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Capitolo VII : Visiones ex praeteritus

La giovane si allontanava dal Nascosto a passi svelti, talvolta urtando qualcuno.
L'altro invece si faceva strada a spintoni, per poco non inciampò in un'anfora, il suo sguardo ricadde sul vino che essa conteneva, per un attimo immaginò fosse sangue, avrebbe desiderato molto nutrirsi con un po' di sangue in quel momento. 

« Non voglio la faccia di qualcuno sul mio vino »

« Perdonatemi signore » 

Continuò a pedinare la donna, non passò neanche un minuto che inciampò in un'otre.

« Ma allora è proprio un vizio! »

« Che le hanno fatto i miei cereali di male? »

Finalmente riuscì a raggiungerla, e solo ora capiva il vero intento della ragazza, non voleva fuggire da lui ma portarlo in una zona isolata.

Ella lo afferrò per le guance e lo guardò dritto negli occhi.  Quello sguardo, leggeva la sua mente, il suo passato, ricordi che al ragazzo parevano ormai lontani:

Roma non era avvezza ai cambiamenti, ma quando essi erano necessari non esitava a lasciare il tutto nelle mani di un personaggio di grande fiducia, o perlomeno attribuire tali cambiamenti ad un importante personaggio del passato.
Fu Servio Tullio a cambiare il numero dei senatori, da cento a trecento.
Fu Servio Tullio a creare la fanteria oplitica. 

Attalo venne addestrato alla nuova tattica di guerra: gli opliti tenevano lo scudo sulla sinistra, non per difendere loro stessi, ma bensì per proteggere i propri compagni.
Una tattica geniale secondo il giovane aspirante Nascosto, tutti i trucchi che Tullio conosceva gli insegnò ai suoi figli maschi, erano principi ma non solo, un giorno sarebbero diventati Nascosti, e dovevano essere pronti a tutto.
Senza questo cambiamento l'esercito sarebbe rimasto rozzo, brutale, caotico, senza alcuna disciplina.
I soldati avrebbero continuato a combattere con mazze e a mani nude, finalmente le battaglie non erano più risse tra bruti, i soldati erano preparati a ciò che li attendeva.

E fu per questo che Anassandrida II, Maestro dei Nascosti in Grecia nonché Re di Sparta, scrisse a Tullio, voleva supporto dagli Etruschi a Roma e in Etruria. 

« Cosa ti ha scritto? » Chiese Attalo 

« Il Kyrios di Sparta vuole il mio supporto »

« Kyrios? Che significa? » 

« È il loro modo per dire "Maestro", come da noi a Roma e in Etruria si usa dire " Magister" »

« Capisco »

« Gli serve supporto per un gruppo di Oscuri che infangano il commercio Greco.  Uno di loro è un certo Alexis, un tipo calvo, non molto avvezzo al combattimento.
Questo Alexis ha intenzione di sbarcare a Etruria portando con sé il commercio Greco, o forse dovrei dire il commercio Oscuro.
Lui si occupa delle vendite, Qualcun'altro del loro gruppo si occupa del procurarsi i materiali e della cattura di alcuni schiavi, lo Spartano non è certo che gli Oscuri abbiano già iniziato a mettere in atto il loro piano, almeno è ciò che i nostri avversari progettano ».
Il Ragazzo non si chiese come suo padre riusciva a decifrare quegli strani simboli, intuì che fosse stato Greco in un'altra vita, dopotutto anche lui aveva qualche vago ricordo su ciò.
Ricordi strani, non aveva mai addestrato la mente per ricordare tutto, ma quelle poche immagini che la sua mente riusciva a riprodurre erano di un'enorme statua raffigurante un cavallo in legno che impenna, dal cavallo uscivano dei soldati. 
Ricordava un certo Anchise che perse la vita durante una battaglia, e per un attimo gli parve di rammentare che quell'Anchise fosse suo padre in questa sua esperienza passata.

Le visioni dal passato erano finite.

Attalo non aveva mai dato troppo peso a quell'oscuro di nome Alexis che aveva menzionato suo padre, ma ora che ci pensava… calvo, facente parte del commercio Oscuro… era senza dubbio lo stesso Alexis che aveva ucciso, e se ne ricordava solo in quel momento, quanto era stato stupido.

« Sì, sei tu Attalo. Sono un'amica, una Guaritrice »

« Perché hai letto la mia mente allora? »

« Per accertare che eri veramente Attalo, non si è mai troppo prudenti. Hai ucciso Alexis, ne restano quattro. Presto renderai onore a tuo padre finendo ciò che lui aveva iniziato per conto del Re Spartano » 

« Voglio il nome del secondo e la sua posizione » 

« Si trova a Cerveteri. Quanto al nome, è ancora da scoprire. Conosco il suo aspetto però, un uomo magro dai capelli lunghi di color castagno. Partiremo tra un paio di giorni, con una nave »

« D'accordo. Ma io come posso fidarmi di te? » 

« Leggi la mia mente e capirai che dico la verità ».

Attalo non se lo fece ripetere due volte:

La ragazza aveva ventun anni, il suo nome era Alba.

Era ormai da qualche giorno che ella aveva ucciso l'Oscuro Marius.  
Ci sarebbe stato un banchetto dedicato a lui, quello che però i suoi confratelli non sapevano era che anche sua figlia Virginia era stata uccisa a sangue freddo dalla Guaritrice.

Nessuno conosceva il volto della giovane. L'intenzione di Alba era di spacciarsi appunto per la figlia del defunto, era castana come lei, e anche gli occhi eran verde smeraldo come i suoi, sperava che i suoi nemici non notassero la differenza, si presentò al banchetto. 

V'erano i letti destinati alle coppie, v'era chi suonava i flauti o strumenti a corda, v'era chi raccontava storie e chi cantava muse su eroi, e v'era naturalmente il Simposiarca, colui che doveva preparare il vino. 

Alba se ne stava sdraiata su un trichino come tutti gli ospiti.

« Mi dispiace per tuo padre, ha servito la causa fino al suo ultimo respiro »

disse qualcuno, lei evitando di rivelare involontariamente la sua identità per merito di qualche gesto o di qualche parola di troppo si limitò a rispondere « Ti ringrazio ».

Durante la prima parte del banchetto ci furono zuppe di legumi e di cereali, accanto v'era frutta fresca e di stagione assieme a carne di maiale e di pecora proveniente da bestie uccise durante  riti sacrificali.
In quella prima parte del banchetto non si bevve molto, perciò la giovane tentò di dissetarsi con una minestra liquida. Attese con ansia la seconda parte, ove ci sarebbe stato il vino, e lei amava il vino più di ogni altra cosa.

Poi arrivò la tanto attesa seconda parte, il vino denso come il miele venne miscelato con l'acqua: 

Il Simposiarca parlava tra sé e sé ad altavoce « Non così, ancora un po' d'acqua… qualche spezia… perfetto! ».

Il tempo passò in fretta, s'era ormai giunti all'ultima parte del banchetto dedicato al defunto e Alba non aveva ancora scoperto i piani degli Oscuri, nessuno aveva ancora parlato. 

Come era da tradizione venne distribuita una coppa, il maestro delle cerimonie scelse da che verso distribuirla, quale giro far fare alla coppa.

Tutti finirono di mangiare e  finalmente gli Oscuri discussero di uno dei loro progetti. Per l'appunto parlarono proprio del commercio Greco.

Un uomo calvo toccò più volte il prosperoso seno di Alba, per tutto il banchetto non aveva fatto altro che guardare e toccare le donne con un sorriso malizioso,

« Se fossimo solo io e te ti avrei già sgozzato » pensò la Guaritrice.

« Alexis, Tu venderai le merci a Tarchuna! Siamo tutti Oscuri qua, parliamo liberamente.  Tu Metello ti occuperai degli schiavi a Chiusi, finalmente potremo avere il pieno controllo sul commercio Greco e Etrusco, sono anni che lavoriamo a questo progetto ». 

Un ragazzo dai capelli neri e una barbetta annuì, se n'era stato zitto per tutta la serata, la ragazza intuì che fosse Metello.

Poi c'era un ragazzo dai capelli lunghi, color castagno, dai modi decisamente garbati, ma nessuno lo chiamò per nome,

« Tu ti procurerai alcuni oggetti di valore dalle tombe di  Cerveteri, ai morti non servono più », qualcuno si voltò verso un uomo dai capelli castani che andavano leggermente sul rosso

« Tu Virgilio ti occuperai di alcune prostitute, le più belle, I Greci saranno felici di acquistarle »,

Infine lo sguardo di Alba si posò  su una ragazza dai capelli castano scuro, non riuscì a notare il colore dei suoi occhi, d'altronde non ci riuscì neanche con gli altri.

« Tu Cecilia fai in modo  che non ci siano testimoni, depista Nascosti e Guaritori, intesi? »

« Intesi »

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