•Perdono•
Justin che si guardava intorno spaesato. Mi sedetti sul tavolinetto davanti a lui, attirando la sua attenzione. Il suo sguardo era pieno di dispiacere e preoccupazione. Non sapevo cosa fare o dire, non mi sembrava il caso di fargli la ramanzina, ma non potevo lasciar passare questa stupidata.
-Che cosa ti è passato in mente?- domandai sospirando e tenendomi la testa fra le mani. Nessuna risposta uscì dalle labbra del mio ragazzo, così portai lo sguardo su di lui che si stava mordendo il labbro inferiore con fare nervoso. Fosse solo lui nervoso...
-Mi spiace, Abi. Ho fatto una stronzata, non so cosa mi sia passato per la mente...- disse giustificandosi. Avevo così tante domande da fargli, ma la suoneria del mio telefono mi bloccò dal chiedere qualsiasi cosa. Il numero era privato e per un attimo pensai fossero quei bambini di dodici anni che fanno di continuo scherzi telefonici, ma risposi lo stesso.
-Pronto?-
-Apri, sono qui fuori.-
Non ebbi neanche il tempo di domandare chi fosse a parlare che attaccarono. Curiosa mi diressi verso la porta, non prestando neanche un minimo di attenzione a Justin seduto sul divano. Quando aprì, vidi sul portico Matthew Lee Espinosa con in mano un mazzo di rose. Mi morsi il labbro inferiore, volendo trattenere un sorriso e osservai il ragazzo davanti ai miei occhi.
-Lo so che mi odi, che sono l'ultima persona che vorresti vedere, che se ne avessi l'opportunità mi seppelliresti vivo. Ma sono venuto qui, con queste rose, per farmi perdonare di quanto accaduto. Non mi riferisco solo a due anni fa, ma anche alla nostra litigata davanti al bar. Io sono una testa di cazzo, e tu lo sai, ma quello che volevo dirti era che mi dispiace immensamente, che vorrei tornare ad essere qualcosa per te, magari un amico. Vorrei poterti essere vicino, vorrei poter continuare a vedere il tuo sorriso, e magari esserne la causa. Non penso che tu sia una bambina viziata, ma penso che tu sia la donna più bella che io abbia mai visto e guarda che ho visto anche Phoebe Tonkin, Holland Roden e Nina Dobrev, e ti giuro che tu le superi di gran lunga. Quindi ti prego di darmi un'altra opportunità.- disse. Alla fine del suo lungo discorso non avevo potuto sopprimere un piccolo sorriso che troneggiava sulle mie labbra, ma prima che potessi dire qualsiasi cosa qualcuno parlò per me.
-Ancora tu? Matthew, amico mio, ormai lei è mia.- disse posando una mano sul mio fianco destro e avvicinandomi a se stesso. Se c'era una cosa che non tolleravo era quando marcava il 'suo territorio'. Cosa che non ero affatto.
Dopo quelle parole il biondo cenere sembrò incupirsi in viso.
-Justin, il fatto che io sia la tua ragazza non comprende il fatto che io sia un oggetto di tua proprietà. Quindi...Lasciami parlare con Matthew.- dissi spostando la mano del mio ragazzo lontano dal mio fianco. Non vidi neanche l'espressione di Justin, ben concentrata a vedere il sorriso di Matthew.
-Da come potrai ben capire ho paura di fidarmi di te o degli altri, ma sono disposta a darti una possibilità. Solo se dimostri di meritarla.- dissi spostandomi una ciocca da davanti il viso. Ero nervosa ed ero terrorizzata dal fatto che potesse essere un'altra trappola, in cui ero caduto. Ma tentar non nuoce...
Matthew iniziò a sorridere ed istinto lo feci anch'io, poi mi porse i fiori che afferrai e mi strinse in un insolito abbraccio, che ricambiai solo qualche attimo dopo.
-Grazie mille, Abigail.- il mio nome pronunciato da lui riusciva ad essere ancora un qualcosa di spettacolare. Dopo qualche secondo ci staccammo e l'imbarazzo cadde come un velo che ci separava. Mi osservai le scarpe e poi mi decisi a parlare.
-Io devo andare...- dissi osservando una sua reazione, annuì e poi se ne andò ancora sorridendo. Forse non era stata una cattiva idea.
Nelle sue stesse condizioni tornai in casa, ma non sapevo che mi aspettava un bellissimo interrogatorio da parte di Justin. Il ragazzo era seduto sul divano con una gamba che si muoveva come un tic e con lo sguardo leggermente arrabbiato.
-Perché?- domandò, mentre io trattenni uno sbuffo a malapena. Non dovevo alcuna spiegazione, era il mio ragazzo, non un'autorità superiore a me a cui avrei dovuto dire tutto.
-Sono cose che non ti interessano, e non sei nella posizione di arrabbiarti.- la liquidai guardando l'orario: 15:35. Perfetto, alle 16 sarei dovuta essere a quella stupida festa per bambini con la mia ex migliore amica. Potrebbe andare peggio?
-...-
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Hiii!
È da secoli che non pubblico, ma ormai sarete abituate. Spero vi piaccia, e nulla.
Byee
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