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Fino...

"Sai a cosa vai incontro con questa decisione?" disse una voce dietro la porta che fece sussultare Draco. Non ricordava che Antheo fosse addirittura in grado di spingersi fino alla porta del suo dormitorio pur di parlargli di quei suoi pensieri indigesti, secondo la sua famiglia.

"Lasciami in pace, so bene a cosa vado incontro ma non ho bisogno della tua costante presenza!" rispose secco Draco, senza alzarsi dal letto dove era seduto. Sentiva comunque la presenza del cugino dietro la porta, addirittura poté giurare di averlo sentito sbuffare.

Antheo entrò senza curarsi delle possibili presenze dentro la stanza, quasi sapesse essere deserta: "Non ti sto dicendo che ti tengo d'occhio per farti desistere. Anzi"

"Anzi?" chiese Draco esortandolo a continuare, girandosi piano con uno sguardo confuso.

Il giovane Black-Lestrange si passò una mano sul grande ciuffo bianco davanti all'occhio sinistro: "Io ero anche disposto ad essere disconosciuto per essermi innamorato di Béatrice. E anche se non é babbana ma é sanguepuro, non cambia il fatto che l'avrei amata comunque" si avvicinò a lunghi passi fino al letto del cugino aspettando una sua risposta.

Draco per un attimo rimase ammutolito. Ma non perché non voleva dargli ragione: per qualche motivo sentiva di non riuscire ad accettarlo nemmeno lui. Hermione Granger, che, dal primo giorno in cui l'aveva vista allo smistamento, non l'aveva mai considerata una vera strega, verso gli ultimi anni a Hogwarts aveva smosso qualcosa dentro di lui crescendo. La ragazza si era fatta più bella e il carattere era andato a migliorare. Ogni tanto se ne usciva con il suo compulsivo fare da saputella ma... Non gli dava più così tanto fastidio.

Ma quei suoi improvvisi sentimenti lo spaventavano, non era da lui essere così attratto da una nata babbana, suo padre si sarebbe messo le mani nei capelli e sua madre sarebbe svenuta.

"So a cosa pensi" fece Antheo con uno sguardo ovvio e sarcastico "Te lo leggo in faccia Draco. Non sei bravo a nascondere i tuoi problemi"

"Parli così ma alla fine cosa vuoi saperne? Resta il fatto che la tua bella é sanguepuro e che non hai fatto nessun torto ai tuoi familiari! Io invece..." non riuscì a terminare la frase. Non era in grado né di negare i suoi sentimenti né di andare oltre come avrebbe certamente fatto il soggetto accanto a lui. Draco da sempre aveva questa forma di ammirazione misto a invidia per il cugino, il suo essere borderline e molto spesso anticonformista su tutti i fronti lo faceva sentire inferiore e incapace di affrontare la vita come lui era invece stato capace.

Eppure ogni volta che la vedeva in biblioteca, mentre lui si nascondeva perso nei suoi pensieri, non poteva fare a meno di fissarla da dietro le corsie e ammirare i gesti leggeri e delicati con cui sceglieva i libri. Quasi si ingelosiva ogni volta che Harry o qualcun altro le si avvicinava, voleva essere lui quella persona ma il suo essere razionale nei confronti della famiglia lo bloccava. E poi vedeva Antheo che pur sapendo essere di turno sia lui che Béatrice, ignorava le occhiate e le si avvicinava iniziando ad accarezzarle i capelli, prenderle la mano e stringer e posare piccoli baci al collo e al volto, e il tutto senza imbarazzarsi.

Ecco: Draco avrebbe voluto avere la sua stessa sfacciataggine; avrebbe voluto che i suoi genitori potessero anche solo un pochino assomigliare a zia Bellatrix e zio Rodolphus, insegnandogli a sopravvivere invece di viziarlo. Eppure sentiva che anche in quel modo avrebbe deluso tutti mettendosi con una nata babbana. E spaccare la linea pura del suo prezioso sangue non era nei suoi piani.

"Tu invece...?" Antheo lo risvegliò da quel pensiero facendolo sussultare. E non aveva nemmeno la risposta pronta, per quanto tutto quel film ne avesse completato il concetto.

"Io invece... Sono un inetto in confronto. Inutile e incapace" sospirò alla fine, abbassando lo sguardo.

Antheo emise un sospiro rumoroso, la sua voce lagnosa e lievemente nasale lasciò intendere la prossima mossa: "Draco tu non sei un inetto. Hai solo paura dei giudizi altrui più del dovuto" incrociò le braccia appoggiando la schiena al legno del baldacchino. Vedendo lo sgurdo confuso di Draco, continuò allargando leggermente gli occhi: "Voglio dire che qualsiasi cosa farai, ci sarà sempre la critica pronta. Se non é tuo padre é mia madre; se non é lei sarà qualcun altro... Non ti puoi astenere a questo processo, vorrebbe dire che tu per primo non devi fare assolutamente niente; saresti senza volontà, come un Inferius o un Imperiato. Tu sei un Imperiato?"

Draco scosse energicamente la testa, non avrebbe mai accettato di essere paragonato a quegli elementi senza volontà. Lui ne aveva una che sibilava e ruggiva furiosa, e che aveva voglia di farsi sentire.

Vide a quel punto Antheo sorridere tra il compiaciuto e il beffardo, un sorriso storto e strano che assumeva quando, in genere, otteneva quello che voleva. Lo vide staccarsi dalla colonna del baldacchino e allontanarsi verso la porta: "Non ho più niente da dire" fece con voce stanca a strascicata, quasi la sua presenza fosse stata del tutto passiva.

"Aspetta ma... Mi stai quindi dicendo che io dovrei andare contro la volontà di mio padre e di mia madre e seguire i miei desideri senza rimorsi?" chiese Draco incredulo, approfittando del fatto che il cugino fosse ancora lì.

Antheo si girò leggermente aprendo la porta: "Io non ho detto proprio niente a riguardo. Ho solo detto di sapere a cosa pensavi. Hai fatto tutto tu" concluse chiudendo la porta con un sorriso di scherno.

Draco emise uno sbuffo divertito soffocando una risata: "Scaricabarile..." disse tra sé e sé, ma il discorso fatto prima gli diede comunque come una strana carica. Antheo aveva detto che avrebbe fatto come voleva i tutti i casi, che anche se fosse andato contro la famiglia non se ne sarebbe pentito. In fondo, l'amore non lo puoi né programmare né decidere, quindi perché farsi tutti questi problemi? Forse per non essere l'errore familiare come era successo ai Black con Sirius, forse perché era l'unico erede Malfoy... Ma a pensarci... Erano tutte parole senza significato concreto, nulla di deciso come il resto degli eventi che erano seguiti prima di quel giorno.

Forse per la prima volta aveva colto appieno il significato del discorso di suo cugino.

*****

Qualche giorno dopo quel breve colloquio, Antheo raggiunse gli altri Mangiamorte per prepararsi alla battaglia. Draco, conoscendo il cugino, poteva quasi indovinare le sue emozioni: con un figlio da crescere ed un altro in arrivo andare al fronte pareva una vera e propria pazzia. Eppure il giorno prima gli aveva comunque mostrato un sorriso fiducioso esortandolo a ricordarsi l'obiettivo del loro incontro.

Con i Mangiamorte che invadevano Hogwarts e con Voldemort al potere, per lui era stato davvero facile spostarsi da un luogo all'altro, nessuno lo avrebbe braccato.

Draco raggiunse la biblioteca a testa bassa, sentiva ancora urlare dall'aula di Arti Oscure mentre Amycus era intento a cruciare un primo anno mezzosangue per mostrare a tutti come prendere al meglio quei soggetti. Aveva preferito non prendere parte lui, non si sentiva bene e stentava a credere che la sua famiglia non ne fosse ostile, anche solo considerando il fatto di accanirsi su un essere umano.

Varcò la porta in legno della biblioteca e andò a rifugiarsi nel suo solito posto, dove un finestrone mostrava il paesaggio intorno a Hogwarts ancora indisturbato seppur terribilmente scuro e nuvoloso. Ma non riusciva a staccare comunque lo sguardo da quel paesaggio, come se lo attirasse in qualche modo. Era come vedere una parte di sé, quella parte che sovrastava tutte le altre, il bisogno di non sentirsi una possibile delusione per la sua famiglia.

Non capiva nemmeno lui come potesse essere tanto forte, in fondo dove azzeccavi una cosa ne sbagliavi un'altra come ogni essere umano é pensato, né più né meno. Ma lui odiava essere paragonanto alla pari degli altri, lui non era gli altri.

Ad un tratto sentì dei singhiozzi, come se si fosse risvegliato nella realtà. Poteva giurare che non ci fossero quei singhiozzi prima. Si alzò dal davanzale della finestra e percorse a ritroso la corsia dove si era rifugiato sentendo quei versi. Era una voce femminile, anche molto familiare, e il cuore iniziò a battere più forte.

Superata la librerira che fungeva da muro protettivo, Draco notò la sagoma di una ragazza, quella ragazza, rannicchiata in un angolo a piangere e sussurrare qualcosa, una canzone o forse delle parole precise per farsi forza.

"Granger..." disse senza alzare troppo la voce "... Che cosa fai qui nascosta?"

Hermione si alzò di scatto, non aspettandosi qualcuno in generale e forse soprattutto lui, ma parve calmarsi un po' quando realizzò avere davanti Draco: "Sei solo tu..."

"Be' sì" fece Draco alzando le spalle "Chi altri avrei dovuto essere? Antheo? Lui ha la voce più brutta della mia" scherzò in un patetico tentativo di farla sorridere.

Hermione scosse la testa asciugandosi le lacrime che le avevano rigato il viso: "Lascia stare..."

Lei si allontanò a testa bassa stringendo qualcosa al petto, che incuriosì parecchio Malfoy. Si girò nello stesso momento in cui lei gli passò accanto per allontanarsi e le prese con forza un braccio. Anche se avesse usato il primo piede in modo sbagliato non voleva sprecare la possibile unica occasione di averla lì e tutta per sé. Lei gli chiese con li occhi cosa avesse intenzione di fare, in una smorfia adirata e confusa, e lui con un cenno le indicò ciò che stringeva al petto.

"Perché mai dovrei dirtelo?" chiese lei sulla difensiva "In fondo tu sei uno di loro"

Non poteva darle torto, in effetti Draco aveva il Marchio Nero proprio come tutti i Mangiamorte, non poteva sapere se fidarsi o meno.

Draco nascose di più il braccio con la manica, lo detestava quel Marchio, e non capiva come Antheo potesse mostrarlo ai quattro venti senza alcun pudore. Quel gesto parve smuovere qualcosa dentro Hermione, perché la vide rilassarsi leggermente.

"Tranquilla" disse assumendo un tono addolcito e sincero "Non voglio portarti da loro. Cosa stai nascondendo"

Hermione ci pensò un attimo, pesando le parole che aveva appena sentito, poi spostò la mano dal petto e gli mostrò l'oggetto che stringeva: una Giratempo. Draco la guardò perplesso, tutto questo mistero per un ciondolo che usano tutti se ne hanno l'occasione. Hermione assunse uno sguardo scocciato e fece per andarsene di nuovo.

"Aspetta" disse Draco fermandola di nuovo "Quella non é una Giratempo comune vero?"

"Ottimo intuito" fece lei senza guardarlo. Poi si girò velocemente vero di lui con uno sguardo di sfida e molto adirato: "Scommetto che ora tu vorrai sapere che cosa ho intenzione di fare"

Al cenno di assenso di lui, la ragazza fece un gran sospiro e continuò: "Non hai paura che la guerra possa portare molto più di quello che temiamo? Non hai paura di perdere i tuoi amici, di essere considerato un criminale pur non avendo fatto niente? Questo conflitto ci ucciderà tutti ed io voglio impedirlo con questa. Non é come le altre, andrò indietro di anni ed anni per impedire tutto questo"

Draco assunse uno sguardo incredulo. La Granger doveva essere impazzita. Non si poteva andare così tanto indietro senza ripercussioni sul futuro. Questo però a lei pareva non importare, anzi: sembrava disposta anche a rischiare il tutto per tutto pur di impedire quel conflitto. Lui per questo la ammirò: ferma e sicura delle sue decisioni.

"Puoi anche dirmi che non capisco, che sono pazza. Ma io non mi arrenderò adesso" dichiarò ferma Hermione guardando il volto perplesso di Draco. Non sapeva se avesse fatto bene a dirglielo a questo punto, forse avrebbe provato a fermarla, l'avrebbe consegnata ai Carrow con tanto di Cruciatus.

Draco però rimase fermo al suo posto, sembrava pensare sul da farsi. In effetti stava considerando di aiutarla: avrebbe potuto andare indietro nel tempo insieme a lei, avrebbe potuto fare anche la sua parte: avrebbe potuto sfatare tutti i miti che gli impedivano di amare chi voleva.

"Voglio aiutarti" disse infine porgendo la mano "Non credere che io sia contento della situazione, e di quello che succederà a breve"

Hermione lo guardò sorpresa, non sapeva come interpretare quel gesto: "E andresti contro la tua famiglia e contro... Lui?"

"Sì" disse convinto. Non avrebbe ritirato l'offerta sta volta. Gli costava molto, lo doveva ammettere, ma non avrebbe lasciato la ragazza di cui era innamorato fare tutto da sola.

*****

Il primo attacco, che designò l'inizio ufficiale della battaglia, venne scagliato contro il finestrone della biblioteca. Draco si lanciò addosso a hermione e istintivamente la fece abbassare contro il pavimento per impedire che i vetri potessero ferire sia lei che lui. Non si aspettava un attacco così diretto e potente e poté giurare di riconoscere anche il mittente dell'attacco. Durante il suo addestramento aveva imparato a riconoscere lo stampo di ogni Mangiamorte.

Alzandosi agguantò Hermione e la trascinò via dalla biblioteca, ad ogni passo sentiva uno schiantesimo colpire il muro e le finestre mandandole in frantumi. Dovevano allontanarsi il più possibile per non restare feriti.

Hermione osservò incredula quella mossa di Malfoy, in fondo lui era dalla parte dei Mangiamorte come lo erano i suoi familiari, le risultava strano che lui volesse andare contro corrente.

"Perché lo stai facendo?" gli chiese tra un corridoio e l'altro, con un tono tra l'incredulo e il sorpreso.

"É complicato da spiegare!" fece Draco, come se in quel momento non stesse agendo per puro sentimento piuttosto che con impulsività.

È complicato? Hermione non sapeva se spaventarsi o scandalizzarsi per il modo goffo e impulsivo con cui Draco stava agendo. Quel ragazzo pareva non avere la minima idea di come muoversi e a stento schivava i colpi che venivano scagliati e per poco non andò a sbattere contro la folla di studenti che invase di lì a poco il corridoio principale.

Hermione allora ne approfittò per tirarlo in un angolo, non voleva giocare ai supereroi e alla bella da salvare. Non con lui. Se Draco davvero aveva in mente qualcosa, lei aveva il diritto di saperlo.

"Complicato?" fece lei riprendendo la stupida spiegazione del ragazzo di poco fa "Draco Malfoy, se stai pensando a qualcosa per farmi catturare, sappi che il tuo giochetto dell'eroe in biblioteca non attacca!"

"Non sto affatto giocando!" protestò lui marcando l'ultima parola. Doveva però ammettere che la sua strategia era pericolosa quanto poco credibile, e doveva trovare un modo per dimostrare le sue sincere azioni. Ma dover ammettere di essersi innamorato di una nata babbana in un momento del genere pareva oltremodo recitato, per quanto fosse l'unica certezza che aveva in testa.

Una parte di sé, quella che aveva appena agito, dava piena ragione alle parole di Antheo: doveva agire come meglio credeva e ignorare tutte le critiche, tanto le avrebbe ricevute indipendentemente dalle sue scelte; ma l'altra parte di sé, quella più razionale, frenava ogni suo tentativo di liberarsi dei pregiudizi che gli impedivano di ammettere quei sentimenti. Non saoeva quale delle due fazioni interne avrebbe vinto, ma per come si trovava adesso aveva intenzione di dare man forte alla fazione libera.

"E allora perché fai tutto questo? Tu dovresti essere dalla loro parte e non dalla mia!" dichiarò Hermione restando sulla difensiva. Per quanto volesse sforzarsi di vedere un minimo di bontà in quel ragazzo, era stato grazie a lui se i Mangiamorte erano entrati e se Silente era morto. E per colpa sua Harry era stato costretto a non tornare a Hogwarts e a cercare tutti gli Horcrux, come poteva fidarsi di lui?

"Invece di pensare in modo razionale come fai sempre, ringraziami che non sei rimasta ferita in biblioteca. L'ho fatto per proteggerti cazzo!" Draco non sapeva più come spiegarglielo, almeno senza essere fin troppo invasivo. Ma in questo modo stava risultando una strana strategia per poi andare dall'Oscuro Signore e consegnargliela. In confronto a tanti altri maghi lei era nessuno, ma portare una nata babbana era comunque una vittoria.

"Senti" riprese poi lui "Io so benissimo che tu in questo momento non riesci a fidarti. Io ho provocato tutto questo nel momento in cui ho riparato quell'Armadio Svanitore; ma ora ti sto chiedendo di fidarti di me perché ti ho salvata e ti ho promesso il mio aiuto con la Giratempo! Non capisci proprio?! Credi davvero che potrei tramare qualcosa alle tue spalle? Lo avrei già fatto!"

Hermione lo guardò attentamente, in lui non vi erano movimenti che lasciassero intendere una menzogna. E anche il tono di voce, così convinto e disperato allo stesso tempo, dava da pensare che non stesse recitando. In effetti era vero: se avesse voluto fare a lei del male lo avrebbe fatto molto prima, non avrebbe certo aspettato, dato che la biblioteca era deserta a parte loro due.

Eppure... Quella sua convinzione non la tranquillizzava, non era possibile che lui fosse addirittura disposto a rinunciare a tutto e tutti per seguirla, per aiutare lei che aveva sempre schernito e insultato in tutti quegli anni. Che cosa era cambiato adesso? Quello che aveva davanti non poteva essere lo stesso Malfoy.

"Per favore..." disse ancora Draco con un tono più pacato "Lascia che ti aiuti. Lascia che ti dimostri che le mie intenzioni sono buone. Ti prego..." tese di nuovo la mano.

Hermione osservò ancora quella mano: tremava leggermente, insicura ma allo stesso tempo volenterosa di dare il suo contributo.

"Quindi... Vuoi davvero aiutarmi sapendo a cosa stai andando in contro?" chiese lei piano e stringendo i pugni.

Draco era convinto, non sapeva quanto, ma in quel momento era del tutto convinto di voler ascoltare il suo cuore. Non voleva pensare a lei persa nel tempo, da sola e in preda a tutti i pericoli che potevano presentarsi. In quel momento a tutte le domande avrebbe risposto , avrebbe colto l'occasione, quell'attimo che aveva sempre scansato; quel giorno non avrebbe fatto riferimento ai grandi e non si sarebbe nascosto dietro ad un dito evitando le proprie responsabilità.

Si avvicinò e si mise la Giratempo al collo come l'aveva lei. Era pronto e stava solo aspettando che lei girasse il piccolo quadrante. Le lanciò uno sguardo deciso, e lei incriciò i suoi occhi chiari che parvero infuocati di una strana carica. Non aveva mai visto quegli occhi in quel modo, non erano più freddi come al solito. Prese allora il quadrante della Giratempo, doveva andare molto indietro, almeno al 1981. Fece un bel respiro lungo e prese a contare i giri.

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