Insicurezze
«Dove credete di andare? Devo ancora assegnarvi i compiti per la prossima settimana». Appena le parole di Midnight giungono alle nostre orecchie, ci blocchiamo sul posto. Alcuni di noi sbuffano. Io in particolare.
«Per lunedì voglio che mi portiate una ricerca su un territorio specifico». Dopo aver pronunciato queste parole, Midnight posa un foglio sulla cattedra. «Sarà un compito di gruppo e, su questo foglio, ho già preparato le coppie. Ogni coppia ha un proprio territorio da preparare». Si scosta una ciocca di capelli dal volto e poi riprende. «Venite a leggere qui per sapere con chi siete stati accoppiati e fate del vostro meglio. Non vedo l'ora di vedere che risultati porterà la vostra cooperazione!»
Non riesco a fare a meno di trattenere uno sbuffo. Con la mole di lavoro ultimamente ricevuto, speravo che, almeno, nel fine settimana, ci lasciassero un po' tranquilli. Mi toccherà studiare, e per di più con qualcuno. In compagnia sarà sicuramente impossibile per me concentrarmi.
Non appena la professoressa Midnight esce dall'aula, faccio per dirigermi verso la cattedra, dove ci sono già altri miei compagni riuniti. Mi blocco, però, quando noto che, in mezzo al gruppo, è presente anche (Nome). Quando la vedo lentamente girarsi, pronta ad avviarsi fuori dall'aula, noto la sua espressione rigida e quando i suoi occhi incontrano fugacemente i miei, prima che lei fugga via, capisco subito. Recepisco il messaggio. Prima di saltare a conclusioni affrettate, vado a mia volta a leggere il foglio. Come immaginavo, siamo in coppia insieme e dobbiamo fare una ricerca sul territorio di Yamanashi. Chissà dove si trova...
Il pensiero di dover passare una giornata a studiare insieme a (Nome), mi fa sudare freddo. Poso il fogliettino e sospiro. Non si è neanche fermata un attimo, è semplicemente andata via, senza nemmeno rivolgermi la parola. Evidentemente è troppo imbarazzata; come me infondo. Mi domando come faremo anche solo ad accordarci sul tutto.
Pensando a lei, inevitabilmente, la mia mente ritorna a ciò che è accaduto ieri: le nostre labbra unite e i nostri corpi stretti. Quello di ieri è stato il mio primo bacio, il nostro primo bacio. Preso dal momento, dalla foga, siamo quasi stati beccati da Iida. Infatti, questa mattina, prima dell'inizio delle lezioni, il capo-classe ci ha rimproverati nuovamente. Dopo la lavata di capo, giustamente, gli ho chiesto cosa ci facesse, come me e (Nome), in giro per i dormitori a quell'ora. Mi ha risposto, agitando le mani, che si stava dirigendo verso il bagno - per questo era senza occhiali - e, per quel motivo, è riuscito a sorprenderci.
Quando si dice 'l'ironia della sorte'.
Io e (Nome) ci siamo salutati poi frettolosamente per l'imbarazzo. C'era da aspettarselo che oggi sarebbe stato un po' difficile rivolgerci la parola.
Ritorno a passo lento verso il mio banco, raccogliendo il materiale e gettandolo alla rinfusa dentro lo zaino. La mia mente non riesce a scacciare quel pensiero fisso che mi accompagna da stamattina.
Da parte mia l'imbarazzo c'è, e anche tanto. Sarebbe strano il contrario. Ma lei? Non so perché ma mi ha dato l'impressione di essere pentita. Forse mi sto solo facendo tanti problemi per niente, però, l'espressione che mi ha rivolto mi ha dato da pensare.
Forse ho fatto uno sbaglio. Forse non avrei dovuto proporre una cosa del genere, e quel che è peggio è che ho pure pensato, ingenuamente, che quel bacio potesse essere qualcosa di vero. Ma lo sappiamo entrambi che è stata solo una 'prova'. E questa è una parola che non mi piace per niente.
«Mi sbaglio, o oggi sei più rincoglionito del solito?», mi desta la voce del mio migliore amico.
«Come?», rispondo, come appena risvegliato da una trance.
«Non che m'importi, ma che cazzo hai?», dice Bakugou, caricando il suo borsone sulla spalla ed uscendo dall'aula.
Lo seguo, fingendo un sorriso allegro. «Sto benissimo!»
Chi voglio prendere in giro...? Non ci credo nemmeno io.
«Huh?», vedo Bakugou sollevare un sopracciglio. «Mi sembrava che prima stessi occhieggiando la tipa con fin troppa insistenza».
«Tipa? Quale tipa?», domando fingendo di non capire.
«(Cognome)».
Inizio già a sentire la pelle d'oca.
«I-io? N-non la stavo guardando!»
«E quindi è per questo che te ne stavi fermo a guardarla come uno stoccafisso?»
«G-guarda che non è successo niente tra me e lei!», mento.
Rendendomi conto di ciò che ho appena detto, mi copro il volto con una mano, voltandomi dal lato opposto.
Sono un idiota, mi sono fregato da solo. Perché non imparo mai a stare zitto?
«Quindi è davvero successo qualcosa, testa di cazzo», dice Bakugou, più soddisfatto che sorpreso. «Ieri sera?» continua lui.
Inizio a sudare. Mi limito a guardare a terra, non avendo il coraggio di sollevare lo sguardo e scoprire che espressione mi stia rivolgendo il biondo. Sollevo una mano portandola dietro la nuca, grattandomi nervosamente.
Ridacchio a disagio come non mai. Temo abbia già capito tutto. Bakugou non è uno stupido. Gli basta squadrare un attimo una persona per capire al volo. «Ma cosa credi sia successo? Niente, amico. L'ho solo... aiutata a studiare», mento spudoratamente.
Il mio amico socchiude irritato gli occhi, studiandomi. Sembra quasi mi stia scrutando l'anima. «Eh? Studiare? Tu? Mi prendi per il culo? Non hai mai aperto un libro in vita tua! Anzi, non so nemmeno se tu sappia leggere o scrivere».
Faccio finta di prendermela. «Ti dico che è così! Perché non mi credi? L'ho incontrata da sola ai divanetti a studiare e... ho pensato di andare ad aiutarla».
Bakugou non dice più nulla. Mi fissa senza dire una sola parola. Sembra irritato e mi mette quasi in soggezione. Decido di continuare per cercar di convincerlo. «E nulla, siamo stati sui libri per un po' e poi abbiamo fatto una pausa ai distributori automatici».
Continua a guardarmi, questa volta con più insistenza. Le sue iridi cremisi mi stanno letteralmente scavando un buco in fronte, sollecitandomi a continuare. «E sì, insomma, abbiamo iniziato a chiacchierare e... una cosa tira l'altra e...»
Lascio in sospeso la frase, desiderando di terminare questa conversazione il prima possibile. Desiderio che mi viene negato da un'ultima silenziosa occhiataccia da parte di Bakugou.
Non ce la faccio più a contare tutte queste palle. È chiaro come il sole che abbia già capito. Mi sento strappare le parole di bocca come da una forza superiore.
«E va bene, va bene, te lo dico, okay?! Però smettila di guardarmi in quel modo! Mi metti i brividi»
Bakugou chiude gli occhi soddisfatto e fa un sorrisetto. «Era ora».
Prendo un grosso respiro, assicurandomi che non ci sia nessuno dei nostri compagni attorno. «È vero che (Nome) era da sola a studiare. Ero uscito per andare a prendermi qualcosa da bere e l'ho vista in sala comune. L'ho raggiunta e abbiamo parlato un po'. Poi, come dicevo, una cosa tira l'altra e... ci siamo baciati».
Noto il mio migliore amico spalancare di poco gli occhi. Sembra quasi come se si aspettasse di tutto tranne che questo.
«Voi? Vi siete baciati? Uno come te? Che fugge con la coda tra le gambe non appena la vede? Non dire stronzate! Ti sembro davvero così ritardato?!»
Che razza di problemi ha? Possibile che non creda neanche ad una parola che dico? Anche se si tratta della verità.
«Ti dico che è vero, amico! Perché dovrei raccontarti una bugia? Tra l'altro, Iida ci ha quasi beccati...»
«Non prendermi per il culo. È una storia che non sta in piedi, soprattutto se si parla di te. Tra l'altro, come se quel quattrocchi di merda avesse tempo da perdere con le vostre cazzate. Sicuro di non essertelo sognato stanotte?»
Mi fa innervosire il fatto che non mi creda e per di più che mi prenda pure in giro. Non faccio in tempo a ribattere che la voce rimbombante del capoclasse raggiunge le nostre orecchie. Lo vedo sorpassarmi velocemente.
«Kirishima-kun! Vedi di non fare tardi come ieri sera! Quelle occhiaie non passano certo inosservate! Adesso vado a dirgliene quattro anche a (Cognome)-san! Non ho finito con voi due!»
In pochi secondi, Iida è già sparito, lasciandomi alquanto interdetto. Ma, riflettendo su quanto appena successo, mi illumino, rendendomi conto che la verità sia appena stata sbattuta in faccia a Bakugou.
Lo guardo. Si limita a roteare gli occhi e a sospirare. Conoscendolo, non ammetterebbe neanche sotto tortura di essersi sbagliato.
Non riesco a trattenere un sorrisetto soddisfatto e guardo compiaciuto il biondo, che si stizzisce subito.
«Smettila di guardarmi in quel modo, capelli di merda. Giuro che riempio di botte quella faccia da culo che ti ritrovi se non la pianti».
Rido, divertito dal suo modo di fare immaturo, avvolgendogli il collo con un braccio. «Guarda che hai fatto tutto da solo, io mi stavo solo limitando a guardarti. Che c'è, non sono autorizzato a guardare il mio migliore amico quando mi pare e piace?»
Il biondo stringe i denti, iniziando ad agitarsi. Riesco praticamente a vedere il vapore fuoriuscire dalle sue orecchie. «Migliore amico?! Ma levati dalle palle! Ti ammazzo!». Si allontana di un paio di passi da me, guardandomi accigliato. «Senti, dato che oggi ti senti così sicuro di te, guarda». Fa un cenno con la testa davanti a sé. «Laggiù c'è la tua principessa che parla con quella dannata aliena rosa. Perché non vai a fare lo spaccone con lei proprio come stai facendo con me ora?»
Guardo in direzione della sua indicazione, notando, effettivamente, (Nome) parlare con Ashido. Tutta la sicurezza che ho faticosamente raccolto sparisce all'improvviso. Inizio a sudare freddo. «M-ma no, dai, stavo solo scherzando! Mi conosci! In realtà io sono davvero timido!», ridacchio nervosamente. Mi porto una mano alla fronte con fare teatrale. «Anzi, non credo di sentirmi molto bene. Forse è il caso che me ne vada in infermeria seduta stante. So che c'è un virus che sta girando in questi giorni, devo essermelo preso».
Inizio a fare dietro front per andarmene il più velocemente possibile, ma sento una mano afferrarmi per la camicia, forzandomi a fermarmi e spingendomi nella direzione opposta.
«Mi stai facendo venir voglia di vomitare con tutte queste stronzate. Ora tu vai e risolvi questa questione perché non voglio più sentirti parlare di questo per il resto della mia vita!»
L'ultima frase la pronuncia con un tono di voce un po' troppo alto. Infatti, quando vengo letteralmente lanciato verso le due ragazze, entrambe si girano momentaneamente spaesate, sorprese dal mio brusco arrivo. Alzo la testa, incrociando immediatamente, forse per uno scherzo del destino, gli occhi di (Nome), timidi e quasi impauriti. Rimaniamo a fissarci per pochi secondi, che mi sembrano ore.
Rimango incantato. Ha degli occhi bellissimi. Sento un'ondata di calore investirmi il volto.
Vengo riportato alla realtà da una risatina di Ashido. Noto che sta guardando, presumibilmente, Bakugou alle mie spalle. Girandomi, lo vedo andar via, diretto verso chissà dove.
«Beh, (Nome), io ora devo proprio andare. Ci vediamo più tardi», continua a ridacchiare la ragazza dalla pelle color confetto, lasciando (Nome) di sasso. Poco prima di andarsene, saluta anche me, con un occhiolino. «Ciao, Kirishima!», saltella allegramente via.
Devo ammettere che, per questa giornata, avrei immaginato di tutto, tranne che questo. Sono solo con (Nome). E giusto pochi minuti fa, lei è letteralmente scappata via non appena mi ha visto. Non so cosa fare. Mi sudano le mani dal nervosismo.
«Ehm... uh... ciao, Kirishima. Come stai...?»
Vengo sorpreso dal suono della sua voce. Mi stupisce il fatto che fino a poco fa tentava di evitarmi mentre adesso ha persino preso l'iniziativa.
Raddrizzo la schiena, ricomponendomi. «Uhm, bene, credo...», mormoro poco convinto ed imbarazzato a dir poco.
«'Credi?' In che senso?»
Porto una mano sulla nuca, grattandomi nervosamente. «Beh... prima mi sembrava mi stessi evitando e mi sono preoccupato. Anche perché, come immagino tu sappia, dobbiamo fare il compito insieme».
Per ora, non voglio rievocare i ricordi di ieri. Voglio vedere come si comporta lei.
(Nome) annuisce. «Sì, ho letto sul foglio...», borbotta a bassa voce. «Forse dovremmo accordarci sul giorno. Sai, per studiare insieme».
Noto che le sue dita stringono nervosamente l'orlo della gonna. Inoltre, ha completamente ignorato quello che ho detto prima. Mi preoccupa la cosa, ma decido di non darle troppo peso.
«Sì, giusto. Che ne dici di sabato nel tardo pomeriggio? Magari nella mia stanza», propongo.
La vedo arrossire, per poi calmarsi subito dopo. «Preferirei fare da me, se per te non è un problema».
Arrossisco di rimando. «C-certo! Ovviamente non è un problema. Anzi, è giusto che sia io a venire».
Rimaniamo in silenzio un attimo. Mi ritrovo a riflettere su quello che ho appena detto. Non mi ero minimamente reso conto di quanto male potesse suonare questa frase. Inutile dire che vorrei che si aprisse una voragine sotto i miei piedi e che mi inghiottisse per sempre.
«N-no, aspetta! Intendevo, è giusto che sia io a raggiungerti! Nella tua stanza! Ecco! È compito di un vero uomo!», farfuglio senza scandire bene le parole, agitandomi oltre ogni credo.
(Nome), ridacchia. «Avevo capito, Kirishima. Non preoccuparti. In ogni caso, mi va bene per questo weekend. Ci vediamo sabato allora».
Rilascio un sospiro di sollievo, sentendomi improvvisamente e stranamente stanco. «Sì, ci vediamo sabato».
-Angolo autrici-
Ricordo che questa storia è scritta da me e ZetaZaffira.
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