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18. Dimenticare

Per la mia migliore amica, che ha bisogno di distrarsi.❤

Madison

"Aiden per favore, smettila!" esclamo ridendo ma lui non smette di farmi il sollecito. 
L'ho pregato in tutti i modi.
"Mi piace vederti ridere!" risponde e sento le sue labbra schioccarmi un bacio veloce sullo stomaco.

Toglie finalmente le mani dalla mia pancia e si sdraia di nuovo al suo posto ancora tra le risate.
Riprendo fiato un attimo e mi sdraio al suo fianco.
Lo guardo.
È bellissimo.
Mi rigiro tra le lenzuola mettendomi di fianco e lui mi sorride.
Gli sfioro la guancia con le dita e i suoi occhi non si staccano dai miei.
Sono così belli...azzurri oceano.

La mia mano scende sul suo collo e sul suo petto quando...

Abbasso lo sguardo.
"Aiden..." sussurro.
Ha una grande cicatrice sulla sinistra del suo petto.
Ritiro velocemente la mano.
Non l'avevo mai vista.

"Aiden." ripeto "Cos'è questa?"

Non riesco a distogliere gli occhi dal suo petto che lentamente si muove al ritmo del suo respiro.

"Non è niente Madison." risponde una voce che non è la sua.

Alzo lo sguardo e non vedo più Aiden.
È Jason.
Guardo di nuovo sul suo petto e la cicatrice non c'è più.

Sgrano gli occhi e mi allontano.
"Che ci fai qui!" esclamo quasi spaventata mentre lui mi si avvicina confuso.
Ripete il mio nome con naturalezza.
Che cavolo succede!?

Sono quasi fuori dal letto quando lo vedo.
Aiden in piedi davanti alla porta della sua stanza.
Guarda fisso davanti a se.
Guarda noi.
Si volta e fa per andare via.

"Aiden!" esclamo scattando in piedi e andandogli incontro, non curante di indossare solo la biancheria intima.
Lo prendo per un braccio e lui si ferma.
Non riesco a farlo voltare, sembra fatto di pietra.

Continuo a chiamare il suo nome ma dalla mia bocca esce quello di Jason.

Non capisco...

"Aiden!" riesco a dire alla fine, più forte del previsto.
Lui si volta e mi guarda.
Gli occhi lucidi, neri come la pece.
Sul petto la stessa cicatrice...aperta.

Faccio per indietreggiare ma i miei piedi sono come incollati al pavimento.

Lui si avvicina e cerco di non guardare la sua ferita e chiudo gli occhi.

"Madison...Perché ti spaventi?" chiede e lo sento più vicino.
Mi ostino a non aprire gli occhi.
"Non è colpa tua. È stata colpa mia...sono io che mi fidavo di te."

Apro le palpebre ma non ho il tempo di vedere niente che lui mi abbraccia.
Forte. Troppo forte.

Sento un calore espandersi sul mio petto ed è come se venissi trafitta da una lama.
Fa male. Fa malissimo.

Spero che il dolore smetta ma non accade.

E più sento dolore più la sua presa si allenta.

Mi sta passando il suo dolore.

E più la sua presa si allenta più voglio sentirla stretta.

Per l'ultima volta i suoi muscoli si stringono come una morsa attorno al mio busto prima che io mi risvegli in un urlo strozzato nella mia stanza.

Sbatto le palpebre e mi guardo intorno.
Non sono nella sua camera, sono nella mia e ho ancora addosso il mio pigiama.
Nessuna ferita, nessun'Aiden.

Mi metto seduta mentre il mio battito torna regolare.
Mi passo una mano sul viso e richiudo gli occhi.

Questo sarebbe il mio senso di colpa che si insinua pure nei miei sogni?
Beh suppondo di sì.

Mi alzo e apro la finestra.
Devo venire a capo di questa situazione.
Non riesco a fingere con Jason e non posso più continuare a vivere con questo peso sullo stomaco.
Inoltre non ho più visto Aiden da quella sera e non so se Chloe gli abbia parlato.
È quasi una settimana che non mi da notizie.
In effetti non so semmeno se Chloe creda a quello che le ho detto.
Non so niente di niente.

E rimarrò in questa situazione finché non parlerò con Aiden di persona.
Sempre se riuscirò a farlo.
Beh che lo voglia o no,  ignorandomi si sta comportando come un bambino di sei anni.

Vado in bagno e incrocio Tiffany nel corridoio che esce dalla camera matrimoniale stirandosi le braccia.
Mi sorride e scende giù per le scale.

Sembra quasi essersi dimenticata che l'abbiamo lasciata a Los Angeles...

Mi chiedo cosa possa averle fatto distogliere il pensiero dal gridarmi contro appena mi ha vista.
Ma non voglio saperlo.

Faccio per aprire la porta, ma questa non si apre.
"Occupato!" esclama una voce da dentro la stanza.
È la voce di Jason.

Mi appoggio alla parete aspettando che esca.

Poco dopo vedo anche mio padre uscire dalla sua camera e fare la stessa cosa della sua fidanzata.

"Buon giorno!" esclama avvicinandosi e dandomi un bacio sulla fronte.
Sorrido e lui bussa alla porta del bagno.
Jason gli risponde allo stesso modo e lui mi passa una mano tra i capelli prima di scendere al piano di sotto.

Credo che si sia arreso ad usare il bagno del piano di sotto.

Pochi secondi dopo, la porta alla mia sinistra si apre e ne esce un Jason in pigiama e con i capelli ancora scompigliati.
Non sarà più lo stesso per me, ma rimane comunque un bel panorama.
È forse per questo motivo che mi lascio baciare lentamente.

"Buongiorno." dice appena le nostre labbra si separano.
"Perché non hai usato il tuo bagno in camera?" chiedo con le sue mani ancora sulle mie guance.
"Perché speravo in questo incontro..." risponde e mi sorride un'ultima volta prima di allontanarsi.
"Ti aspetto per la colazione!" dice giù per le scale.

Annuisco più a me stessa che a lui ed entro in bagno.

Ne esco pochi minuti dopo e la speraza di far sembrare la mia espressione meno quella di un cadavere in vacanza, è fallita.

Metto il costume da bagno.
Jason ieri mi ha detto di voler fare un bagno giù alla spiaggia sotto casa.

Indosso un vestito leggero di pizzo sopra il mio bikini dorato e scendo le scale.

Ho aspettato tutta l'estate per mettere questo costume e finalmente la mia pelle è passata dal bianco cadaverico al roseo tipico di un essere umano medio in pieno inverno.
Anche se proprio stamattina, non si direbbe a vedere la mia faccia...

Arrivo in cucina e stanno tutti mangiando dei biscotti rosa.

Mi avvicino per vederli meglio.
Sono macarons!

Io amo i macarons.

"Madison!" esclama mia mamma notando la mia espressiona sognante, con una teglia in mano "Vieni ne ho appena sfornati altri!"

Non poteva essere opera di Tiffany.

Li raggiungo e mi siedo a tavola, tra Alexandra e mio padre.

Mia sorella mi sorride e mi passa un pasticcino verde menta.

La tavola è piena di macarons di colori diversi.

Ne assaggio uno che scopro essere alla nocciola.
È buonissimo!
Questa è forse la colazione migliore da quando sono qui.

Do un bacio veloce sulla guanci di mia mamma mentre mi passa accanto con l'ultima sfornata di dolcetti.

Mi ricordo quando ce li preparava la vigilia di Natale, tutti di un rosso brillante.

Ha imparato a farli ad un corso culinario a Parigi, durante un viaggio di lavoro, insieme ad altre ricette tipiche francesi.
Inutile dire che al ritorno da quel viaggio piuttosto che a casa, sembrava di stare in una boulangerie.

Erano anni che non li mangiavo fatti da lei...

"Era un sacco che non li cucinavi!" esclamo addentando un dolcetto rosa.
"Infatti..." dice mio padre "Come mai questa improvvisa voglia di prepararli?"
"Mi sono svegliata presto stamattina." risponde mia mamma "C'erano come dei..rumorini fastidiosi...che non mi facevano dormire."

Alle sue parole mio padre le lancia un'occhiataccia.

Non voglio capire.

"Quindi ho preso la macchina e sono andata a fare un giro. Sono scesa giù in spiaggia..." dice lasciando la frase a metà.
Sorride a se stessa.

"C'è un bel panorama da un angolo del vecchio parco..." aggiunge guardando il suo ex marito.
I due si scambiano un lungo sguardo senza nessuna espressione precisa in volto.
Solo una strana intesa.

"E mi è venuta voglia di macarons e sono tornata a cucinarli!" esclama distogliendo lo sguardo.

La guardo un attimo.
Qualcosa mi dice che non è la prima volta che viene qui.

"Ed è stata un'ottima idea, signora Williams, complimenti!" esclama Jason gustandosi l'ultimo dolcetto sul suo piatto.

Finisco la mia colazione e guardo Tiffany e mia madre sparecchiare.
Non so come faccia...
Io al suo posto non riuscirei a stare così tranquilla accanto alla donna che mi ha portato via il marito.

"Madison!" esclama Jason girandosi verso di me "Stavo pensando, ma perché, invece di scendere in spiaggia, non ce ne stiamo qui in piscina? Più tranquilli, soli..."

"Non troppo soli." lo interrompe mio padre intento ad armeggiare con il suo smartphone, dandoci le spalle.

Sul volto del mio ragazzo appare un'espressione di falsa innocenza che mi fa automaticamente sorridere e annuisco.

Mi segue in veranda e ho il tempo di togliere il copricostume che mi pento di aver acconsentito alla sua proposta.

Mi guarda, dall'altra parte della piscina.

Aiden

La guardo in piedi.
I muscoli congelati.
Mi guarda nel suo bikini luccicante.
Per un momento mi sembra di conoscerla ma poi quel ragazzo le si avvicina dandole un bacio sul collo prima di tuffarsi in piscina.
E allora rivedo Madison.
L'estranea che pensavo di amare.

I nostri occhi continuano a tenersi stretti a più di cinque metri di distanza mentre goccioline d'acqua esplodono tra di noi.

Il suo fidanzato riemerge e le fa segno di seguirlo e lei si tuffa a sua volta.

Solo quando lei è sott'acqua i miei polmoni finalmente si sviotano di aria.

Mi volto e torno al mio lavoro.

Sicuramente ripulire il filtro è più interessante...
No, ma fa sicuramente meno male.

Sento delle risate alle mie spalle, di cui una mi è facilmente riconoscibile.

Mi sforzo di ignorarle e contrentarmi su quello che sto facendo.

"Jason! Smettila di farmi il solletico, vedi che così mi affoghi!"
"Oh non potrei mai affogare la mia principessa ballerina!"

Non ce la faccio.
Getto il tubo ai miei piedi e l'acqua smette di uscire.

È meglio anticipare la mia pausa pranzo.
Finirò più tardi.

Ho una strana voglia di picchiare quel ragazzo, anche se so perfettamente che la colpa non è sua.
Ma mi stanno facendo impazzire.
Sento solo le loro risate allegre e il mio respiro veloce.

Non riesco più a ignorarli.

Faccio per andare via quando mi ritrovo davanti Alexandra.

"Oh Aiden scusa!" esclama riposando il suo telefono nella tasca "Non ti ho proprio visto!"

Scuoto la testa facendole cenno di non preoccuparsi.

"Ma stai andando via?" chiede incuriosita.

Annuisco.

"Scusa Aiden ma la tua pausa non inizia tra più di un' ora?" chiede ancora.

Non ho proprio voglia di stare qui a farmi fare un interrogatorio.

Faccio per superarla e andare via quando lei mi ferma per un polso.

"Aiden!"

La sua voce è così simile a quella della sorella.

Mi volto nella sua direzione e lei incrocia le braccia.

"È per Madison, vero?" chiede con il tono di chi sa già la risposta.
"Sto semplicemente anticipando la mia pausa." rispondo "Devo andare a casa adesso."

"Non ti serve a niente scappare da loro. Non è così che risolverete le cose." aggiunge "Ti stai comportando come una liceale!"

"Io?" sbotto "Mi sembra che sia stata la tua sorellina a spassarsela con me mentendomi! Non io!"
"Questo lo so e lo sa bene anche lei, e ne è pentita!"
"Oh si vede com'è pentita!" esclamo indicandole la piscina con un cenno del capo.

"Aiden ascoltami.." dice mettendo le mani avanti "Madison sapeva che quello che faceva era sbagliato, mentirti e tutto il resto... Ma non voleva che finisse così e l'ultima cosa che avrebbe voluto era perderti."

La guardo negli occhi.
Il saper parlare è di famiglia.

"Sei stato tu a dirmi di comportarmi da adulta e adesso io ti dico lo stesso. Comportati da adulto Aiden Howard, hanno tutti diritto a delle spiegazioni e a una seconda chance." conclude guardandomi.

Si aspetta una risposta.
Una risposta da adulto.
Ma a mio malgrado le uniche risposte che potrei darle sembrerebbero uscite della bocca di un bambino.

"Alexandra!" la voce della signora Williams mi salva.

"Ti sta chiamando tua madre." dico infine e lei li limita a guardarmi e ad andare via.

Sento come se mi avessero appena tolto delle manette.

Non posso affermare che Alexandra abbia detto cose sbagliate, ma non posso dire lo stesso di Madison.
Lei è una bambina viziata e non otterrà tutto quello che vuole.

Non stavolta.
Non con me.

"Aiden..."
Sussulto sentendo una mano fredda sfiorarmi appena la spalle.

Mi volto.

Parli del diavolo...

"Aiden possiamo parlare?" chiede avvolta nella sua asciugamano nera.

Vedo il suo fidanzato in lontananza rientrare in casa.

"E di cosa vorresti parlare?" chiedo con un cenno di falsa ironia, sforzandomi di guardare ovunque tranne nei suoi occhi.

Le nuvole sopra di noi diventano improvvisamente interessanti.

"Potrei iniziare chiedendoti di guardarmi almeno..." dice e io mi volto abbassando lo sguardo su di lei.

È ancora bagnata, con quel costumino dorato.

Per un momento potrei anche pensare di non arrabbiarmi.
Ma solo per un momento.

Deglutisco e la guardo negli occhi.

"Che c'è? Ti sei di nuovo stancata di lui?" chiedo e lei stringe le labbra.

Comportati da adulto, Aiden.

"Hai parlato con Chloe?" mi chiede.
"No, non è ancora tornata." rispondo freddo.
"Tornata?"

Mi prende in giro?

"Sí, tornata. È partita per Stanford, a fare domanda per il college. Torna tra due giorni." spiego incrociando le braccia.
Mi guarda stupita.
E a me stupisce il fatto che lei non lo sapesse.

"Non ne avevo idea..." dice più a se stessa che a me.

"Hai finito con le tue domande? Posso tornare al mio lavoro?" chiedo cercando di sembrare il più calmo possibile.

"Aiden ti prego!" esclama prima che possa voltarmi "Io non ce la faccio più. Non riesco più a guardare in faccia Jason, a guardarmi allo specchio. Non riesco a non pensare ai tuoi occhi che...che piangono per colpa mia..."

La guardo.
Se non sapessi che è appena uscita dalla piscina, dalla sua voce, direi che sta piangendo.

"Ti ho detto in tutti i modi che mi dispiace, che ero pronta a lasciare tutto...ma io non posso farlo senza...senza sapere che tu mi hai perdonato." ammette.

La guardo.
Per quanto io possa negarlo lei è la stessa ragazza che tenevo tra le braccia fino a due settimane fa.
La stessa ragazza che è inciampata sulla sabbia venendomi addosso, la stessa che però, non ha fatto che mentirmi da quel giorno.

Mi sono sempre ripetuto che stavolta non mi sarei fatto del male, e invece è successo. Ed è successo per colpa sua.

"Non posso." rispondo scuotendo la testa "Madison...io non posso. Non sono sempre a disposizione degli altri...lo sono stato ed ecco com'è finita. Non credere che io mi diverta a vederti ridere con lui, non credere che non mi manchi avere...avere il ricordo delle tue labbra tutti i giorni...
É vero, tutti hanno diritto a una seconda chance ma...io non ne ho mai avuta una e...non sono in grado di fingere che è sempre stato tutto rose e fiori. Non ancora..."

Stringo i denti.

"Non posso." affermo e lei schiude le labbra e stavolta le sue lacrime sono ben distinguibili.

Annuisce velocemente e indietreggia.

La guardo camminare velocemente verso il suo ragazzo che le sorride passandole un braccio attorno alle spalle.

Come fa?
Come fa a non vedere che ha pianto?
Come fa a non accorgersi che c'è qualcosa che non va?

Abbasso lo sguardo.

Complimenti Aiden, hai fatto l'adulto.

Ho fatto l'adulto e l'ho lasciata correre via.

Eppure non era proprio questo ciò che volevo? Non vederla più, non parlarle più?
È questo quello che ho sperato quella notte che sono andato via da qui.
E adesso che finalmente è successo, sento di aver fatto qualcosa di sbagliato.

Sento...

Sento squillare il telefono.

Vi volto e vedo lo schermo del mio cellulare brillare sulla sdraio bianca.

Lo prendo.
È mia mamma.

"Mamma?" rispondo.
"Aiden! Sono Julie!" esclama la voce spaventata della mia sorellina.
"Julie! Che è successo?" chiedo.
"La mamma! La mamma sta male!" esclama lei e il sangue mi si gela nelle vene.
"Arrivo, non ti muovere." dico chiudendo la telefonata.

Prendo le chiavi della Jeep e corro alla macchina.

Il signor Scott non si arrabbierá se anticipo la mia pausa.

-

Entro in casa e corro in cucina.

"Mamma!" esclamo con un accenno di sollievo nella voce vedendola seduta al tavolo.

Ha la fronte appoggiata alla mano e mia sorella le versa dell'acqua nel bicchiere.

"Mamma..." ripeto sedendomi difronte a lei "Cosa è successo?"
"Niente tesoro...Julie ha esagerato...ho solo avuto un mancamento...mi gira un po' la testa. Non c'era bisogno che venissi qua." dice lei prendendomi le mani.

È gelata.

"Aiden scusa, non sapevo cosa fare.." dice mia sorella.
"Tranquilla, hai fatto bene a chiamarmi." rispondo passandole una mano tra i capelli.

"Va tutto bene adesso?" chiedo poi a mia madre e lei annuisce "Ma hai mangiato qualcosa che ti ha fatto male? Che ne so...le nocciole? Sei allergica alle nocciole!"

Mi guarda un attimo e poi annuisce.
"Sì sicuramente è colpa delle nocciole...Sono stata da Mary la vicina, e mi ha offerto un pezzo di crostata...sicuramente c'erano le nocciole..." dice sorridendomi.

È un sorriso troppo spento per essere vero.

"Vuoi che chiami un medico?" chiedo.
"No, no!" risponde "No..non serve sono solo un po' stanca...Torna a lavoro, tesoro..."

Mi passa una mano sulla guancia.

"No." dico scuotendo la testa "Chiamo il signor Scott e gli dico che prendo un giorno libero. Resto con te."

Fa per obbiettare ma io la precedo.

"Vai a sdraiarti, finisco io qui." dico e lei mi guarda un attimo, prima di alzarsi e darmi un bacio sulla fronte.

Si allontana accompagnata da mia sorella. La guardo.

È una donna così giovane, che sembra invece così vecchia.
Così stanca.

E tutto per colpa di quell'uomo...

Mi avvicino al lavandino constatando quando lavoro mi resta da fare.

Non sono un campione di velocità nel lavaggio dei piatti ma non penso mi ci vorrà molto.

Chiamerò Mr. Scott appena avrò finito.

Apro il rubinetto e inizio a sciacquare le stoviglie.

Guardo fuori dalla finestra la mia Jeep parcheggiata nel vialetto.

Ripenso alla sensazione di errore che ho provato quando lei se n'è andata dopo le mie parole.

Non ho sbagliato.
È tutto giusto invece.

Lei ha la sua famiglia, ha un ragazzo che la ama, ha una vita perfetta.

E io ho la mia famiglia di cui prendermi cura. Ho fatto una promessa che devo mantanere, e Madison è solo un ostacolo.

Le nostre vite vanno bene così, opposte, sole.
Non possono incatenarsi.
Se dovesse accadere di nuovo sarebbe peggio per entrambi.

Imparerà a dimenticarmi.
E lo imparerò anchio.

È giusto.
È giusto così.

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