Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

7.2-Messi a Dura Prova.

Xavier.

Muoviti, non risolverai nulla restando immobile.

Pensa a una soluzione, alla svelta.


La mia mente era colma di quei pensieri eppure non si mosse neanche un muscolo, le mie dita si chiusero in dei pugni serrati tanto da procurarmi un leggero dolore.
Strinsi i denti sentendomi inerme, maledettamente impotente di fronte a Keadel e ai suoi occhi smeraldini, ricoperti da uno strato di lacrime.

«Xavier» mormorò con la voce tremante, «Fallo» proseguì stringendo le labbra ma non avevo alcuna intenzione di porre fine alla sua vita.
Perché?
Perché stava accadendo tutto ciò?

«Ascoltalo o non supererai la prova, dobbiamo valutare di cosa sei capace!» una voce graffiante oltrepassò la vetrata, abbassai il capo e strizzai gli occhi tentando di scovare un’alternativa.
Non avevano rilevanza le conseguenze, ero consapevole a cosa sarei andato incontro ribellandomi ma d’altronde avevo sempre agito in quel modo sfrontato.
Dovevo riprendermi, restare in quelle condizioni avrebbe soltanto fatto precipitare la situazione ulteriormente.

La posta in gioco non era mai stata così elevata prima di allora, «Preferisco morire piuttosto che uccidere un mio amico e macchiarmi del suo sangue!» gridai tutto d’un tratto, la mia voce rimbombò tra le pareti colme di sofferenza di chissà altri quanti bambini.
Urlare quelle parole con più fiato possibile alleggerì il peso che percepivo dentro di me, inaspettatamente un sorriso si fece largo sul mio volto e la mia mente tornò a collaborare.

Elevai il capo osservando il viso attonito di Keadel, pensavo realmente ciò che era fuoriuscito dalle mie labbra, sapevo anche che il biondino non avrebbe desiderato la mia morte e quasi sicuramente gli avrei recato sofferenza.
Ma avrei preferito di gran lunga vederlo in lacrime, piuttosto che scrutare il suo corpo inerme per mano mia.

«Smettila di frignare moccioso insolente!» ignorai le voci colme d’ira che giungevano alle mie orecchie, mi chinai raccogliendo l’arma da terra e illusi gli spettatori di star eseguendo gli ordini.
(*)Avvicinai la lama al mio collo senza alcun ripensamento, la posizionai poco sopra il collare argenteo dove vi era la pelle.
Implicai una leggera pressione e il sangue iniziò a fluire, strinsi le labbra preparandomi a un dolore più acuto e intenso. (*)
In un attimo sfuggente mi ritrovai le quattro guardie alle spalle che senza esitare mi immobilizzarono contro il muro, il coltello cadde sul pavimento spezzando il silenzio.

La mia guancia aderiva alla parete fredda della stanza ma il sorriso non aveva intenzione di abbandonarmi, non mi ero pentito della mia scelta ed ero pronto a subirne le conseguenze.
Ero fermamente convinto che l’avrei rifatto per almeno un milione di volte pur di salvare la pelle a Keadel, incrociai il suo viso sbigottito. Rimase in ginocchio ad osservare la scena incredulo con gli occhi sbarrati e lucidi.

Una guardia afferrò i miei polsi, già doloranti, con veemenza e li portò dietro alla mia schiena. Morsi violentemente l’interno guancia tentando di sopportare la sofferenza che mi aveva causato quel semplice gesto, «Che intenzioni avevi eh? Lurido moccioso!» l’uomo iniziò ad inveire con arroganza su di me ma ciò non era rilevante.
L’unica persona che era diventata realmente importante per me, il primo legame che ero riuscito ad instaurare, era sano e salvo.
Nulla contava maggiormente.

Fecero uscire Keadel dalla stanza e sperai con tutto me stesso che sarebbe giunto alla cella incolume, un’altra guardia si avvicinò al mio orecchio «Forse non ti è ben chiaro come funzionano qui le cose!» ringhiò elevando il tono di voce.
In un attimo mi ritrovai sdraiato sul pavimento con un dolore lancinante alla schiena, eppure mi ritenevo soddisfatto delle mie azioni.
Avevo trovato la risposta a quel quesito che tanto mi tormentava, avevo appena compreso cosa si provasse ad affezionarsi.

Sbarrai gli occhi non appena un calcio si scontrò con violenza all’altezza del mio stomaco, di riflesso mi rannicchiai e tentai di proteggere il viso con le braccia.
«Ti farò pentire amaramente delle tue azioni!» le urla degli uomini rimbombavano tra le pareti della stanza, non avevo modo di reagire di fronte a loro.
Erano in maggioranza, con una costituzione robusta, un’altezza spaventosa, non potevo usufruire del mio Xiù e tanto meno ero capace di utilizzarlo.

Iniziai ad accusare i colpi ben assestati sul mio esile corpo, pensai che probabilmente fosse anche causato dagli scarponi che portavano ai piedi, della loro forza bruta, della bramosia che emergeva dalle loro iridi di nuocere qualcuno di debole e indifeso.
Smisero per qualche istante e mi illusi che quello strazio fosse finalmente giunto a una fine, poi uno di loro si avvicinò costringendomi ad alzarmi.
Avvolse le dita intorno al mio collo, mi ritrovai con i piedi sollevati da terra, la mia schiena aderì alla parete retrostante e in quel momento ringraziai di portare il collare che per quanto fosse possibile, attutiva la presa della guardia.

«Basta!» un urlo rieccheggiò improvvisamente, le dita si aprirono e caddi al suolo tentando disperatamente di respirare.
Riuscivo a mala pena a sorreggermi sulle mie gambe ed il mio sangue era cosparso a chiazze sul pavimento, ruotai lo sguardo incontrando le iridi nero pece.
«Zalen, non vorrai mica aiutare questo moccioso raccapricciante» una guardia pronunciò quella frase come se fosse una minaccia, intuii che quel nome appartenesse all’uomo con cui avevo scelto l’arma.

Quest’ultimo rimase immobile senza far trasparire alcuna emozione tanto da non sembrare umano, «Sapete anche voi che lui è una risorsa importante e ci è stato proibito di ucciderlo, i Drafer non perdonano» concluse con autorità e attese che gli altri quattro esseri spregevoli se ne andassero.
«Ohi, alzati» il suo tono mi risultò leggermente ammorbidito ma non ci diedi peso, poteva essere semplicemente frutto di ciò che era accaduto poco fa. 
Tentai disperatamente di mettermi in piedi ma risultò del tutto inutile e crollai al suolo.

Il gusto ferroso del sangue iniziò ad espandersi all’interno della mia bocca, «Ringrazia di essere ritenuto utile o ti avrebbero ucciso da un pezzo senza tanti problemi» borbottò.
Forse poco tempo prima, all’udire di quella frase avrei sperato di essere normale, avrei bramato la morte oltre a ogni cosa.
Ma in quell’istante non fu così, non mi importava di rischiare ma l’avrei fatto per tentare di salvare qualcuno, non per un mio pensiero egoistico.
Ero riuscito ad instaurare dei legami, a parlare con dei miei coetanei, a litigare, a piangere in presenza di qualcuno, a sentirmi almeno un po’ apprezzato per la prima volta.
Avevo assaporato un pezzo di vita.

«Cosa mi tocca fare, sei stato un grandissimo idiota. E dire che ti avevo anche avvisato» si lamentò, riuscivo a percepire qualcosa di diverso in quell’uomo ma non mi era chiaro se fosse la realtà.
Si inginocchiò di fronte a me, «Muoviti a salire» sbottò mentre io rimasi a dir poco incredulo. La mia mente era annebbiata e la mia vista offuscata, probabilmente a causa dei colpi ricevuti alla nuca. Faticavo anche ad orientarmi, Zalen mi sollevò da terra e appoggiai il viso sulla sua schiena.
Le sue mani reggevano le mie gambe, «Impegnati a non sporcarmi l’uniforme» dal tono di voce che mi rivolgeva appariva visibilmente infastidito, eppure perché mi stava aiutando?

«Grazie» biascicai quella parola, incredulo che prima o poi l’avrei realmente detto ad una guardia. Mi rivolse uno sguardo senza donarmi la minima risposta, continuò a camminare fino alla fine di quel macabro corridoio dove accostò.
Scesi dalle sue spalle con il suo aiuto, «Da qui in poi dovrai camminare» affermò.
Non compresi la situazione ma cercai di obbedire senza fare tante storie, ogni passo risultava come una tortura ma non dovevo mollare.
Desideravo arrivare in cella al più presto e assicurarmi che Keadel stesse bene, l’uomo camminava alle mie spalle e notai che il suo sguardo continuava a scorrere intorno a noi ossessivamente.
La gamba destra cedette e mi preparai all’impatto, «Finirò in un mare di guai a causa tua» Zalen riprese a lamentarsi e in quell’istante mi accorsi di non trovarmi sul suolo.

La sua mano aveva afferrato il mio braccio evitando di farmi cadere, spalancai gli occhi «Non ti ci abituare» concluse.
Udii dei passi farsi sempre più vicini e notai l’espressione dell’uomo alle mie spalle mutare completamente, compresi che il suo comportamento docile usciva allo scoperto soltanto se avesse la certezza che nessuno potesse udire o vedere.
Le sue dita afferrarono i miei capelli implicando una leggera violenza, «Muoviti!» ordinò tornando ad usare un tono rigido.

Un’altra guardia si stava dirigendo verso di noi, «Lasciami» pronunciai a fior di labbra.
Afferrai a stento il suo braccio possente cercando di usarlo come sostegno, una volta superato l’altro uomo allentò la presa ed ebbi la conferma della mia teoria.
Mi trascinò fino davanti alla cella e poi accostò, percepivo gli sguardi dei miei compagni ardere prepotentemente sulla mia pelle.
Le mie dita erano ancora avvolte intorno al suo avambraccio, il dolore si stava espandendo velocemente.
Con una lieve spinta mi ritrovai all’interno della cella, «Vedi di sopravvivere fino all’esperimento» quelle furono le ultime parole che mi rivolse l’uomo prima di scomparire.

I capelli color mogano caddero dolcemente ricoprendomi buona parte del viso, tentai invano di sorreggermi sulle braccia «Xavier…» riconobbi la voce di Keadel.
Ero così sollevato che lui stesse bene, avrei voluto parlargli ma stava diventando sempre di più arduo anche solo respirare.
Le mie braccia cedettero e mi ritrovai sdraiato al suolo, riuscii ad alzare di poco lo sguardo incontrando le iridi smeraldine del biondino.

Scovai un briciolo di forza per potergli rivolgere un piccolo sorriso.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro