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2.

Sono le due del mattino. Fuori continua a nevicare ed io non riesco a dormire.
Scendo in cucina. C'è mia madre che si è addormentata sul divano con ancora il computer acceso.
Prendo una coperta dalla sua stanza e la stendo sopra di lei.
"Grazie Tesoro", mi accarezza il viso. "Ti voglio bene".
"Te ne voglio anche io", le sorrido perchè queste sono le più belle parole che una madre possa dire.
Ritorno in camera mia, accendo il computer e cerco di distrarmi come meglio posso. Guardo qualche video su YouTube mentre mangio del pane con la Nutella. Lo so, sono strana, ma senza non riesco a stare.
Sento dei rumori provenire dalla stanza di Peter.
Busso alla sua porta e aspetto che mi venga ad aprire.
"È aperta".
"Cosa stai facendo a quest'ora?", metto una mano davanti la bocca prima di sbadigliare.
"Ti ho disturbata?", poggia la sua chitarra nel letto.
"No, tranquillo, nemmeno io riesco a dormire".
"Allora siamo in due", mette in ordine alcuni spartiti.
"Come mai questa strana voglia di suonare alle due di notte?".
"Volevo provare a suonare un nuovo brano", ammette. "Quando non riesco a prendere sonno, mi basta prendere in mano questa chitarra e ogni cosa sembra svanire nel nulla", la sfiora con una mano
"Ti va di suonare un brano per me?".
"Certamente".
Prende la chitarra e comincia a suonare un brano di Ultimo.
La stella più fragile dell'universo
Non dico nulla, lo ringrazio con un sorriso.
Sembra impossibile... L'ascolto tutti i giorni e tutti i giorni mi emoziona come se l'ascoltassi per la prima volta.
"Perchè non canti?", si ferma un attimo. "Hai una bella voce".
"Preferisco di no", mi rifiuto, ma poi mi pento di averlo fatto.
"Che c'è? Guarda che io non ti giudico. E poi... ho avuto modo di sentirti mille altre volte. Non sei male, davvero", insiste.
"Ricomincia dall'inizio", mi lascio convincere.
Mi piace il modo con cui le sue dita sfiorano le corde della chitarra. Prende ripetizioni da otto anni ed è da allora che mi emoziono sempre nel vederlo suonare.
"Adesso ti riconosco. Al mio tre. 1... 2... 3".
"Che poi mi piace anche quando non parli
E canti sottovoce quei tuoi ritornelli
Mentre tra le dita rinchiudi i capelli
Comunque con te, comunque con te
Quando mi dici "mi vedo sbagliata"
Invece sei come io ti ho disegnata
Tu che rimani anche appena sei andata
Comunque con te, comunque con te
Mi piacerebbe portarti in collina
Vedere il mondo come si declina
Portarti più in alto, più su delle nuvole
Tu che profumi di sogni e di fragole", queste sono le parole che più amo.
Cantare questo pezzo mi fa stare bene. Penso che Peter provi la stessa cosa.
"Sei davvero brava".
Abbasso lo sguardo.
"Mi prometti una cosa?", il suo sguardo si fa più serio. Se n'è accorto.
"Cosa?".
"Non vergognarti mai di qualcosa che pensi ti faccia stare bene. Okay?".
"Okay", sposto una ciocca di capelli dietro l'orecchio. "Adesso penso che andrò a dormire. Sì è fatto molto tardi. Notte Peter", lo bacio sulla guancia.
"Notte Giusy".
Prima di uscire dalla stanza, guardo oltre la finestra.
Piccole stelle bianche che se le guardi ti costringono ad esprimere un desiderio.
E il mio desiderio ogni sera rimane sempre lo stesso: poter riabbracciare, anche solo per un secondo, la persona che mi ha reso quella che sono oggi. Mio zio.
Lui se n'è andato quando avevo 10 anni. Buffo il destino. Più hai bisogno di una persona, più questa non c'è.
Non ricordo molto di quella sera, solo mia madre che piangeva ed io che non riuscivo a capire cosa fosse successo.
"D'ora in poi, ogni volta che penserai allo zio, ti basterà guardare una stella in cielo", queste le parole di mio padre. Ci sono voluti mesi affinché ne capissi il vero significato. 
"Che ti prende?", Peter guarda nella mia stessa direzione.
"Tu ci pensi mai?".
"A cosa?", si passa una mano tra i capelli.
"A nostro zio".
"Spesso", risponde alla mia domanda con nostalgia. "Quasi ogni giorno".
"Certe sere succede che mi rigiro nel letto e penso a lui. Secondo te sarebbe orgoglioso di noi?", i miei occhi si riempiono di lacrime.
"Certo che sì ", lo dice più convinto che mai e sentirglielo dire mi dà tanta sicurezza.
Una lacrima calda riga il mio viso. La lascio scorrere lentamente senza asciugarla.
Segue un silenzio piuttosto imbarazzante.
"Tutto bene?", chiede d'un tratto.
"T- tutto bene, è solo che... mi manca molto", questa volta mi prometto di non piangere. "Avrei voluto passare molto più tempo insieme a lui".
"Lui diceva spesso una frase. Te la ricordi?".
"Come posso dimenticarla?".
Sorridete sempre anche quando il mondo vi crolla addosso, anche quando pensate che non ci sia motivo per farlo. Sorridete sempre perchè anche una giornata in bianco e nero ha bisogno dei suoi colori. Sorridete per voi stessi, per chi vi sta intorno. Può sembrare banale ma un sorriso è in grado di dare tanto, se non tutto.
"E allora me lo fai un sorriso? Sai? Non è proprio bello vederti triste nel bel mezzo della notte".
Mi viene spontaneo sorridere, non perché me lo abbia chiesto lui. È la prima volta che con affronto con Peter questo argomento, e il solo fatto di averne parlato... mi tranquillizza.
"Le 3:00", guarda l'orologio che ha sul polso. "Quanto si è in buona compagnia la notte passa in fretta".
"Ti dispiace se per questa notte dormo accanto a te?", chiedo un po' imbarazzata. "Oggi mi manca più del solito".
"Te l'ho mai negato?", i suoi occhi incrociano i miei per qualche secondo. Mi guarda con uno sguardo complice. "Dai vieni qui".
Mi faccio un po' di spazio e mi distento accanto a lui.
Con una mano mi accarezza i capelli come a darmi maggiore sicurezza.
"Notte".
"Notte".
Lo ammetto. Sono una di quelle ragazze che vive con la costante paura di sbagliare. Ho sempre paura di fallire e di deludere chi mi sta accanto.
Come affronto le mie paure? La risposta è a un metro da me
A Peter devo tanto. Lui non se ne rende conto ma, anche solo con una parola, è riuscito a salvarmi dai guai tante volte.
E se oggi sono più forte è soprattutto merito suo. 
Una vita senza mio fratello proprio non riesco ad immaginarla e, se mai dovessi avere un altro fratello... farò in modo che cresca come lui: tanti sogni nel cassetto e un mondo tutto da scoprire. Ecco, vorrei che Peter non perdesse mai la voglia di credere e di sperare in un qualcosa di bello. Vorrei che, crescendo, continuasse a guardare il mondo con gli stessi occhi che aveva da bambino: lo stesso bambino che ora è diventato il mio eroe.


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