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Prova

«Senti, ma, alla fine, gliel'hai detto o no?»

Faccio finta di non capire, sfilandomi gli indumenti del costume approfittandone per coprirmi il volto. «Che cosa?»

«Non far finta di non aver capito. Sai benissimo che parlo di lei» .

Non posso fare altro che maledirmi per tutte le volte che ho parlato di (Nome) a Bakugou Katsuki, il mio migliore amico. Non ha mai avuto una gran pazienza con nessuno, né tanto interesse nell'ascoltare i miei sproloqui sulla ragazza che regna la mia mente da, ormai, mesi. Sproloqui che avrei tanto voluto evitarmi, sia per imbarazzo che per dispiacere nei suoi confronti. Mi è stato, però, impossibile. La mia bocca, il più delle volte, ha sembrato avere vita propria.

Io e (Nome) (Cognome) abbiamo legato sin da subito. Me ne sono innamorato senza neanche rendermene conto e mi sono accorto di questo quando ho iniziato a notare che la sua presenza è diventata qualcosa che mi rende fin troppo gioioso.

Gioia non particolarmente interessante per Bakugou.

All'inizio, le sue sfuriate riguardo il suo assoluto non interesse per la questione erano all'ordine del giorno, ma con il passare del tempo ha accettato il triste destino verso il quale l'ho inconsciamente condotto.

«Ehm... no, non ancora», mormoro evitando di incrociare il suo sguardo.

«Come no?!»

«N-non ne ho avuto l'occasione!», mi giustifico. Voglio solo concludere questa scomoda conversazione alla svelta. «Vedrò domani», improvviso.

«Vedi di muoverti perché io non ne posso più di sentire i tuoi piagnistei continui».

Effettivamente, in questi giorni, non ho fatto altro che correre a piagnucolare dal mio amico per una questione che mi ha creato un nodo allo stomaco: il crescente legame tra (Nome) e Shouji. La vista della loro continua vicinanza è diventata un malessere per me, tanto da rendermi geloso. Ho paura che stia nascendo qualcosa fra di loro e il pensiero non mi fa dormire la notte.

«Lo so, amico. Hai ragione. Ma stai tranquillo, non ho intenzione di tenerglielo nascosto per sempre».

Certo, è facile a dirsi, ma un po' meno a farsi. Ogni volta che provo a dirglielo mi muoiono le parole in gola. È diventata una sfida.

Sento Bakugou sbuffare, per poi uscire dallo spogliatoio col borsone oltre la spalla.

«Ma dai, aspettami!», lo raggiungo, cingendo le sue spalle con un braccio.

«Toglimi le tue manacce di dosso, capelli di merda!»

---

«Non ho ben capito, la lezione sui Fondamenti di Eroismo di domani è stata spostata alla prossima settimana?», domanda Ashido, lasciandosi cadere a peso morto sopra il divanetto della sala comune.

«Già, a quanto pare il professor All Might è stato chiamato per una missione di soccorso a Kyoto e sarà assente per qualche giorno», risponde Yaoyorozu, sempre ben informata.

«Devo ammettere che ne sono sollevata. Le lezioni di questi giorni sono massacranti», mugugna la vocina di quella che mi sembra essere Hagakure.

Mentre decido la bibita da selezionare ai distributori del dormitorio, sento le ragazze chiacchierare un po' più in là nella sala comune. Stanno parlando degli argomenti scolastici degli ultimi giorni. Argomenti a cui, anche se sbagliato, non riesco minimamente ad interessarmi. Infatti, negli ultimi test non ho particolarmente brillato.

Dopo aver passato qualche inutile minuto a studiare le bibite disponibili, alla fine opto, come al solito, per una semplice bottiglietta d'acqua.

Lancio un'occhiata all'orologio appeso alla parete alla mia sinistra. Segna le undici e mezza di sera. Stranamente, nonostante gli intensi allenamenti ai quali siamo stati sottoposti ultimamente, non ho sonno, non mi sento stanco. Quella di andare in camera a studiare per recuperare un po' di materiale fino ad ora ignorato diventa una prospettiva tanto giusta quanto noiosa.

Dopo aver preso la bottiglietta d'acqua, inizio ad avviarmi verso la mia stanza.

«(Nome), tu rimarrai qui a studiare ancora per molto?», domanda Tsuyu.

Appena sento nominare (Nome), mi blocco. Decido di origliare, per quanto non sia un gesto da veri uomini.

«Credo che rimarrò qui ancora per un po'. Voglio finire di ripassare questo capitolo per liberarmi nei prossimi giorni», spiega (Nome) con tono un po' afflitto.

A quanto mi sembra di sentire, le altre ragazze si stanno preparando per ritornare nelle loro stanze, lasciando (Nome) tranquilla a ripassare. Il pensiero che lei rimanga lì sola, senza nessuno attorno, mi fa sentire forse un po' troppo felice. Mi sembra come se fosse l'occasione della vita, in più non è in compagnia del suo caro amico Shouji.

Pochi secondi dopo, le voci delle ragazze si fanno sempre più vicine. Le vedo prendere l'ascensore alle mie spalle. Non appena si accorgono di me, mi rivolgono un saluto veloce, che ricambio.

Poco dopo che le porte dell'ascensore si chiudono, le mie gambe si muovono come da sole, portandomi verso la sala comune, in cui trovo (Nome) stesa su uno dei divanetti.

Inizio a sentire un po' caldo per l'imbarazzo. Mi prendo qualche secondo prima di farmi notare. Era da troppo tempo che non riuscivo a stare da solo con lei.

«Ehi, (Nome)», la chiamo, sollevando una mano. La ragazza si gira con un piccolo scatto verso di me. Evidentemente troppo presa dal ripasso per accorgersi della mia presenza. «Scusami, ti ho spaventata?»

Lei si ricompone subito dopo. «No, figurati!», esclama mettendosi a sedere. «Ero solo concentrata, ma ho quasi finito».

Socchiude un poco gli occhi, per poi fare un gran sorriso che, onestamente, mi prende in contropiede, facendomi arrossire un po'. «Non ti avevo mai visto con i capelli giù, senza il gel! Stai bene, sai?»

Spalanco gli occhi al suo complimento del tutto inaspettato. Mi ha preso alla sprovvista. «G-grazie...», rispondo balbettando, odiandomi per questo.

Normalmente, sono una persona abbastanza sicura, non ho problemi a parlare con le persone, sono estroverso e mi trovo a mio agio in compagnia, però con lei è diverso. Mi blocco, mi sudano le mani, non mi sento più me stesso. È come se le parole abbiano bisogno di essere tirate fuori con la forza. E non sopporto tutto questo.

La guardo. Arrossisce anche lei, coprendosi il volto con il libro. La trovo adorabile. «Scusa, non volevo metterti in imbarazzo...», commenta. «Come mai sei qui? Vieni a sederti, non stare in piedi».

Senza farmelo ripetere due volte, mi siedo accanto a lei, tentando di essere il più naturale possibile. «Che cosa stai studiando?»

Non appena mi avvicino, vengo inebriato dal suo buon profumo. Sembra floreale.

«Letteratura giapponese, periodo Nara. Proprio l'ultimo che abbiamo trattato a lezione», sbuffa annoiata. «Però non ho più la concentrazione necessaria, infatti credo che smetterò a breve», spiega, sistemandosi meglio sul divano.

«Ah, abbiamo fatto quello?», domando spaesato. Lo studio non è mai stato il mio forte.

Lei ridacchia. «Hai bisogno degli appunti?»

Che diamine sto facendo? Sono venuto qui per chiacchierare un po' con lei e invece sto facendo la figura dell'idiota.

Mi porto una mano dietro la nuca, guardando altrove. «N-no, non ti preoccupare! Forse qualche appunto sparso in giro ce l'ho», rispondo con tono forse più alto di quello che avrei voluto usare.

No, non è vero, non ho preso neanche un appunto. Credo che andrò a chiedere a Bakugou di aiutarmi.

(Nome) chiude il libro, posandolo sul tavolino davanti, mettendosi a gambe incrociate, massaggiandosi le tempie. «Sono davvero distrutta. Fra gli allenamenti e lo studio non ci stanno dando un attimo di tregua. Tu come stai? È un po' che non parliamo», pronuncia l'ultima frase con un piccolo sorriso.

«Hai ragione. Infatti, appena ti ho vista sola, ne ho approfittato per venire a parlare un po' con te», mormoro evitando il contatto visivo. Non riesco proprio a guardarla in faccia.

«Uh? Puoi venire a parlare con me tutte le volte che vuoi, lo sai», mi rassicura con voce gentile. Poi, riprende. «In realtà, anch'io avrei voluto venire a cercarti ma... tu sei sempre con Bakugou e gli altri. Per questo, ho sempre esitato per paura di essere di troppo...»

Appena le sue parole insicure giungono alle mie orecchie, mi giro verso di lei come se fossi appena stato insultato. «Cosa dici? Non potresti mai essere di troppo! Mi piace passare il tempo con te. Più che altro, ultimamente, ti ho vista molto in sintonia con Shouji... e ho pensato che venire a parlare con te non fosse esattamente... corretto?», confesso, facendo appello a tutta la mia forza interiore per riuscire a guardarla negli occhi.

Lei sbatte le palpebre un paio di volte, come se fosse stupita. «Aspetta, cosa intendi con 'corretto'? Non penserai mica che ci sia qualcosa fra me e lui?»

La speranza che quella fra (Nome) e Shouji possa essere solo amicizia mi dà una carica di coraggio che mi consente di continuare quella conversazione davvero imbarazzante. «Non... non è così?»

Succede una cosa davvero inaspettata. Scoppia a ridere. E, cavolo, è aggraziata pure mentre ride. «No, fermo, sei fuori strada! Quella che c'è tra me e lui non è altro che amicizia! Ci siamo trovati bene all'allenamento con All Might e, da lì, abbiamo scoperto di avere molti interessi in comune, ma nulla di più. Inoltre, ti posso assicurare che non sono affatto il suo tipo».

Rimango in silenzio per qualche secondo. «E come fai a sapere di non essere il suo tipo?»

«Beh, abbiamo parlato molto e so che c'è già una ragazza che gli piace ed è di un'altra classe», spiega, riponendo alcune penne all'interno di un astuccio. «Anche grazie a questo, abbiamo imparato a conoscerci bene e a sapere i reciproci gusti. E poi, mi diverte aiutarlo», conclude, scostandosi qualche ciocca di capelli dal volto.

Mi sento un totale idiota. Vorrei tirarmi un pugno. Per tutto questo tempo, Bakugou si è sorbito le mie lamentele, ingiustificate tra le altre cose, per nulla. Non è giusto, soprattutto nei confronti di (Nome), ma non posso fare a meno di sentirmi sollevato.

Cerco di forzare una risata. «Ah, mi sa che avevo frainteso tutto».

«Non ti preoccupare, in effetti chiunque avrebbe potuto pensarlo». Si gira totalmente verso di me, le punte dei suoi piedi si avvicinano di molto al mio corpo. Un sorrisetto malizioso dipinge il suo volto. «E visto che siamo in tema... tu che mi racconti?»

«In che senso?»

«Hai una dolce metà? Ora che ci penso, abbiamo parlato di tante cose, ma mai di questo», osserva, appoggiando il mento sui palmi delle mani.

La conversazione ha preso una piega che non avevo contemplato. Inizio a sudare, agitato. «In verità... non ho mai avuto una ragazza», ammetto con occhi bassi.

Con la coda dell'occhio, noto che solleva un poco le sopracciglia. Riprende, poi, a parlare, usando un tono rassicurante. «Beh, non c'è niente di male. Neanch'io ho mai avuto un ragazzo».

Le sue parole mi sorprendono a dir poco. Pensavo che una ragazza bella come lei avesse già avuto qualche esperienza di questo tipo. «Davvero?»

«Già», taglia corto lei.

Dopo la sua risposta, nella sala comune cala il silenzio. Non ho la minima idea di come continuare la conversazione. Non mi va che finisca così. Di solito, sono sempre io quello che inizia a parlare, quello che trova gli argomenti più disparati. Ora, mi trovo in difficoltà e non so neanche perché. Odio questa situazione.

Sollevo lo sguardo, posandolo sulla sua pensierosa figura. I suoi occhi fissano un punto non definito della sala, concentrati su un probabile pensiero visibile solo a lei. «Tutto bene?», azzardo.

Sembra come risvegliarsi da un torpore. «Sì, tutto bene. Stavo solo pensando».

Continuo. «A cosa?»

Inizialmente non risponde. Noto le sue guance tingersi gradualmente di cremisi. «Mi domandavo... chissà cosa si prova a baciare qualcuno? Dev'essere una bella sensazione».

Deglutisco a vuoto, non aspettandomi minimamente un'affermazione del genere. Devo ammettere che anch'io me lo chiedo spesso. Non avendo mai avuto una ragazza e, di conseguenza, avendo zero esperienza, pensieri del genere non sono rari nella mia mente. «Me lo chiedo anch'io», mugugno a tono basso.

Per una seconda volta, il silenzio torna ad essere il protagonista. Non so se sia giusto ma... non riesco a non immaginarmi mentre la bacio. Il pensiero di stringerla fra le mie braccia è un sogno che mi sembra tanto irrealizzabile quanto meraviglioso. Improvvisamente, mi illumino. E se...?

Stringo nervosamente il tessuto dei pantaloni della tuta, voltandomi esitante verso di lei. «Vuoi provare?»

Mi pento subito dopo aver pronunciato quelle parole. Con quale coraggio? Come ho fatto a chiederle una cosa del genere? Come se fosse una cosa normale.

Giro totalmente la testa dall'altra parte, avendo perso ogni briciola di coraggio precedentemente raccolta. «T-ti chiedo scusa! Fai finta che non abbia detto niente! Sono un cretino, non so cosa mi stesse passando per la testa!»

Non passa troppo tempo prima della sua risposta. «Sì, mi piacerebbe...», mormora a bassa voce.

Rizzo la schiena, girandomi lentamente verso di lei, scoprendola con il volto nascosto fra le mani. «Parli seriamente?»

Si limita ad annuire, senza liberare il viso.

Non so come comportarmi, mi è tutto estraneo, tutto nuovo. La ragazza che non riesco a non guardare ogni volta che siamo a lezione, che è l'unico punto fisso della mia mente, è d'accordo con questo. Ha accettato di provare a fare una cosa che non mi sono neanche accorto di aver proposto.

Dopo aver preso un profondo respiro, inizio ad avvicinare cautamente il mio corpo al suo, il tanto che basta a farci toccare le gambe. A quel contatto, rabbrividisco. «Però... devi scoprirti il viso» sussurro, cercando di trasmetterle tutta la calma possibile.

Le sue piccole mani scivolano pian piano lungo il suo volto, rivelando due gote rosse come ciliegie e due occhioni spaesati.

Deglutisco di nuovo. Sono sicuro di essere rosso almeno quanto lei. Sento tanto caldo ora.

Non notando alcun movimento da parte sua, decido di prendere l'iniziativa. Porto la mia mano destra, con fare esitante, dietro la sua nuca e la avvicino lentamente a me.

Le sue labbra sono pericolosamente vicine alle mie, oltre che invitanti. Ma devo cercare di essere cauto, non voglio metterla a disagio.

Sorprendendomi, (Nome) inizia ad avvicinarsi a sua volta, dandomi la conferma. Dopo questo gesto da parte sua, sono sicuro. Chiudo gli occhi, azzerando la distanza.

Il bacio è casto, leggero ma nervoso. Essendo per entrambi la prima volta, non sappiamo bene cosa fare, come comportarci. Lei, in particolare, sembra molto tesa, rigida. Mi faccio coraggio, staccandomi quel poco che basta per permettermi di sussurrarle contro le labbra. «Lasciati andare».

La frase da me stesso pronunciata, dà una carica di coraggio anche a me, facendomi sollevare anche l'altra mano per appoggiargliela contro la guancia. Sorprendendomi, (Nome) dischiude leggermente le labbra. Le nostre lingue si sfiorano quasi subito, dandomi un brivido lungo la schiena. Subito dopo, sento una certa pressione in una zona che, in quel momento, avrei preferito evitare. Improvvisamente, le sue mani si appoggiano delicatamente sul mio petto, facendo aumentare la pressione sul mio basso ventre.

Colto da un'improvvisa ondata di audacia, sposto la mano dalla sua nuca alla sua guancia, tenendo il suo viso con entrambe le mani. Approfondisco il bacio, premendo più forte le labbra contro le sue.

Le nostre lingue, che prima si stavano solo sfiorando, ora si intrecciano, si cercano. I nostri respiri si fanno più pesanti e irregolari. Le sue mani, salgono, cingendomi il collo. Sento le sue dita giocherellare con una ciocca dei miei capelli. In risposta, faccio scendere le mie mani fino ad afferrarle i fianchi, tirandola ancor di più a me.

Non era assolutamente contemplato che la situazione si sarebbe scaldata tanto. Forse dovrei smetterla, dovrei porre fine a questo bacio che, più che una prova, sembra qualcosa di serio, ma non riesco a fermarmi. La sensazione della sue labbra sulle mie è una delle cose più belle che abbia mai provato.

Troppo preso dall'emozione del momento, la tiro a me con un po' troppa forza e perdiamo l'equilibrio. Cado di schiena lungo il divano, con lei che mi segue a ruota, cadendo su di me.

Durante la caduta, le nostre labbra si dividono. Ci guardiamo negli occhi. Vorrei continuare a baciarla, ma il buon senso mi impone di darmi una regolata. «Diamine, scusami. Ti sei fatta male?»

(Nome) non risponde. Mi guarda con respiro ancora irregolare, senza proferire parola. Il pensiero di averla spaventata si insinua nella mia mente. Ma, pochi secondi dopo, la sento stringere il tessuto della mia maglia, per poi gettarsi sulle mie labbra.

Spalanco gli occhi, non aspettandomelo minimamente. Certo, è inaspettato ma non per questo non gradito. Riprendo a baciarla con passione, portando le mie mani sulle sue scapole. Le faccio scendere lentamente, attendendo una possibile reazione contraria da parte sua, che non arriva. Decido, allora, di continuare, finché le mie mani non raggiungono il suo fondoschiena.

La situazione si sta riscaldando. Ormai sono convinto. Questo bacio è tutt'altro che una prova. Sento che è qualcosa di... vero. Di più. Anche da parte sua. È bellissimo. Ma quel poco di raziocinio rimasto mi avverte che ci troviamo nella sala comune, un luogo pubblico in cui chiunque potrebbe vederci. Ma non riesco a fermarmi. Non riusciamo a fermarci.

Pochi secondi dopo, sento dei passi farsi sempre più vicini. Anche (Nome) li sente, infatti si stacca subito, guardandosi attorno nervosamente e sollevandosi da me, mettendosi seduta.

Lancio un'occhiata in direzione dei passi, cercando di capire di chi si tratta. Subito dopo, dal corridoio, appare Iida, il più serio della classe.

Mi tranquillizzo un po' non appena mi accorgo che è senza occhiali e che senza quelli non riesce a distinguere praticamente nulla. Anche (Nome) tira un sospiro di sollievo.

«Forse siamo salvi», sussurra (Nome), sollevando un pollice in mia direzione.

La guardo senza dire nulla, la mia mente è ancora interamente concentrata su ciò che è accaduto poco fa.

«Perché sento delle voci?!», esclama Iida. Socchiude gli occhi, cercando di vedere meglio. «Kirishima-kun? (Nome)-san? Perché siete ancora qui?! È tardi, dovreste essere a letto da un pezzo!», ci rimprovera, agitando una mano com'è solito fare.

Cerco di tranquillizzarlo. «Rilassati, Iida. Stavamo solo parlando...», cerco di farmi venire in mente una scusa plausibile. «... della scuola... sì, della scuola. A breve avremo un test, ricordi?», rido, cercando di essere il più convincente possibile.

«E-esatto! Infatti, ecco il libro!», esclama (Nome), sollevando il libro precedentemente posato sul tavolo.

«Non mi interessa! Siamo alla Yuuei, la scuola per futuri Eroi, non per futuri zombie, quindi, muovetevi e andate subito a letto! La sveglia è alle sette in punto!», ordina il capo-classe.

Io e (Nome) tratteniamo una risata, alzandoci, raccattando le nostre cose e augurando una buonanotte a Iida.

È vero, probabilmente domani saremo degli zombie, non saremo in grado di seguire la lezione né di stare concentrati per qualsiasi altra attività, ma, di certo, ne è valsa la pena.

Eccome se ne è valsa.

-Angolo autrici-

Ciao a tutti~
Allora, questa one-shot alla fine sarà pubblicata in due o tre parti. Si è rivelata più lunga del previsto (meglio per voi, presumo). Abbiamo voluto appositamente scriverla dal punto di vista di Kirishima, quindi speriamo che possa piacere!

È lo sclero di una notte pansato da me, MomoiyaNakamura, e @ZetaZaffira.

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