.5.
Minho si destò per il trillo martellante della sveglia. Si era completamente dimenticato di toglierla la sera prima. Si mise a sedere, con il collo indolenzito perché diciamolo, non che il cuscino di sabbia fosse comodo, e la zittì, con tutta l'intenzione di rimettersi a dormire. Alla fine erano solo le sette, non è che dovesse fare chissà cosa quel giorno. In più, Han ancora dormiva, accarezzato dolcemente dalla brezza mattutina che gli smuoveva il ciuffo di capelli, il quale sbucava da sotto il berretto di lana. Minho ridacchiò piano, vedendo le sue guanciotte schiacciate dalla sabbia, e si risdraiò, chiudendo gli occhi. Per questo si prese un colpo quando Han gli appoggiò una mano sul petto e si trascinò proprio accanto a lui, accoccolandosi sulla sua spalla.
-Buongiorno pulce- lo salutò dolcemente Minho.
Han corrugò la fronte e rispose con un grugnito. Che brutto vizio quello di chiamarlo "pulce"! Il ragazzo dai capelli viola lo aveva sempre preso in giro perché era il più basso tra i due, ma erano solo pochi centimetri di differenza.
-Lo sai che sei la mia pulce. Prima o poi lo apprezzerai-
-Non sono così basso- disse con voce roca ed assonnata Han.
Minho sorrise, guardando il cielo dai colori pastello, mentre appoggiava la sua mano su quella del ragazzo accoccolato su di lui.
-Sei più basso e più piccolo. "Pulce" va bene-
Han sbuffò, ma non disse niente. Entrambi richiusero gli occhi e si godettero il calore dei loro corpi abbracciati e la brezza calda dell'alba dopo il fresco notturno.
Il cellulare di Minho squillò la solita suoneria predefinita.
-Che palle!!- si lamentò il ragazzo dai capelli viola, in preda alla rabbia. Avrebbe voluto sbattere i piedi per terra come i bambini che fanno i capricci.
Han si mise a sedere ed afferrò il cellulare, dato che Minho sembrava intenzionato a farlo suonare in eterno.
-Ancora?- disse tra i denti, notando la solita scritta "principino Sam".
-Chi è?- chiese con tono piagnucoloso Minho, coprendosi il volto con un braccio.
-Sempre Sam. Ti prego rispondi, la tua suoneria è fastidiosa a quest'ora del mattino-
Il ragazzo dai capelli viola fece un forte sospiro ed accettò la chiamata, mentre Han si distendeva, continuando ad osservarlo.
-Che c'è?...Avevo da fare... È inutile che scleri, avevo da fare-
Han sentiva una voce metallica rispondere, ma non riuscì a comprendere neanche una parola, benché fosse curiosissimo.
-Ci siamo visti cinque giorni fa, che ne sapevo che avresti avuto bisogno di me...E io che c'entro?-
Quindi quel ragazzo, sebbene avesse un nome inglese, parlava coreano, rifletté Han. Chissà dove viveva o come conoscesse il suo fidanzato. Lui Minho l'aveva incontrato per la prima volta in un bar, la volta dopo in un parco, poi davanti alla sua università e poi aveva iniziato a vederlo ovunque andasse. Gli era sembrato strano, dato che prima non si erano mai incrociati, anche perché aveva l'impressione che Minho lo cercasse sempre con lo sguardo, come se sapesse dove trovarlo. Ne era inquietato parecchio, alla stregua di uno stalker, ma il ragazzo dai capelli viola si era rivelato gentile e simpatico e rispettoso e molto molto attraente, perciò tutte le sue paranoie era scomparse in poco tempo.
-Hyun-Sam perché te la prendi con me?...Puoi venire a casa, ti ci porto da papà, ma cosa ti aspetti?...Va bene, ti farò sapere- e chiuse la chiamata. Minho fissò il cellulare per un po', prima di rimetterlo nello zaino.
Si voltò verso Han e si sdraiò accanto a lui, tenendosi la testa con la mano. Gli accarezzò le guance e le labbra con la punta delle dita e gli lasciò un bacio sulla fronte.
-Non mi chiedi nulla?-
-Non voglio litigare di nuovo- gli rispose il castano. -Hai un amico. Quando vorrai parlarne o farmelo conoscere, io apprezzerò-
Minho gli sorrise, o meglio, alzò gli angoli della bocca, ma i suoi occhi non sorrisero con lui.
Non glielo avrebbe mai presentato. Quando Minho aveva capito di essersi innamorato di lui, aveva giurato a se stesso che lo avrebbe tenuto lontano dalla sua casa, dai suoi genitori, da Hyunjin e dal suo mondo.
Ancora erano giovani, ma Minho sperava di poter scappare lontano dalla Corea e di vivere insieme a lui per sempre. Suo padre sarebbe stato molto felice di non averlo più tra i piedi e la mamma anche, una volta capito che era quello il suo modo di rendersi felice.
Minho non assomigliava affatto a Hyunjin, non era forte come lui, bravo come lui, freddo come lui. Non poteva dimenticare la fine che facevano quelle persone, non riusciva a separare la versione di sé mentre lavorava da quella di sé mentre era con Han; erano due parti ugualmente importanti della sua persona e non si sarebbe mai sentito degno di stare al fianco del suo ragazzo con un'attività simile alle spalle. E non lo faceva in ogni caso, perché quel segreto pesava come un macigno sulla sua testa e lui non era assolutamente in grado di mantenerlo in equilibrio. L'unica soluzione era scappare da tutto quello.
Minho sognava di avere una casa sul mare, una barca per fare le gite a largo, un piccolo orto e tanti gatti. Sognava di mettere un anello al dito di Han e di passare ogni giorno della sua vita a dargli un bacio per il buongiorno ed uno per la buonanotte. Sognava di sentire ogni notte il suo respiro sulla pelle, di godere insieme di ogni pasto, di abbracciarlo ed averlo fino a che i capelli non fossero diventati candidi.
Era tanto da chiedere?
-A che pensi?- gli chiese Han.
-Che ci dovremmo alzare ed andare a mangiare qualcosa-
Gli occhi del castano brillarono.
-Andiamo a comprare una cheesecake?-
Minho scoppiò a ridere. -L'hai mangiata ieri-
-È buonissima, la cosa più buona di questo mondo-
-Ah, non sono io?-
Han rimase basito mentre elaborava la frase, poi divenne completamente rosso in faccia. Si coprì gli occhi con le mani, ma Minho gli afferrò i polsi e li allontanò. Non si sarebbe perso quel rossore per nulla al mondo, le sue guanciotte diventavano proprio dei pomodori.
-Ti prego Minho-
-Me l'hai detto tu stesso eh-
-Per favore-
-Mentre eri completamente ubriaco sul pavimento del bagno a casa tua-
-Non ricordarmelo. È stato il momento più basso della mia vita-
-Ti dirò, era tutt'altro che basso in quel momento-
Il fiato gli si bloccò in gola e l'unica cosa che poteva fare Han era strabuzzare gli occhi, con la bocca improvvisamente arida.
-Anzi, direi che era piuttosto alto..."alzato" è la parola giusta-
-MINHO!- gridò il castano. Gli uscì una voce sottilissima, quasi stridula. Il ragazzo dai capelli viola iniziò a ridere come un dannato, lasciò i polsi al fidanzato per tenersi la pancia, trafitta dai crampi.
-Mi metti sempre in imbarazzo. Voglio sotterrarmi- gli disse Han, con il broncio e gli zigomi ancora rossi.
Minho smise di ridere e lo guardò con gli occhi vispi.
-Perchè mai? Quella notte ci siamo divertiti molto, no?- flirtò, sbottonandogli un singolo bottone della camicia fiorata e passandogli poi una mano sulla pelle nuda.
Il corpo di Han fu trafitto da un brivido e schizzò in piedi come fulminato. Non era assolutamente il momento!
-Andiamo a comprare da mangiare- e come una furia, cominciò a recuperare zaini e coperte.
Il ragazzo dai capelli viola si rimise a ridere e lo guardò innamorato, mentre Han si agitava.
Quanto gli piaceva osservarlo quando era in imbarazzo; avrebbe potuto vedere un intero film su quelle guance che diventavano rosse e gli occhi che si abbassavano, timidi.
Si alzò e decise di lasciarlo stare...almeno per ora.
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