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Satrax e Zaziel

Era quasi il tramonto, Satrax stava per tornare verso casa.

Quel giorno era stato difficile tirare avanti senza nutrirsi, ma ce l'aveva fatta, ne era più o meno soddisfatto. Si chiedeva come mai tutti si davano un gran da fare per proteggere gli abitanti di quel mondo tanto fragile, prima o poi la specie umana sarebbe stata nient'altro che un ricordo. Che senso aveva tentare di rimandare l'inevitabile?

Fortunatamente quelli come lui avrebbero avuto di che vivere anche nel caso in cui sarebbe scomparsa. Altri suoi simili non sarebbero stati così felici invece, ed era proprio per questo che non avevano intenzione di attaccare i paladini dell'umanità, rappresentavano in un certo qual modo coloro che dosavano le risorse, evitando che ognuno facesse ciò che gli pareva.

Questi due gruppi probabilmente si dovevano tanto a vicenda, ma lungi dal ragazzo pensare che angeli e demoni lo avrebbero mai ammesso.

Per la strada la mente gli si era affollata di questi pensieri. Era solito passare sempre per la stessa strada una volta al mese, ma quella sera aveva svoltato al vicolo prima senza accorgersene, da quanto aveva lo sguardo nel vuoto. Un altro abitudinario, invece che passare per quella strada, ci dormiva direttamente ogni notte.

Appena il giovane si accorse da lontano di quella figura accovacciata rizzò la schiena e sollevò il mento, portando indietro le sue ciocche biondo platino. Uscì dalle sue labbra un suono basso e subito dopo corse davanti a quella sagoma piantandocisi di fronte.

«Fatti sotto se proprio devi, non ho intenzione di crepare senza difendermi!» disse togliendosi la giacca dalle spalle. «Che fai? Mi sottovaluti tanto perché sono-»

«Sta' zitto marmocchio, non lo percepisci?» Disse l'uomo ancora seduto per terra, stendendo una gamba e poggiando la testa nera all'indietro sul muro dell'edificio, osservando gli ultimi istanti di luce nel cielo, prima della fine del tramonto.

Il giovane si sentì preso in contropiede. Non avendo mai visto uno di loro, non sapeva proprio cosa intendesse dirgli. Provando a scrutarlo più affondo nell'animo notò che in quell'angelo sembrava mancasse la gloria combattiva che quelli della sua specie vantavano in gran quantità. Constatato ciò non abbassò la guardia, ma decise di fare un passo avanti, probabilmente spinto dalla curiosità.

«Ora credo di capire... Sei un caduto, giusto? Sembri proprio in gran forma.» Sorrise sarcastico. «Ti hanno scaraventato giù perché volevi unirti a noi? Ho saputo che quando assaggiamo il sangue di quelli come te, non riuscite più a starci lontani. Siete dei veri masochisti.»

L'uomo si stancò di ascoltare e si tirò su con un'unica spinta. «Mi sembrava di averti detto di stare zitto.» Si avvicinò al demone con uno scatto e lo fissò con una mano alla parete opposta del vicolo. «Per colpa tua ora dovrò trovarmi un altro posto dove stare, complimenti. Ti auguro di non incontrarmi più durante queste ore del giorno, o testerò personalmente le voci che girano sugli angeli e sul vostro sangue, sono stato chiaro?» non lo avrebbe mai fatto, ma suonava buona come minaccia verso quello che considerava un bambino.

Senza attendere una vera e propria risposta lo lasciò andare; non che se ne aspettasse una, ma era veramente stanco di dover continuare a girovagare. Trovare un vicolo nel quale gli angeli non passassero di ronda era difficile di per sé, e sarebbe anche stato meglio evitare quelli nei quali i demoni lo avevano visto o sarebbe diventato presto la loro cena. Considerato ciò si chiese se dopo quell'ennesimo incontro non sarebbe stato meglio andare a vivere nei boschi. Almeno lì nessuno lo avrebbe avuto intorno.

Il giovane dagli occhi verdi invece la pensava diversamente. Per quanto fosse intimorito da quel tipo, non voleva lasciarsi scappare l'occasione di conoscere un pennuto che gli potesse spiegare chi fossero gli angeli e che storia avessero. Ogni volta che ne parlava con gli altri demoni loro tergiversavano su altro, e lui sentiva sempre di più la frustrazione addosso.

Senza pensarci troppo gli tirò un pungo allo stomaco. Non lo aveva fatto per attaccare rissa, ma perché non sopportava i tipi presuntuosi come lui solo perché avevano qualche anno in più; e poi l'orgoglio, maledizione, ce n'era davvero in abbondanza in quel caduto, sarebbe stato bene dargli una lezione.

L'angelo non doveva essere per nulla in forma, sembrava già essere uscito da qualche pestaggio recente, poiché il pugno gli fece sputare sangue. Sangue che finì sulla camicia e sul collo del demone. Si accasciò a terra e tossì un po' prima di guardarlo con un'aria veramente spaventosa.

«Oh, mi hai sporcato la camicia. Ci vorrà tempo per lavarla.» Disse con un tono fintamente dispiaciuto. «Semmai in altre ore del giorno ti andasse di dormire su un letto decente abito al venticinque di via Morrison.» Non pensò di salutare, infondo che cosa avrebbe dovuto dire a un angelo sconosciuto appena invitato a casa? Si limitò a raccogliere con il dito una goccia cremisi dal suo collo e portarla alla bocca. Era davvero delizioso.


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