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Chapter 20 - Changes

Kat era tornata a casa, sapeva che sua madre la stava aspettando, le era giunta voce che avesse disdetto tutti gli appuntamenti per la presentazione del suo libro, ma non si sentì in colpa per questo, in qualche modo pensava che tutto quello le fosse dovuto. La donna si sollevò dalla sua sedia nel sentire il lieve ronzio dell'ascensore, eccola Kat ... il viso basso, la valigia adesso sul pavimento, i suoi occhi la fronteggiarono ed Eliza sentì la sua preoccupazione svanire lentamente. Avanzò verso la figlia che si lasciò abbracciare benché non avesse stretto le sue braccia intorno alla vita della madre, Eliza pensò che andasse comunque bene.

- Kat ... sono felice che tu sia tornata, ero preoccupata -

La mora non disse nulla, Shane aveva sedato sua madre con continui aggiornamenti sulla salute di Kat, questo lo sapeva bene, anche Yoru doveva aver parlato con Eliza, tutti sembravano preoccuparsi per loro, ma in fin dei conti era davvero necessario? Quella famiglia era stata distrutta, tutto ciò che rimaneva era davanti a lei ...

- Mi dispiace, non hai idea di quanto sia terribilmente dispiaciuta per tutto. So che avrei dovuto gestire la cosa in modo diverso -

- Perché non me lo avete detto subito? - quello aveva distrutto Kat più di ogni altra cosa, l'essere tenuta all'oscuro di tutto come se lei fosse estranea a quella che era stata la loro famiglia.

Eliza accompagnò la figlia verso l'enorme divano della sala - Non volevo darti delle preoccupazioni, inotre aspettavo tuo padre, credevamo che fosse giusto parlartene insieme e sai quanto può essere complicato ritrovarci tutti e tre ... -

- Non potete proteggermi per sempre. Mamma, guardami ... credi che aspettare tanto sia servito a qualcosa? - Kat sospirò, era affranta, ma non poteva davvero odiare sua madre per quello ... dopotutto era sempre stata dalla sua parte.

- Lo so, me ne rendo conto adesso. Tuo padre è così preoccupato, dovresti chiamarlo ... parlarci -

Soltanto sentire quelle parole provocò un'enorme disagio in Kat, i battiti del suo cuore aumentarono senza che potesse fare nulla per impedirlo

- Non voglio mai più avere a che fare con lui! - disse in un sibilo che fece gemere Eliza, era quello che sua madre temeva

- Kat ... -

- Cosa? Ti ha abbandonato! Ci ha abbandonato! E per cosa? Per un'attricetta da quattro soldi dieci anni più giovane di te! Credi che ci sia una scusa per tutto questo? Ha voltato le spalle a noi per costruirsi una nuova famiglia in California ... come puoi non odiarlo? -

Eliza sospirò, sentiva un macigno sul petto - Qualsiasi errore abbia commesso tuo padre lui ti vuole bene -

- Che gran bel modo di dimostrarlo! Sai come la vedo io? Vedo te che sei rimasta e lui che è andato via. Ecco tutto. Cosa si aspettava che facessi? Che fossi felice per lui? Diventerà padre ... diventerà anche padre! -

Quel pensiero atterriva Kat, l'idea che James si fosse fatto una nuova famiglia era ciò che rendeva quella situazione ancora meno accettabile di quanto fosse, si sentiva tradita, ferita nel profondo.

- L'amore non è razionale -

- Amore? Oh, certo! Perché quei due sono innamorati adesso? Scommetto che il conto in banca dei Westwood non abbia mai solleticato le fantasie di quella sciacquetta californiana!

- Kat, tuo padre non avrebbe mai rischiato di perdere il tuo rispetto e il tuo amore se non fosse stato certo. -

- Bene, ha fatto la sua scelta a quanto pare. Lui ha scelto loro, fine della storia. - Kat odiava parlarne, sentire sua madre prendere le difese di James la rendeva ancora più furiosa. Come poteva comportarsi in quel modo? Come poteva non provare neanche un briciolo di rabbia per tutto quello che le stava succedendo? Decise di non chiederle più niente, non voleva sapere da quanto quella storia andava avanti

- E adesso devo tornare a scuola, ho già perso le lezioni del mattino -

Eliza avrebbe voluto aggiungere qualcosa, ma Kat sparì oltre le scale veloce come un battito di ciglia. La donna rimase lì, il té si era freddato a furia di rimanere nella tazza, sapeva che sarebbe toccato a lei spiegare a James come stavano le cose adesso. Si chiese se tutto quello poteva essere evitato in qualche modo, eppure non aveva idea di come era iniziata ... era stata la lontananza? Nno avrebbe saputo dirlo, ma non era raro che due persone una volta molto affiatate si allontanassero giorno dopo giorno, fino a diventare quasi due estranei. Questo Kat non poteva capirlo, era troppo giovane.

Shane stava fumando una sigaretta sui gradini della Ashbourne , i suoi occhi chiari vagavano lungo il perimetro del cortile gremito di studenti, aveva due settimane di tempo per mettere in moto il suo piano, quattordici giorni che prima di quel momento gli sarebbero sembrati lunghi come secoli, lui era Shane Gould dopotutto e nessuno resisteva alle sue avances per più di qualche ora, volendo essere generosi. La situazione si era ribaltata ultimamente, Kathleen si dibatteva tra le sue mani in un modo che non aveva mai pensato potesse succedere, avere tutto e subito era stata una costante della sua vita, come il primo caffé corretto della giornata.

- Pensieroso, Gould? Si direbbe che tu stia aspettando qualcuno ... -

La voce secca di Yoru lo riscosse dai suoi pensieri, Shane non era mai stato così pensieroso in diciannove anni di vita, anche quello doveva preoccuparlo. La ragazza era accanto a lui, ferma ad osservare l'orizzonte dall'alto dell'ultimo gradino dell'Ashbourne.

- Aspettare? Non conosco questo verbo. L'attesa non fa per me, ecco perché prendo tutto e subito. - disse quello lanciando un'occhiata alla bionda che rise appena

- Davvero? Non mi pare che stavolta ti stia riuscendo ... - lasciò cadere lì, quasi casualmente

Shane incassò il colpo - Dov'è? -

- E' tornata a casa, ma verrà per le lezioni del pomeriggio. E Shane? -

- Cosa? -

- Non farle questo. -

Il ragazzo rise prima di spegnere la cicca con un movimento deciso del piede - Le farò questo invece e poi le farò anche dell'altro. Forse potrà essersi convinta di volere Wright, ma non è lui ciò di cui ha bisogno ... non mi farò da parte, non potrò mai contemplare niente del genere. Che si faccia da parte mio cugino, c'è sempre un vincitore ed uno sconfitto in ogni esistenza che si rispetti ... non sarò io a perdere. -

- Ti farai odiare. - lo avvertì la ragazza prima di voltare le spalle al cortile e tornare all'interno dell'edificio.

- Che lo faccia ... non sarebbe una novità - disse Shane ormai a sé stesso in un sussurro carico di cattive intenzioni.

- Ci sono ancora parecchie cose da stabilire per l'incontro con i genitori della settimana entrante, voglio che tutti voi vi facciate venire in mente qualcosa - disse Kat con voce ferma, parlando al gruppo di ragazze riunite intorno al tavolo. Stava disperatamente cercando di riprendere il controllo sulla sua vita, si sentiva sulla buona strada, era tornata a casa, aveva parlato con sua madre, il prossimo passo era occuparsi dei suoi comitati come se niente avesse turbato la sua vita. Ma non era semplice, le sue amiche percepivano la paura come un branco di leonesse a caccia di zebre, Tamara sorrise appena.

- Cara, dopo tutto quello che ti è successo sarai molto provata ... perché non lasci che sia io ad occuparmi del ballo di autunno di sabato? -

- Provata? E perché mai? - Kat rise - tutti si aspettano il massimo da questa festa, è meglio non rischiare nessuna caduta di stile - aggiunse poi e quella battutina non passò inosservata, le ragazze si costrinsero a ridere, il viso di Tamara era cupo ma mandò via quell'espressione insoddisfatta in un baleno. Alla fine si unì alle altre.

Kat era provata, lo era davvero, la sua voglia di urlare e scappare da quel gruppetto di oche non era mai stata così irrefrenabile, alla fine interruppe l'incontro prima del tempo e si diresse velocemente verso l'aula vuota in cui lei e Yoru si sarebbero dovute vedere per studiare insieme. Non aveva voglia di chiudersi in biblioteca, la notizia del divorzio dei suoi era ancora troppo fresca per Kat, sentiva gli sguardi dei suoi compagni seguirla ovunque, volevano vederla stare male, forse perfino piangere o cedere ad una sfuriata nel bel mezzo del corridoio. Gli avvoltoi si cibano delle carcasse e la maggior parte degli studenti della Ashbourne non erano diversi da quelli.

Kat fu felice di potersi isolare nella tranquillità dell'aula otto, tirò fuori i suoi libri di Chimica e subito iniziò a leggere qualcosa, in realtà non ne aveva voglia, la sua mente girovagava per vie traverse, aveva bisogno di Yoru per affrontare anche quello. Proprio in quel momento ricevette un sms, la bionda l'avvisava del suo ritardo, era stata trattenuta in palestra dall'allenatore Finn, Kat sbuffò. Stava per raccattare i suoi libri ed andare altrove quando il rumore della porta che veniva aperta velocemente la costrinse a voltarsi.

Shane Gould rise brevemente, prima di afferrare una sedia e bloccarla contro la porta sotto lo sguardo adesso sgomento della mora

- C-che diavolo vuoi fare? - boccheggiò lei, avanzando a passi veloce verso il ragazzo

- E' arrivato il momento di mettere un punto a questa situazione, Westwood. - disse quello apparentemente senza alcun tono in particolare, sembrava stesse parlando di affari mentre tirava fuori qualcosa di colorato che ad una prima occhiata Kat non riconobbe. Il pacchetto atterrò sulla cattedra dell'aula, soltanto dopo uno sguardo più attento la ragazza capì cosa contenesse: erano dei preservativi.

- M-ma che cosa ... -

- Non li useremo tutti, è la tua prima volta dopotutto. Meglio non esagerare -

- Tu sei pazzo - Kat era incredula, i suoi occhi zigzagavano lungo la stanza, adesso retrocedette mentre Shane avanzava appena, sciogliendo il nodo della sua cravatta rossa - che cosa pensi di fare? Che cazzo stai facendo, Shane? -

- Mi spoglio ovviamente - disse quello continuando a sbottonare la sua camicia - puoi anche rimanere vestita tu, la preside ha deciso di dotarvi di comodissime gonnelline arrapanti, non smetterò mai di ringraziarla per questo, non ha idea di quanto mi abbia facilitato il compito durante questi anni alla Ashbourne. -

Kat era sconvolta, con uno scatto si gettò contro la porta, stava cercando di liberare la sedia dalla sua unica via di fuga quando le mani di Shane si strinsero intorno alla sua vita, facendola ritrarre

- Non toccarmi! Tu sei pazzo! Ti rendi conto di quello che stai facendo? - Kat stava urlando, sentiva il suo cuore pulsare ad un ritmo incontrollabile

- Sto facendo esattamente quello che anche tu vorresti fare se soltanto avessi il coraggio di ammetterlo - iniziò il ragazzo inarrestabile, le sue mani stavano ancora trattenendo il corpo di Kat - Cosa c'è che non va? La location non ti entusiasma immagino, la principessa vuole il suo castello! Come se fosse quello a rendere un'esperienza magica ed indimenticabile ... è quello che pensi, Kat? Perché non l'hai fatto allora? Wright aveva organizzato una seratina romantica la notte del tuo diciannovesimo compleanno ... ma tu non ne hai approfittato! Piuttosto hai deciso di sputare la quasi verità dei fatti -

- Non sono affari tuoi questi! Lasciami andare, dannazione! Sei completamente pazzo! -

- No, non sono pazzo - Shane rise - perché non lo capisci? Voglio farti vedere com'è stare con me ... -

- Io non voglio stare con te! - l'urlo di Kat spezzò l'aria, retrocedette spingendo via Shane che si portò le mani alle tempie e sospirò forte - non puoi chiudermi in una stanza e cercare di portarmi a letto! -

- Credimi, ha funzionato -

- Ha funzionato con chi non ti conosce abbastanza da sapere quanto tu sia schifoso e ripugnante! - Kat era ad un passo da colpirlo, la sua mano tremava dalla voglia di picchiarlo, cercò di trattenersi mentre il volto del ragazzo diventava pallido per un attimo prima di riprendere nuovamente la solita espressione sprezzante

- Ah, questo è quello che pensi di me quindi -

- Sì! - continuò Kat con decisione - è quello che dimostri giorno dopo giorno con il tuo comportamento di merda! Credi che una come me potrebbe davvero stare con uno come te? Allora sei ancora più disturbato di quanto abbia mai immagino!

- Ok, tutto chiaro adesso - Shane voltò le spalle alla ragazza, era ad un passo dalla porta quando si voltò ancora una volta - Westwood, adesso è meglio che sia tu a stare a sentire me. Hai cinque giorni per venire al Bulgari ed offrirti a me, cinque dannati giorni prima che io chiami l'amorevole Wright e gli dica ogni fottuta cosa che sia successa tra me e te da qui ad un mese fa. E' chiaro? E' abbastanza ripugnante questo per te? Perché credimi, posso fare anche di meglio. -

Kat sentì il suo stomaco torcersi in una morsa terribile, il suo viso era paonazzo mentre osservava la cattiveria pura brillare negli occhi rabbiosi di Shane.

- T-tu non puoi -

- E invece posso e lo farò. Dopotutto sono un essere ripugnante e schifoso come mi hai fatto notare poco fa, perché dovrei voltare le spalle alla mia vera natura? Mi sono già comportato fin troppo bene con te. -

- No! Non mi costringeresti a fare una cosa del genere, non vuoi che sia così -

Shane rise, la sua risata era fredda, glaciale sulle spalle della ragazza che tremarono - Tutto ciò che voglio è umiliarti a questo punto, non mi importa altro. Sabato al Bulgari o chiamerò Wright. -

Shane andò via mentre Kat rimase lì, come se fosse appena stata presa in pieno da uno tsunami che le aveva portato via ogni cosa. Si appoggiò alla cattedra, ancora tremante, la sua mente si rifiutava di realizzare quello che era appena successo, passarono dei minuti, forse di più, alla fine arrivò Yoru.

- Kat? Che c'è?- era chiaro che qualcosa non andasse, il viso della mora era pallido, i suoi occhi fissi sul pavimento.

Tremò quando si sentì scuotere appena dalla bionda - Shane? E' stato qui? -

Kat avrebbe voluto scappare, rifugiarsi in una realtà nella quale Shane Gould non esisteva.

- Lo dirà a Wright -

Yoru sospirò - E' inevitabile? -

- Sì - disse la ragazza con convinzione.

- Allora dovresti essere tu a dirglielo per prima ... -

- Non cambierebbe niente, lui non mi perdonerà, non dopo aver saputo che era Shane il ragazzo che ho baciato ... non mi perdonerà una seconda volta -

Yoru abbassò il capo - E' giusto che sia tu a dirglielo. E' l'unico modo che hai per liberarti di Shane, no? -

No, c'era un altro modo, entrambe lo sapevano ma nessuno osava parlare.

Quando tornò a casa quel pomeriggio Yoru vide le grandi valige dei suoi genitori poste all'ingresso, dovevano essere appena tornati e non riuscì a trattenere un leggero sospiro. Si rese conto che avrebbe dovuto rivedere i suoi orari di uscita e comunicare a Konnor che il tempo delle sue visite a tarda notte era finito. Quando entrò in salotto la ragazza si trovò davanti le facce sorridenti dei suoi genitori che corsero subito ad abbracciarla.

- E' andato bene il viaggio? – chiese Yoru con un sorriso.

- Molto piacevole ... - rispose la madre.

- I Tadashi sono una famiglia davvero adorabile – continuò il padre – abbiamo fatto bene a fermaci da loro per qualche giorno –

- Già, Akihiko poi è cresciuto così tanto! – la donna rise – come se non bastasse Yoru a farmi rendere conto dello scorrere del tempo –

Il marito la strinse appena dandole un bacio sulla fronte – è vero, sai anche lui vuole frequentare Oxford –

- Verrà a studiare qui? – chiese la ragazza, non lo ricordava bene.

Da piccoli si frequentavano molto, l'estate in giappone aveva come tappa fissa quella a casa degli amici dei genitori. Akihiko era di un anno più grande, un ragazzo taciturno con lei aveva legato ma ormai non sentiva da tempo.

- Deve affrontare alcuni esami integrativi e delle prove d'inglese prima dell'inizio dei corsi, i suoi genitori sono un po' preoccupati all'idea di saperlo tanto lontano da casa – spiegò Midori.

- Vero, ma lui mi sembra un giovane molto motivato – si intromise Arthur – dovremmo dargli una mano a trovare qualche alloggio, sono certo che questo tranquillizzerà Ino e Shoji. –

- Verrà qui a Dicembre credo ... sarà un anno frenetico per tutti – ricordò la donna sorridendo alla figlia.

Era vero dopotutto, Yoru quell'anno doveva compiere la sua scelta, fare il test per l'ammissione ai corsi, presto i professori avrebbero espresso anche il loro parere sul futuro che attendeva i ragazzi dell'ultimo anno. La ragazza in un secondo si rese conto quanto quell'anno avrebbe preteso da lei e dai suoi amici, quanto esigesse prontezza e controllo, autonomia e maturità. La bionda si rese conto che non tutti i suoi amici possedevano quelle qualità e che persino lei si sentiva intimidita dall'universo al di fuori di Kensington.

- Siamo in tempo per la giornata dei genitori – chiese il padre – è venerdì, giusto? –

- Si, ma non dovete andarci per forza ... - li rassicurò la bionda.

- Lo sappiamo che non abbiamo di che preoccuparci, ma sono cose che riguardano la tua istruzione, ci fa piacere essere partecipi tesoro – continuò la madre - gli allenamenti di nuoto vanno bene? –

- Si, ultimamente abbiamo intensificato le ore ... presto cominceranno i campionati –

- Ricordati di lasciare un volantino con le date sulla mia scrivania – le raccomandò il padre – voglio assolutamente assistere! –

Yoru sorrise, Arthur non era mai stato un uomo particolarmente appassionato di sport, ma da quando la figlia aveva cominciato a praticare il nuoto lui non aveva perso neanche una gara, lei lo apprezzava molto.

- Il campionato invernale inizierà a Novembre – gli comunicò la ragazza.

Dopo poco andò in camera sua, avrebbe dovuto cominciare a fare i compiti ma prima si lasciò cadere sul letto a fissare le pareti della sua camera, erano addobbate dai suoi disegni anatomici e gli occhi di Yoru si soffermarono su uno in particolare. Era il più recente, raffigurava un uomo, alla bionda sfuggì un sorriso, segretamente era dedicato a Konnor, tirò fuori la canottiera che le aveva regalato. La usava ogni sera per andare a dormire ed anche quando in casa non c'era nessuno, indossarla davanti ai suoi avrebbe attirato molta attenzione, era un altro dei segreti che alla ragazza piaceva tenere, era qualcosa di suo e riservato.

Ad un tratto sentì il telefono vibrare e spostando gli occhi sullo schermo vide apparire il numero di Konnor, così si precipitò a rispondere.

- Ti disturbo? – la voce del ragazzo arrivò all'orecchio di Yoru con il suo solito tono profondo.

- No ... io non stavo facendo niente di importante - mormorò la ragazza.

- Stasera ho qualche problema ... verrai? – le chiese con un tono teso.

- I miei sono appena rientrati, credo che dovremo rivedere le nostre uscite ... - rispose la ragazza a malincuore – sicuramente stasera resterò qui, cena in famiglia sai ... e nel weekend ci sarà anche uno stupido ballo a scuola ... -

Il rosso rise appena – avrai bisogno di un cavaliere? –

Il cuore di Yoru perse un battito, non aveva pensato alla prospettiva che Konnor potesse essere con lei adesso in tutte quelle stupide occasioni che detestava.

- Mi dispiace, è una cosa organizzata dalla scuola, sono ammessi solo gli studenti ... - mormorò- ma se volessi accompagnarmi alla serata in maschera al Bulgari, ecco mi piacerebbe –

Le guance di Yoru erano diventate di un inteso color porpora e fu grata che lui non fosse lì per vederla, Konnor dal canto suo fu lusingato da quell'invito.

- Devo indossare qualcosa in particolare? – chiese ed il suo tono tradì entusiasmo – mi piacerebbe accompagnarti ... -

- Un completo andrebbe bene ... e ti serve una maschera, credo che Shane potrebbe aiutarti a trovare qualcosa, lo aiuterebbe sicuramente a distarsi da qualunque piano sadico e maligno abbia in mente ... - replicò la ragazza.

- Fra lui e Kat le cose vanno ancora in modo ambiguo? – neanche Konnor sapeva come definire esattamente quella situazione, era convinto che quei due stessero insieme ma poi Yoru gli aveva spiegato quanto la realtà fosse lontana da quell'idea che si era fatto.

- Le cose andranno sempre peggio fra quei due, d'altra parte sono ambigue da tutta la vita ... se non si definiranno prima o poi le loro strade potrebbero non coincidere mai più - rispose la ragazza ripensando a quanto accaduto quel giorno a scuola e all'espressione sul volto di Shane.

- Io francamente non capisco cosa non convinca Kat, insomma, Shane sembra un tipo parecchio sui generis, indubbiamente complicato, ma sembrano così ... - non gli venne in mente immediatamente che aggettivo usare per quei due, forse complementari, ma non lo disse, fu Yoru a prendere la parola.

- Kat ha ancora bisogno di rifugiarsi dietro le sue fantasie sul principe azzurro, un uomo perfetto senza macchia che al suo fianco la renda ancora più splendente e di certo Shane ha molte macchie ... lei vede solo un pessimo investimento sociale -

Quella risposta colpì Konnor, le parole di Harley gli risuonarono in testa, " le brave ragazze cercano i cattivi ragazzi per divertirsi ma è con il principe che vanno alla fine ..." – a te non importa delle macchie ? – fu un tono strano quello che usò per pronunciare quella domanda.

A Yoru non sfuggì e nel rispondere fu molto seria – no ... non mi importa delle macchie, perché io sono abbastanza onesta da vedere che persino io ne sono piena, nessuno è senza macchia Konnor – la ragazza fece una breve pausa – credevo che non mi servisse un ragazzo, che non mi servissero amici o altri esseri umani, in realtà ho capito solo che non avevo bisogno di altra gente che mi giudicasse più di quanto io non faccia con me stessa. Quindi voglio qualcuno che non faccia caso alle mie macchie e che mi faccia sentire normale ... -

Il ragazzo restò in silenzio per qualche minuto – ed hai davvero scelto me ? – chiese alla fine, gli capitava spesso di domandarsi come era finito in quella situazione, come una ragazza così avesse davvero potuto guardare a lui con autentico interesse.

- Mi piace credere che ci siamo scelti a vicenda ... - fu la risposta di Yoru.

- Devo andare ... - disse alla fine Konnor con un tono amareggiato – si è fatto tardi ... -

- Si tratta del tuo impegno per stasera? –

- Sì, a proposito delle mie macchie ...- rispose il ragazzo – un incontro con Skull e i ragazzi, qualche commissione - il suo tono era vago.

- Ok, non metterti troppo nei guai ... - mormorò Yoru stringendo appena la canottiera che aveva fra le mani – e se succede qualcosa ... scappa più veloce che puoi -

Konnor sorrise, sentendosi lusingato della preoccupazione della ragazza, in quella storia piana di gente che voleva affermarsi e farla vedere al mondo, in quell'universo fatto di rispetto e territorio non gli era mai capitato che a qualcuno importasse di lui.

- Non aver paura, me la cavo sempre. Buonanotte Yoru –

- Buona fortuna Konnor –

Quando il ragazzo chiuse la comunicazione sentì il campanello suonare, si trattava di Skull, i due si scambiarono un cenno del capo ed il rosso prese la giacca unendosi all'amico nell'uscire di casa. Quella sera avrebbero dovuto stipulare un nuovo accordo con i cinesi per lo spaccio di cocaina nei distretti di Chelsea, il ragazzo sentiva già la tensione dentro di sé. Skull non era famoso per il suo senso diplomatico e nemmeno i loro concorrenti avevano la fama di grandi oratori, in più quel giorno la banda era al completo.

- Ci sarà anche lui? – chiese Konnor incapace di trattenersi.

- Non possiamo estrometterlo, lo sai – fu la risposta del moro – ne abbiamo già parlato, è tornato e ha ripreso il suo posto -

- Spero che il suo posto non ci farà ammazzare – mormorò il rosso.

- Harley sa che deve stare in silenzio -

- Il solo vederlo lì li farà incazzare, per colpa di quel coglione O-Rei ha perso due dei suoi uomini più fidati, uno era suo fratello ... - sospirò – rimetterlo nel giro è una pessima idea –

Skull era indispettito – beh se vuoi uscirne sei sempre libero di andare ma sono io il capo Konnor, quindi piantala di discutere ogni mio ordine, se te la fai sotto ritirati ... -

Il ragazzo strinse i pugni appena, inspirò profondamente – e lasciarti allo sbando? No grazie, resto a pararti il culo –

Fu allora che Skull si fermò smettendo di camminare e fissando Konnor con astio – vuoi farmi incazzare? Che cazzo hai che ti rode? –

- Mi rode il modo di merda con cui tu gestisci le cose, il modo in cui ti senti tanto superiore agli altri, il modo in cui non ti curi di come le cose possano degenerare ... non ti importa di un cazzo Skull e questa non è mai la soluzione giusta a cose come questa –

- Non lo è? – il tono del moro adesso era divertito – sentiamo quali sono le conseguenze che temi tanto? Hai paura di sporcarti le mani adesso? –

- Quello che mi spaventa francamente è vedere quanto tu non ne sia turbato – il tono di Konnor era duro e accusatorio – dobbiamo molto più a quella gente di quanto loro debbano a noi Skull, tu continui ad ignorarlo e prima o poi loro vorranno ribadirti il concetto –

- Che ci provino! – ringhiò- e non preoccuparti, non ti disturberò quando accadrà! Stai pure a guardare insieme alla tua ragazza perfetta, non ti verremmo a dare noie –

Il rosso si irritò ancora di più – cosa c'entra lei adesso? –

- Andiamo ... ti sei sempre creduto migliore di noi Konnor, quella ragazza non rappresenta un ulteriore smacco alle tue origini. Ci tieni tanto a fare il superiore? Vai a scalare la piramide sociale ... -

Il ragazzo non lasciò che l'amico continuasse, lo afferrò per la spalla, facendolo ruotare verso di sé e poi lo sbattè violentemente verso il muro di un palazzo facendogli emettere un gemito di dolore.

- Stai parlando di me?! – ringhiò il rosso – stai sul serio rivolgendo a me queste accuse Skull? Puoi ricordarmi in quale delle tue idee di merda non ti ho seguito? Quando non ti sono stato a fianco? Quando ti ho lasciato nella merda? – il moro rimase in silenzio, visibilmente in difficoltà – non sono stato io a remarti contro o a squalificarti ... ho sempre sperato il meglio per te, come per tutti noi. È stata una tua scelta quella di infilarci in questa situazione, avevi una scelta ed hai pensato che una banda criminale fosse la risposta a quello che cercavi ... - le mani di Konnor si stringevano sempre più intorno alla giacca di Skull – non hai mai considerato le conseguenze di nulla, sei sempre stato tu quello che voleva tutto e subito, quello che non ha mai guardato in faccia nessuno per ottenere ciò che desiderava. Eravamo un branco di mocciosi all'epoca e forse all'inizio quei soldi non mi sono dispiaciuti ma comincio ad essere stanco Skull, di te e della tua arroganza, di dovermi guardare le spalle, di dover essere il contenitore di tutte le stronzate che si ripetono anno dopo anno –

- Allora vattene ... - il tono di Skull era duro ma tradiva sofferenza – voltami le spalle ...-

- Prima o poi lo farò davvero ... cerca di non incolpare nessuno- rispose Konnor lasciandolo andare ed allontanandosi da lui – d'altronde non è quello che ho fatto io a suo tempo ... -

Il moro si staccò dal muro e spostò lo sguardo a terra brevemente, capì immediatamente che Konnor si stava riferendo a Laurell ed a quando lui era andato a letto con lei nonostante stesse ancora con il rosso.

- Konnor ... lo sai che ... -

- Lo so – rispose il rosso senza dargli il tempo di spiegarsi – so che a te lei è sempre piaciuta più di quanto piacesse a me ... hai fatto la tua scelta quella volta, so che stai ancora pagando per questo – Konnor sapeva che Laurell non era fedele e per quanto Skull si illudesse lei non avrebbe mai cambiato la sua natura – vorrei che tu capissi che va oltre le tue possibilità, per starle dietro ti stai facendo troppi nemici –

- Sono io quello giusto per lei ... prima o poi lo capirà – mormorò quello accendendosi una sigaretta – l'altra sera ... ho notato ... che ha ripreso a parlarti parecchio ... -

- Sai com'è fatta ... adesso che c'è Yoru ha cominciato di nuovo a vedermi come una valida alternativa –

Quella realtà bruciante smosse qualcosa dentro le viscere di Skull, qualcosa a cui il ragazzo non volle dare un nome.

- Di cosa voleva parlarti? –

- Non me la porterò a letto Skull, lo sai che non è il mio stile almeno da me puoi smettere di guardarti le spalle ... - il tono di Konnor era amareggiato in qualche modo, forse per la condizione del suo amico, forse perché aveva affrontato quella discussione già troppe volte in passato.

- Grazie-

- Ma dovrai guardati le spalle dal resto della popolazione mondiale maschile -

Non ci fu risposta, i due continuarono a camminare facendo calare un profondo silenzio, lasciandosi avvolgere nella notte, gettandosi alle spalle i dissapori e le omissioni che si portavano dentro il cuore. Sforzandosi di essere dalla stessa parte per una sera, davanti ad un nemico comune, che desiderava solo farli a pezzi, più rapidamente dei loro stessi demoni.

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