
Capitolo 20- Soluzione
No pov.
-Allora? Puoi dirmi perché lo hai fatto?- sentenziò Pandora avvicinandosi sempre di più a Lyfia, la quale strofinava un tavolo con uno straccio con un che di stranamente preso ed attento.
La donna continuò a pulire il legno, non guardando minimamente la figlia, neppure con una semplice occhiata, cosa che fece particolarmente irritare la ragazza.
Detestava quando faceva finta di nulla: come poteva pretenderlo? Come poteva anche solo pretendere che non si fosse fatta due domande almeno?
-Fatto cosa?- fu la domanda della donna, domanda in cui il tono la tradì per un unico istante, strappando un assottigliare di sguardo alla viola, la quale scosse leggermente la testa, cercando di cacciare indietro il nervosismo che le faceva nascere quando si comportava in questa maniera, cosa che era anche piuttosto complicata, se doveva dirlo.
Sua madre sembrava essere fatta per farla arrabbiare, era davvero incredibile che fingesse così male e che si aspettasse facesse finta di nulla, soprattutto dopo quello che era accaduto.
-Mamma... è inutile che lo nascondi. Lo so.- fu il ribattere tagliente della ragazza.
-Sei ancora una bambina, cosa credi di sapere?-
-Una bambina rispetto a te di età, magari. Decisamente non di cervello.- a questa frase, vide un cenno di rabbia sull'espressione dell'adulta, cosa che la spinse a procedere nel discorso - Anche perché hai dimostrato che di mente sei più bambina tu di me se arrivi ad avvelenare delle persone che, fino ad ora, hanno soltanto cercato di pararci il culo a tutti, non so se mi sono spiegata bene- la risposta di Pandora venne fuori particolarmente dura nel tono, in qualsiasi punto della frase la si ascoltasse e servì a far staccare lo sguardo della madre dal lavoro che stava compiendo, dirigendolo verso di lei con una vera e propria rabbia, dimostrata dalla sua espressione aggrottata e dal suo sguardo pericoloso, di una che sembrava pronta ad alzare le mani.
Alla viola non importava minimamente di beccarsi uno schiaffo: ne aveva ricevuti parecchi da parte della genitrice, soprattutto quando lei credeva che stesse alzando il tono o che avesse detto qualcosa a suo scapito, cosa che non era quasi mai vera, ma ormai con le pare mentali della donna non ci si poteva più combattere, anche perché in ogni caso la avrebbe avuta vinta lei.
Questa volta però a Pandora non importava nulla, non degli schiaffi, non del fatto che la discussione sarebbe potuta platealmente degenerare con la donna che la colpiva e lei che ricambiava quei colpi, ma a parole, dimostrando soltanto di aver ragione.
Non aveva mai avuto paura di sua madre, perché avrebbe dovuto averne ora?
Lo schiaffo difatti giunse alla sua faccia di netto, quasi girandole la testa, con un ciocco orrendo.
Il bruciore si accese lungo la sua guancia, come se essa le stesse andando palesemente a fuoco.
-Pararci il culo? Signorina, si vede proprio quanto sei ancora una mocciosa se non noti l'evidenza! Cos'è, ti fidi davvero di loro? Pensi che riusciranno a fare davvero qualcosa?- quasi urlò furente la madre, mentre la ragazza si portava il palmo al volto, massaggiandosi le goti nel punto arrossato dal colpo sferrato, per poi tornare a guardare Lyfia.
-Sì. Lo credo- la risposta secca della ragazza portò la madre ad alzare la mano di nuovo, ma se ne fregò, continuando a parlare - E a quanto pare anche tu, sennò non chiederesti a Debbie di nascondere loro delle cose fondamentali e non avresti cercato di ucciderli cambiando la posizione della tipologia addestramento.-
Un altro schiaffo, un altro quasi girare di faccia, ma sempre stessa determinazione nel continuare a parlare.
Non sarebbe stata zitta nemmeno con l'intero volto coperto di lividi.
-Ma ce lo hai il cervello sano o sei impazzita del tutto? Non vuoi che ci salvino? Che senso ha questo comportamento?- la ragazza alzò difatti la voce, guardando con pieno disprezzo la genitrice, afferrandole il polso, la quale sussultò di colpo e la spinse all'indietro, dimenandosi dalla presa e facendola cadere a terra con un tonfo.
-Di senso ne ha anche troppo. Una ragazzina di a malapena quasi quindici anni non può capire-
-Ah, no?- Pandora tornò a mettersi in piedi, ignorando il dolore alla schiena, dovuto allo sbattere contro il suolo - Non posso? E da quando? Da quando sono diventata così stupida da non capire le motivazioni di mia madre? No perché, strano ma vero, le persone che mi incontrano mi dicono sempre che ho un buon intelletto, quindi su, mi dica pure- Pandora le scoccò una vaga occhiata di rimprovero, ricevendo un altro schiaffo, dal quale però non si permise di muovere la testa, costringendosi a ignorare la forza utilizzata e continuando a fissare Lyfia con quello stesso sguardo, fregandosene delle conseguenze.
Forse per via di quella determinazione assurda, la madre , nonostante avesse alzato ancora la mano, non la colpí.
Rimase a guardarla, in silenzio, sentendosi improvvisamente a disagio per la facilità disarmante con cui la aveva aggredita fino ad ora, anche se stava semplicemente parlando e... Non é che avesse torto, la minore.
Semplicemente il suo orgoglio e il suo non voler rivelare alla figlia cose di sé stessa la aveva resa incline al ferirla pur di non essere ferita lei.
Vide Pandora prendere una delle sedie che erano sotto il tavolo che stava lavando e mettendocisi sopra di peso, non staccando lo sguardo da lei neppure per un secondo, seguendo ogni suo movimento con occhio critico, aspettare che parlasse, il volto leggermente tumefatto dai colpi ricevuti.
-Non ho detto che sei stupida. Semplicemente la tua età non ti permetterebbe di comprendere a pieno le mie ragioni- asserí dunque la madre, abbassando la mano e lasciando cadere il braccio lungo il fianco.
-Se non me le dici, mi sembra ovvio che non potrò mai capire- la figlia alzò il sopracciglio, agitando la testa in maniera particolarmente irritata, aspettando che la donna sputasse fuori le sue ragioni, incitandola a farlo con lo sguardo.
Lyfia tacque ancora a lungo, passando lo sguardo dal tavolo alla viola con un ritmo discontinuo prima di lasciarsi andare ad un sospiro, mettendosi seduta a sua volta.
Non voleva parlare, non le piaceva minimamente l'idea di mandare completamente allo scoperto le sue idee, sapendo che Pandora si sarebbe sicuramente messa a demolirle come solo lei era capace di fare.
-Ebbene, se insisti davvero così tanto... te lo dirò- un altro respiro profondo che pareva non finire mai, mentre la madre prese a battere le dita sul tavolo con una certa urgenza, con la paura e l'irritazione che si accumulavano.
-Sai quando mi hai chiesto se c'era qualcosa tra me e Morgan e io ti ho detto no?-
-Hai mentito. Lo avevo capito fin da subito, bastava vedere come vi guardavate-
-Beh, sì. Come al solito, dovevo immaginarmelo.- un altro sospiro - Tra me e lui... - chiuse gli occhi, come rimandando alla mente le immagini del passato- C'è stata una relazione quando eravamo entrambi più giovani, avevo diciassette anni a quei tempi. Ma lui era un guardiano, io una semplice ragazza di campagna, nata dall'unione di un angelo ed un umana.-
Lo sguardo della viola era particolarmente attento, Lyfia lo sentiva sulla pelle anche senza guardare.
- Non so se lo hai saputo dagli Elementi, ma i guardiani nascono con un compito nella vita, poi dopo averlo svolto, come se non avessero fatto abbastanza per garantirsi una vita normale, muoiono. Il loro corpo si dissolve, trasformandosi solo e soltanto in piume. Per tutta la vita hanno sofferto e si sono sforzati per raggiungere il proprio obiettivo e poi muoiono, completamente senza una spiegazione! Che tipo di vita dovrebbe essere? Non ha senso-
-E tu non vuoi che lui finisca il suo compito- asserì in un sospiro Pandora -Non vuoi che si dissolva, perciò preferisci mandare il mondo verso la distruzione pur di non essere costretta a perderlo-
-Esattamente. Lui potrebbe... Potrebbe sopravvivere comunque. Potrebbe raggiungere il cielo ed essere vivo lì, senza che nessuno gli impedisca di sopravvivere-
-Sì, certo, potrebbe... ma con che disonore? Lasci cadere il mondo pur di rimanere in vita? Uccidi e spezzi vite innocenti, lasciando tutto al loro destino pur di avere... quanto? Un altro giorno? Un mese? Anno? La morte viene per ogni persona, non si può scampare, ma tutti, tutti hanno il diritto di provare a vivere. E mi dispiace dirtelo, ma una vita, in confronto ad un intera popolazione, non vale abbastanza. Per quanto tu possa volergli bene, devi capire che questo tuo volere non può essere permesso. Non è normale. Se io fossi lui, ti chiederei di non umiliarmi in questa maniera-
-Come ho detto io, non mi capisci- commentò la bionda, scostandosi i capelli.
-No. Non è vero. Ti ho capito. Ho capito che lo ami e che non vuoi che sparisca nel nulla. Davvero. Ma te lo ho detto, sacrificare il mondo intero per una persona non ha senso. Fa stare male, l'idea, ma non ne vale la pena. Tu moriresti se la terra diventasse deserta, priva di alberi e natura, senza acqua, senza aria, senza luce, buio e fuoco. Anche io morirei. Uccideresti anche i tuoi nipoti, magari, se tra parecchi anni mi innamorassi e decidessi di avere dei figli. Elimineresti tutte le generazioni future. Sarebbe davvero questo che vuoi?-
Lei tacque di nuovo, con la mandibola serrata e i pugni ben chiusi per la marea di rabbia e frustrazione che pareva agitarla dall'interno, scuotendola a destra e manca nel tentativo di farla ribattere nuovamente a ciò che la figlia le aveva appena detto, cercando poi di respirare a ritmo regolare e non in una sfrontata corsa di nervosismo e dolore.
Continuò a tacere, con lo sguardo arrossato ed i denti che prendevano a mordicchiare il labbro inferiore.
-Mi dispiace, mamma, davvero. Se ci fosse un modo per evitarlo, lo farei, ma ... Non mi sembra fattibile ciò che desideri. Se potessi scambiare me e lui, lo farei, forse saresti più felice-
La donna si ritrovò a guardare la figlia con un enorme moto di vergogna che la prendeva dalla testa ai piedi, scuotendo la testa.
Sapeva di aver pensato solo e soltanto a sé stessa, al non voler perdere l'amore d'infanzia, tutt'ora duraturo, forse perché non aveva mai amato per davvero il padre di sua figlia, con il quale aveva pure divorziato... Ma non aveva pensato a tutto il resto.
Era perfino arrivata a quasi intossicare la propria stessa figlia pur di raggiungere un obbiettivo, cosa che aumentava a dismisura lo schifo che provava nei confronti di sé stessa, di quello che era diventata in una centinaia di anni: un egoista, un ipocrita che faceva la predica a tutti pur di sentirsi meno sporca.
-E riguardo a quello che è successo ai genitori di Debbie? Sei stata tu?-
Un semplice annuire, il sospiro rassegnato della figlia.
-Volevano portarmi via anche te. Sarei rimasta da sola... Ho dovuto... -
-Hai dovuto ucciderli?-
Silenzio. La donna guardò in basso, cercando di non mostrare il disagio.
-Non me ne sarei mai andata per davvero, mamma. Anche se tutt'ora volessi viaggiare, tornerei almeno qualche giorno. E poi ero piccola, non avrei mai accettato di andarmene senza che ci fossi stata anche tu. Per concludere, poi, erano brave persone...-
Guardò il viso leggermente gonfio della ragazza, la quale, nonostante tutto, si era avvicinata a lei, appoggiando entrambe le mani sulle sue, sussurrando un -Ti perdono di ciò che hai fatto in passato, non si può tornare indietro dopotutto, ma non ripetere gli stessi errori. E non usare Debbie, per favore. Lei é una mia cara amica, non ha fatto mai nulla per nuocerti... E penso che per lei non sarà facile mettere da parte tutto, sai. Quindi non aspettarti che momentaneamente sia contenta di essere nello stesso posto con te. Erano i suoi genitori. Come tu lo sei per me-
La madre represse un magone alla gola, mentre Pandora le mollava le mani, sorridendo appena, per poi osservare la donna accennare un annuire leggero .
-Ah. E voi potreste smettere di starvene la dietro ad origliare? Non é molto educato, lo sapete?- fu la frase della viola, improvvisa a dir poco, che fece sussultare a dir poco due persone che se ne stavano dietro alla porta.
Non fu sorpresa di vedere Nemes e Debbie, le quali si lasciarono uscire dei gridolini leggermente strozzati, mentre sia le guance di una, sia quelle dell'altra, diventavano simili a dei pomodori maturi.
Se avesse potuto, Pandora si sarebbe messa a ridere, ma si trattenne, per quanto faticosamente.
-Pandora! Hai tutta la faccia gonfia!- asserí la riccia di colpo tossicchiando, fingendo di non aver assistito alla scena con l'istinto puro di andare a prendere a calci la donna che schiaffeggiava la sua migliore amica e che aveva appena ammesso di aver fatto una delle peggiori cose alla sua famiglia, tale che l'odio era ribollita in lei a più non posso, trattenuta però dalla paura, uscendo allo scoperto preoccupata per Elizabeth, ma allo stesso tempo lanciando un occhiata furiosa all'adulta, cosa che portò Lyfia ad allontanarsi.
Sarebbe stata di troppo e poi non voleva essere osservata da quelle persone: non dopo tutto quello che aveva fatto.
Difatti, la donna scomparve anche prima che Pandora provasse a rigirarsi in sua direzione, venendo trascinata in infermeria alla ricerca di delle erbe per fare sgonfiare i punti del volto colpiti.
***
-Abbiamo tutti le pentole e i mestoli?- chiese Will, guardandosi attorno, osservando gli altri sei.
Si udirono dei vari sì che si susseguivano da parte di Guy, Diana e gli altri, intenti a guardare il materiale che tenevano.
-Hanno davvero intenzione di farlo?- asserí Luxor con una certa seccatura nel tono, parlando in direzione della ragazza dai capelli viola, la quale annuì sorridendo di risposta e stringendo a sua volta la pentola con un che di orgoglioso, come se fosse felice di poter partecipare.
-Sí, potresti darci una mano anche tu se ti và- fece cantilenante quella.
Il Ghiaccio sospirò, esasperato.
Cosa pretendevano di ottenere? Non lo capiva proprio.
Sconfiggerli con degli attrezzi da cucina? Seriamente? Ma ce lo avevano il cervello o erano tutti svitati?
Beh, lui non poteva dirsi da meno, anche perché si era fatto abbindolare da una ragazza e... Beh, ogni suo piano era andato al diavolo solo per questo.
Avrebbe dovuto uccidere il Buio, ma non aveva eliminato Pandora e non eliminando lei, la ragazza si era messa in testa -e probabilmente doveva aver messo in testa anche a lui una cosa simile, il suo subconscio lo frenava- che non sarebbe mai stato capace di ucciderli.
Per quanto avesse voluto, proprio non ci riusciva, era come se quella tipetta lo avesse avvolto in un filo e lo tirasse a sé.
Fiducia. Ecco come si chiamava quel filo che lo strattonava, ma senza stringere particolarmente fino a togliergli il respiro.
Nonostante avesse mostrato il suo desiderio di eliminare tutto e tutti... Beh, lei si fidava ciecamente di lui.
Forse era per questo che il suo interesse si era focalizzato su di lei con una costanza innaturale, non riusciva a non chiedersi in che altri modi lo avrebbe sorpreso, cos'altro avrebbe detto, come si sarebbe comportata e se, ancora una volta, come tutte quelle in cui gli era stato davanti da legato, avrebbe letto le sue espressioni quasi fosse stato un libro aperto.
-Che poi se vuoi rompere anche la padella nessuno ti dice su- aggiunse lei con aria divertita, cosa che fece alzare il sopracciglio al biondo - Basta che fai chiasso-
-No, io non lo faccio.- si limitò a rispondere lui, alzando le spalle.
Non voleva rendere il suo orgoglio a livello sotto terra, aveva già preso una bella batosta con gli ultimi avvenimenti, sinceramente... Anche se l'idea di sfracellare la padella al suolo per scaricare tutta l'energia repressa non era affatto male, doveva proprio ammetterlo.
-Allora- la voce del Vento tornó a riattivare la sua attenzione nei confronti di ciò che lo circondava.
-Adesso vi spiego cosa significava quello che vi era scritto in quelle pagine- asserì abbastanza calmo -Diceva in poche parole che quello che fa nascere gli unicorni, può distruggere gli esseri che ne bevono il sangue. E che se le creature magiche che se ne saziano compiono il peccato di nutrirsene, allora diventeranno magari più forti, ma la loro debolezza, il punto debole, sarà amplificato. Gli unicorni nascono dalle risate dei bambini, la risata si può definire un suono o un rumore.-
-Quindi... È per questo che dobbiamo fare del casino - Silver sorrise, particolarmente soddisfatta
-La prova di questa deduzione? Fate mente locale adesso. Cosa ci aveva detto lo Spettro che aveva bevuto il sangue di unicorno?-
-Di non fare rumore... Siccome la infastidiva-
-Cosa odiava mio fratello poi? Il rumore. Anche lui era uno Spettro, ma non aveva bevuto il sangue di unicorno-
-In effetti... Gli Spettri erano indietreggiati quando le piante di Nemes avevano provocato un fracasso assordante contro l'acqua... E ne sembravano infastiditi- fu la frase decisamente sorpresa di Task.
Una strana sensazione di euforia li prese quasi tutti dalla testa ai piedi, proprio la stessa che avevano provato Will e Silver la giornata prima.
-Iniziamo subito?- fu la domanda quasi entusiasta di Diana, la quale sorrideva sorniona, con lo sguardo che quasi luccicava.
Nel frattempo Task era quasi saltato addosso a Will in un abbraccio, urlando un -Ma siete dei geni, dannazione!- a cui Will rispose ridendo, Nemes tremava d'emozione e Guy... Guy sembrava semplicemente troppo scioccato per dire qualcosa, con Silver che gli agitava le mani con dei continui -Visto? Ha senso!- che rendevano la scena buffissima.
Pandora cercò di non sghignazzare, mentre Luxor li guardava tutti con il sopracciglio inarcato, non sapendo se dare loro degli stupidi mocciosi o se sentirsi, strano ma vero, ammirato per il fatto che anche a lui, per certi versi, trovava il ragionamento sensato.
Certo, lui non aveva assistito a quelle sorte di 'prove', ma era come se non ne avesse avuto bisogno.
"Ma quindi... Riusciranno davvero a battere gli Spettri? Almeno una parte dei loro avversari verrà eliminata? Credevo fosse a dir poco impossibile a meno che non si andasse dalla vecchia dei desideri"
-Okay, sì, ma ora calmiamoci. Anche perché se non funzionasse saremmo davvero nello schifo più totale. Se la tesi é errata, faremo solo tanta confusione e non avremo nulla per cui festeggiare- asserí di colpo il Buio, prendendo un grosso respiro, riportando più o meno tutti alla realtà.
Il ragazzo osservò i sette mentre si facevano seri tutti di colpo, più riccia che si era unita a loro avvicinandosi all'amica, anche lei con la pentola tra le mani.
-Mettiamoci a lavoro-
Forse il Ghiaccio era troppo preso da i vari eventi e dai vari pensieri, difatti realizzò un po' tardi il fatto che si sarebbe provocato un gran fracasso e che, con i rumori allucinanti che ne nascevano: tonfi metallici che mandavano giramenti di testa al solo ascoltarli; ne sarebbe uscito con un enorme emicrania.
Si portò le mani alle orecchie, tappandosele, cercando di mantenere la calma al notare che quasi tutti sembravano essersi già preparati ed essersi infatti messi dei tappi nelle orecchie, mentre lui era rimasto almeno cinque minuti a cercare di bloccare quei rumori infausti, creandosi infine dei paraorecchie di ghiaccio che li diminuivano a dismisura.
Davanti alle scale che portavano all'esterno, si vedevano gli Spettri muoversi in maniera spasmodica, ma senza indietreggiare.
Forse quel rumore non era abbastanza.
Ci voleva qualcosa di più.
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