CAPITOLO UNDICI
Ho sempre amato i giorni di metà settimana, ma stavolta no.
E' giovedì 7 gennaio 2016 quando rientro a scuola dalle vacanze natalizie. Non ho voglia di abbandonare il mio letto nelle mattine così gelide, soprattutto non ho voglia di rivedere Patrizia, dopotutto quello che è successo a Capodanno.
In più, per colpa dell'ultima crisi epilettica, mi hanno aumentato la dose del farmaco e ho anche il braccio ingessato per tre settimane.
Peggio di così, non può andare!
Stamattina per andare a scuola, mi accompagnerà mio padre in macchina.
Lui non fa altro che stare al cellulare per parlare di lavoro e con questo, c'è una grande distanza tra di noi. Non mi sono mai sentita così in vita mia.
Ogni tanto ripenso al nostro rapporto e mi manca così tanto, ma vedo che non c'è più nulla da fare.
Ad un certo punto, accosta la macchina vicino ad un tabaccaio e deduco che debba prendersi le sigarette. Io rimango in macchina ad aspettare in completa solitudine , immaginando cosa succederà quando entrerò in classe.
Patrizia mi eviterà come la peste e si atteggerà con le nostre compagne come una vittima, che è stata picchiata da me.
Ha avuto ciò che si meritava.
Scuoto la testa per non pensarci più e mi concentro sul cielo. È una giornata tra il nuvoloso e il soleggiato.
Vedo entrare un raggio di sole in macchina e osservo fino a quanto arriva.
Successivamente noto, che c'è qualcosa che luccica sul fondo dei piedi dalla mia parte.
Non riesco a capire di cosa si tratta e allora cerco di prenderlo a fatica.
Una volta preso in mano, realizzo che si tratta di un orecchino da donna.
Cosa ci fa un orecchino da donna nell'auto di mio padre?
Sicuramente non è di mia madre: i miei genitori non escono insieme da un sacco di tempo e non può essere mio, perché io odio gli orecchini.
Allora mio padre ha l'amante?
Quest'orecchino potrebbe essere una prova schiacciante e devo assolutamente scoprire la verità.
Mio padre rientra in macchina e si accende una sigaretta e io decido di affrontare la situazione.
«Papà, che cos'è questo?» gli chiedo, mentre ho in mano l'orecchino.
Diventa teso e me lo strappa di mano.
«È della mia collega. La avrà dimenticato qui quando la porto a casa che facciamo gli straordinari insieme, ma comunque questo non è affar tuo...» risponde scocciato.
Una collega che accompagna a casa dopo gli straordinari tutte le sere, inclusi i fine settimana?
Presumo che mi stia prendendo per il culo.
Quando entro in classe, con la bidella che mi aiuta a portare lo zaino, le mie compagne mi fissano come se fosse entrata una serial killer.
Probabilmente Patrizia non ha perso tempo a raccontare tutto.
Io mi siedo al mio posto e staremo a vedere che cosa succede.
Dopo poco, lei arriva e tutte le nostre compagne la avvisano che sono in classe e addirittura, alcune di loro mi fissano.
Lei arriva al suo posto e separa il suo banco dal mio. Meglio così.
Lei mi guarda con aria di sfida e si aspetta una mia reazione. Io non faccio nulla, perché non ci tengo ad abbassarmi ai suoi livelli.
Oggi voglio essere positiva, soprattutto perché all'intervallo mi vedrò con Max.
Non vedo l'ora.
Quando suona la campanella dell'intervallo, è un grande sollievo per me. Queste prime tre ore non passavano mai e finalmente posso andare da Max.
Appena lui mi vede, rimane stupefatto.
«Che cosa hai combinato?» mi chiede, indicandomi il braccio ingessato.
«Un bel casino...» dico.
«Mi dispiace piccola...» risponde dolcemente, per poi abbracciarmi.
Non importa se non riesce ad abbracciarmi in modo perfetto, ma ciò che conta che lo fa con sincerità e, infatti, lo sta facendo.
Quanto mi è mancato Max e continuo sempre ad avere la conferma che mi piace sempre di più.
Mi racconta del suo capodanno a Londra e di quanto sia stato bello e addirittura, mi ha persino portato un bel souvenir. È una tazza con lo sfondo della bandiera inglese con la scritta "Keep Calm And Carry On".
Ad interrompere questa piacevole conversazione, è una chiamata del mio cellulare. E' mio padre.
«Pronto papà.»
«Assunta...?» risponde, per poi emettere un gemito sessuale.
Quel gemito non mi piace per niente.
«È successo qualcosa?»
«No tranquilla, sto facendo dei salti mortali qui al lavoro. Ascolta, ti volevo avvisare che oggi all'una non riesco a venire a prenderti...»
«E come torno a casa?»
«Chiama tuo fratello, ciao!» dice tutto di fretta, chiudendomi il telefono in faccia.
Non mi piace questo suo comportamento. Ho la sensazione che stia facendo qualcos'altro, anziché lavorare.
«Piccola, tutto bene?» domanda Max con i suoi occhi verdi, che luccicano dalla dolcezza.
Dio, come lo bacerei!
«Era mio padre. Doveva portarmi a casa dopo la scuola, ma non riesce a passare, perché deve lavorare...»
«Ti porto io a casa. Che problemi ci sono?»
«Max, ma dai. Non mi sembra il caso...»
«E perché?»
«Perché, magari, hai da studiare...»
«Sì, è vero. Ho da studiare, però non posso permetterti di ritornare a casa in metropolitana e in treno con il braccio ridotto così...»
Adoro queste sue attenzioni e quindi, accetto il suo passaggio dopo la scuola.
Finalmente le altre tre ore di scuola sono volate via e questo significa: vedere Max.
La bidella prende il mio zaino e mi accompagna fino all'uscita della scuola, dove c'è Max fuori con la sua Fiat 500.
Lui prende lo zaino, lo mette nel baule e poi passa dalla mia parte per aprirmi la portiera e farmi accomodare in macchina.
Che galantuomo!
«Com'è stato il tuo ritorno a scuola?» chiede ironicamente mentre guida.
«Divertente» rispondo allo stesso modo.
«Anche per me...» ribatte, per poi sorridermi e divento rossa come un peperone.
«Mi piaci quando arrossisci. Lo sai: è una rarità tra le ragazze di oggi.» replica dolcemente Max.
Io rido a fior di labbra e inizio a sentire il cuore che mi batte a mille.
«Comunque, non mi hai ancora detto che è successo al braccio...» aggiunge Max.
Mi rattristo.
«Ecco, è successo a Capodanno...» bisbiglio.
«Oh santo cielo...»
«Sono svenuta e nel mentre si è anche rotto il braccio...»
«Ti eri ubriacata troppo?»
«No, in realtà...»
Mi blocco.
Ho troppo paura della sua reazione.
E se non volesse più parlarmi?
«Tu...?» mi incalza Max.
Coraggio Assunta, diglielo...
«Io soffro di epilessia...»
«Mi dispiace tanto, piccola...» esclama con un tono decisamente triste.
«Avevo così tanta paura di dirtelo, se non mi vuoi rivolgere la parola... Io ti capisco. Sono un disastro in questo mondo...» bisbiglio amareggiata.
Ad un certo punto, Max fa una frenata e mi fissa.
Che cosa sta succedendo?
«Ascoltami piccola. Non è una malattia che mi impedisce di avere a che fare con una persona stupenda come te. Anche se tu avessi avuto qualcosa di più grave e che non era curabile, ti sarei stata vicina ugualmente. Adesso guardami...» enuncia Max.
Quello sguardo da ragazzo dolce e determinato, mi piace e non poco.
«Assunta, io ti prometto di starti accanto, nella gioia e nel dolore, in qualunque circostanza, intesi?» aggiunge Max.
Io annuisco, mentre mi scendono due lacrime di gioia e lui mi bacia la fronte.
Riprende a guidare e io contemplo il suo sguardo con molto piacere.
Sono molto fortunata ad averlo conosciuto.
Quando arriviamo sotto casa mia, Max mi accompagna fino alla porta e si presenta ad Ale, per poi parlare di calcio insieme.
Devo dire che la cosa mi elettrizza, visto che con Marco non era mai successo perché lui ha una mentalità piuttosto chiusa.
Una decina di minuti dopo, Max se ne va perché deve studiare e dice anche che verrà domani mattina a prendermi per portarmi a scuola.
Sarà così fino a quando il braccio non sarà completamente guarito.
Che amore!
Marco non si fa proprio sentire, anzi, mi ha proprio bloccato sia su WhatsApp, sia su Facebook e noto, anche, che Patrizia ha fatto lo stesso.
È un bene che lo hanno fatto perché voglio starne lontana, anche se con Patrizia non sarà proprio possibile, visto che la sfiga ha voluto che fossimo nella stessa classe.
A me basta ignorarla e il gioco è fatto.
D'altronde, non riesco neanche capire se io e Marco stiamo ancora insieme. Non importa, mi abituerò presto all'idea che mi sta per lasciare.
Scaccio via questi pensieri, ascoltandomi Rocco Hunt.
La canzone in questione è "Back In The Days", una canzone che ha fatto insieme a Mario Biondi.
Io chiudo gli occhi e ascolto ogni parola. La voce di Rocco è così incantevole che odio qualsiasi altro rumore quando viene interrotto.
Cado in un sonno profondo con la sua voce celestiale.
Mentre io Ale stiamo cenando, sentiamo rumori che provengono dalla porta d'ingresso. Cerchiamo di sbirciare e vediamo che è nostra madre che si sta dirigendo in camera.
È chiaramente ubriaca ed è meglio che la evitiamo. Potrebbe avere scatti di violenza.
Ultimamente, beve più del solito ed è sempre più stanca.
Decidiamo di continuare la cena, facendo finta di nulla. Io penso, invece, a quello che è successo stamattina con mio padre: l'orecchino trovato in macchina e quel gemito sessuale.
Ne sono pienamente convinta: mio padre ha un'amante e prima o poi la verità verrà a galla.
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