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II. Il mio primo incarico è fare lo stilista del princeps

Rakshas

Essere circondato da idioti non era una delle mie aspirazioni principali, tutto sommato. In realtà non avevo grandi aspettative di vita, quindi una parte di me mi suggeriva di non lamentarmi e apprezzare quello che avevo.

Ma come avrei potuto gradire quell'idiota biondino, se continuava a parlare a vanvera?
Gli lanciai un'occhiataccia, mentre eravamo nel corridoio in attesa che qualcuno ci mostrasse dove andare a sistemare i nostri culi. Mi appoggiai alla parete, tenendo le braccia incrociate al petto e il mio borsone ai piedi. Ignorai gli sguardi di tutte le altre future Sentinelle.

Non mi fidavo di nessuno di loro. Avevo imparato che nessuno fosse davvero buono. Tutti avevano delle valide motivazioni per trasformarsi in carnefici. E io ne ero l'esempio lampante.

Ma quando sarebbe stato zitto quell'idiota? Aveva ingerito una radio alla nascita? Chissà quanto era svilente la solitudine in cui versava il suo unico neurone. «Perché cazzo non ti cuci quella bocca?»

Piantarono i loro sguardi su di me.

Neil, così si chiamava, perché lo aveva ripetuto almeno dieci volte alla povera ragazza che si ritrovava con noi in quel mattatoio, si voltò a guardarmi con un'espressione ebete in viso. «Scusami... non pensavo sapessi parlare. Credevo che ringhiassi solamente.»

Mi scostai di scatto dalla parete e gli andai incontro. Neil fece un piccolo saltello, andando a nascondersi dietro Harper. Lei gli assestò una gomitata al fianco. «Avvicinati di nuovo e ti faccio male.»

«Ho già voglia di licenziarmi» borbottò Neil.

Avrei tanto voluto spaccargli la faccia.

«D'accordo, bambini. Cercate di non scannarvi già il primo giorno, o perlomeno non in mia presenza». Un uomo dai corti capelli castani ci raggiunse, battendo le mani per richiamare l'attenzione generale. «Mi chiamo Shani Davies. A quanto pare, sarò il vostro capitano».

Fantastico. Avrei dovuto prendere una pistola e spararmi alle tempie. Ma avevo un obiettivo. E non avrei mancato il mio bersaglio.

Accarezzai d'istinto il polso destro e poi ghignai in direzione di Shani. «Sei sicuro, capitano, che questa sia una promozione? Cos'hai fatto di male a sua maestà?»

«Me lo sto chiedendo anch'io».

«A proposito...» Neil si intromise, sorridendo divertito. Posò il gomito sulla mia spalla, ma per farlo dovette alzarsi sulle punte dei piedi. «Sto organizzando una festa questa sera, preferite pollo o pesce?»
«Toglimi le mani di dosso.» Lo scrollai via con uno spintone.

Shani portò due dita alla bocca e lanciò un fischio acuto in modo da riportare il silenzio. «Prima regola, pivellini. Non si parla di stronzate in mia presenza. Adesso venite».

Roteai gli occhi e mi staccai dalla parete. Harper raggiunse Shani, affiancandosi a lui. «Sarà un dormitorio unico?»

«Ti capisco. Anche io non vorrei dormire con Don Giovanni biondo.» Indicai Neil al mio fianco.

Sentii gli altri ridacchiare alle nostre spalle. Avrei dovuto scoprire dove fosse il resto dell'esercito. Avevo sempre pensato che era meglio avere come amici quelli che sapevano sparare e uccidere.

Neil fece un sorriso allegro. Poi si incupì di colpo. «Oh, dei. Le mie lenzuola di seta. Come farò senza le mie lenzuola di seta?»

Scossi il capo. Assurdo. O Kael era davvero più stupido del previsto o stava tramando qualcosa. Perché solo un deficiente patentato avrebbe assunto Neil come Sentinella. Mi portai una mano al petto. «Dannazione. E ora? Sopravviverai alla notte?»

Shani sospirò e spalancò entrambe le ante della porta. «Qui c'è la sala comune. Ovvero il luogo in cui potrete fare il cazzo che vi pare. A destra la camerata femminile, a sinistra quella maschile».

«Wow. Ti hanno mai detto che hai ottime doti comunicative, capitano? Dovrebbero assumerti nel museo delle statue della dinastia Drakthar». Ammiccai nella sua direzione.

Neil alzò un dito. «Temo che il museo sarà chiuso temporaneamente.»

Harper intrecciò le braccia al petto. «Riuscite a stare zitti due secondi?»

«Tutto quello che vuoi, tesoro.» Neil le ammiccò. Harper sfilò un pugnale dal cinturone di una delle altre guardie e gli andò incontro.

Non l'avrei di certo fermata io. Mi stava simpatica.

Un altro fischio acuto risuonò nell'aria. Diventare sordo non era una delle mie priorità. Shani lasciò ricadere il braccio lungo il fianco e passò in rassegna il gruppo con uno sguardo torvo. Le sue iridi celesti lampeggiarono. «Chi di voi si ricorda la prima regola? L'ho spiegata prima. Oppure soffrite di perdita di memoria a breve termine?»

Mi avvicinai ad Harper, sfilandole piano il pugnale. Me lo rigirai tra le mani con un ghigno. «Potrai sempre ucciderlo stanotte. Giusto?» Mi voltai verso Shani. «Non in tua presenza.»

«Bene. Applicatela». Shani si scansò di lato e ci fece cenno di entrare. «Sulla bacheca troverete ogni mattina i turni di guardia. Se non vi vanno bene, me ne frego, quindi state zitti. Qualche domanda intelligente?»

Alzai la mano. «Avremo dei turni per sorvegliare sua maestà?» Strinsi la borsa in pelle che tenevo con me. Spalancai la porta del dormitorio e scelsi uno dei letti vicino alla finestra. Dovevo avere sempre una via di fuga a portata di mano.

Alcuni chiacchieravano tra loro, sommessamente, perché l'essere umano è codardo. Sapevo che non si fidavano di me. Tutti mi guardavano come se presto sarei diventato il loro carnefice. E, in fondo, mi piaceva.
Mi temevano. E questo mi metteva in una posizione di vantaggio. Era decisamente meglio essere il cacciatore, piuttosto che la preda.

Shani annuì. «Sarete divisi. Alcuni di voi si occuperanno della villa, altri di proteggere il princeps Kaelan e il resto della famiglia reale. Sarò io ad assegnarvi, a rotazione».

«Bene.» Mi lasciai cadere sul materasso e fissai la capitale dalla finestra. La detestavo.
Osservai lo sciamare delle persone tra le strade. Tutti erano sempre occupati e di fretta. Vivevano nel loro meraviglioso mondo, con il loro animo e corpo perfetto. Non importava quanti fossimo. Eternamente giovani ed eternamente mostruosi. Non importava che dovevamo impegnarci per essere utili in qualche modo, per evitare la morte. Detestavo quegli sguardi, tutti così vuoti e indifferenti. La sagra delle apparenze.

Drakthar era un teatro, la finzione la faceva da sovrano. Ciascuno recitava la sua parte e ormai credevamo al nostro stesso copione, crogiolandoci nella menzogna e rendendo l'illusione la nostra realtà. Odiavo come fosse definita la terra delle nuove occasioni. Ogni parte di me avrebbe voluto raderla al suolo, restando a fissarne la desolazione. Mi aveva strappato tutto. E io l'avrei fatto con lei. «Adesso cosa facciamo? Mi sto annoiando.»

Neil mi si avvicinò. «Okay, ma sul serio, pollo o pesce?»

Mi portai entrambe le mani sul volto. L'avrei strangolato nel sonno. Gli scoccai un'occhiataccia, sperando potesse restare fulminato sul posto.

Lui arretrò. «Va bene. Immagino pollo. Anche perché ti ci vedo a strappare pezzi di carne come un animale.»

Shani mi osservò in silenzio, con le braccia incrociate sul petto. Prima che potesse parlare, gli strilli di Kael rimbombarono dalla sala comune. «Riunione delle Sentinelle. Forza. Voglio darvi il mio caloroso benvenuto».

Pensavo che avrei disprezzato sentire il suono della sua voce. Invece mi sentivo di nuovo un idiota in balìa di quel bastardo volubile. Mi distesi sul letto, intrecciando le braccia dietro il capo, mentre tutti gli altri bravi soldatini lo raggiungevano, uscendo dalla camerata. «Se alzaste la voce, riuscirò a sentirvi anche da qui.» Ghignai. Poi mi tirai a sedere e con molta calma mi unii a loro, tenendo le mani nascoste nelle tasche dei pantaloni. Forse più per nascondere il tremolio nervoso.

Un sorrisetto si dipinse sul viso di Kael, mentre Shani si posizionava al suo fianco. «Non vi preoccupate. Sarò molto conciso. Volevo soltanto augurarvi un buon primo giorno. E ci tenevo ad avvisarvi che, quando qualcuno proverà a corrompervi per tradirmi, e succederà di sicuro, ci sono due cose che dovreste tenere a mente». Sollevò l'indice. «Qualsiasi cifra vi offrano, io sono disposto a darvi il doppio». Poi il medio. «Se vi scopro, e lo farò, ucciderò di una morte orrenda e molto dolorosa sia voi che il vostro intero albero genealogico».

Sapevo di essere un mostro. Il mio nome me lo ricordava ogni giorno. Avrei ucciso chiunque con le mie stesse mani senza provare un briciolo di rimorso. Ero cresciuto nella violenza. Nessuno avrebbe mai più trovato un briciolo di bontà in me, né l'avrei mostrata a qualcuno. Aspettavo la mia morte come una vecchia amica, mi avrebbe salvato e permesso di riposare. Sarebbe stato anche giusto. Ma prima avrei portato a termine la mia missione. Non esisteva cifra che valesse quanto tutto quello che avevo perso. Poi avrei pensato a me stesso. Perché anche io meritavo di pagarla.

Neil tossicchiò, attirando l'attenzione su di sé. «Ehm, nel mio caso come funziona? Non che voglia tradirti, ti adoro, ma stai implicitamente minacciando te stesso? Sono un po' confuso.»

Harper roteò gli occhi verde smeraldo al cielo. «Quando credevo che non potessi essere più stupido, riesci a stupirmi di nuovo.»

«L'importante è stupirti.»
«Negativamente parlando.»
«Resta una vittoria per me.»

Emisi uno sbuffo infastidito. Sempre che quegli idioti non fossero riusciti prima a farmi venire voglia di suicidarmi.

«Prenderò in considerazione il problema». Kael lisciò il bavero della giacca e notai che una manica era incrostata di sangue. «Allora, ci avete ripensato e volete dare le dimissioni?»

Nessuno di noi rispose. Lo fissai. Abbassai lo sguardo sulla macchia rossa. Poi tornai a scrutarlo con un sorrisetto tranquillo.

Un lampo compiaciuto gli guizzò sul volto e si diresse verso l'uscita. «Ottimo. Ci vediamo alla festa. Non deludermi, Neil».

«Lo sai che sono un mago delle feste!»

Aggrottai la fronte. «Nella mia completa ignoranza, ho un dubbio esistenziale. Una festa non è proprio il covo perfetto per una congiura?»

Kael indugiò sulla soglia. «Non vi pago per bere champagne, cagnolino».

Avrei voluto spaccargli la faccia. Avanzai a grandi falcate nella sua direzione. «Avrete anche il vostro stupido sangue blu e culo reale. Ma non sarò il cane di nessuno» gli sibilai contro.

Shani si mosse subito, la mano sulla fondina della pistola. Kael lo bloccò con un gesto pigro. Sfoderò un ghigno tronfio e ridusse ancora di più la distanza tra di noi. Il suo profumo mi stordì. Sapeva di casa. «Adorabile». Fissò Shani da sopra la mia spalla. «Assegnamelo come protettore per stasera».

Lui esitò. «È una buona idea, mio signore?»

«Meglio ancora. È un'idea divertente».

Avrei voluto dirgli che adorabile sarà il suo fratellino idiota. Mi limitai, invece, a far schioccare la lingua contro il palato. Mi incamminai verso la camerata e feci un inchino accentuato per salutarlo. Idiota.

Kael ridacchiò e si allontanò con un'andatura quasi saltellante.

Sentii dei passi avvicinarsi. A giudicare dal tonfo pesante della suola sul pavimento, dedussi fosse arrabbiato. Harper spalancò la porta e mi si piazzò davanti. «Che cazzo di problemi hai? Non so se conosci il nostro carissimo princeps, ma ha la passione per le esecuzioni. Stai cercando di farti ammazzare il primo giorno?»

Ghignai. «Non sarai già preoccupata per me, volpe? Non preoccuparti. Nel caso nessuno sarà costretto a piangermi.»

Lei emise un gridolino frustrato. «Escludendo Neil, sei uno dei pochi che mi sembra utile alla causa. Quindi ci servi.»

«Sono vivo. Nessuno dovrà fare gli straordinari. Fantastico!» Mi distesi sul letto. «E poi troveranno un sostituto.» Indicai con un cenno vago della mano gli altri letti sfatti, che avrebbero dovuto appartenere alle altre guardie.

Un'altra delle sentinelle fece il suo ingresso in camerata, chiacchierando con qualche nuovo amico appena conosciuto. Harper ci guardò tutti e si allontanò, lasciandoci soli. «Non ho capito chi ha stabilito che il tuo letto fosse quello.»

Mi tirai a sedere. Poi mi alzai fino a far scontrare la mia fronte contro la sua. «Nessuno. L'ho deciso io. Hai qualche problemino, forse?» Ciondolai il capo per poi sfiorargli la gola con uno dei miei pugnali. Li nascondevo in ogni tasca o vestito. «Trevor, giusto? Non intralciarmi.»

Il gorilla storse il naso, ma indietreggiò. Si voltò a guardare Shani. «E noi dovremmo convivere con questo psicopatico?»

Neil mi guardò. «Io dormo sul letto sopra il suo.»

Fantastico. Roteai gli occhi, sperando che non russasse. Allargai le braccia. «Avremo almeno delle cazzo di divise?»

Shani arcuò un sopracciglio. «Riformula la domanda con una parvenza di educazione».

«Avremo delle divise?» Lo guardai accigliato. «Questo è il massimo che posso fare.»

«Mi accontento». Accennò agli armadietti. «Dentro troverete delle divise di varie taglie. Indosserete l'oro e il nero della stirpe Drakthar».

Kael restava sempre un egocentrico. Sarebbe stato molto divertente -se non stressante- essere la sua ombra quella sera. Mi tirai in piedi, strascicando i passi verso le divise. Controllai le taglie e ne afferrai una. «Immagino che ce le laveranno ogni giorno.»

Neil annuì. «Anche perché non posso permettermi i pidocchi. Avete visto i miei capelli?»

Andai a chiudermi nel bagno, facendo sbattere la porta di proposito con un tonfo.

***

Una volta pronto, mi sistemai i bottoni del colletto della divisa. Seguii Shani lungo i corridoi. C'erano quadri appesi ovunque, tutti rappresentanti la gloriosa dinastia Drakthar. Storsi il naso, quando passai davanti a uno degli ultimi arazzi di famiglia. C'erano tutti i fratelli. Fissai i loro occhi chiari e lo sguardo cadde su Kael.

Aveva sempre quel solito sorriso sfrontato di chi sapeva di poter avere il mondo nelle proprie mani e farne ciò che più voleva. Strinsi i pugni lungo i fianchi. La luce giallognola delle sale dipingeva pennellate d'oro tra i capelli del piccolo Kael ritratto.

Notai che Shani si era fermato per aspettarmi. Senza dire altro, lo raggiunsi fino alle stanze di Kael.

Si girò verso di me. «Voglio darti un suggerimento. Il princeps ha un carattere piuttosto... mutevole. Non metterlo alla prova più del necessario».

Lo guardai con un ghigno divertito. «Ah, capitano. Non ti starai affezionando a me?»

«Hai già dimenticato la prima regola sulle stronzate?» Abbozzò un mezzo sorriso e mi diede una pacchetta sulla spalla. D'istinto alzai le spalle, pronto a essere colpito. Mi studiò per un istante, prima di bussare. «Capitano Davies e Rakshas Wright, mio signore».

«Oh, finalmente. Venite pure. Ho urgente bisogno dei vostri servigi» urlò Kael dall'altra parte.

Mi chiesi cosa potesse mai volere da noi di tanto impellente. Forse non volevo davvero saperlo. Mi limitai a guardarmi intorno, osservando il letto a baldacchino, il cui legno era intarsiato con lo stemma di Drakthar: un teschio d'oro su sfondo nero. Quel posto era allo stesso tempo una sinfonia di lusso e barocco. Magari c'era un minimo di raffinatezza nei drappi porpora, che scivolavano giù dall'alto della struttura.

Mi lasciai cadere su una delle poltrone e accavallai le gambe, osservando i dipinti in ogni angolo. I miei occhi dardeggiarono subito su quello più maestoso, che forse avrebbe potuto anche occupare tutta la parete a cui era appeso. Kael era sempre lo stesso. Era cresciuto, ma evidentemente il suo cervello era rimasto bloccato all'età adolescenziale. Al suo fianco c'era Kaesar. Deviai lo sguardo, deglutendo.

Spostai la mia attenzione agli angoli della stanza, dove alcune colonne reggevano il soffitto. Al muro era attaccato uno scaffale, ricoperto di libri rilegati in pelle. Ovviamente tutti dai colori nero e oro. Avevo voglia di strapparmi la divisa da dosso. Quei colori mi avrebbero ammazzato. Inclinai il capo e strizzai gli occhi, quasi accecato da uno di quegli odiosi e pacchiani lampadari di cristallo, che, pendendo dall'alto, galleggiava nell'aria come una medusa nell'oceano.

Kael era davanti a un enorme specchio con una base modellata a zampe di leone. Accanto c'era un mobile da toeletta sulla quale erano sparpagliate fialette piene di polveri e glitter. Una montagna di vestiti era accatastata sul tappeto di raso.

«Non riesco a decidere». Kael smise di pettinarsi i capelli biondi all'indietro e cominciò a mostrarci una serie di camicie. «Quale mette più in risalto la mia sfavillante personalità? Gialla come il sole, rossa come il sangue, bordeaux come la passione o nera come la mia anima?»

Blu come i tuoi occhi, idiota.

Shani sospirò. «Gialla?»

«Ma così non c'è nessun contrasto. Sei terribile in fatto di stile».

«O sembrereste un pulcino. Vi interessa sul serio il nostro parere? Ho la sensazione che non ascolterete comunque i consigli.»

«Vi ho chiesto un consiglio, non ho mai detto che lo seguirò». Kael mi richiamò con uno schiocco delle sue dita affusolate. «È il tuo turno. Dammi un'opinione».

Roteai gli occhi. «Nera. Trovo che la vostra anima oscura si addica di più.»

Shani mi scoccò un'occhiataccia d'ammonimento. Invece, Kael sogghignò e si spogliò della casacca, rivelando un fisico affusolato dalle spalle larghe e i fianchi stretti. Fissai i suoi muscoli flettersi a ogni movimento.

«Ti godi lo spettacolo, cagnolino?»

«Penso che vi state sopravvalutando» ringhiai.

Mi ammiccò. Si infilò la camicia bordeaux e iniziò ad allacciarsi i bottoni. «Dite che dovrei aggiungere del gel? No, dopo diventano crespi. Dei brillantini? Troppo appariscenti». Si accigliò. «Ma a me piace essere appariscente. Sì, dei brillantini sono perfetti».

Che cazzo di cretino. Mi strinsi nelle spalle. «Così di sicuro sarà impossibile perdervi di vista anche al buio.»

«Lo so. Sono un genio» annuì Kael.

Shani si passò una mano sulla faccia. «Siamo in ritardo, mio signore».

Assunse una smorfia preoccupata. «Oh, no. Il princeps mi punirà?» Poi fece un sorrisetto. «Aspetta. Sono io».

Ridacchiai, per poi tirarmi in piedi. Shani sembrava sul punto di esplodere, quindi perché non divertirsi un altro po'? «Manca ancora la scelta del profumo, sua maestà.»

«Ben detto». Kael si agganciò dei braccialetti tintinnanti ai polsi e aprì un armadietto pieno di boccette. Si grattò il mento, leggendo le etichette. «Ribes? Nah. Lavanda? Per carità. Devo trasudare fascino».

Ghignai in direzione di Shani, che nascondeva la sua impazienza dietro un'espressione seria. «Abbiamo tutto il tempo del mondo, tanto.»

Kael impiegò una decina di minuti a scegliere. Infine, si spruzzò addosso una quantità talmente esagerata di profumo al lampone da strappare uno starnuto a Shani. «D'accordo. Sono pronto» commentò, dopo aver sistemato un pugnale sottile nel fodero appeso alla cintura.

Mi tastai le braccia. Indossavo sempre delle mezze maniche dove nascondevo delle lame. Poi battei le mani. «Ottimo, magari la festa è finita.» Mi scostai di lato per farlo passare, dopo che Shani ebbe aperto la porta.

Kael ci superò. «Senza di me, è come se non fosse mai iniziata».

Avrei voluto dire qualcosa, ma incrociai lo sguardo di Shani e me ne tornai in silenzio. Li seguii fuori dalla stanza, scortandoli per i corridoi fino alle scale che portavano al salone. Tutta quella ricchezza, quei sorrisi falsi e le moine mi confondevano. Non ero abituato a quel genere di vita e forse non avrei voluto mai farlo.

Vedevo solo una sfilza di serpenti, di uomini armati di un'espressione allegra e gioviale, pronti ad azzannare chiunque alle spalle, anche la propria stessa famiglia. E forse la dinastia Drakthar ne sapeva davvero qualcosa.

Non appena Kael si affacciò dalla balconata che dava sul salone, più luminoso di una notte stellata, la musica rimbombò attraverso le pareti, sembrando quasi volerle spaccare. Ogni angolo della sala urlava ricchezza, sfarzo.

Eppure io lo vedevo. Vedevo il marcio sotto quei pesanti strati di ombretti. Vedevo il marcio che strisciava come un serpente sui pavimenti lucidi a scacchi. Lo vedevo nei loro sorrisi, sui loro denti bianchi come alabastro, ma le accencanti luci colorate al neon rosso riflettevano il sangue di cui si macchiavano ogni giorno.

Almeno io non mi nascondevo. Ero nato nel nulla e cresciuto nella violenza. Loro avevano sempre avuto tutto e si camuffavano dietro quell'odiosa maschera di perfezione. Speravo che li avrebbe soffocati. Detestavo quel posto e volevo andarmene. Avrei voluto solo ucciderli, dal primo all'ultimo. Ficcai le mani nelle tasche e mi diedi dei pizzicotti sulle gambe. Almeno il dolore riusciva a distrarmi.

C'era ogni genere di leccornia immaginabile. E mi chiedevo come fosse possibile che lì dentro c'era bisogno anche di vomitare per poter mangiare tutto, quando c'erano quartieri dove neanche l'acqua bastava per un giorno intero. Socchiusi appena le palpebre, nascondendo in ogni modo un'espressione infastidita. Mi ritrovai a serrare i pugni, chiudendoli in morse dolorose.

«Ehi, Kaelan. Ho chiamato anche il corpo di ballo.» Neil si sbracciò dal basso, spintonando alcune sentinelle almeno il doppio del suo peso, pur di farsi notare.

Kael si staccò dalla balaustra e scese le scale. Al suo passaggio la folla si diradava. Alcuni si limitavano a inchinarsi, altri cercavano di intrattenere una conversazione, ma lui proseguí nella più totale indifferenza. «Ben fatto. Credo che potrei eleggerti come mio personale organizzatore di eventi».

Lo sguardo chiaro di Neil ebbe un tremolio. Si illuminò di colpo. «Sarei decisamente meglio che una guardia, ma posso fare tutto.»

Kael afferrò un drink violaceo da un vassoio e si stravaccò su un divanetto, tallonato da Shani.

Mi piazzai in piedi al suo fianco e presi a guardarmi attorno nervoso. Riconobbi alcuni volti che avevo notato nei vari arazzi.

«Tesoruccio».

Una donna arrancò nella nostra direzione, incespicando nell'ampia gonna del suo abito di seta argentato. La chioma scura era raccolta in un'elaborata acconciatura, che ballonzolava a ogni passo.

Feci per bloccarla, ma Kael la lasciò fare. Mi persi a fissare quella specie di torre che aveva al posto dei capelli. Reggeva davvero? Il collo riusciva a sopportarne il peso?

«Amore mio». Kael le elargì un sorriso smagliante. «Com'è andata la giornata?»

«Orrenda. Non ci siamo neanche visti. Sei sempre così impegnato». La donna si sedette di traverso sulle sue ginocchia e gli accarezzò il colletto della camicia. «Che tenero. Il bordeaux è il mio colore preferito».

Stavo per avere un conato di vomito. Schioccai la lingua contro i denti e afferrai un bicchiere di alcol. «Mi sta salendo il diabete» bofonchiai.

Un lampo confuso balenò sul volto di Kael. «Oh, sì, certo. Penso sempre a te, lo sai».

Tranne quando pensa a sé stesso. Cioè tutto il giorno.

Le porse il bicchiere. «Assaggia, Grace cara. È al mirtillo».

Lei lanciò un versetto emozionato e beve un sorso. «Ottimo, sì. Adoro il mirtillo. Come mi conosci bene». Gli diede un buffetto sulla guancia. «Perché non andiamo a ballare un po', tesoruccio?»

Kael rimase a osservarla per qualche secondo, quasi fosse in attesa. Infine, si riscosse. «Purtroppo, amore, ho delle pressanti faccende da princeps da sbrigare». Le depositò un bacio leggero sulle labbra. «Ma sono sicuro che troverai un altro cavaliere. Anche se nessuno degno della tua bellezza».

Spostai il mio sguardo sulla sala. C'erano davvero tantissimi invitati. Sbirciai con la coda dell'occhio Shani, cercando di ignorare le innumerevoli stronzate che Kael sparava al secondo. «Strano non abbiate detto nessuno degno della mia bellezza.»

Grace sollevò i perlacei occhi grigi su di me. «Chi è questo bestione? Mi fa paura».

Oh, dovresti averne, pensai.

Kael scoppiò in una fragorosa risata. «Il mio mastino. E il suo scopo è proprio quello di spaventare la gente. Ora vai. Non voglio tediare le tue delicate orecchie con questioni politiche». La osservò allontanarsi verso la pista da ballo e sbuffò. «Mi ammazzerà con le sue moine, prima o poi».

«Pensavo vi piacessero le fusa.» Dissi.

«Preferisco le tigri ai gattini». Kael scartò una cannuccia e mescolò i cubetti di ghiaccio nel suo drink. «Avvicinati, soldatino. Ho già un incarico per te. Sei contento?»

«Volete che mi sieda in braccio a voi?» Ghignai, prima di accomodarmi sul divano.

«Ti piacerebbe, vero? Sono onorato che la mia anima oscura abbia fatto breccia nel tuo cuore. È comprensibile, d'altronde».

Lo ignorai. «Allora?»

Kael accavallò le gambe, sorseggiando con calma il suo cocktail. «Lo vedi quel gioviale omone tatuato dietro al bancone? Bene, si chiama Darren. È un barman eccezionale. Ma di recente ho scoperto che sfrutta i miei eventi per spacciare della droga pregiata, importata da Eryndor, all'interno della mia corte. A mia insaputa. Ti sembra educato?» Non aspettò la risposta. «Voglio che lo elimini con discrezione. Non azzardarti a rovinarmi la festa. E, se ha della merce addosso, portamela».

«Sarà fatto.» Mi tirai in piedi. Non ero un fan di Eryndor. Certo, la cucina lì non era male, e alcune persone a volte erano un tantino più accoglienti, ma a tratti invadenti. Non che apprezzassi qualsiasi nazione del Continente. Appoggiai entrambi i gomiti sul bancone e mi protesi in avanti. «Ehi, Darren. Come va?» Battei un paio di dita sul cartellino col suo nome sul petto. Un po' mi dispiaceva non poter dare spettacolo, ma al primo ordine conveniva obbedire.

Lui mi guardò stranito. «Posso fare qualcosa per te?»

«Ci intendiamo! Grandioso.» Indicai con un cenno del capo Kael. «Vedi, il princeps vorrebbe parlarti in privato in disparte... sai, roba di Stato. Potresti seguirmi?»

Darren sciolse il grembiule alla vita e annuì. Mi venne dietro, mentre mi sbracciavo tra la folla, facendoci largo. Aprii una porta che conduceva non sapevo neanche dove. Non mi avevano fornito una fottuta mappa. E la mia memoria scarseggiava. I ricordi dolorosi tendevo a cancellarli, a relegarli nei meandri della mia memoria, sperando di non doverli spolverare. Di solito venivano a trovarmi sotto forma di incubi, un simpatico scherzo della mente. Per questo preferivo stordirmi prima di addormentarmi. Era come pugnalarli, prima che fossero loro a farlo con me.

Mi feci di lato per farlo passare nel corridoio buio. Attesi di richiudere la porta alle nostre spalle.

«Allora? Quando ci ragg-»

Liberai una catena che tenevo nascosta sotto il cinturone e gliel'avvolsi alla gola, strozzandolo. Iniziò a dimenarsi. Le gambe si agitavano in avanti come quelle di una marionetta impazzita e quella volta ero io a tirarne i fili, o meglio le catene. Forse era quella la parte divertente: vederli combattere per la propria vita. Speravo sempre che qualcuno sarebbe riuscito a battermi, a uccidermi.

Lo strattonai più forte, tirando gli anelli di acciaio, fino a sentire le sue forze andare a scemare. Lasciai cadere il cadavere a terra. Lo avrei nascosto in uno degli armadi.

Di lui si sarebbe occupato Neil.








Angolino
Allora come state?
Speriamo che GoP vi stia piacendo. Noi ci stiamo divertendo molto a scriverla.
Ps. Amiamo leggere i commenti, questo garantiamo sarà un safe place.
Alla prossima settimana💃💃

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