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6. Woods

Gerard aveva detto che avremmo scopato tutte le sere, o qualcosa del genere.
Non mi aspettavo che accadesse davvero, perché se ho imparato a capire come funziona con lui, sono sicuro che dice una cosa e poi ne fa un'altra.
Comunque nei giorni seguenti non ha fatto altro che stare appiccicato a Bert.
Praticamente è diventato la sua ombra.
E devo ammetterlo, la cosa mi da fastidio. Molto fastidio.
Perché camminano abbracciati o tenendosi la mano come due stupidi fidanzatini e quando qualcuno nei corridoi della scuola li chiama "checche" e roba simile, Bert e Gerard gli fanno il dito medio e continuano per la loro strada indisturbati.
Come se fossero Batman e Robin, solo che indossano vestiti stropicciati ed hanno l'aspetto di due fattoni.
Insomma, Batman e Robin usciti da un centro di recupero, ecco.
E comunque più vedo Gerard stare insieme a Bert e più ho voglia di starci io con lui. Con Gerard intendo, non con Bert. Non mi piace Bert. Parla troppo, generalmente dalla sua bocca escono solo cazzate, e poi ride da solo delle sue battute come se fosse lo spettatore del suo one man standing show.
Ridicolo.
Non so cosa ci trovi Gerard in lui.
Secondo Mikey, con il quale ho legato un po ultimamente, a Gerard piace la strafottenza di Bert.
Dice che Gee si sente più sicuro di sé quando è con lui.
Io avrei voluto dirgli che Gerard mi è sembrato abbastanza sicuro di sé anche da solo quando è entrato nella nostra camera e mi ha chiesto di scoparlo, ma ovviamente non era il caso, no?
Comunque finalmente quelli del trasloco mi hanno consegnato le mie cose. La mia adorata chitarra.
Mikey ha insistito perché suonassi qualcosa per lui, ma poi Donna si è arrabbiata perché dice che lo faccio stancare e non lo lascio mai riposare.
Anche Mikey si è arrabbiato perché vorrebbe uscire dalla sua cameretta, frequentare la scuola.
E Donna ha detto che sono stato io a mettergli in testa che può alzarsi dal letto e vivere normalmente anche se è malato.
Anche Gerard è particolarmente preoccupato per Mikey. Hanno tutti paura che un po' d'aria possa fargli male o che ne so io. Così ho deciso di farmi i fatti miei. Mi dispiace perché lui vorrebbe davvero uscire ma a quanto pare non accadrà presto.
Spero che non muoia nella sua cameretta comunque. Quello si che sarebbe un finale di merda.

«Iero!».
Sento i miei compagni di classe ridere, mentre torno alla realtà. Devo essermi addormentato sul banco, e il professore mi guarda accigliato. Stava spiegando il percorso della fantastica gita sul monte checazzonesoio organizzata dalla scuola per il fine settimana.
Ha iniziato a parlare di percorsi nella natura e stronzate varie ed io sono crollato in un profondo sonno. Tanto profondo che ho addirittura sbavato sul banco. Che schifo. Giusto per tenermi al passo con la mia aria da sfigato cronico.
Quando finalmente tutti smettono di ridere come idioti il professore ricomincia a parlare e ad elencarci tutte le cose di cui avremo bisogno in gita.
Come se fossimo così stupidi da non sapere di cosa abbiamo bisogno per andare a fanculo su una cazzo di montagna nel bel mezzo del nulla.

Tutta la classe è emozionata perché ehi si va in montagna! Io osservo i miei compagni che parlano tra loro organizzando giochi di gruppo e decidendo chi dovrà dormire in tenda con chi e cose del genere.
In tenda.
Su una cazzo di montagna, in una stupida tenda, con degli stupidissimi compagni di scuola.
Evviva la vita.
L'unica cosa che sono curioso di sapere è chi sceglierà Gerard. Me o Bert?
Ah che cosa stupida. Io dormo con Gerard ogni sera, sceglierà sicuramente Bert.
La cosa mi infastidisce da morire, giuro.

Passiamo l'intera settimana a ripeterci cosa dobbiamo o non dobbiamo portare.
Il giorno della partenza Gerard siede nel pullman accanto a Bert. Ovviamente.
Quando arriviamo resto ancora più sbalordito di quanto credevo sarei stato nel vedere il meraviglioso campeggio in cui allogeremo.
Un dannato campo pieno di erbacce in cui quelli dello staff hanno sistemato delle tende qua e là.
Ray ci prova con una tipa che della nostra classe ma lei lo liquida con un "vattene via, afro moccioso", e lui ci ride su divertito rassegnandosi all'idea di dover dormire con Bob che oltretutto occupa tutta la tenda e sembra più annoiato di me.
Gerard mi mette una mano sulla spalla ed indica una delle tende, la più nascosta tra tutte «Io e te ci sistemiamo lì» mi dice facendomi l'occhiolino. Poi mi strizza una chiappa. Giuro.
Ha scelto me! Ha scelto me.
Lo so che sembra stupido ma sono contento.
Lancio un'occhiata a Bert che sta sistemando le sue cose nella sua tenda e sembra totalmente disinteressato al fatto che Gerard ed io dormiremo insieme.

Quando ci siamo sistemati, il professore e un tipo che organizza le escursioni ci spiegano che ora andremo a fare una passeggiata verso la cima della montagna dove c'è una capanna in cui un vecchio eremita è vissuto da solo per 30 anni prima di morire nel 1983. Deve essere la cosa più noiosa del mondo.
Il professore ci chiede se abbiamo con noi la mappa, la bussola e una borraccia d'acqua.
Ray gli mostra il suo zaino, tutto eccitato. Scommetto che da bambino faceva lo scout. Sono sicuro che era un piccolo lupetto, una giovane marmotta. Insomma uno di quei bambini che passavano i fine settimana in campeggio a fare nodi e a scalare pareti rocciose e a cantare canzoni intorno al fuoco.
Camminiamo lungo un percorso pieno di rovi e rami e piante e dopo un'eternità di strada in salita e sassolini nelle scarpe raggiungiamo questa capanna abbandonata.
Il professore ci fa sedere a terra in circolo e distribuisce dei panini mentre ci racconta la storia di questo inutile eremita vissuto e morto qui.
I panini fanno schifo.
Quando finiamo di mangiare il nostro favoloso pranzo al sacco il professore ci dice che possiamo andare a fare un giro, purché ritorniamo qui entro un'ora e sopratutto ci ricorda che dobbiamo girare sempre in gruppo o in coppia e mai da soli.
Alcuni fanno il tour della capanna, per vedere dove dormiva e dove pisciava il vecchio solitario.
Bob, Ray, Gerard e Bert, i fantastici 4, escono fuori e mi fanno cenno di seguirli.
Così mi aggrego a loro e insieme ci addentriamo in una specie di bosco.
Quando siamo abbastanza lontani dal resto della classe, Bert apre il suo zainetto e tira fuori due canne. Ne accende una e porge l'altra a Bob che improvvisamente sembra contento di essere qui.
Fumiamo tutti, un po per uno.
Poi annuncio che devo fare pipì, e Bob mi dice di farla dietro ad un albero, ma io non riesco a farla circondato da tutti loro così gli dico che vado a farla da un'altra parte e mi addentro un altro po nel bosco.
Non è che io sia un genio delle coordinate e dell'orientamento, e come uno scemo mi ritrovo a girare in tondo nel bosco senza riuscire a trovare più né Gerard né gli altri.
Inizio ad andare nel panico.
Non mi sono perso non mi sono perso non mi sono perso.
Cerco di ricordare da dove sono venuto, ma qui è tutto uguale e gli alberi sembrano tutti gli stessi e io giro in tondo come una trottola e fanculo, mi sono perso.
Faccio un respiro profondo cercando di calmarmi.
Detesto questo posto. Sento il rumore degli insetti ronzarmi intorno, mi fanno male i piedi e sopratutto non voglio morire come un eremita in un fottuto bosco in cima a una montagna del cazzo!

Non so quanto tempo è passato, ma finalmente ho ritrovato la capanna dell'eremita e dentro non c'è nessuno. Il sole è calato ed io sono esausto.
Cerco di affrettare il passo verso il campeggio, dove probabilmente la mia classe sta cenando beatamente senza nemmeno essersi accorta della mia assenza.
Quando arrivo sono completamente sudato e ricoperto di terra e foglie perché nel frattempo sono caduto due o tre volte.
Bob scoppia a ridere appena mi vede. Probabilmente ha fumato altra erba.
«Cristo che pisciata lunga!» dice e Ray ride insieme a lui e così anche Bert.
Gerard mi guarda e non dice nulla, ma ha di nuovo quel suo tipico sorrisetto sulle labbra che mi da davvero ai nervi.
Il professore annuncia che è ora delle docce.
Ci sono due docce per le ragazze e due per i ragazzi.
Stanno accanto ai lavatoi e ai due bagni. Mi fa schifo il pensiero di dovermi lavare in una doccia comune.
Gerard alza la mano e mi guarda «Io e Frank andiamo per primi!» dice, poi entra nella tenda a prendere asciugamani e sapone e mi fa cenno di seguirlo.

Lo vedo guardarsi intorno come per controllare che non ci stia seguendo nessuno.
Abbiamo dieci minuti a disposizione.
Gerard apre i getti dell'acqua che esce inizialmente congelata, e si spoglia in fretta.
Io faccio lo stesso, e getto a terra i miei vestiti completamente sporchi.
Quando mi infilo sotto l'acqua, sento le mani di Gerard spingermi verso la parete. La schiena colpisce il muro freddo, e vedo Gerard sorridermi mentre si china sulle ginocchia.
L'acqua gli cade sulla testa ma lui sembra a suo agio.
Lo vedo avvicinare le labbra al mio inguine ed io ho un'erezione in tre, due, uno, eccoci.
Benvenuto piccolo Frankie.
Gerard avvicina le labbra alla punta, lo bacia e poi con una mano inizia a masturbarmi e con l'altra mi accarezza i testicoli ed io sono dannatamente eccitato.
Ma Gerard alterna i movimenti a qualche breve pausa ed è una tortura.
E quando sto per venire mi guarda negli occhi, sorride ancora e... Si alza.
Si alza, prende il suo asciugamano, se lo lega in vita e se ne va, dicendomi «Tempo scaduto» e lasciandomi qui come uno scemo, in tiro e insoddisfatto.
Stronzo.

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