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Erano inizialmente le vacanze estive, ma non era questo a rendermi euforica, bensì il ballo di ieri sera e la fantastica serata trascorsa con Tim.

Mamma era andata a lavorare, ed io mi ritrovai da sola in casa. Tim purtroppo essendo la morte aveva anche degli impegni da svolgere, però mi aveva promesso che sarebbe tornato il prima possibile.

Così andai in cucina, presi tutti gli ingredienti per preparare i pancake e mi misi hai fornelli. Di solito facevo una colazione più all'Italia, ovvero latte e croissant ma ero talmente di buon questa mattina, che mi venne voglia di fare una colazione più sostanziosa. 

Una volta pronti, vi versai un po' di sciroppo d'acero ed erano perfetti. Ripensai improvvisamente a ieri sera, così senza alcun motivo, e al solo pensiero mi senti avvampare, nonostante a causa del l'irruenza di Tim avevo praticamente in basso ventre fuori uso. Accidenti, mi eccito mangiando i pancake.

Mi diedi un colpetto per riprendermi, dovevo raffreddare i bollenti spiriti e distrarmi con altro, ma come se il mio pensiero fisso era lui… trovato, maratona di anime, non c'era modo migliore di distrarsi. Prima di tutto finì la mia colazione, andai in camera indossai i pantaloncini corti ed una canottiera visto che faceva molto caldo oggi è accedendo il computer, portando la mia colazione sul divano. Iniziai a vedere per la millesima volta Wolf girl & Black Princes. 

Il protagonista maschile cui non riuscivo mai a ricordare il nome perché troppo strano e complesso, mi ricordava un po' Tim, ovviamente non era così spaventoso come lui ma, un po' si assomigliavano.

Jò era con me, comodamente appollaiato sulla mia spalla a guardare gli anime insieme a me. È divertente quanto a Tim piacessero i cartoni giapponesi, li seguiva persino a distanza, a volte stentavo a credere che fosse la morte, insomma una persona quando pensa alla morte la immagina: fredda, crudele e senza scrupoli, invece lui era l'esatto opposto.

Incredibile anche quando guardavo il mio anime giapponese preferito costantemente a lui, iniziai a pensare che mi era impossibile rivolgere la mia attenzione ad altro.

Improvvisamente fui distratta dai miei pensieri per via telefono, che squillando mi fece sussultare sul posto. Vidi il nome sul display e ne rimasi sorpresa nel vedere che era Adam, il proprietario del ristorante.

«Buongiorno.» risposi euforica.

«Vichi buongiorno. Sta sera alle sei potresti venire a lavorare? Abbiamo una grossa prenotazione ed abbiamo bisogno d'aiuto.» mi rispose tranquillamente.

Se Tim lo avesse sentito sono certa che lo avrebbe ucciso, e poi se la sarebbe presa con me. Solo lui poteva chiamarmi Vichi, per fortuna non c'era.  Ma come al suo solito, vede è sente tutto, mi ero scordata di Jó, infatti spuntò dal nulla facendomi prendere un infarto. Ed intromettendosi nella conversazione urlò inferocito:

«Chi è questo coglione che ti ha chiamato Vichi? Voglio un nome ed un volto in modo tale che possa porre fine alla sua miserabile vita.»

«Si signore, sono disponibile. Verrò da lei sta sera.» risposi velocemente ad Adam e dopo aver riagganciato velocemente la chiamata. Mi voltai da Tim con un sorrisetto divertito, trovavo sempre la sua iperprotettività molto estenuante, ma ora che ero a conoscenza che era più gelosia, a dir il vero non mi dispiaceva del tutto.

«Era Adam, mi ha chiamata per andare a lavorare sta sera.»

Tim incrociò le braccia sul petto, e con un espressione truce mi rispose con uno sguardo così maligno che stentavo a riconoscerlo. Ma nonostante tutto non potevo fargliene una colpa, e la sua natura e poi anche se mi guardava truce non mi avrebbe mai fatto del male, su questo avrei messo la mano sul fuoco.

«Bene, ora so il nome. Mi serve solo sapere il volto è sarà la fine per lui» mi rispose Tim ancora furioso.

Penso che se non lo calmavo lo avrebbe ucciso veramente quel poveretto, Adam voleva solamente aiutarmi, infatti nel farmi lavorare da lui correva parecchi rischi, eppure mi chiamò lo stesso. Dovevo calmare quella furia prima che sia troppo tardi. Ti conseguenza mi alzai dal divano, lo abbracciai,  e facendo gli occhi da cerbiatta gli dissi con un tocco di malizia :

«Se lo lasci vivere, per te ci sarà una grossa ricompensa.»

Tim inarcò un sopracciglio, seguito da un sorrisetto anch'esso malizioso da moziarmi il fiato. «Mmm… allettante come proposta. Va bene, ci sto ma resta il fatto che non ti lascerò da sola con quel coso.»

Prima di tutto non era un coso, ma una persona. E poi è molto più grande di me, ti pare che gli possa interessare una ragazzina, e malata per giunta? Ma ero perfettamente cosciente che non l'avrei fatto desistere dal venire con me, spero solo che non combini un casino per via della sua morbosa gelosia. Che poi è pure insensata, Perché io ho occhi solo per lui, così trattenendo una risata gli risposi divertita.

«Ok, ma tu devi promettermi di fare il bravo.»

********

Quella sera per il lavoro indossai una camicia bianca a maniche corte, e dei pantaloni neri, classica uniforme da cameriera in pratica. Però per non dare l'impressione di essere malata, indossai la parrucca che mi comprò mia madre, in fondo era costata parecchi soldi ed era un peccato non usarla, in più mi misi un po' di correttore e di fondotinta per nascondere la carnagione cadaverica. In verità non ero mai stata così pallida, ma a questo stadio del tumore oramai vi era impossibile nascondere l'evidenza.

Nel ristorante c'era molta confusione, e nonostante il mal di testa perenne e la sensazione di fiacchezza riuscì comunque a dare il meglio di me. Adam mi aveva detto che potevo fermarmi a riposare ogni volta che ne lo ritenevo opportuno, ma non volevo usare la malattia come scusa, volevo guadagnarmeli quei soldi onestamente.

Tim se ne stava in un angolo del ristorante a tenermi d'occhio, aveva uno sguardo seriamente preoccupato per me, sapeva che stavo facendo uno sforzo disumano per mantenere il ritmo lavorativo, è questo lo mise parecchio in tensione.

Verso le dieci il ristorante si svuotò un po', anche se c'erano ancora delle persone che stavano finendo il loro pasto. Durante il lavoro, non ebbi grossi problemi con la cameriera scorbutica, si, mi lanciò qualche occhiataccia ma niente di più. Ancora non capisco del perché mi odi così tanto, ma non ci diedi troppo peso, in fondo per me non era di certo una novità l'essere odiata senza motivo.

Una volta pulito tutto, dovevo aspettare Adam che mi pagasse, ed ora era un attimo impegnato a parlare con il cuoco del ristorante, così ne approfittai per sedermi un attimo per riposare. Tim mi fu subito accanto, accarezzandomi dolcemente la schiena, mentre io tentavo di fermare la testa con le mani. Perché non voleva smettere di girare?  Accidenti, non potevo farmi vedere in queste condizioni, altrimenti Adam non mi avrebbe più richiamato.

Dopo qualche secondo, Adam fu subito da me e sedendosi accanto a me mi disse euforico:

«Sei incredibile. Hai una tenacia ed una forza mentale senza eguali, davvero sei veramente straordinaria. Ma…» ecco che arriva il "ma" c'è sempre uno. «Ma… ho visto che ti sei affaticata molto, e se vuoi che ti richiami devi fare più pause. Non voglio che ti senti male, ed apprezzo davvero il tuo altruismo verso tua madre. Quindi domani sera mi prometti che ti riposerai di più?»

Mi voltai di scatto, mi aveva appena detto che mi chiamava a lavorare? Sì il compromesso di fare più pause rispetto agli altri non mi piaceva affatto, non volevo essere trattata diversamente però capisco che per lui era un problema se mi sarei sentita male. Così lo ringraziai nuovamente e prendendo la busta con la paga tornai a casa.

L'aprì solo una volta arrivata in camera mia, e quando vidi la cifra ne rimasi parecchio sconvolta. Qui c'erano cento dollari, come possibile? Le cameriere non prendono così tanto. Spero solo che non lo stia facendo per il tumore, ti prego fa che non sia così perché se gli altri camerieri ne venivano a conoscenza con per certo mi avrebbero reso la vita difficile. Sbuffai sconsolata, in fondo dovevo anche aspettarmelo gli facevo pena per via della mia condizione iniziai a pentirmi di averglielo confessato, se c’era una cosa che odiavo era la carità. Riposi i soldi in un cassetto e me ne andai sul letto, buttandomi a peso morto.

Stavo quasi per addormentarmi quando mi ritrovai il volto imbronciato di Tim ad un centimetro dal viso facendomi prendere uno spavento. Ok, questa storia di spuntare dal nulla deve finire sul serio, e poi cos'è quell'espressione?

«Sbaglio o qualcuno mi aveva promesso una ricompensa?»

Ah, ecco perché era imbroccato voleva la sua ricompensa per non aver ucciso Adam, e di certo non potevo rifiutarmi, altri addio al lavoro, purtroppo stavo troppo male per farlo, così gli chiesi per convincerlo a desistere:

«Ma tu non volevi farlo con il tuo vero aspetto o sbaglio?» gli chiesi mentre lo cingevo in un abbraccio.

«Vero, e non lo faremo così. Ma tu, signorina stavi per andare a dormire senza mantenere la tua parola.» mi rispose offeso, ma subito dopo egli scoppiò a ridere, facendomi capire che mi stava prendendo per i fondelli, maledetto si divertiva alle mie spalle. «Credevi veramente che lo avrei ammazzato solamente perché non venivi a letto con me?»

«In mia difesa posso dire che sei imprevedibile…» mi giustificai.

Tim mi diede un tenero bacio sulle labbra, rispondendomi con tono dolce: «Vero, ma prima di ogni altra cosa per me è  di vitale importanza la tua salute, quindi riposati, io mi limiterò a starti accanto ed a stringerti fra le mie braccia per tutta la notte»

Non so com'era possibile, eppure tra le braccia della morte mi sentivo protetta, lui per me non era soltanto un cavaliere dell'Apocalisse, ma bensì solo Tim, il ragazzo che mi ha aiutato ad affrontare il lutto di mio padre, lo stesso ragazzo che mi è stato accanto in ogni situazione, lo stesso ragazzo che riusciva a farmi sciogliere il cuore con un semplice sorriso. Sono stata una stupidata, non dovevo dubitare di lui, infondo per me aveva sempre smosso mari e monti, quindi era ovvio che non avrebbe fatto del male ad Adam, sapeva benissimo che avevo bisogno di quel lavoro, come sapevo invece che era solamente preoccupato per me, oltre che geloso. Lo strinsi anch'io in un forte abbraccio, nascondendo la testa sotto il suo mento, e poco dopo facendomi cullare dalle sue dolci carezze, non ci misi molto a calare in un sonno profondo. Spero solo che questa felicità duri in eterno.

**********

*Nel frattempo*

*Dal punto di vista di Guerra*

«Ora basta. Questa storia è durata fin troppo, cos'ha di tanto speciale quella lurida umana da essere riuscita a rincretinire Morte? Un tempo eravamo così perfetti insieme. Un accoppiata micidiale, e godevamo della sofferenza altrui, ed ora? Non fa altro che pensare a quella Victoria, se così si chiama. Pestilenza, Fame questa volta faremo sul serio, lei deve morire.»

indicai Peste furibonda urlandogli fuori di me: «E spero che questa volta non manderai nuovamente a monte i nostri piani. Sono stata chiara?»

Peste annuì, anche se dall'espressione non mi sembrava parecchio convinto, dovrà fare come dico io era già abbastanza che uno di noi avesse perso il lume della ragione perciò sarà meglio tenerlo d'occhio. Personalmente non avrei mai voluto arrivare a tanto. Ma separare quei due è più difficile del previsto… perciò, che la terza guerra mondiale abbia inizio….























































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