10. Casa
Madison
Riaverlo a casa mia è come tornare indietro di settimane.
Come la prima volta che mi ha riportato a galla.
Quando ancora eravamo solo due estranei, quando eravamo solo all'inizio.
Come se finalmente il destino si fosse schierato dalla mia parte, mio padre sembra avere parecchi impegni di lavoro in questo periodo, quindi o è sempre bloccato nel suo ufficio o è addirittura fuori città.
Da un lato mi dispiace un po'...soprattutto perché vedo che dispiace a lui.
Ci teneva davvero a questa vacanza con noi e forse avrei dovuto dargli più importanza.
Dall'altro sono molto più libera di stare con Aiden senza uscire furtivamente dalla casa.
Non ci é voluto molto prima che Alexandra lo scoprisse.
In realtà credo che lo sospettasse da molto tempo.
Per fortuna ha detto che non dirà niente a papà...forse proprio perché anche lei ha qualcosa da nascondergli.
L'ho vista entrare molto spesso in macchina di Terrence e tornare molto tempo dopo.
Sono sicura che non le fa solo da autista...
Apro la finestra.
Entra un'aria fresca proveniente dal mare.
Respiro profondamente.
Mi chiedo perché papà non ci abbia mai portato qui.
Magari da bambina avrei apprezzato di più queste spiagge dorate.
Magari avrei incontrato un piccolo Aiden e questa storia sarebbe iniziata molto tempo fa.
Ma magari sarebbe già anche finita...
Non ho più rivisto sua madre da quel giorno e non ho più avuto modo di scusarmi per la mia eccessiva curiosità.
Sento bussare alla porta.
"Avanti!" dico voltandomi.
È mio padre.
"Papà!" esclamo appoggiandomi al davanzale "Ti serve qualcosa?"
"Devo per forza avere bisogno di qualcosa per parlare con mia figlia?"
Beh è stato così in questi ultimi anni...
"No no!" esclamo sedendomi alla scrivania rivolta verso di lui "Dimmi pure."
Lui chiude la porta e si siede sul letto, difronte a me.
"Ascolta...C'è una cosa che volevo chiederti..." dice guardandomi negli occhi "So che non è la migliore notizia cbe tu possa sentire, o che magari non te ne frega niente, ed è sicuramente un argomento delicato, infatti probabilmente ho fatto male anche solo a chiederti una cosa del genere, ma non posso fare nulla senza il tuo appoggio e..."
"Papà!" lo interrompo ridendo "Respira! Che devi dirmi?"
"Io e Tiffany abbiamo intenzione di sposarci..."
Come?
Nel mio cervello scatta una qualche reazione mentre io continuo a ripetermi di aver sentito male.
Sposarsi?
Mio padre e quella bambola di plastica?
Beh...dopo due anni di separazione mi sarei aspettato che almeno uno dei due si rifacesse una vita, ma non con una ragazzina praticamente della stessa età di sua figlia!
Ero certa che Tiffany fosse solo parte di una fase passeggiera post separazione, un modo come un altro di affrontare la sua-a mio parere-crisi di mezza età.
E invece vuole sposarla.
In questo momento sarei capace di sputargli in faccia tutti i miei pensieri, ma poi lo guardo.
Lo guardo negli occhi.
Ci tiene davvero che io stia dalla sua parte, almeno questa volta.
Forzo un sorriso.
"A me basta che sia contento tu..." rispondo.
I suoi occhi si illuminano e si alza di scatto baciandomi la fronte.
"Grazie, ti amo bambina mia!" esclama prima di uscire dalla stanza.
Ti amo bambina mia.
Non glielo sentivo dire da...da anni.
E per sentirgli pronunciare queste parole serviva che io accettassi le sue nozze con Tiffany White.
Non avrei dovuto mentire sui miei pensieri.
Anche perché lui lo sa bene quello che penso della sua fidanzatina.
Anche se in realtà a me non cambia molto.
È stato un padre assente gli ultimi anni, e lo sarà dopo questo matrimonio.
Non cambierà nulla.
Lui sarà solo più felice.
Sento il telefono vibrare nella tasca.
Lo tiro fuori.
È un messaggio.
Ho sempre paura che sia qualcuno a cui non posso rispondere.
Invece è lui.
È Aiden.
"Dimmi che stasera tuo padre ha un convegno o qualcosa del genere."
Sorrido a me stessa.
"Perché?" rispondo.
Sono proprio curiosa di vedere cosa si è inventato.
Vibra di nuovo pochi secondi dopo.
"Perché se lo è, ci vediamo fuori dalla dependance alle sette e mezza."
Non so se mio padre abbia da fare stasera, ma non voglio che ciò influisca più di tanto la nostra vita.
"Allora ci vediamo lì." scrivo.
Corro ad affacciarmi alla finestra e lo vedo.
Seduto a bordo piscina con il telefono tra le mani.
Alza lo sguardo e mi vede.
Mi saluta con la mano e ci sorridiamo a vicenda.
Voglio solo godermi questa sera.
Mi occuperò del problema-papà più tardi.
-
Odio questo armadio.
È così piccolo che metà delle mie cose sono rimaste piegate in valigia.
E mamma non mia ha nemmeno lasciato portare tutto.
Sto qui a fissarlo senza sapere cosa scegliere.
Non mi ha dato nemmeno un'idea di quello che avremmo fatto né di dove saremmo andanti.
Beh penso che ci voglia qualcosa di neutro.
Né troppo elegante, né troppo semplice.
Dopotutto è Aiden.
Dopo più di un quarto d'ora di osservazione da fare invidia ad un telescopio della NASA, opto per un vestitino nero allacciato sul petto.
Semplice ma chic.
Prendo degli stivaletti spuntati bordeaux dello stesso colore del mio amato cappello.
Mi guardo allo specchio.
Perfetto.
Devo solo aggiungere qualche gioiello e truccarmi.
E la serata prende una piega più informale, ho la mia bella giacca verde militare per spezzare.
Ottimo.
E ci ho messo solo un'ora.
Sono fiera di me stessa.
Ora il problema...è papà.
Sono quasi le sette e mezza.
Mi affaccio fuori dalla porta.
In corridoio non c'è nessuno.
Corro giù per le scale e faccio per aprire la porta quando una voce alle mie spalle blocca ogni mio muscolo.
"Madison?"
Mi volto.
Tiro un sospiro di sollievo.
È solo Alexandra.
Per un momento mi era sembrata la voce di Tiffany.
"Dove stai andando?" chiede avvicinandosi.
"Sto uscendo..." rispondo.
"Oh..." esclama. Ha capito anche con chi.
"Stai andando alla mostra di opera moderna al centro commerciale, con Chloe!" dice.
Come?
Alzo le sopracciglia e lei mi indica con un cenno del capo dietro di lei.
Verso lo studio di papà.
"Divertiti!" aggiunge con lo stesso tono, per me fin troppo alto.
"Diverti tesoro!" sento esclamare dalla stanza.
È la voce di mio padre.
Guardo Alexandra.
Ohh...
Adesso ho capito.
Mia sorella è un genio.
"Grazie!" le sussuro, ma prima che possa uscire dalla porta mi prende per un braccio.
"Attenta..." dice e mi sembra di leggere un filo di preoccupazione nei suoi occhi.
Annuisco e corro al nostro appuntamento.
Arrivo difronte la porta a vetri che è l'ingresso della dependance.
Guardo dentro il salottino buio e vuoto.
Ma dov'è Aiden?
Sento il rumore del motore di una macchina alle mie spalle.
Mi volto.
La sua wrangler nera mi si avvicina con i fari accesi.
Mi si ferma proprio difronte e abbassa il finestrino.
"Non sei mai stata così puntuale!" esclama sorridendo.
"E tu non sei mai stato così misterioso!" rispondo.
Mi fa cenno di salire e io mi siedo al suo fianco.
"E sei anche...molto bella..." dice guardandomi dalla testa ai piedi.
Sorrido e lui si china su di me lasciandomi un leggero bacio sulle labbra.
Torna al suo posto e mette in moto mentre io allaccio la cintura.
"Posso sapere dove stiamo andando?" chiedo.
"Lo vedrai tra pochissimo.."
-
Ferma la macchina e abbasso il finestrino per vedere dove siamo.
Non credo ai miei occhi.
È un parco divertimenti!
Come quello di Miami o di Hershey.
Scendo dall'auto e lui mi viene incontro.
Davanti a noi un cancello aperto e gente che continua ad entrare.
Vedo poco delle giostre e mi sembrano già mozzafiato.
"Ti piace?" mi chiede guardando con me.
"Come ho fatto a non notarlo prima?" chiedo.
C'è una ruota panoramica altissima, e non mi è sembrato molto lontano da casa mia, avrei dovuto notarlo...
"Non lo mettono sempre in funzione, sono pochi giorni l'anno..." mi risponde.
Continuo a guardare le altissime e colorate hiostre che svettano sopra di me.
È incredibile come basti così poco ad impressionare una persona che sembra aver visto così tanto...
"Ehi..." mi richiama Aiden con una risata nella voce "...non hai mai visto un parco divertimenti?"
"Oh si...sono stata a Disney Word da bambina, un paio di volte ma...mi sembra quasi di non esserci mai stata..." dico.
Ed è così.
Forse ero troppo piccola per ricordare, o forse qui c'è qualcosa di più.
"Andiamo..." dice prendendomi la mano.
Lo seguo mentre ci avviciniamo alla biglietteria.
Un uomo anziano ci da due lunghe strisce di bigliettini.
Ne avremmo circa 10 ciascuno.
Entriamo oltre l'alto cancello nero spalancato e vedo decine di giostre si cui non vedo l'ora di salire.
"Con che cosa vuoi iniz..." non gli do il tempo di finire la frase che lo trascino letteralmente verso delle montagne russe color rosso brillante.
Diamo i nostri biglietti ad un ragazzo che ci lascia passare mentre dietro di noi si forma una lunga coda.
Ci sediamo sul sedile davanti.
Sento tutta l'adrenalina che avevo in corpo tremarmi nelle vene.
"Hai paura?" mi chiede Aiden "Sei molto agitata..."
"Più che altro sono eccitata!" rispondo .
Sento un rumore meccanico provenire da sotto di me e il vagoncino inizia a muoversi.
Non mi ero neanche accorta che fossero saliti altri due ragazzi dietro di noi.
Continua a camminare lentamente lungo un ripida salita e si ferma in cima.
Mi stringo al braccio di Aiden prima che questo trabiccolo scivoli velocemente lungo la discesa.
Si prospetta una bellissima serata...
-
"Andiamo Aiden! Abbiamo ancora tante giostre da provare!" esclamo tradcina dolo con me, fuori dal tunnel degli orrori.
"Veramente ce n'è rimasta solo una..." risponde mostrandomi gli ultimi due bigliettini.
Oh..
Non mi ero accorta di averne usati così tanti!
"Ma come hanno fatto a finire già? Siamo saliti in pochissime giostre..." protesto.
"Se non avessi voluto fare più giri in quella piattaforma con le tazze rotanti, forse ne avremmo di più..."
Ha ragione...ma amo quelle tazzine che girano!
Guardo i biglietti nelle sue mani.
Ultima giostra...mh...
Mi guardo intorno e i miei occhi si illuminano vedendo la gigantesca ruota luminosa.
"Andiamo lì!" esclamo e lui mi segue mentre ci mettiamo in fila per la ruota panoramica.
Arriva il nostro turno e saliamo in una cabina di legno con un sedile in pelle.
Mi ricorda quella di Londra ma molto più piccola.
La ruota inizia a girare lentamente e le giostre e le persone sotto di me si fanno sempre più piccole.
"Quanto dura?" chiedo ad Aiden.
"Cosa il giro? Circa 5 minuti..." risponde.
È proprio quello che ci voleva.
Mi lascio andare sul comodo sedile intrecciando le mie dita con le sue.
"Sai...sono contento che siamo riusciti a non ucciderci a vicenda alla fine..." mi dice lui prima di voltarsi, guardandomi negli occhi.
Rido.
"Beh mai dire mai..." rispondo persa nell'azzurro delle sue iridi.
Questi occhi che continuano a farmi sentire colpevoli.
"Aiden..." sussurro guardando difronte a me. Siamo nel punto più alto della ruota "...tu...tu cosa provi per me...?"
"Mi sembra fosse ovvio..." risponde.
"No..." ripeto "...dico sul serio. In passato ho fatto tanti errori e tu...mi stai regalando troppe emlzioni tutte in una volta. E io ho paure che sia per un altro motivo...che sia forse per tenerti il tuo lavoro o per i soldi..."
"Madison!" esclama interrompendomi.
Mi prende il viso tra le mani.
"Non so cosa sia estremamente quello che sento quando ti vedo, ma di certo non è desiderio di denaro. Non voglio stare con te solo per averne un qualche profitto economico..."
Una parte del mio cervello dice che la mia è stata una domanda stupida.
Che so bene che Aiden non farebbe mai una cosa del genere.
Che se ho la fortuna di avere un ragazzo come lui che mi tratta da vera principessa non dovrei dubitare di nulla.
Ma l'altra parte del mio cervello, quella razionale, quella che alla fine sa sempre la verità, dice che il perché delle mie domande è solo un modo per non pensare più a me stessa, per sviare la mia attenzione dalle mie colpe, trovando quelle di qualcun'altro.
Ma Aiden non ha colpe.
Poggia le sue labbra sulle mie e la sua lingua si fa presto spazio tra la barriera dei suoi denti.
Non ci vuole tanto prima che mi stringa alla sua camicia nel disperato tentativo di non smettere mai di baciarlo.
Ci separiamo lentamente.
Sento ancora il suo sapore di zucchero filato nella mia bocca.
Mi sorride e mi passa le braccia intorno alle spalle tenendomi accucciata al suo petto.
Potrei stare così in eterno
Davanti a noi l'oceano blu illuminato dalla luna e dalle luci gialle della ruota.
A volte ripenso alla storia che mi ha raccontato.
A come ha perso il padre.
Ripenso che forse è stata proprio questa mancanza a trasformarlo nell'uomo che è oggi.
"Ci pensi mai...a tuo padre?" chiedo mentre la ruota continua a girare lentamente.
"A volte, sí." risponde guardando dritto davanti a se "Ma credo che manchi di più a mia madre. Ha sempre cercato di essere forte, di essere più forte di noi, ma non lo è.
La sentivo piangere in camera da letto la notte, e quando Julie ha chiesto dov'era suo padre per la prima volta.
Sono stato io a spiegarglielo, a calmarla quando aveva gli incubi.
È stato come allevare una figlia, più che una sorella..."
È incredibile come basti conoscere davvero una persona per cambiare completamente idea su di lei.
All'inizio Aiden mi è sembrato solo un'altro ragazzo come gli altri, un ragazzo che cercava un altro passatempo estivo.
Invece è più maturo della maggior parte degli uomini adulti che conosco.
È proprio vero che sono la esperienze più brutte a formare il carattere di una persona.
Ci sono modi e modi per reagire.
E Aiden ha scelto di rimanere forte.
Lo ha fatto per sua madre, per sua sorella.
E sono sicura che lo ha fatto per se stesso.
Mi stringo al suo braccio lasciandogli un leggero bacio sulla spalla.
La nostra cabina torna al livello della terra e la ruota si ferma.
Scende prima di me e mi porge una mano aiutandomi a scendere a mia volta.
Abbiamo finito i biglietti e inizia a fare un po' freddo.
Un brivido mi percorre la schiena mentre ci allontaniamo e lui se ne accorge.
"Hai freddo?" mi chiede "Non avevi portato una giacca?"
"L'ho lasciata in macchina.." rispondo.
"Tieni..." dice mettendomi la sua felpa sulle spalle.
"Molto romantico...vedi molti film!" scherzo e lui ride.
"Forse proprio perché è la cosa più naturale da fare con la propria ragazza se ha freddo, lo mostrano nei film!" esclama mentre ci avviciniamo alla jeep.
La propria ragazza.
Mi ha praticamente definito la sua ragazza?
Perché continua a farmi sentire in colpa?
Salgo in macchina e l'aria si fa subito più calda.
"Su ti riporto a casa..." mi sorride mettendo in moto l'auto.
Starei qui con Aiden per altri cento giorni.
Con lui è come entrare nel letto caldo dopo una giornata di inverno.
È come trovare un regalo sotto l'albero la mattina di Natale.
È come riabbracciare una persona cara dopo tanto tempo.
È come stare a casa.
Aiden
Sono appena le nove quanto parcheggio di nuovo la mia auto sul retro della dependance.
Non pensavo che avrebbe esaurito 15 biglietti nel giro di un'ora.
Con Madison intorno ci sono solo sorprese.
Scendo dall'auto e lei non mi lascia il tempo di aprirle lo sportello che lei è già lì in piedi nella sua giacchetta verde scuro e con la borsa tra le mani.
"Già pronta a tornare a casa vedo!" esclamo sorridendole.
"È un po' presto in effetti..." risponde ricambiando il mio sguardo.
"Tuo padre potrebbe uccidermi se scoprisse che sono io a portare a casa tardi sua figlia..." dico.
Pagherei per averla con me tutta la serata, ma non voglio esagerare e non voglio che ci scoprano.
Si alza sulle punte baciandomi le labbra.
Un bacio lungo e intenso.
Un bacio capace di liberarti la mente da ogni altro pensiero.
Un bacio unico nel suo genere.
Un bacio di Madison.
"Ehm...beh magari abbiamo tempo ancora per una birretta..." sussurro mentre le nostre labbra si separano.
Lei sorride e mi precede entrando, dalle porte a vetri della dependance.
La raggiungo in cucina e lei è di spalle che guarda oltre la vetrata del soggiorno, verso il mare illuminato dalla luna.
Faccio per raggiungere il frigo e prendere da bere, ma mi fermo.
Mi fermo e la guardo.
La guardo in tutto quello che è, in tutto quello che è sempre stata ma che io non ho mai visto veramente.
La guardo e vedo la persona a cui ho raccontato più di quanto io stesso sapessi.
La persona che sembra essermi sempre tra le mani, per poi svanire in un momento.
Mi avvicino e mi sembra quasi di sentire il suo cuore battere nel silenzio della casa.
Le sposto i capelli da un lato e lei si volta.
Gli occhi nei miei occhi.
Le labbra rosse.
La pelle quasi bianca.
È bellissima.
È perfetta.
Ed è mia.
Le faccio scivolare la giacca sulle braccia mentre inspiro il suo profumo.
Sento le sue labbra schiudersi mentre la pelle sotto le mie dita scivola come la seta.
"Cosa...cosa stai facendo?" mi chiede quasi in un sospiro.
Le mie mani si fermano e torno a guardarla negli occhi.
"Ti sto...spogliando..." rispondo con un tono a metà tra l'ovvietá e la sorpresa.
"Volevi portarmi a letto al primo appuntamento!" esclama.
Scuoto la testa velocemente.
I miei pensieri ci mettono un paio di secondi prima di ritornare in ordine.
Oh...
Beh sí...
No no no, pessima idea!
"No!" esclamo mettendo le mani in tasca "No no no, non l'avrei mai fatto, stavo solo...beh stavo...sai..."
Lei inizia a ridere e solo allora capisco che mi sta solo prendendo in giro.
"Sai, non sei simpatica!" protesto e lei continua a ridere "Non lo sei!"
Mi si avvicina velocemente sbottonandomi la camicia in un nano secondo.
Sono più che sicuro che dovrò ricucire un paio di bottoni.
"Ecco, questo vuol dire spogliare!" dice con sorriso soddisfatto.
Un ghigno appare sul mio viso.
"Come vuoi tu..." rispondo prendendola in braccio.
Affonda le dita nei miei capelli mentre trovo la nostra strada verso la camera da letto.
Apro la porta e lei si distende sul letto.
Mi guarda e continua a sorridermi con quello sguardo beffardo.
Oh Madison...devi proprio fare così?
Si poggia sui gomiti e i capelli le ricadono su una spalla coprendole quasi del tutto metà del viso.
Quegli occhi mi hanno letteralmente strappato via l'ossigeno.
Beh mi dispiace, ma questo durerà un po' di più di una lattina di birra.
Spero che papino non si arrabbi...se gliela riporto un po' più tardi!
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