CAPITOLO TRENTUNO
Che tranquillità.
Queste sono le parole che riesco a dire da quando sono ospite a casa di Ale, a Verbania.
Mi sono ripresa dalle mie ferite, facendomi forza ogni giorno, anche se, ogni tanto, avverto dei bruciori.
Non vedo l'ora di lasciare il Nord.
Questa non è la vita che ho sempre desiderato vivere, almeno così pensavo prima dico di incontrare Max. Ora l'ho perso per sempre, sto ricominciando di vivere l'inferno che vivevo prima di innamorarmi di lui.
È inutile pensarci, adesso tanto non si può fare nulla.
Domani andrò a scuola e annuncerò il mio ritiro. Ho deciso che, piuttosto finire l'anno qui, andrò a frequentare una scuola serale a Salerno, lavorando di giorno per potermi pagare la scuola.
Almeno potrò essere felice ed essere finalmente a "casa mia".
"O posto mijchist nun è
o post mij tuorn rind e braccia sojesi nun o chiamme o faje murì.
A casa mijm n vac a casa mijtorn rind
e braccia sojesenza
e me nun po durmi.
O nomm mijno chiammà co
nomm mijnun t fa mancà mai nient enun s'ammert e suffrì.
Addà frnìstu piattin addà frnìognuno va pa strada soje
e stu destin vo accussì.
Che storia strana simm ij e tenun tengo a voce pe cantàma
nun c'amma chiu verès po evità.
A colpa è a mija colpa po è sultant a mijca
t lascio afor a port e nun te faccio chiu trasì."
Quella canzone sta diventando un'ossessione. La ascolto ogni giorno, facendomi immaginare il viaggio in treno verso Vietri Sul Mare.
Non posso credere che sta per succedere davvero.
Penso ad un'altra cosa: Cosa penseranno i miei compagni di classe, se sapranno che me ne vado via?
Penseranno che non sono in grado di affrontare la situazione?
Se la pensano così, mi dispiace per loro, ma si sbagliano di grosso. So bene quello che sto facendo. Ho imparato adesso che qualunque cosa fai, ti giudicheranno sempre. Quindi, perché cercare di rimediare per farsi notare dagli altri, se tanto non va mai bene niente?
Verso le dieci e mezza, sono davanti alla scuola.
Avverto una fitta al cuore. Ci sono tanti ricordi belli e purtroppo, anche brutti. In compenso, questa sarà l'ultima volta che entrerò in questa scuola.
Facciamoci coraggio...
Entrando a scuola, mi dirigo immediatamente in segreteria.
«Mi scusi, sa, per caso, se posso trovare il preside in questo momento?» chiedo gentilmente.
« Certo, vieni con me» risponde, sorridendomi.
Mi accompagna davanti alla porta della presidenza e non so perché, sono molto ansiosa.
Ricordo di esserci stata quando io e Patrizia ci siamo prese a botte e da quel momento, non ci siamo mai più riavvicinate da quel momento. Meglio così, amicizie così false sono solo da evitare.
La segretaria bussa alla porta, accertandosi che c'è il preside e un attimo dopo, mi fa entrare.
« Buongiorno signorina De Santis, a cosa devo per la tua visita?» mi saluta il preside, sorridendomi.
« Voglio ritirarmi» rispondo schietta.
Il preside assume un'espressione seria, come se avessi sbagliato a dire ciò che voglio fare.
«Oh, e come mai ha preso questa decisione?»
«Perché ho dei problemi familiari e devo ritornare dalle mie origini...»
Guardando il preside, non sembra molto convinto di quello che ho detto, ma che importa? So solo io quello che sto passando in questo periodo.
« Comprendo la gravità dei suoi problemi, signorina De Santis, ma voglio ricordarle che mancano quasi due mesi alla fine della scuola e per il diploma... » bisbiglia il preside.
Il suo ragionamento non fa una piega, ma non voglio stare più qui.
« Ha ragione preside, ma sento il bisogno di stare vicino alla mia famiglia...» ribatto, sentendo di fare la cosa giusta.
Il preside mi consegna un foglio, dove mi dice di compilare. Si tratta della dichiarazione di ritiro dalla frequenza scolastica. So benissimo che non sto facendo una cosa giusta, ma sono pronta a rifare questo percorso anche giù a Vietri Sul Mare, essendo più felice.
Dopo aver compilato e firmato tutto, il preside si alza e mi stringe la mano.
« Buona fortuna, signorina De Santis...» mi saluta così il preside per l'ultima volta.
Esco dalla presidenza e faccio un grandissimo sospiro. Sono libera da questa scuola infernale.
Non vedo l'ora che si avvicina alla partenza che sarà tra due settimane.
È ora dell'intervallo e mi sto per avvicinare all'uscita della scuola quando qualcuno, improvvisamente, mi chiama.
«Ehy, guarda chi si fa rivedere...» bisbiglia una voce familiare.
È Patrizia. È dimagrita e anche diventata più ridicola con tutto quel trucco in faccia.
La ignoro, facendo finta di andare per la mia strada, ma sento che qualcuno mi ha preso dal braccio. È ancora lei.
Ma che cazzo vuole?
«È buona educazione rispondere ai saluti, sai?» dice altezzosa.
Mollo la sua presa e la fisso con tanto odio.
«Per la tua gioia, questa sarà l'ultima volta che mi vedrai... Lo vedi questo?» le urlo, sbattendo in faccia la dichiarazione di ritiro dalla scuola.
Lei rimane senza parole.
«Questo significa che tra due settimane me ne vado via da questa città di merda. Quindi, poi, potrai prenderti il tuo amato e desiderato Marco...» continuo a urlare, essendo più sicura di me.
Lei si storce il naso, come se volesse dirmi: "Ma che mi stai dicendo?"
«Sì, hai capito benissimo. Io e Marco ci siamo lasciati e ora è tutto tuo. L'ho sempre capito che sei innamorata di lui. Perciò prenditelo, baciatelo tutto, scopatelo e tanti saluti!» enuncio.
Lei cerca di ribattere, ma io la zittisco immediatamente.
«Ah dimenticavo... Ho sempre immaginato che per l'umiliazione ci fosse il tuo zampino, ma nessun problema. Io ti ho già perdonata e adesso se non ti dispiace mi levo dalle palle...» replico, per poi andarmene.
Io sorrido, essendo soddisfatta di quello che ho fatto. Le ho detto tutto ciò che pensavo e cosa più bella è che non la rivedrò mai più.
Faccio rientro a Verbania nel primo pomeriggio e mi ritengo pienamente soddisfatta.
Finalmente sono riuscita a risolvere il problema della scuola e a liquidare Patrizia. Tra poco tutto questo sarà dimenticato, almeno non tutto...
Max...
Mi chiedo cosa stia facendo. Immagino che sia in compagnia di un'altra ragazza che lo consola, come lui faceva con me. Sento che la gelosia mi assale, ma devo cercare di calmarmi. Lui non è più mio, anzi, ora farò un'ultima cosa.
Apro WhatsApp e decido di mandargli un messaggio.
Leggere il suo nome nella rubrica, mi fa male il cuore e ancora di più al pensiero che non ci sentiamo da un mese.
Mi manca tantissimo.
Vedo con molto piacere che non mi ha bloccato e inizio a digitare.
" Ciao, so benissimo che non vorrai parlare con me, ma ora ti devo dire una cosa importante: Tra due settimane, io parto per Vietri sul Mare per andare a vivere lì e quindi, se ti va, potresti venire a salutarmi alla stazione Porta Susa..."
Invio. Due spunte.
Ho paura, lo ammetto. Chissà come reagirà...
Penserà che sono una bugiarda?
Penserà di tutto, pur essendo sempre negativo.
Un attimo dopo, lo vedo online e le due spunte di Whatsapp diventano blu. Penso che ora risponderà, no?
Sono in ansia.
Poco dopo, lui scompare. Il visualizzato è già una risposta, come dire: "Chi se ne frega che tu parti!".
Mi sento il cuore spezzare in due e con questo, mi fa capire che si è che chiaramente dimenticato di me. È tempo che anch'io faccio lo stesso.
Ci vorrà del tempo, ma ce la farò.
Non vedo l'ora di arrivare giù a Vietri sul Mare per ricominciare a vivere.
https://youtu.be/pDckN8N7Hts
Spazio autrice!
Buon anno a tutti voi!
Spero che il nuovo capitolo sia di vostro gradimento. :)
- Alessandra-
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