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•Animatrice•

-Non so chi tu sia, e non mi interessa neanche. Potresti essere anche uno stupratore.- risposi osservandolo: aveva dei capelli castani, occhi neri ed era piuttosto alto. Non potevo, di certo, definirlo il mio tipo.
Ridacchiò e si sedette di fianco a me, l'istinto di alzarmi ed andarmene era forte, ma volevo godermi il silenzio della notte ancora per un po'.
Rimanemmo in silenzio per un periodo che non sarei capace di definire, poi lui prese parola.

-Piacere Evan, tu sei...?- domandò non spostando lo sguardo dal cielo. Ma lo feci io, e lo posai su di lui, osservando i suoi lineamenti non troppo definiti, ma neanche da bambino. Aveva un naso all'insù, che avrei potuto definire alla francese, i capelli gli andavano davanti agli occhi, ma lui non se ne preoccupava e le labbra era leggermente screpolate.

-Abigail, piacere.- dissi distogliendo lo sguardo da lui prima che si accorgesse che lo stavo fissando. Lui annuì, e rimanemmo in silenzio per un altro po'. Non si stava male, se non fosse stato che indossavo una maglietta e un pantaloncino di cotone e tirava un leggero venticello. Così mi alzai, ma prima che me ne potessi andare la sua voce mi fermò.

-Hai freddo?- domandò osservandomi dal basso, annuì e lui si alzò. Fece sì che mi voltassi verso di lui, dando le spalle alla strada e poi tirò un lungo sospiro. Cosa aveva intenzione di fare? Lo conoscevo da si e no cinque minuti, e per quanto mi riguardasse avrebbe potuto anche buttarmi giù dal tetto, ma non lo fece.

-Senti il vento, ti colpisce la pelle e ti fa sentire freddo. Ma tu lascialo entrare, fa sì che ti scorra nelle vene, fa sì che diventi parte di te. Ti farà sentire viva.- disse tirando in sù un angolo della bocca facendo apparire una fossetta sulla guancia. Chiusi gli occhi, sotto il suo consiglio, e dopo aver sospirato mi lasciai in mano al vento.

-Visto? Non è così male.- disse risiedendosi, lo seguì e quella notte la passai con lui. Uno sconosciuto, che sarebbe potuto essere anche un maniaco, un serial killer, uno stupratore, uno psicopatico, ma me ne fregai. Lasciai che uno sconosciuto mi conoscesse, potei anche affermare di essere stata me stessa con lui, perché non dovevo avere certi comportamenti, non ero obbligata ad essere in un modo. Potevo essere me stessa.

...
-Tesoro, alzati.- disse mia madre accarezzandomi la fronte. Mi guardai intorno, come ero finita in camera mia? Probabilmente mi ci aveva portato Evan. Istintivamente sorrisi al pensiero del ragazzo, non che mi piacesse, solo che mi aveva lasciato dei bei ricordi.
Mi alzai dal letto e mi trascinai verso il bagno dove mi lavai e sistemai.
Tornai in stanza e presi un leggins pesante, un maglione marrone e delle uggs.

-Io esco.- dissi uscendo da casa senza aspettare una risposta da parte dei miei. Mi incamminai verso il bar vicino alla stazione e nel frattempo controllai i messaggi. Erano cinque da Kelsey, due da Justin ed uno da Copeland. Ed adesso cosa voleva? Nonostante non volessi saperne più di lei, lo aprì lo stesso.

Da: Copeland.
Non so se tua madre ti ha già avvertito, ma domani sera dobbiamo fare le animatrici alla festa di un ragazzino.

Ditemi che è uno scherzo, che è un brutto incubo, che mi sveglierò tra le braccia di Justin. Sbuffai e non le risposi, cosa avrei dovuto dirle alla fine? Un bel niente. Quando sarei tornata a casa ne avrei parlato con mia madre.
Nel frattempo ero arrivata così mi sedetti al bancone ed ordinai un cappuccino. Dopo poco qualcuno si sedette di fianco a me, non mi interessai neanche di vedere chi fosse.

-Chi non muore si rivede, eh?-
È proprio vero che le sfortune non vengono mai da sole...

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Heey, dopo decenni, secoli e millenni mi sono degnata di aggiornare. Scusate, ma avevo poco ispirazione.
Spero che vi piaccia, lasciate una stellina e un commento per farmi felice.
Byee

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