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4. Ghoul

Avevo creduto che le cose con Gerard stessero prendendo una buona piega.
Anzi, quella cosa successa in biblioteca mi sembrava un'ottima piega.
Certo, poi quella vecchia della segretaria ha rovinato il momento sul più bello ma ho pensato che ehi, mi ha quasi baciato, mi si è strusciato addosso, dovrà pur succedere qualcosa, no?
Beh, no.
Dopo che siamo usciti dalla biblioteca Gerard non mi ha rivolto la parola.
Nemmeno una dannatissima volta.
Nemmeno a cena quando voleva la bottiglia di Coca Cola che era proprio davanti a me ma lui no, ha chiesto a sua madre di passargliela.
E sono passati due giorni, durante i quali lui non ha fatto altro che ignorarmi, ed oggi è sabato e la scuola è chiusa e mio padre lavora e Donna è impegnata a cucinare da stamattina all'alba perché a quanto pare oggi a pranzo verranno delle sue amiche che se non ho capito male sono pazze come lei.
Comunque me ne sto seduto sul divano a guardare i cartoni animati perché questo è quello che faccio nel mio tempo libero visto che quelli delle consegne non mi hanno ancora portato le mie cose e la mia chitarra è in chissà quale magazzino della FedEx a prendere polvere.
Comunque, Gerard è seduto sulla poltrona alla mia destra ed è impegnato in un disegno che però non vuole mostrarmi perché quando giro lo sguardo verso il foglio lui ci mette una mano sopra come faceva quella stronza di Jamia Nestor alle elementari durante le verifiche e non mi lasciava mai copiare nulla.
«Questa sera Bob da una festa a casa sua» dice di punto in bianco, continuando a disegnare e a tenere lo sguardo puntato sul foglio.
Vuole che vada anche io?
«Beh non ho impegni-» gli dico ma lui solleva la testa per guardarmi con un sopracciglio sollevato.
«Bob ti ha invitato?» mi chiede serio.
Scuoto la testa e lui sospira «Allora trovati qualcosa da fare, non puoi venire».
«Ah» faccio, deluso.
Belleville è un inferno. E Gerard è Satana.

Le amiche di Donna sono delle esaltate peggio di lei. Per tutto il pranzo non hanno parlato di altro che di presenze e spiriti e voci e figure angeliche e Dio solo sa quali altre stronzate.
Inizialmente credevo stessero scherzando, e invece no.
Così alla fine del pranzo penso di andare a sdraiarmi sul letto in camera a fissare il soffitto contemplando la mia penosa vita, quando una delle amiche di Donna - quella con i capelli corti e rossi - mi prende la mano e mi dice «Che bella aura che hai».
Eccone un'altra.
«Grazie» mormoro cercando di divincolarmi ma questa non mi lascia.
Gerard mi guarda divertito.
«Devi avere uno spirito bellissimo dentro di te» mi dice la tipa.
Le altre annuiscono, confermando la sua teoria.
Ed anche la mia: sono tutte sceme.
Comunque, mi schiarisco la gola e sforzo un sorriso.
«Se non vi dispiace, vorrei andare a riposare un po» dico cercando di simulare uno sbadiglio.
Ma ovviamente c'è un motivo se non sono mai stato il protagonista di una recita scolastica no? Non so fingere nemmeno un cazzo di sbadiglio.
Gerard fa una risatina, ed io capisco che queste idiote di hanno catturato.
«Sembri preoccupato» dice Donna.
Le sue amiche annuiscono.
«Già, brava, è vero, si percepisce la sua preoccupazione» commentano.
Anche Gerard annuisce.
«Non devi essere preoccupato, tesoro!» dice la rossa.
«Ok» dico io sperando che mi lasci andare via.
Ma lei no, continua a tenermi la mano.
Donna mi guarda seria, chiudendo i suoi occhi in due piccole fessure, ancora. Come se mi stesse studiando.
«Mmmh... Frank, tesoro, cosa ti affligge?» mi chiede.
Voi! Mi affliggete voi!
«Ehm, niente, giuro» dico provando a sembrare convincente.
Gerard continua a ridacchiare divertito e mi chiedo come sia possibile che nessuno gli dia peso mentre tutti si concentrano su di me.
Donna scuote la testa, poi comincia a guardarsi intorno «Devi rilassarti, Frank. Tua madre vorrebbe che tu ti rilassassi» mi dice muovendo le mani in aria come una scema.
Sollevo un sopracciglio.
Mia madre cosa?
«Si... Posso sentire la sua presenza. La sua anima è qui con noi. Qui con te, Frank» dice Donna.
Non riesco a trattenere una risata. Ma siamo seri!?
«Ma mia madre non è mica morta, come fa ad essere qui la sua anima!?» chiedo ovvio, e frustrato, liberandomi finalmente dalla presa della folle coi capelli rossi.
Sento un "Ooh" generale echeggiare nella stanza, intriso di delusione.
Donna scuote ancora la testa «Non va affatto bene così, Frank» mi dice, ma prima che possa aggiungere altro lascio la stanza e me ne vado in camera.

Dopo qualche secondo, mentre me ne sto sul letto e - lo ammetto - ho quasi voglia di piangere perché la mia vita fa schifo e qui sono tutti pazzi dal primo all'ultimo, Gerard entra nella camera e sospira.
«Ah, hai spezzato i cuori di quelle povere donne, così intenzionate a comunicare con la tua anima e quella di tua madre» mi dice, agitando le mani in aria per imitare Donna.
Non riesco a non ridere.
E Gerard ride con me.
«Cristo, sembrano delle pazze» commento
Lui annuisce «Si, credo che lo siano».
Inaspettatamente si siede sul bordo del mio letto e si morde il labbro guardandomi per qualche secondo.
Ed io inizio a pensare a quanto sia affascinante. Sexy, in effetti.
«Forse è meglio restare chiusi qui in camera... Stanno per fare una seduta spiritica».
Annuisco, perché ci manca che scendo al piano di sotto a guardarle parlare con dei fantasmi inesistenti.
Gerard continua a starsene sul mio letto ed io mi chiedo che intenzioni abbia perché sembra che si stia avvicinando sempre di più a me.
No, si sta sicuramente avvicinando.
La sua mano si posa sulla mia pancia ed io sussulto cominciando a sentirmi nervoso.
«C-che fai?» gli chiedo mentre porta la testa verso il mio viso e sento la punta del suo naso sfiorare il mio.
Riesco a vedere solo i suoi bellissimi occhi verdi.
Bellissimi? Si, ok cristo, sono bellissimi.
Sorride sollevando un lato della bocca.
«Avevamo lasciato qualcosa in sospeso se non sbaglio...» sussurra parlando a pochi centimetri dalle mie labbra.
Inizio a sentire caldo.
Cristo se sento caldo.
La mano di Gerard si fa strada sotto alla maglietta, e con le dita mi sfiora l'ombelico ed io sussulto di nuovo.
Sta parlando di quello che stava succedendo in biblioteca, giusto?
Come se potesse leggermi nel pensiero, mi passa la lingua sulle labbra, con un movimento delicato.
Deglutisco. Sento il sangue defluire verso il basso ventre e come per magia sento il piccolo Frankie indurirsi, mentre la mano di Gerard si fa largo sulla chiusura dei miei pantaloni.
Sorride ancora.
«Vedo che le cose qui si fanno interessanti» dice sicuro di sé, ed io arrossisco.
«Ehi, ci sono tua madre e la sua comitiva di psicopatiche in casa» dico imbarazzato, nonostante in realtà sia estremamente eccitato.
Gerard scrolla le spalle «Non preoccuparti, non verranno qui» mi dice. Poi mi bacia, cercando la mia lingua con prepotenza, mentre le sue mani sbottonano i miei pantaloni e si fanno strada sotto il tessuto dei boxer.
Ci baciamo per un po, poi Gerard interrompe il gioco di lingue e si china sul mio inguine. Usa entrambe le mani per tirare giù i pantaloni ed i boxer ed io lo aiuto e quando la metà inferiore del mio corpo è completamente nuda comincia a baciarmi intorno all'inguine mandandomi in tilt.
Con una mano inizia a masturbarmi, poi decide di inumidirsi le labbra ed usare anche la bocca ed io penso di impazzire.
Ci sa fare, cristo, e credo che verrò decismente troppo presto.
Gerard mi guarda mentre muove la testa ritmicamente su e giù e sento il pene pulsare nel calore della sua bocca e non riesco a trattenermi, esplodo in un orgasmo che ho atteso per giorni e lui sembra soddisfatto di sé.
Si passa il dorso della mano sulle labbra, sollevandosi, ed io prima che possa dire qualcosa gli afferro il volto tra le mani e lo bacio, spingendolo per farlo sdraiare sul letto.
Così i ruoli si invertono ed ora sono io a gestire la situazione.
Gerard è eccitato, la sua erezione spinge contro i vestiti ed io lo libero dai tessuti curioso di vedere come siamo messi qui sotto.
E siamo messi davvero bene.
Ho voglia di sentire il suo sapore, di dargli piacere e fargli capire che ci so fare anche io, ma prima devo torturarlo un po, girarci intorno, sentirlo gemere mentre gli sfioro la punta con la lingua e poi farlo attendere ancora un po, giusto per vendicarmi per tutti i problemi che mi ha creato da quando sono arrivato in città.

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