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•Ricordi•

-Eeeh... È una vita di stenti.- disse Copeland ridendo sotto i baffi ed io la seguì. I ragazzini ci guardarono male, ma prima che potessero contestare decisi di parlare.

-Che ne dite di mettere un po' di musica?- dissi avvicinandomi al lettore musicale e vedere tra i CD. Nulla aveva attirato la mia attenzione, fin quando non arrivai ad uno misto.

La prima canzone che partì era 'Hotline Bling' di Drake. Io mi avvicinai e cominciai a ballare e Copeland si unì a me, imitando il cantante nel video musicale. I ragazzini scoppiarono a ridere vedendo quanto idiote e ridicole fossimo. Un brivido mi attraversò la spina dorsale e nella testa apparse un flashback di me e Copeland che ridevamo e scherzavamo. Poi tornai alla realtà.

-Dai Jacob! Vieni con noi!- esclamai ridacchiando e trascinando il ragazzino a ballare con me e Copeland. Inizialmente rimase immobile come un pezzo di legno, poi iniziò a sciogliersi ed a darci dentro.
Gli altri bambini lo seguirono a ruota.

Senza che ce ne accorgessimo si fecero le sette ed io dovetti scappare. Altrimenti avrei fatto ritardo al mio primo giorno di lavoro e sarebbe stato anche l'ultimo.

-J mi spiace, ma devo andare. Divertitevi senza di me.- dissi afferrando la borsa ed uscendo, senza neanche dargli il tempo di controbattere. Presi l'autobus che mi portò al centro di Seattle e pochi minuti dopo arrivai puntuale davanti al negozio.
C'era solo una commessa, mai vista prima.

-Salve, posso aiutarla?- mi domandò mettendo in ordine uno scaffale. Io mi avvicinai guardandomi intorno.

-In realtà dovrei fare una prova di lavoro. Sono Abigail.- dissi imbarazzata e la ragazza sembrò avere un'illuminazione. Poi annuì freneticamente e mi porse una divisa con cui avrei dovuto lavorare. Mi disse che il mio turno sarebbe stato dalle sette e mezzo alle nove e mezzo, orario in cui si chiudeva.

Verso le dieci, mentre aspettavo l'arrivo di mio padre, mi misi a riflettere sulla giornata. Il lavoro non era andato male, ero un pochino goffa, ma potevo migliorare. Anche la festa di Jacob non era stata un completo disastro, anzi, era andata piuttosto bene. Questo mi fece pensare anche a Copeland, dopo tanto tempo sentii come se tutto quello che fosse successo non sia mai accaduto, sentivo di nuovo la mia migliore amica ed era una sensazione fantastica. Sentivo una spalla, su cui piangere e ridere, una persona che ti resta sempre affianco, senza mai abbandonarti. Ma non potevo mollare tutto quello che avevo costruito, non posso abbattere i muri di due anni, non posso, già Matthew li sta facendo sgretolare e se si aggiungesse anche Copeland non so se riuscirei a non compiere lo stesso errore.

Un clacson mi svegliò dai miei pensieri ed alzai lo sguardo verso la macchina di mio padre. Entrai e mi allacciai subito la cintura, mentre tiravo un sospiro di sollievo. Non mi piaceva molto stare sola di notte nel centro di Seattle.

-Com'è andata allora?- mi domandò, ma la voce non sembrava essere la sua. Era molto più giovane ed anche molto familiare. Per questo motivo mi girai verso il guidatore e trovai Matthew. Un colpo al cuore, un altro mattone che si leva dal muro costruito in due anni. Sento il mio cuore sciogliersi e perdere due battiti alla vista del ragazzo che amavo due anni fa.

-Matthew, cosa ci fai qui?- domandai spaventata e curiosa allo stesso tempo. Il biondo osservava attentamente la strada senza degnarmi di uno sguardo. Sembrò riflettere sulla mia domanda, come se neanche lui sapesse la risposta, poi parlò.

-Essendo tuo amico dovevo dimostrarti di essere ottimo come tale.- disse ridacchiando. Sorrisi appoggiando la testa sul finestrino. Il nostro silenzio venne colmato dalla radio. La canzone che trasmetteva era Kiss Me di Ed Sheeran. Era piena di ricordi di quell'anno, che al solo pensiero mi si apre una voragine al centro del petto piena di malinconia.
Ricordi soprattutto di me e Matthew, di quanto io tenessi a lui e di quanto lui tenesse a me, di quanto per me fosse il centro di tutto, il mio punto fisso. Di quanto avrei fatto qualsiasi cosa per lui, di quanta influenza avesse su me.
Mi ricordò di tutto: del primo bacio, dei primi sorrisi, delle prime risate, delle litigate, degli abbracci, dei pianti.
Mi ricordò di quanto lo amassi, per un attimo, ma veramente per un millesimo di secondo, l'idea di buttare tutto all'aria e gettarmi nelle sue braccia, di dirgli quanto mi fosse mancato, di quanto lo volessi per sempre al mio fianco, mi passò per la mente. Ma ritornai alla realtà e lasciai da parte quel momento di debolezza.

-La prossima è casa mia.- dissi fredda, non pensavo fosse passato tutto questo tempo in silenzio. Matthew annuì senza aggiungere nulla.
Dopo pochi minuti l'auto si fermò e io scesi dal veicolo.

-Grazie mille per il passaggio.- sorrisi imbarazzata. Il biondo dopo il viaggio mi degnò finalmente di uno sguardo. I suoi occhi si scontrarono con i miei, anche se probabilmente me ne pentirò fra pochi secondi, pensai che era la cosa che desideravo dopo tutto quel tempo in cui era mancato il contatto visivo.

-Di nulla. Ci sentiamo, Abs.- disse sorridendomi dolcemente. Qualcosa si smossa nel mio stomaco, per un minuto pensai fossero le patatine della festa di Jacob. Ma al sentire quel soprannome dopo tanto tempo mi copriva il cuore di uno strano strato di felicità. Poi la macchina sparii nel buio di Seattle ed io entrai in casa, riflettendo a tutto quello che era accaduto.

-Bentornata Abi.- disse sorridendomi mia madre da sopra il divano. Quel sorriso mi fece intendere che era stata una sua idea quella di far venire Matthew. Le sorrisi e mi sdraia vicino a lei.

-Com'è andata?- domandò accarezzandomi i capelli. Sospirai pensando, una seconda volta, a tutta la giornata, che si era svolta particolarmente bene.

-Benissimo.- dissi sospirando sentendo ancora quel qualcosa ribaltare il mio stomaco. Spostando la testa potevo vedere il sorriso che cercava di nascondermi.

-È stata una tua idea quella di Matthew?- domandai. Non sapevo perché facesse così, perché nonostante tutto quello che io abbia passato a causa sua e dei miei vecchi amici lei continuasse a cercare di farci avvicinare un'altra volta. Sapeva quanto io avessi sofferto per loro.

-Forse... Adesso so per certo che ti ha fatto bene.- rispose continuando ad accarezzarmi i capelli. Era una cosa molto rilassante e l'adoravo da quando avevo cinque anni.
Sentii le palpebre cadere, essendo insolitamente troppo pesanti.

-Credo proprio di sì...- sussurrai prima di cadere in un profondo sonno.

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Heey!
Dopo tutto questo tempo aggiorno, sono pessima, ma sento l'ispirazione che torna. Ed inoltre si avvicinano le vacanze estive, quindi avrò molto più tempo.
Mi scuso per quest'anno di totale assenza, ma il primo anno di liceo classico non è proprio una passeggiata. Poi sono cambiate molte cose, soprattutto io.
Alla prossima💓
Byee

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