12. Responsabilità
Madison
Da quando mia madre è venuta qui le giornate sembrano del tutto diverse.
In soli due giorni è riuscita a farmi sentire di nuovo a casa.
Non erano i grattacieli di New York o i taxi gialli per le strade a mancarmi, era la mia routine.
Svegliarmi ogni mattina e trovare caffè latte e ciambelle da Starbucks, che mamma mi aveva comprato.
La scuola, uscire con i miei amici, andare alle feste, tornare la sera tardi e vedere che lei è ancora ad aspettarmi, addormentata sul divano.
Andare a letto e ricominciare il giorno dopo.
Dopo il diploma ero sicura che la mia vita sarebbe solo migliorata e che non avrei mai rimpianto nulla.
E invece eccomi qui, in questo piccolo paradiso terrestre a sentire la mancanza della mia vita cittadina, mentre un ragazzo straordinario è lì pronto a darmi tutto se stesso.
Più ci rifletto più mi convinco che la colpa di tutto sia mia.
Sono io che continuo a incasinare questa situazione e sarà solo colpa mia se finirà nel peggiore dei modi.
È solo un'avventura estiva!
Sí, ma è un'avventura che non posso permettermi.
Inoltre non sono ancora sicura di quello che provi Aiden, e l'ultima cosa al mondo che potrei fare é spezzargli il cuore.
Soprattutto ora che so quello che ha passato da bambino.
"Ma ti sei incantata?"
Sbatto le palpebre.
Io e Alexandra siamo sedute in veranda.
Le è venuta improvvisamente voglia di giocare a scacchi, e dato che non ho nulla da fare ho accettato.
Muovo il mio cavallo di due case e torno a guardare il mare.
Oggi Aiden ha il giorno libero, non posso nemmeno bearmi della sua vista in costume nella mia piscina.
Anche se non sicuro che per lui non esista un giorno libero.
Sarà sicuramente a lavorare a tempo pieno allo Steamer.
Beh pensandoci...potrei passare a fare un saluto!
In fondo è un po' che non vedo Chloe.
"Scacco matto!" esclama Alexandra.
È forse la prima volta che vince contro di me a questo gioco.
C'è da dire che non ho prestato molta attenzione alla partita.
"Brava sorellina, ora devo andare..." dico alzandomi.
"Ma dai solo un'altra partita!" protesta e io scuoto la testa, andando verso casa.
"Complimenti! Mi lasci qui per andare da Aiden!"
Mi blocco e mi volto a guardarla.
"Come scusa?" chiedo.
Lei sorride beffarda.
"Lo so che stai andando da Aiden.." dice con naturalezza.
"Abbassa la voce.."
"Tranquilla, papà è in videoconferenza. E Tiffany sta facendo una maschera di bellezza alla mamma, in camera sua." risponde "Puoi andare tranquillamente...ma...attenta signorina!"
Le sorrido velocemente e corro a cambiarmi.
Passo davanti la camera di mio padre e vedo mia mamma seduta sul letto con la faccia completamente verde e un espressione tutt'altro che felice.
Tiffany continua a spennellarle quella roba sulla faccia e io non riesco a non ridere.
Certo non deve essere il massimo del divertimento stare seduta sul letto, in cui il tuo ex marito dorme con la sua nuova compagna, a lasciarsi dipingere la faccia dalla donna che te lo ha portato via...ma la sua espressione mi fa ridere lo stesso.
Mi cambio velocemente, dato che ero ancora in pigiama, e mi incammino verso il locale.
Spero solo che Terrence torni presto, non sono abituata a camminare così tanto.
Ci metto dieci minuti a raggiungere lo Steamer.
Forse avrei fatto prima camminando sulla spiaggia, ma Chanel non accetterebbe che le sue scarpe vengano rovinate dalla sabbia.
E nemmeno io.
Arrivo davanti alla porta principale e la trovo aperta.
Guardo dentro dalle finestrelle delle ante prima di entrare.
È deserto.
Strano.
Il locale certamente è molto più affollato la sera, ma anche di giorno c'è parecchia gente.
"È permesso?" chiedo entrando.
Nessuno mi risponde.
La stanza è praticamente vuota.
Tutti i tavolini in legno non ci sono più.
Forse è giorno di chiusura...
"Aiden?" lo chiamo.
La porta della cantina si apre e ne esce una ragazza mora con un grembiule.
È Chloe!
"Madison!" esclama venendomi incontro e stringendomi in un abbraccio "Quanto tempo!"
"Come va, Chloe?" le chiedo ancora tenendo le sue braccia.
"Non c'è male...Tu che ci fai qui?"
"Oh, mi annoiavo. E quindi ho pensato di passare a bere una cosa...Ma a quanto vedo, è un momento sbagliato..."
"Oh no no, vieni!" dice avvicinandosi al bar dove sono rimaste solo poche bottiglie "Ti faccio una limonata.."
Mi siedo ad uno dei due sgabelli difronte al bancone.
"State ristrutturando?" chiedo.
"Più o meno, sí.." risponde versandomi da bere "Aiden si è svegliato dicendo che c'era bisogno di cambiare aria, e così abbiamo chiuso un paio di settimane per rinfrescare l'ambiente..."
Mi guardo intorno.
"Sembra molto più grande senza tutti quei tavoli ammassati..." dico "E molto più luminoso con la porta aperta!" dico indicando la grande porta che dà sulla verandina sulla spiaggia.
Chissà perché non la aprono mai.
"Infatti mio fratello vuole aggiungere delle finestre..." mi spiega "Visto che abbiamo solo gli oblò originari..."
Bevo la mia limonata.
"Oh ma che stupida!" esclama ad un certo punto "Te lo vado a chiamare!"
Corre verso la porta spalancata e io la seguo lentamente.
"Aiden! Aiden c'è Madison!" esclama guardando verso l'alto.
La raggiungo e guardo nella sua stessa direzione.
Lo vedo sul tetto, aggrappato ad un bastone di legno e con un pennello in mano.
"Mad!" esclama vedendomi.
"Sai, sei molto carino come bandiera!" dico e lui mi sorride prima di scendere la scaletta di legno e fermarsi difronte a me.
Se c'è una cosa più bella di Aiden in costume, è Aiden in canottiera attillata e bagnata.
C'è anche Aiden nudo...
Beh...
"Che ci fai qui?" mi chiede.
"Ero passata a salutare, e Chloe mi ha detto che state ristrutturando."
"Già..." dice guardando il suo locale "...sono molto legato alle tradizioni, ma c'è bisogno di una bella rinfrescata!"
Vedo i barattoli di vernice bianca ai piedi della scala.
La parete in legno dello Steamer che prima era nera ora è per metà di un bianco lucido.
"Vuoi darci una mano?" mi chiede lui.
"Beh...non sono proprio portata per la carpenteria...e non mi sembra di avere gli abiti adatti..." rispondo.
"Vuoi darci una mano." ripete, ma stavolta è un'affermazione.
"No."
"Si.
"No."
"Sí!" esclama mostrandomi i palmi delle sue mani coperti di vernice.
Sgrano gli occhi.
"Non osare." dico fermamente e sul suo volto si apre un sorriso di sfida.
Avanza verso di me e io indietreggio.
Faccio per correre via ma lui mi prende per i fianchi e mi tiene stretta tra le sue braccia.
"Aiden, era Gucci questa maglia, maledizione!" esclamo mentre lui mi trascina di peso in braccio.
Sento Chloe ridere in sottofondo e alla fine scoppio a ridere anch'io.
Mi tiene ancora stretta tra le sue braccia forti e per un momento mi dimentico della mia maglietta macchiata di vernice.
Ripoggio i piedi per terra e lui mi lascia un intenso bacio sulle labbra prima di lasciarmi.
Sbatto le palpebre, ancora presa dalle sue labbra, e il mio sguardo si sposta su Chloe.
Ops.
"Oh...e...noi, noi non..." farfuglio ma lei mi sorride.
"Tranquilla avevo già capito tutto...Pensi che non mi sarei accorta se mio fratello fosse stato innamorato?" chiede.
Innamorato...
Guardo Aiden che fa un respiro profondo fulminando con lo sguardo la ragazza.
Poi torna a guardare me e mi sorride velocemente.
"Allora..." dice sfregandosi le mani "...andiamo a sistemare questo locale!"
Io e Chloe lo seguiamo dentro mentre lui mi illustra il suo progetto per il nuovo Steamer.
"...e li ho intenzione di aggiungere altre finestre!"
"Credo che dovresti farci una bella vetrata." dico "Sarebbe sicuramente molto più bello, quasi come stare direttamente in spiaggia!"
"Ma le vetrate costano di più..." risponde lui.
"Ma verresti subito ripagato in affluenza di clienti. Un luogo più confortevole e luminoso porta più clienti, più clienti portano un maggiore profitto, e un maggiore profitto significa più soldi per i fratelli Howard! Semplice matematica!"
Mi guardano entrambi come se avessi appena spiegato un teorema fisico da medaglia Fields.
"Beh non ha tutti i torti..." dice infine Chloe guardando suo fratello.
Lui continua a fissarmi impassibile a braccia incrociate.
Vedo un sorriso formarsi nell'angolo della sua bocca.
"E vetrata sia. L'ho detto a Chloe che ci voleva il tuo senso estetico, per sistemare per bene questo posto." dice allontanandosi verso la parete alla sue destra con una rotella metrica tra le mani.
Lo guardo prendere le misure.
Ripenso che quelle braccia piene di muscoli che adesso armeggiano con il metro, fino a qualche giorno fa armeggiavano col mio corpo.
"No!" esclama Chloe guardando il telefono "Dovevo andare a prendere Julie al Circolo, dieci minuti fa!"
"Beh allora ti conviene andare..." dice Aiden "Se vuoi ti accompagno."
"Ma no, devi finire qui. Ci vorrà il triplo del tempo se continuiamo a prenderci delle pause..."
"Vengo io con te!" esclamo.
Non ho mai visto la sorellina di Aiden.
"Davvero?" mi chiede Chloe e io annuisco.
"Dammi il tempo di cambiarmi..." dice togliendosi il grembiule "...anzi vieni con me, ti do una maglietta pulita!"
La seguo in cantina dove, scopro, tiene un cambio d'abiti in una stanzetta accanto al bagno.
Risaliamo nel locale pochi minuti dopo, e al posto della mia camicietta Gucci, ho una canottiera nera con una stampa colorata.
Molto...fuori dal mio consueto look...ma niente male.
Usciamo dal pub e Aiden ci saluta con un gesto della mano senza voltarsi.
Iniziamo a camminare sul marciapiede del lungo mare.
"Allora? Dove dobbiamo andare?" chiedo
"Al circolo del surf. Quest'estate Julie ha deciso che voleva imparare a surfare...il che è molto strano dato che non è mai stata un amante degli sport, ma finché io ed Aiden abbiamo la possibilità di farle fare ciò che vuole..." mi spiega.
"Siete come dei secondi genitori per lei..."
"Oh no..." dice sorridendo "Siamo i suoi fratelli maggiori, e dato che mio padre non ha intenzione di spendere un soldo per Aiden e Julie, e Martha non ne ha la possibilità...siamo gli unici che possono garantirle un'adolescenza degna di questo nome..."
Se pensavo che la vita di Aiden fosse difficile, quella di sua sorella non è da meno.
Io da bambina sono sempre stata abituata ad avere tutto ciò che mi serviva, e anche ciò che era superfluo...e poi c'è lei che vive la sua adolescenza sulle spalle del fratello, con un sacrificio dopo l'altro.
Mi sento quasi in colpa.
Potessi regalare a questa famiglia anche solo metà della mia vita...
Dopo pochi minuti arriviamo ad uno stabilimento balneare.
Ci sono dei ragazzini sulla spiaggia, con delle tavole da surf quasi il doppio di loro.
Mi chiedo quale di loro sia la sorella di Aiden.
"Julie! Julie eccomi!" esclama Chloe agitando il braccio.
Una ragazzina con una coda di cavallo e dei grandi occhi verdi ci viene incontro.
"Alla buon ora!" esclama.
"Scusami Julie, eravamo occupati al locale." dice Chloe spostandole una ciocca di capelli dal viso.
Lei sorride.
"Tranquilla, Chloe." dice e le da un bacio sulla guancia "Vado a prendere le mie cose e arrivo!"
Si allontana correndo verso il bungalow in legno bianco dove altre persone stanno sedute su divanetti di vimini.
"È molto simile ad Aiden..." dico quasi più a me stessa che a Chloe.
"Già, e non solo fisicamente.."
Dopo pochi minuti la piccola torna con uno zaino sulla spalla.
Si ferma davanti a noi e mi guarda.
"Tu sei?" chiede.
"Oh sono Madison, un'amica di tua sorella." rispondo porgendole la mano.
Lei la stringe e mi sorride.
"Juliet, ma mi chiamano tutti Julie. Sei la fidanzata di Aiden!" esclama.
Sgrano gli occhi.
"Oh...ehm..."
"Julie! Queste domande?" la rimprovera Chloe.
"Beh, non ho chiesto una brutta cosa, deve solo rispondere sì o no!"
"Sì...si diciamo di sì.." rispondo io.
Ritorniamo sui nostri passi verso lo Steamer.
Julie comincia a raccontare della sua giornata.
Mi chiedo se anch'io ero così chiacchierona da piccola.
"Madison!" esclama ad un certo punto "Tu da dove vieni? Non ti ho mai vista qui."
"Vengo da NewYork, sono qui in vacanza." rispondo.
"NewYork!" esclama "E com'è vivere lì? Ti prego raccontami!"
Inizio a descrivere Manhattan e Central Park e lei mi guarda con uno sguardo sognante.
Arriviamo al locale e già da fuori si sente un forte rumore.
Entriamo ed Aiden ha fatto un enorme foro rettangolare nel muro.
Ci vede e spegne la sega circolare che ha tra le mani.
Non avrei mai pensato di dirlo, ma tutto sudato fa un certo effetto...
"Aiden!" esclama Julie.
"Tesoro mio!" la saluta lui posando quell'arnese e asciugandosi con un asciugamano.
Ci si avvicina e da un bacio sulla fronte alla sorellina.
"Ho conosciuto la tua fidanzata!" esclama lei e lui mi guarda sorpreso.
"Oh...si lo...lo ha dedotto da sola." spiego e lui mi sorride.
"Vieni tesoro ti faccio una spremuta di arancia!" dice Chloe prendendola per mano "Sarai stanca dopo tutto quel surfare e..."
Si allontanano verso il bancone ed Aiden mi si avvicina.
"È molto chiacchierona..." dice riferendosi a Julie "Ma...è anche molto dolce."
"Si vede.." rispondo.
"Mi ricorda qualcuno..." dice sfiorandomi la guancia.
Sorrido e lascio che mi accarezzi.
A volte ho proprio bisogno di lascire che mi tocchi così.
"Tra poco andiamo a casa. Chloe deve fare merenda e qui non ho nulla da magiare. Se vuoi puoi venire con noi! A mia mamma farebbe molto picere se tornassi a trovarla!" dice ridendo.
"Ora?" chiedo.
"Sì, Danny per adesso è...impegnato, e possiamo stare tutti insieme senza rischiare di scatenare una guerra...
Vieni?"
"Oh...non lo so Aiden, mi piacerebbe molto lo sai, ma...con mia mamma a casa sarà ancora più difficile non dare nell'occhio...Dovrei già essere tornata da un pezzo..." rispondo.
Lo sa che sto lottando contro tutto per passare del tempo con lui, che cerco di sfruttare ogni secondo che posso.
Il suo sguardo si incupisce e annuisce.
"Ehi..." dico prendendogli il viso tra le mani.
I suoi occhi di ghiaccio si puntano nei miei e lo bacio sulle labbra.
Resterei a baciarlo, ma non posso.
"Scusami con tua mamma, ci vediamo domani." dico e ci scambiamo un sorriso prima che io esca dal locale.
Stavolta prendo la strada lungo il mare per tornare a casa.
La spiaggia è deserta.
Vorrei che a NewYork ci fossero posti così.
Dove posso rifugiarmi quando la mia amata vita cittadina si fa troppo pesante.
Dovrebbero inventare una città a metà tra Pismo Beach e la Grande Mela.
Tipo...PismoYork!
Sicuramente sarei la prima a viverci.
Arrivo a casa e non vedo la Spider di mia mamma.
Incrocio mio padre mentre entro dal cancello.
"Madison!" esclama "Dove sei stata?"
"Al mare." mento "A predere un po' d'aria fresca..."
"Dov'è la mamma?" chiedo poi.
"Oh è andata in città a fare shopping...e io sto andando a riprenderla. Ovviamente è rimasta a secco! Gliel'ho sempre detto di fare attenzione alla benzina, ma a quanto pare non ha ancora imparato!" mi dice raggiungendo la sua auto.
Mi sembra quasi di aver colto un sorriso mentre parlava delle disavventure di mia madre e della sua auto.
"Richie!"
Mi volto.
Tiffany gli corre incontro in un miniabito bianco ed entra in auto.
Alzo gli occhi al cielo e saluto mio padre prima di rientrare in casa.
A questo punto...sarei anche potuta andare con Aiden...
Entro in cucina e mi prendo un bicchiere d'acqua.
Chissà dov'è mia sorella...
"Alexandra?" la chiamo ma nessuno mi risponde.
Sarà in camera sua.
Salgo al piano di sopra, ma la sua camera è vuota.
Sento un rumore proveniente dal bagno.
Mi avvicino e busso alla porta.
"Alex?" la chiamo e in risposta sento singhiozzare.
Apro la porta e vedo mia sorella seduta ai piedi della vasca con la testa alle ginocchia.
Piange.
"Ale.." sussurro e mi inginocchio accanto a lei "Che succede?"
Alza lo sguardo e vedo due righe nere di mascara sporcarle le guance.
Mi guarda e le pulisco il viso con un pollice.
"Ho fatto una cazzata, Madison...ho fatto una gran cazzata..." singhiozza.
Non capisco di cosa parla.
Guarda dritto davanti a se.
Seguo il suo sguardo e vedo uno stick bianco poggiato sulla tavoletta del water.
Mi alzo e lo prendo tra le mani.
Per un momento sento le mie gambe trasformarsi in burro e sciogliersi sotto il mio peso.
È un test di gravidanza.
Un test di gravidanza positivo.
Lo guardo e non riesco a pensare.
"Madison..." mi chiama lei.
"È di Terrence, vero?" chiedo voltandomi.
Lei annuisce.
"Glielo hai detto?" chiedo.
"No..." risponde asciugandosi gli occhi "Non voglio dirglielo..."
"Stai scherzando, vero?"
"Lo conosco...non vorrebbe mai rimanere incastrato con un figlio, non voglio che sembri che lo costringo ad essere il padre che non vuole essere..."
Non credo a quello che dice.
Non sono parole che mi aspetto di sentire da mia sorella.
"E che vorresti fare, sentiamo?" chiedo.
"Non lo so..." risponde scuotendo la testa.
"Dov'è lui?"
"È tornato da poco...credo sia a casa sua..." dice.
Metto il test in borsa e faccio per uscire.
"Madison dove vai?" mi ferma lei alzandosi.
"A parlare col padre di mio nipote!" rispondo.
"Madison per favore...non voglio creargli problemi, non è colpa sua..."
Le prendo il viso tra le mani.
"Fatti un tazza di te a asciugati gli occhi." dico "Non gli stai creando nessun problema. Questo figlio è tanto tuo quanto suo. Non può tirarsi indietro."
Esco dal bagno.
"Non sai nemmeno dove abita!"
"Lo scoprirò!"
-
Busso ripetutamente alla porta.
Per fortuna Aiden mi ha dato l'indirizzo di suo cugino senza fare troppe domande.
Dopo poco Terrence viene ad aprirmi.
"Madison!" sorride "Che ci fai qui?" mi guarda con occhi spalancati.
Di certo non si aspettava una mia visita.
Faccio per entrare e lui si fa da parte lasciandomi passare.
Ci sono ancora le sue valigie chiuse.
Deve essere appena arrivato.
Chiude la porta e mi guarda.
"È successo qualcosa?" chiede con espressione preoccupata.
Incrocio le braccia.
"È successo qualcosa, sí!" rispondo tirando fuori il test di gravidanza dalla borsa.
Glielo do e lui lo prende tra le mani.
La sua pelle sbianca.
"Madison...io non ti ho mai toccato..." inizia con sguardo spavenato.
Alzo gli occhi al cielo.
"Non è mio! È di Alexandra!" esclamo posando la borsa sul tavolino del soggiorno.
"Alexandra?" chiede ed io annuisco.
"Ma...ma non è possibile...noi...noi siamo stati attenti...non..." balbetta senza staccare gli occhi dallo stick tra le sue mani.
"Beh, come puoi vedere, è possibile, eccome!"
"Perché sei venuta tu a dirmelo?" mi guarda confuso.
"Perché Alexandra è fin troppo buona. Mi ha detto che sa che non saresti pronto a diventare padre e non te lo avrebbe detto. Ma io non sono mia sorella, e se hai fatto un errore ti prendi le tue responsabilità."
"Lei cosa intende fare?" mi chiede.
"Non lo so..." rispondo avvicinandomi "Ma tu promettimi, che qualsiasi cosa lei voglia fare tu le starai vicino. Se vorrà tenere questo bambino, tu sarai il padre che merita."
Annuisce senza alzare lo sguardo.
Prendo la mia borsa e vado verso la porta.
"Sai è strano..." dice Terrence prima che possa uscire "...che tu mi parli di responsabilità."
Ci voltiamo, l'uno difronte all'altra.
"Visto che sei la prima che gioca con i sentimenti delle persone..." dice.
"Di cosa stai parlando?" chiedo.
"Lo so benissimo, Madison. Alexandra me lo ha detto. So cosa nascondi ad Aiden...so come gli stai spezzando il cuore..." dice guardandomi.
Ogni muscolo del mio corpo sembra trasformarsi in una lastra di ghiaccio.
So come gli stai spezzando il cuore.
Perché Alexandra glielo avrebbe detto.
Che lo sappia anche Aiden?
"Non ho detto nulla a mio cugino..." dice come leggendomi nel pensiero "Non sono affari miei. Io non vado a casa delle persone a dire loro cosa fare."
Non posso continuare questa discussione.
Ha ragione e non posso dire nulla per negarlo.
"Devo andare..." dico voltandomi.
"Prima di parlare di responsabilità..." dice prima che io chiuda la porta alle mie spalle "...assicurati di non avere tu stessa, pesi sulla coscienza."
Il rumore della serratura che scatta sembra rompere il ghiaccio dei miei muscoli.
Sento fischiare le orecchie e le macchine che corrono sulla strada davanti a me smettono di fare rumore.
Non voglio spezzargli il cuore.
Non lo farò.
Quelle di Terrence erano solo parole arrabbiate di un uomo spaventato.
Andrà tutto bene.
Mi accorgo di star trattenendo il respiro.
Rilascio tutta l'aria dei miei polmoni e il suono di un clacson mi distoglie dai miei pensieri.
Solo uno continua a balenare nella mia mente.
Aiden.
Prendo il telefono e lo chiamo.
"Madison?" risponde.
"Aiden. Dove sei?" chiedo.
"Sono a casa tua in realtà. Sono passato dalla dependance a prendere delle cos...-"
"Non ti muovere da lì. Sto arrivando."
Chiudo la telefonata e chiamo un taxi.
Adesso ho solo bisogno di Aiden.
Il cielo si fa scuro e un auto bianca si ferma davanti a me.
Mi siedo sul sedile posteriore.
"Dove la porto signorina?" mi chiede il conducente.
"Alle residenzia Scott, su Gate 23." rispondo e lui mi fa un cenno.
Andrà tutto bene.
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