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1.

"Giusy poi si guarda dentro, quale strada prenderà se quella di suo padre o quella che sognava già"
Seduta nel divano di casa mia, con le cuffie nelle orecchie, ascolto "Giusy" di Ultimo. Questa canzone rispecchia la mia vita e forse è proprio per questo che è diventata una delle mie preferite.
"Ciao Giusy", mio fratello Peter è appena rientrato a casa.
"Ciao".
"Che fai?", mi raggiunge.
"Ascolto un po' di musica", sfilo le cuffie dalle orecchie.
"Talmente ovvio che non ha senso chiedertelo", se ne esce con queste battute.
"Dove sei stato?".
"In giro", risponde vago.
"Ti faccio i miei complimenti", dico con ironia.
"Per cosa?".
"Riesci sempre a dare delle risposte chiare e precise".
"Tu non sei da meno", ribatte.
"Ad ognuno i suoi difetti", gli spettino i capelli.
"Senti, hai ancora quel quaderno che ti ho prestato tempo fa, ma che non mi hai mai restituito?".
"Ti sbagli, io l'ho fatto".
"E dove lo hai messo?".
"Dovrebbe essere in camera tua, in mezzo a tutti gli altri" .
Raggiunge la sua stanza.
"Ehi Giusy. Puoi venire un attimo?", urla dopo un po'.
"Arrivo", sistemo le cuffiette in tasca e lo raggiungo.
"C'è qualcosa che non va?".
"Tempo fa il mio professore di filosofia aveva scritto una frase che, inizialmente, avevo dato per scontato", sfoglia lentamente le pagine del quaderno.
"Qual è?".
"Non smettere mai di credere nelle favole. Credi nei tuoi sogni, sempre. Ci hanno dato il dono di sognare, quindi perchè sprecarlo?", i suoi occhi si riflettono nei miei.
"Tu ci credi?".
"Nelle favole, dici? Sì, altrimenti non sarei qui a leggere questa frase", sorride.
"In effetti...", mi sfrego le mani. Lo faccio tutte le volte che sono nervosa. "E qual è la tua favola?", chiedo.
"Diventare uno scrittore", confessa con occhi diversi dal solito. "Ma tu non dirlo a nessuno, okay?", mi sfiora la guancia.
"Perchè?".
"Perchè ci sarà sempre qualcuno pronto a distruggere i tuoi sogni", guarda il soffito con aria malinconica "Ti diranno che non sei grado, anche quando in realtà poi è il contrario".
Le sue parole dimostrano quanto lui sia cresciuto in questi anni. Lo ammiro molto
"E il tuo sogno qual è?", continua a chiedere.
"Non ho un sogno in particolare", alzo le spalle.
"Non ci credo! Tutti hanno un sogno nel cassetto".
"Più che un sogno, il mio è un desiderio".
"E quale sarebbe?".
"Incontrare Ultimo o perlomeno andare ad un suo concerto".
"Sei proprio fissata con lui, eh?", mi prende in giro.
"Colpa tua che hai iniziato a farmi ascoltare una sua canzone", lo colpisco ad una spalla.
"Hai ragione. Colpa mia", si porta una mano sul petto. "Ma cosa ci trovi in lui? Voglio dire... è bravo ma...".
"La sua musica mi fa stare bene. Lui dà voce a tutte quelle frasi e parole che mi tengo nel cuore".
"Fatti abbracciare", mi stringe forte a sé.
"Grazie Peter. Avevo davvero bisogno di un abbraccio", ricambio il suo gesto.
"Da piccola dicevi che, da grande, volevi diventare una professoressa. Quel sogno esiste ancora?".
"La mia insegnante di italiano dice che ho un grande talento e che ho tutti i requisiti per diventare un insegnante in gamba come lei. Tutto dipende da me".
"Puoi farcela", rassicura.
"Solo perché tu mi hai insegnato a non mollare mai".
Mi dà un bacio in fronte.
"Senti, che ne dici di ordinare qualcosa da mangiare? I nostri genitori non tornano per cena", propongo.
"E se uscissimo? Hai visto la neve che c'è in giro", sì avvicina alla finestra e osserva il paesaggio imbiancato.
"Sei appena rientrato. Vuoi di nuovo uscire?".
"Solo se vieni con me".
"Fa troppo freddo", comincio a tremare. "Non mi va".
"Mettiti questa", si sfila la sua felpa e l'appoggia sulle mie spalle.
Questo gesto mi fa sentire protetta e amata. Poi si sa, con mio fratello posso sempre stare tranquilla.
Io ho 17 anni, lui 19. Esserci l'uno per l'altra. Questa è la nostra promessa e per noi non c'è cosa più importante. Ah, e tra i due, io sono quella più bassa: meglio risparmiare i suoi commenti sulla mia altezza.
"Puoi riprendertela. Vado in camera mia e indosso qualcosa di più pesante. Aspettami qui".
"Ti porto a mangiare in un posto speciale", indossa nuovamente la sua felpa.
"Grazie mille".
"A tua disposizione", si inchina.
"Ma smettila", rido. "Sei proprio un'idiota".
"Sarò anche un'idiota, ma trovo sempre il modo di farti stare bene".
"Guai a te se non lo fai", lo abbraccio forte. Così forte che non accadeva da tanto.
Raggiungo la mia camera. Sotto il letto tengo una scatola verde: lì conservo tutti gli oggetti che per me hanno un grande valore affettivo, come questa collana che tengo tra le mani. Me l'ha regalata Peter il giorno in cui un brutto incidente rischiava di rovinare la mia vita per sempre. La indosso e per qualche strano motivo provo una sensazione che non ho mai provato prima.
"Grazie mille, Peter", una lacrima scivola sul mio viso.
Indosso uno di quei maglioni pesanti, poi mi guardo allo specchio e sciolgo i miei capelli.
Sneakers bianche e un paio di jeans a vita alta. Scelgo sempre un look semplice, mai troppo impegnativo.
"Allora? Dove vuoi portarmi?", lo raggiungo in cucina
"Tu seguimi e fidati di me".
"Tutte le volte che mi fido di te, non succede mai niente di buono", mi piace prenderlo in giro, soprattutto per le sue espressioni buffe.
Qui a Milano, questa sera, le temperature sono piuttosto basse e i fiocchi di neve scendono lentamente dal cielo. Fra due settimane è Natale, e già in giro le persone fanno la corsa per i regali. Io, invece, preferisco farli sempre il giorno prima perchè non sono brava  a nascondere un segreto, figurarsi un regalo.
Peter si ferma davanti il cortile della mia scuola.
"Perchè siamo qui?", infilo le mani nella tasca del giubbino "Questo sarebbe il posto speciale?".
"Esatto", si siede su una vecchia panchina e dal suo zaino prende un vecchio quaderno.
"Vuoi prendermi in giro?", mi fingo arrabbiata "Cosa ci trovi di speciale in un vecchio cortile?".
"Sai cos'è questo?", sfoglia lentamente il quaderno che ha tra le mani.
"È solo un vecchio quaderno", mi guardo intorno e rimpiango di essermi fatta convincere da Peter ad uscire. Sto congelando.
"Non è solo un vecchio quaderno. Prova a chiudere gli occhi e ad aprire il tuo cuore".
Ci mancava solo che mio fratello si mettesse a fare il sentimentale.
"M-mi spieghi c-cosa hai in mente?", comincio a tremare. Stare fermi qui non è una bella idea.
"Leggi queste righe", prende l'ultima pagina.
Se dovessi spiegare l'amore in una sola parola, sceglierei quel termine che non si è più abituati a sentire: Felicità. Sì, perchè l'amore, anche se fa male, trova sempre il modo di renderti felice. Due anni fa conobbi una ragazza, Nicole. La persona più forte che avessi mai conosciuto. Ci incontrammo, per la prima volta, vicino un bar non molto lontano da casa mia. Pioveva ormai da troppo tempo. Io dopo una lunga giornata di lavoro mi affrettavo per tornare a casa e Nicole era seduta su una panchina, forse ad aspettare che quelle nuvole grigie  lasciassero il posto all'arcobaleno. Era sola e mentre le strade diventavano sempre più vuote, io decisi di avvicinarmi a lei per offrirle il mio ombrello, ma timidamente prese le sue cose e scappò via di corsa, quasi... spaventata.
Non smisi mai di pensare a lei e a quegli occhi azzurri che, per un attimo, avevano incrociato i miei.
La rividi dopo un mese seduta su un bar a bere un frullato. Mi avvicinai a lei senza neanche stare troppo a pensare
'Mi scusi signorina, è occupato questo posto?", gli chiesi.
Anche questa volta... si alzò e fece per andarsene.
"Ti prego, resta", la fermai. "Voglio solo parlare". 
Lei mi guardò con un espressione mista tra stupore e meraviglia. La ragazza più bella che avessi mai visto, con quei suoi capelli castani e quelle lentiggini sul viso
"Va bene", sorrise timidamente. Il sorriso più bello che avessi mai visto.
Incominciammo a parlare di tantissime cose che in quel momento mi sembrarono inutili in confronto a lei.
Quel bar diventò poi un nostro punto d'incontro. Ogni pomeriggio, stesso orario. Lì, a parlare della giornata appena trascorsa, a parlare dei nostri sogni e dei nostri progetti.
Pian piano cominciai ad innamorarmi di lei e ad apprezzare tutto quello che la vita mi mise davanti. Grazie a lei imparai che la vera bellezza non sta nelle grandi cose, ma nei piccoli gesti di tutti i giorni. Con lei accanto la vita cominciò a farmi meno paura e forse è proprio per questo che imparai ad avere più fiducia in me stesso e nelle persone. Le elencai tutti i miei difetti e lei cominciò a vederli come fossero perfetti. Lei fu l'unica a guardarmi con occhi diversi e per la prima volta io mi sentii, e mi sento tutt'ora, amato. È una sensazione che non si può descrivere: la felicità sta proprio in questo. La vivi e basta.
Tutto questo durò per ben due anni, finchè.... lei non fu costretta ad abbandonare la città per trasferirsi a Roma con la famiglia. Nessuno mi ha mai detto che sarebbe stato facile amare, ma ne è valsa la pena.
Un giorno ci rincontreremo e sarà come la prima volta: queste le sue parole prima di partire. Io ci spero sempre. Spero sempre di rivederla nei volti e nei gesti dei passanti"..
"Lo hai scritto tu?", le lacrime rigano il mio volto. In queste poche righe è riuscito a racchiudere il vero significato dell'amore.
"Ho scritto questa storia in poco tempo, proprio su questa panchina"
"Adesso capisco perché mi hai portato qui", con la manica del maglione mi asciugo il viso. "A cosa ti sei ispirato?".
"Venendo qui ho notato un uomo perso nei suoi pensieri.  Vedi... non sono mai stato bravo ad inventare discorsi o a scrivere qualcosa di nuovo", rivolge uno sguardo verso il cielo. "Preferisco basarmi su storie vere, su ciò che le persone vivono ogni giorno. Scrivere per me è raccontare storie con l'intenzione di emozionare".
"E ci sei riuscito benissimo", lo abbraccio. "Però ho una domanda".
"Dimmi", conserva il quaderno nel suo zaino.
"Come facevi a sapere che lui pensava ad una ragazza?".
"Me lo ha detto lui" si alza e mi prende per mano. "Mi ha raccontato di come una persona possa cambiarti la vita senza saperlo".
Sorrido. Certe storie riescono davvero ad emozionare.
"A me  piace scrivere e pensare che la loro storia  sia davvero andata in questo modo, ma sono convinto che c'è ancora altro da raccontare".
"Bravo Peter", sorrido. "Sono davvero orgogliosa di averti come fratello. Magari un giorno racconterai anche la mia storia".
"Perchè?", mi guarda attentamente. "Tu sei innamorata?".
"No, ma arriverà il momento".
"Io dovrò essere il primo a saperlo".
"Perchè?".
"Andiamo, se non condividi con me queste cose, con chi altro dovresti farlo!".

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