One shot (2/2)
"H-ha detto c-che So-Yon noona.... È a-all'ospedale..." Disse con una faccia che mi fece malissimo.
So-Yon... Resisti, arrivo.
Presi la giacca, e corsi subito fuori dall'appartamento.
-
Arrivato all'ospedale, andai subito a chiedere informazione.
Mi dissero che si trovava al secondo piano, la stanza 61C.
Appena arrivai davanti alla stanza, restai per qualche minuto li, davanti alla porta.
La mia mano era poggiata sulla maniglia, ma non volevo aprirla, avevo paura. Paura di perderla.
Alla fine mi decisi, presi un grande respiro, e aprii la porta.
Aveva la testa fasciata, un gesso al braccio destro e un'altra fasciatura al piede sinistro.
"So-Yon..." Pronunciai quel nome da tempo che non sentivo e non pronunciavo.
Il suo nome era così melodico, ma allo stesso tempo mi portava in mente dei ricordi terribili.
Le persone possono pure andarsene, ma i ricordi restano.
Questa è la frase che dico sempre. Lei potrà anche liberarsi di me, ma dei nostri momenti passati insieme, no.
Mi ricordo ancora il nostro primo incontro, è stato un anno fa... Sotto la pioggia con il sole, con un arcobaleno. Era una giornata bellissima, anche se pioveva, ma il sole splendeva, sempre di più... Io ero lì sotto un albero al riparo, sorridevo, perché avevo sentito qualcosa che mi avrebbe cambiato la vita, qualcosa mi stava dicendo che la mia vita fra un po' non sarebbe stata più la stessa, e così fu...
Quel giorno la incontrai, era anche lei tutta bagnata, e corse sotto l'albero dove c'ero io. Le sorrisi, anche lei mi sorrise.
Poi mi offrì un cioccolatino, il cioccolatino più dolce che abbia mai mangiato, la ringraziai e lei mi disse che non era niente, visto che si trovava davanti al suo idolo.
Feci una selca insieme a lei, e le autografai lo zaino.
Mi avrà detto tipo tremila volte grazie, poi mi disse se avrei avuto bisogno, di chiamarla, perché lei era una fotografa, e ovviamente dissi di sì.
Il giorno seguente la chiamai, mi disse se avevo bisogno, e io come uno stupido le dissi 'mi sono perso' e lei rise. Poi mi chiese dove, ed io risposi 'mi sono perso ieri nei tuoi occhi'. Dall'altra parte sentii una risata nervosa, e questo mi fece impazzire.
Più i giorni passavano, più la nostra amicizia migliorava, fino a raccontarci persino i segreti. Scoprii molte cose su di lei... Più i giorni passavano, più mi innamoravo... Era come la droga per me. Fino a due mesi fa... 1 novembre, la mia rovina.
Quel giorno mi chiamò per uscire, ero felicissimo, avevo messo la mia maglietta preferita (sembro un bambino, ma dettagli), avevo pure comprato una rosa.
Da come ho descritto sembrava che fossimo una coppia, ma no. Eravamo migliori amici, però io provavo di più... Mi aveva lasciato come uno stupido che credeva a questa stupida amicizia, ma per me questa amicizia non era stupida, per me lei era importante...
Quando arrivai al luogo, le porsi la rosa, lei la prese e la buttò per terra. Quel gesto mi colpì dritto nel cuore.
'Ma che fai?' Le avevo chiesto.
'Mi sono stufata di te. Ecco tutto' disse come se niente fosse.
Avevo avuto quel timore che prima o poi mi avesse lasciato in quel modo, la nostra amicizia doveva durare di più...
Pensavo che stesse scherzando, e alla fine mi avrebbe detto che fosse uno scherzo, ma non fu così...
Mi tirò anche uno schiaffo, chiesi il motivo, ma non mi disse niente. Da lì non la vidi più, fino a qualche giorno fa...
Ora è qui, sdraiata sul lettino, bianco. Era tutto così triste, ma almeno l'avevo rivista, vicina.
Lei è il mio primo amore, si, 'è', al presente, e non al passato, lo è tuttora.
Le avrei dovuto dire 'Ti amo' quel giorno, ma non ci riuscii....
Dopo un po' entrò il dottore, che mi chiese gentilmente di uscire, non potevo oppormi, quindi uscii.
-
Finalmente, dopo una decina di minuti uscì il dottore.
"Sei un suo parente?"
"No..." Dissi, anche se avrei tanto voluto dire che era la mia ragazza, però non dissi niente di simile.
"Conosci qualche suo parente?"
"So che i suoi stanno in Corea, lei è qui per i studi" risposi semplicemente.
"Venga con me" mi disse infine.
Mi informò che lei aveva un problema, aveva un problema al controllo dei sentimenti, sopratutto quello della rabbia.
"Mi sta dicendo che..."
"Morirà entro quest'anno se non oggi" mi disse in poche parole.
Il mio cuore si strinse, sentivo che era a pezzi, corsi subito nella sua stanza, le strinsi la mano, piansi.
"So-Yon... Resisti... Ti prego..." Dissi tra una lacrima e l'altra.
"C-Chan-Y-yeol..." Sentii chiamarmi, la guardai, si era svegliata.
"P-prima di m-morire... V-voglio d-dirti u-una c-cosa..."
"Anch'io ti devo dire una cosa, io... Io ti amo" dissi infine per baciarla.
Dopo il bacio, la guardai negli occhi, stava piangendo.
"Ti amo a-anch'io... P-park C-Chanyeol.." E chiuse gli occhi.
Piansi, piansi forte...
"Chanyeol..." Sentì chiamarmi da dietro.
Mi girai, era Subin con gli altri Exo-K...
"Che c'è...?"
"Vuoi sapere il vero motivo per cui ti ha detto quelle cose...?"
"Si..."
Mi raccontò che lei lo aveva proprio scoperto quel giorno di stare quasi per morire, così aveva deciso di abbandonarmi pensando che non avessi sofferto, invece ha solamente peggiorato la situazione.
"Diceva che se ti avesse lasciato... Forse avresti sofferto di meno..." Disse anche lei iniziando a piangere.
"Non piangere piccola..." Disse Suho Hyung asciugandole le lacrime.
"È una stupida... Non doveva farlo..."
-Fine-
#lasciate una stellina se pensate che la fina faccia schifo ma lasciatela anche se la fine vi è piaciuta XD in poche parole, lasciate la stellina!!#
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