla contro chiunque volesse, nel momento più propizio.

- Ti chiamerò dopo che avrò finito con Wright - disse secca, prima di aprire appena la porta della stanza ed invitare il ragazzo ad uscire. Shane non lo fece, sghignazzò ancora un po', distendendosi più comodamente sul letto a baldacchino della mora.

- E' comodo, non vedo l'ora di testare se è anche resistente agli urti ... - disse con un tono lascivo e basso che fece diventare il viso di Kat di mille colori.

- Shane - lo ammonì

- Cosa? E dai, so che anche tu non vedi l'ora ... ho ancora i segni delle tue unghiette sulle mie spalle, tesoro ... - la provocò quello, mettendosi in piedi ed avvicinandosi a passi lenti verso la ragazza, adesso appiattita contro il muro.

Shane osservò il viso preoccupato e allo stesso tempo voglioso di Kat, era come se le due Kat che conosceva fossero in aperta guerra ormai, la stavano dilaniando, qualsiasi fosse l'esito una delle due avrebbe perso quella notte e Kat non sarebbe mai più stata la stessa. Dal canto suo, Shane avrebbe fatto di tutto per far sì che fosse la Kat che piaceva a lui a vincere quella battaglia. Quella scatenata, a cui piaceva fare baldoria, quella attratta dai cattivi ragazzi come lui e stanca del perbenismo onnipresente nella sua vita.

- Stasera verrò a prenderti ... - aveva sussurrato Shane ad un centimetro dalle labbra piene della ragazza prima di baciarla appena. Kat si irrigidì per un attimo, un piccolo momento di esitazione che il calore delle labbra di Shane sciolse immediatamente, spingendola ad andargli incontro per un nuovo bacio. Il sapore di Shane ... Kat si perse in quel calore, nelle mani del ragazzo che sembravano lasciare sciee di fuoco vivo sulla sua pelle mentre le accarezzava i fianchi, scostando appena la camicetta che indossava per toccare la pelle nuda al di sotto.

- Passeremo la notte al Bulgari, mentre domani faremo un giro in aereo ... ti va la Francia? -

Kat cercò di riprendere il controllo del suo corpo e delle sue facoltà mentali, ma era dannatamente difficile con Shane Gould ancora stretto a lei, quel suo profumo era ovunque, le sue mani stavano vagando sotto l'uniforme scolastica e Kat dovette fare un enorme sforzo per riprendersi.

- C-cosa? - il suo viso era rosso, le sue labbra gonfie per i baci, cercò di allontanarsi appena dal ragazzo mentre gli voltava le spalle e allo stesso tempo sistemava la sua gonna a pieghe.

- Non ti piace il mio piano? -

- Shane, non crederai davvero che dopo aver lasciato Wright mi farei subito vedere in giro con te ... - Kat era incredula di fronte al viso confuso di Shane - sei suo cugino! E la nostra storia è durata quattro anni! Senza considerare il fatto che la notizia sarà un enorme scandalo. Ci ritroveremo pieni di paparazzi ... lo sai -

Shane sbuffò forte - Quindi? Cosa intendi fare? -

- Non lo so ... - ammise la ragazza, portandosi le mani sul volto. Quello era un altro problema a cui aveva deciso di non pensare al momento.

- Terremo un basso profilo -

- Chi tu? - Kat rise forte, chiaramente incredula - Shane Gould, il re degli eccessi che vorrebbe tenere un basso profilo ... -

- Grazie per la fiducia - ribatté quello, adesso irritato nel profondo - ad ogni modo, prima o poi Wright verrà a saperlo ... per quanto tempo intendi nasconderti? -

- Non è la stessa cosa. Lui non deve pensare che io l'abbia lasciato per te! - chiarii Kat, ancora rossa di vergogna per quello che stava dicendo - non voglio ferirlo ... non merita niente di tutto questo -

- E' troppo tardi per farti questi problemi, tesoro. La prenderà di merda comunque, senza considerare il fatto che hai appena mandato a monte una festa di fidanzamento che mia zia sta organizzando da quasi un mese ormai -

Kat si sentì mozzare il respiro di fronte a quelle parole, aveva deliberatamente ignorato il fattore "famiglia di Wright" perché pensare anche a quello sarebbe stato troppo devastante.

- I miei zii ti adorano ... anzi, forse dovrei usare il passato adesso - ghignò appena Shane - non farti troppi problemi, sappi che dopo che spezzerai il cuore del loro amato figlio ti odieranno comunque, che tu stia con me o con un altro. -

- Ti odio - Kat lo fulminò con lo sguardo, detestava Shane per quello che diceva, per il tono freddo che usava quando si parlava dei sentimenti di tutti loro. Si chiese che cosa diavolo stesse facendo per preferire uno come lui ad uno come Wright.

Quella scelta l'avrebbe distrutta, era del tutto insensato e sbagliato ... Shane Gould l'avrebbe annientata non appena fosse stato possibile. Quanto ci avrebbe messo prima di stancarsi di lei? Forse si stava già stancando ... forse voleva soltanto portarsela a letto ed annoverarla con fierezza tra le sue conquiste. Shane amava le verginelle, si impegnava con tutto se stesso per conquistarle, per strappare loro ciò che c'era di puro ed importante e lei stava cedendo a lui esattamente come tutte le altre ragazze di cui prima aveva avuto più disprezzo che compassione.

Sarah Bailes, Helen Mason, Kelly Jones, Nina Huffmore, Janette Rowles, Amanda Goose ...

E tantissimi altri nomi e poi i loro volti distrutti, alcune di quelle ragazze avevano perfino cambiato scuola, erano scappate pur di evitare la vergogna cocente a cui Shane le aveva sottoposte.

- Non finirò come loro ... - sussurrò Kat a voce così bassa da non poter essere sentita dall'altro

- Dicevi qualcosa? -

Kat gli puntò un dito contro - Ho detto che non finirò a letto con te, Shane Gould. Puoi starne certo, non scriverai il mio nome su quel dannato quaderno -

L'altro rise, evidentemente divertito - Tranquilla, le mie conquiste più sudate vanno a finire su un libro speciale ... niente quaderno per te -

- Vai al diavolo! -

Shane fece spallucce, i suoi occhi verdi brillavano di divertimento - Ops, sembrerebbe che qualcuno sia in anticipo oggi ... che romantico, Wright voleva farti una sorpresa -

La ragazza rimase interdetta per un momento, soltanto dopo notò lo sguardo di Shane, adesso puntato sulla finestra. Poi il rumore lieve delle ruote che stridevano sulla strada, Kat si avvicinò alla finestra con il cuore ormai in gola e certa che tutti i suoi peggiori incubi fossero, ormai, realtà.

Era così, Wright era lì , vide la sua figura svanire all'interno dell'attico e le sue mani presero a tremare

- No, n-non sarebbe dovuto venire adesso ... i-io ... - non era pronta, ecco cosa avrebbe voluto dire, ma le parole si incepparono sulla lingua.

- Prima o poi doveva succedere, meglio tagliare subito la testa al toro - Shane fece spallucce e soltanto in quel preciso momento Kat si rese conto di avere un secondo, impellente problema.

- Tu! Devi sparire! Non puoi farti trovare qui ... non devi assolutamente -

- Dove vuoi che vada? Wright è già nell'edificio e poi non preoccuparti per me, io me ne starò qui, buono buono ... - rispose quello con il solito sorriso mellifluo sul volto, prima di gettarsi con eleganza sul letto di Kat e distendere le gambe in una posa evidentemente comoda.

La ragazza rimase a fissarlo per un istante, la calma di Shane paradossalmente la stava agitando ulteriormente ... mio Dio, perchè Wright aveva deciso di sorprenderla l'unica volta in cui lei non voleva essere sorpresa? Ma era troppo tardi ormai, sentiva i passi di Alicia in corridoio, sapeva che da li a qualche secondo avrebbe dovuto trovare la forza di affrontare Wright apertamente. Ed era così che doveva essere.

Le parole di Yoru le tornarono in mente, la sua voce bassa, il suo tono sicuro che la incitava ad andare fino in fondo.

" Devi farlo, Kat. Devi farlo per la tua pace mentale, vedrai che poi ti sentirai meglio ... -

La mora era rabbrividita, come poteva sentirsi meglio nello spezzare il cuore al ragazzo con cui aveva condiviso così tanto? Razionalmente non riusciva a spiegarselo, ma sapeva che doveva essere vero. Doveva liberarsi da un peso che la stava spingendo sempre più a fondo.

Non ci fu bisogno per Alicia di annunciare il ragazzo, Kat era già pronta e, dopo aver lanciato un'ultima occhiata a Shane, calmo e sorridente sul letto, lasciò la stanza.

Le parole di Yoru erano l'unico sostegno che avesse, continuava a ripetersele mentre percorreva il corridoio e poi le scale che davano dritte sull'elegante salotto dei Westwood. Alicia la incontrò lì, a metà scala, le labbra appena socchiuse ma Kat fece un breve cenno col capo: Lei sapeva che Wright era lì e, a giudicare dal suo viso, non ne era felice.

- B-beh, sarà meglio che vi lasci da soli allora ... - aveva detto la donna, prima di svanire oltre le scale.

C'era qualcosa di strano nella piccola Kat, si diceva la donna, proseguendo verso la stanza nonostante avesse voluto saperne di più di quel confronto che stava avvenendo proprio sotto i suoi piedi. Non poteva rimanere, non voleva di certo origliare, no? Eppure ...

Per un attimo ebbe un tremito, senza rendersene conto il signorino Gould era in corridoio e stava procedendo lentamente verso la sua direzione, poi le sorrise appena prima di portarsi l'indice alle labbra in un chiaro segnale di fare silenzio.

C'era decisamente qualcosa che non andava, da quando in qua il signorino Gould frequentava casa spesso casa Westwood? E poi la lite tra la signorina Kat e Yoru ... tutto molto strano, di certo niente prima di allora aveva mai turbato la vita di Kat in quel modo, neanche durante la sua adolescenza! E poi il signorino Irwin era lì! Finalmente di ritorno dopo il suo viaggio all'estero ma questa notizia non sembrava rallegrare Miss Kat ... anzi, c'era qualcosa nel suo sguardo che l'aveva fatta preoccupare ulteriormente.

- Che cosa succede? - aveva chiesto la donna in un sussurro bassissimo al giovane Gould che di rimando aveva ammiccato.

- Se vuole scoprirlo, le conviene rimanere qui - disse quello e si sporse lievemente lungo il parapetto, pur rimanendo nascosto alla vista dei due dietro una colonnina.

- Wright ... non ti aspettavo così presto-

La voce di Kat parve stridula alle orecchie di Alicia, niente a che vedere con il tono emozionato che si sarebbe aspettata di sentire, d'altro canto lo aveva detto che c'era qualcosa di strano nella ragazza.

La mora era impallidita, vedere il viso sorridente di Wright la stava facendo a pezzi, chiuse gli occhi e si lasciò baciare mentre le parole del suo ragazzo la investivano.

- Sorpresa! So bene quanto ti piacciono e poi sono riuscito ad anticipare il mio volo. Guarda, questi sono per te direttamente da Harvard! -

No, anche i regali erano troppo. Kat osservò le buste ai suoi piedi ed una nuova ondata di panico la invase - W-wright, non era necessario ... sei stato via soltanto un mese -

- Non importa - disse quello, entusiasta - Beh, a giudicare dalla tua faccia forse ti saresti aspettata qualcosa di diverso ... ma sappi che non ho avuto il tempo di girare in nessuno dei negozi che piacciono a te. Ti ho preso un po' di roba da Harvard, magari ti aiuteranno nella scelta del College. Guarda, ho anche dei depliant. -

- N-no! Non è per questo ... - Kat era sempre più imbarazzata, tutte quelle cose carine la stavano annientando e poi quel sorriso, così felice, così sereno ... di chi è finalmente a casa con la persona che più conta nella sua vita.

- Kat ... - adesso anche il ragazzo sembrò incupirsi appena mentre prendeva le mani morbide e fin troppo pallide della sua ragazza e la osservava dritta in quei fantastici occhi castani - so di essere andato via in un momento pessimo per te, so che ti sarei dovuto stare accanto quando i tuoi hanno deciso di divorziare. Credimi, questo non me lo perdonerò mai. Ma adesso sono qui, possiamo parlare di tutto quello che vuoi per tutto il tempo che vuoi -

Kat non avrebbe voluto piangere, si era ripromessa con tutte le sue forze che non avrebbe dato il via a nessuna patetica scenata, ma adesso non riusciva a controllarsi, perché la dolcezza con cui la trattava Wright non era mai stata così evidente prima di allora e lei non avrebbe potuto ricambiare con la stessa dolcezza.

- Quindi, ti prometto che da ora in poi sarai la prima a sapere tutto ciò che mi riguarda ... ti starò più vicino e mi farò perdonare. -

- No - la ragazza stava impazzendo, se soltanto avesse lasciato che quelle parole la toccassero sarebbe stata la fine di ogni suo proposito. Ma lei voleva bene a Wright, adesso provava pietà per il suo viso confuso, in cerca di una risposta, eppure nonostante tutti quei sentimenti, lei non lo amava più. Era chiaro come il sole e forse quel processo stava già avvenendo in lei molto tempo prima, ma era stato Shane Gould ad aprirle gli occhi definitivamente, lo stesso ragazzo per cui sentiva il suo corpo andare in fiamme e tremare soltanto al pensiero.

- No? -

Kat scosse la testa e si allontanò appena dal ragazzo, dandogli le spalle - S-sono successe parecchie cose da quando sei andato via, i-io ... io non sono più la stessa-

- Certo, immagino! So quanto vuoi bene a tuo padre e ... -

- No, non è solo per questo - lo interruppe la ragazza con violenza - ho riflettuto parecchio, Wright. Sulla mia vita, sul mio futuro e su noi due ... -

Non voleva vederlo, Kat stava facendo di tutto per evitare l'espressione distrutta che di lì a poco si sarebbe dipinta sul volto di Wright.

- Non capisco ... -

Non poteva capire, lui non sarebbe mai potuto essere abietto come lei ... stava lì la differenza tra i due.

- Questo fidanzamento ... è stato un errore - disse in un gemito prima di voltarsi a fronteggiare il viso sbigottito del suo ragazzo - noi due siamo troppo giovani ed io sono così confusa ... -

- Che cosa? Ma sei stata tu ad accettare, mia madre sta ultimando i preparativi ... -

- Non sono più sicura di volerlo, Wright. I-io ... ho bisogno di tempo -

Wright era sconvolto, le parole di Kat lo avevano colto di sopresa, come una tempesta che si abbatteva con tutta la sua violenza su una nave che fino a quel momento aveva proceduto nella serenità di un mare calmissimo. Poi la rabbia, quella vena di sospetto che non lo aveva mai lasciato.

- C'entra ancora quel tipo, vero? - gli occhi di Wright saettavano - lo stronzo che ti ha baciata quando avevamo litigato! Lo hai rivisto? Ti ha messo lui in testa di dovermi lasciare?

- N-no! No! - si affrettò a dire Kat, le sue unghie stavano scavando delle piccole ferite nei suoi palmi - I-io te lo assicuro, questo riguarda solo me. Devi credermi, è tutta colpa mia, ho bisogno di stare un po' da sola. -

Un'altra menzogna che si sommeva alle altre, Kat stava diventando brava nel non lasciar trapelare nulla dal suo viso ancora scosso.

- Non è possibile ... io credevo che andasse tutto bene! Ci siamo sentiti per tutto questo tempo e tu ... - Wright rimase senza parole, si portò le mani al volto in un'espressione di puro disagio

- Mi dispiace ... n-non volevo dirtelo mentre eri via, così ho aspettato che tornassi. N-non voglio mentirti, non voglio fare la stessa fine dei miei genitori -

- Ma noi non lo faremo! Perché io ti amo - ribadì Wright in un sussurro disperato.

- Non puoi sapere cosa accadrà tra dieci anni o più! La verità è che noi due stiamo insieme da quando eravamo soltanto dei ragazzini e adesso stiamo progettando un fidanzamento che avrebbe portato al matrimonio ... ed io non sono pronta! - Kat lo aveva detto chiaramente, Wright era incredulo di fronte a quelle parole - scusami -

- Avresti dovuto dirmelo prima invece di accettare! - ribatté quello - ma non importa, mia madre può disdire tutto, non devi preoccuparti di questo ... non dobbiamo fidanzarci ufficialmente per continuare a stare insieme -

Kat era disperata, le lacrime avevano preso a solcarle il viso e lei non poteva fare nulla per fermarle, i suoi occhi scuri erano lucidi e malinconici, bastò quello sguardo per far capire a Wright che niente avrebbe potuto far cambiare idea alla ragazza.

- Non vuoi più stare con me ... - fu lui a dare voce a quella terribile realtà che lo aveva investito senza alcun preavviso.

La mora singhiozzò - W-wright ... -

- Non mi ami più? - il ragazzo la stava fissando in attesa di una risposta

- T-ti prego, basta ... -

- Basta? Mi dici basta? Non merito almeno di sapere che diavolo ti passa per la testa? Vengo qui credendo che tutto vada bene e tu mi lasci!Inoltre mi chiedi anche di smetterla! Non merito, forse, dei chiarimenti?- Wright stava urlando e soltanto quando si accorse l'effetto che la sua sfuriata stava avendo su Kat riuscì a ricomporsi.

- Mi dispiace ... - sussurrò la ragazza con un filo di voce rotta dal pianto - non volevo che finisse così, i-io ... -

- Eppure hai fatto di tutto per distruggere quello che avevamo - Wright parlò con un tono secco e glaciale e quella fu la prima volta che Kat sentì davvero rabbia ed aridità in lui.

Che cosa gli aveva fatto? Lo aveva disintegrato e adesso lo guardava andar via impettito ma allo stesso tempo distrutto.

Era sola adesso, ma non riusciva a muoversi, si sentiva come se fosse sopravvissuta ad un terribile tornado che per poco non aveva portato via anche lei, insieme a tutto il resto. Mosse un piede, poi l'altro, alla fine ci fu la morbidezza del divano ad accoglierla. Le buste erano ancora lì, vedeva la testa di un enorme orsetto con la coccarda di Harvard sbucare appena da una di quelle ...

- Delle Louboutin ultimo modello avrebbero attecchito meglio sul cuore di una donna gelida come te, tesoro -

Shane era sceso silenziosamente dalle scalinate, Kat aveva perfino dimenticato la sua presenza al piano di sopra. Il suo viso era serio, ma niente poteva nascondere quel soddisfatto luccichio dei suoi occhi verdi muschiati mentre si posavano su di lei.

- Ammetto di essere caduto in tentazione e di aver origliato qui e lì qualche frase ... -

- Vattene - Kat parlò con un filo di voce e gli occhi bassi.

Quello rise appena - Mia cara, capisco quanto tu sia scossa e- -

- Ho detto vattene! - L'urlo di Kat lasciò Shane basito, la ragazza era in piedi ed il suo viso non era mai stato così furioso e allo stesso tempo disperato prima di allora.

Il giovane Gould abbassò appena il capo - Bene, ti lascio da sola a leccarti le ferite di guerra. A domani. -

Kat ricadde sulla poltrona, il suo cuore batteva fortissimo nel suo petto, avrebbe voluto piangere ed urlare, ma non poteva. Non doveva. Era una donna pessima, aveva appena distrutto una persona a cui voleva bene.

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