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3 - Una vigilia diversa

Quello fu il 24 Dicembre più diverso che Barty avesse mai potuto passare. Aveva deciso di rimanere a scuola per non doversi subire il solito Natale deludente in casa Crouch (in fondo che Natale avrebbe mai potuto avere?) e potersi rilassare; invece quella mattina Regulus gli bussò alla porta del dormitorio con un sorriso da un orecchio all'altro: "Vestiti e scendi in fretta, dobbiamo muoverci o di fare tardi"
Muoversi? E perché? In fondo che avevano da fare di tanto urgente?

Appena ebbe finito di abbottonarsi la camicia candida, Regulus lo afferrò per un braccio e lo trascinò (ormai ci aveva preso gusto) per tutto ip castello fino ad arrivare alla sala grande.

"Mi vuoi dire che cos'è tutta questa fretta? Io non vado da nessuna parte tanto" disse Barty con un tono sarcastico, ma Regulus lo guardò invitante: "È proprio qui che ti sbagli! Passerai un Natale un po' diverso dal solito" e gli mostrò una busta con dentro un invito ad una festa, una festa di Natale, a casa dei Lestrange. Ma non finiva certo lì: Rodolphus Lestrange aveva chiesto espressamente di invitare anche Barty, probabilmente in parte voleva scusarsi per quello che era successo con il figlio qualche giorno prima e voleva anche invitarlo come nuovo membro della Causa e amico, in fondo cosa gli impediva di non avere rapporti con Barty?

E proprio per questo Barty ci rimase molto sorpreso, mai si sarebbe aspettato un invito così, di solito i suoi compagni di classe non avevano molto interesse ad invitarlo, un po' per suo padre, considerando che ultimamente sembrava abusare troppo del suo ruolo al Ministero; un po' per la mancata relazione amichevole con Crouch, di solito preferivano voltarsi dall'altra parte o balbettare scuse insulse quando organizzavano uscite o allenamenti e oui finiva inesorabilmente in mezzo al discorso.
"Rodolphus ci tiene particolarmente, ha scritto lui stesso l'invito" gli disse poi Regulus mostrandogli meglio il biglietto, con una calligrafia lineare e ordinata, con ghirigori e riccioli, era chiaramente scritto il nome Barty e invitato alla nostra festa per la vigilia di Natale, lo aspettiamo calorosamente.
"Non ha scritto il mio nome completo" constatò il ragazzo, "Lo so, Antheo ha preteso che ti si venisse chiamato così, in tutte per occasioni" Regulus gli rivolse uno sguardo come da supplica: "Verrai vero? O preferisci restare qui ad annoiarti?"
"Niente affatto!" rispose deciso Barty, per una volta poteva godere di essere finalmente desiderato e considerato da qualcuno, non avrebbe mai sprecato un'occasione simile! Voleva inviare una lettera a Rodolphus per dirgli che sarebbe venuto, ma Regulus lo condusse verso il portone d'ingresso e lo fece uscire, lì si nascosero dietro a uno dei pilastrini e Barty vide Regulus guardarsi intorno con circospezione e sospetto, come se non volesse che qualcuno li scoprisse; poi fece un leggero fischio e da dietro un anfolo apparve Boby, l'elfo domestico dei Lestrange. Questo si guardò un po' impaurito, era evidente che aggirarsi per i dintorni della scuola non era nelle sue mansioni normali: "Padron Regulus, Boby le voleva chiedere se è pronto a partire"
"Prontissimo Boby, porta le e Barty da mia cugina, non facciamoli aspettare oltre"
Boby prese le mani dei ragazzi e in meno di un minuto furono di fronte al portone della tenuta Lestrange. Era esattamente come Barty l'aveva vista per la prima volta: lo stesso grosso portone scuro che si affacciava ad un atrio con una scalinata di fianco che dava ai piani di sopra, ma questa volta vedendolo, sentì un calore dentro al petto, una sensazione bellissima che si faceva strada, la sensazione di essere... In famiglia, in una famiglia che ti accoglie ogni volta che rincasi, che ti racconta la sua giornata e ti chiede la tua, che ascolta i tuoi pareri, che ti apprezza in quello che fai.

"Ci stanno aspettando in salone" gli disse Regulus mentre percorrevano il corridoio enorme che separava l'ingresso dal salone principale, e ad ogni passo Barty sentiva come per farfalle nella pancia, non vedeva l'ora di sentire con per proprietà orecchie e vedere con i propri occhi la loro felicità nel vederlo, e pensare che erano perfetti sconosciuti in confronto alla sua famiglia, che purtroppo conoscendolo non gli rivolgeva un'accoglienza così allegra.
Quando entrarono nel salone, non erano gli unici: Rabastan stava parlando con due uomini, mentre Bellatrix chiacchierava seduta sul divano con una donna bionda con accanto un uomo, Rodolphus guardava fuori dalla finestra. Boby gli si avvicinò e annunciò l'arrivo dei due ospiti, e i ragazzi videro l'uomo avvicinarsi sorridendo: "Siete arrivati prima di quanto pensassi, mi fa piacere" disse rivolto a Regulus, poi si voltò verso Barty "Spero che tu ti possa trovare bene in una festa... Un po' diversa dal suo target" Barty poté giurare che gli stesse per accarezzare la testa. Entrando di più nel salone, Barty si rese conto solo in quel momento della presenza di Antheo in braccio a Bellatrix, giurò di non averlo visto prima, di solito era una scheggia e oggi era piuttosto immobile, sembrava triste. I ragazzi si avvicinarono alle donne: "Buongiorno Bellatrix, non ci saluti nemmeno?"

"Regulus, la mamma non ti ha mai detto che è maleducazione interrompere una conversazione?" disse lei sorridendo indicando la donna bionda. Pareva essere più piccola di lei di età, sembrava essere appena sulla ventina o qualcosa in più, aveva uno sguardo dolce. "Non mi permetterei mai di interrompere le mie cugine mentre parlano di quanto sia bello e snervante avere un pargolo da crescere, vero Narcissa?" disse Regulus sorridendo alla donna bionda, lei di tutta risposta rise scuotendo la testa. Barty invece posò gli occhi sulla Antheo, che non li stava minimamente considerando, e ognuno tanto strusciava la testa sul seno della madre come per cercare coccole: "Non prendertela Crouch, questa è la fase post-crisi, come quella che hai subito qualche settimana fa. Quando si è sfogato per bene sembra un fantagazzetta, vero boestiolina mia?" disse Bellatrix baciando la fronte del figlioletto.
"Di solito sfoga le energie tutto il giorno gradualmente, l'ho visto a casa dei nostri genitori, ma ogni tanto decide che deve fare tutto subito" Narcissa accarezzò la guancia del piccolo, che ancora non dava segni di vita.
Rabastan e gli altri due uomini si avvicinarono al gruppo: "Guarda chi abbiamo qui, vedo che non hai pensato troppo se venire o meno. Loro forse già li conosci" disse Lestrange indicando i due uomini. E Barty effettivamente li conosceva: erano Antonin Dolohov e Augustus Rookwood; Rookwood era dentro al Ministero della magia. A quel pensiero Barty ebbe un sussulto: e se avesse spifferato tutto a suo padre? E se lo avesse tradito in qualche modo? Ma nin aveva senso, era lì anche lui, e probabilmente sapeva deo Marchio che avevano i Lestrange e Regulus, forse lo aveva anche lui. Rookwood lo guardò: "Non preoccuparti Crouch, io e te stiamo dalla stessa parte; devo ammettere che non me lo aspettavo ma mi fa piacere che tu non stia seguendo quel barbagianni spiumato di tuo padre" parlava in modo diverso dal solito, non come quando era presente anche Crouch senior, con un tono formale, privo di qualsiasi empatia, addirittura sembrava trattarlo come un suo pari, come se Barty non fosse un ragazzo di quattordici anni che stava scoprendo un mondo nuovo.

"Va bene ragazzi, se avete finito i discorsi importanti non riguardanti il Natale, io vi inviterei a seguirmi in sala da pranzo per iniziare i festeggiamenti" Rodolphus richiamò l'attenzione a sé e condusse tutti i presenti in un salone enorme con un lungo tavolo apparecchiato per il pranzo. Appena entrati, l'uomo fece vedere a Regulus e a Barty dove sedersi (avevano Antheo in mezzo, sotto sua pretesa) e tutti presero posto. Era un'atmosfera meravigliosa, non glaciale come a casa, non conosceva molto bene nessuno eppure Barty già si sentiva parte integrante di quell'ambiente, quel bambino che lo desiderava così tanto e che ora non faceva che sorride e gli, quell'uomo che quasi lo aveva già trattato come un figlio, gli aveva quasi accarezzato la testa e lo aveva voluto lì, si sentiva, davvero a casa per la prima volta.

"Vuoi vedere la mia stanza?" Antheo lo tirò per la veste e gli fece salire per scale mentre distrattamente e velocemente salutava i quadri che lo acclamavano: Ecco il nostro nipotini, guarda sta arrivando l'ometto, l'erede di famiglia accore! E così via per tutte le scale fino ad arrivare ad una porta scura. Quando Antheo aprì la porta, Barty si ritrovò davanti quello che doveva essere un ordine un po' improvvisato: in un angolo, che si diramava per tutta la parete alla sinistra, un cimitero di peluche e draghi di tutti i materiali; in un poltrona libri con dei soldatini di piombo; un caminetto con un armadio grande accanto; una libreria che occupava una parete intera pieno di libri di favole, di maghi oscuri e famosi e un letto a baldacchino decorato di verde e argento, dove Antheo poteva starci sì e no cinque volte. Poi Antheo lo tirò per un braccio e lo fece sedere sul pavimento con la moquette verde e indicò un mucchietto di soldatini, schierati in due fazioni diverse, con palline di carta e cubi di legno che simulavano un campo di battaglia: "Guarda: questo è l'Oscuro Signore, questi sono mamma e papà..." indicò tre omini al centro "...questo è lo zio Rabastan..." indicò un omino accanto a quello che doveva essere Rodolphus "...e questo sei tu" prese un omino subito appena dietro a destra di Lord Voldemort (o almeno l'omino che doveva essere lui) e glielo passò. Era una cosa tipica da bambini, dare nomi ai soldatini era normale, quante volte avranno messo i propri genitori, eppure vedere un soldatino che simulava se stesso, a Barty scaldò il petto. Prese l'omino quasi incredulo e lo guardò: davanti aveva scritto a caratteri sbilenchi Barty come gli altri: papà, mamma, zio R., zio L., ... "E... Stiamo vincendo?"
"Tu hai già ucciso tutti questi" il bambino indicò una folla di sette o otto omini caduti, poi prese dalla mano il Barty finto e buttò per terra un'altra fila di omini. Il Barty vero si mise a ridere e si unì al piccolo instaurando una vera e propria guerra tra maghi. Si sentiva di nuovo bambino, un poppante come Antheo, a giocare di nuovo con i giocattoli (cosa che aveva ormai abbandonato da tanto); eppure si sentiva così bene, era così felice, non si spiegava nemmeno lui cosa potesse provare in quel momento.
Si sentì poi bussare alla porta e una voce che chiamava il ragazzo. Antheo protestò: "Ma papà! Sta vincendo non puoi interromperlo!"
"Chiedo perdono mio piccolo soldato" disse Rodolphus entrando in camera "Ma il tuo amico deve tornare ad Hogwarts prima che si accorgano che è sparito davvero. Ti riaccomoagno io fino all'ingresso, ma non posso farmi vedere"
Barty sussultò, non voleva scomodare il padrone di casa, gli sarebbe andato bene anche l'elfo domestico, ma l'uomo rifiutò: "Non ho intenzione di farti rischiare con quello lì, è più fifone di una farfalla. Non preoccuparti per me non ci sono problemi" gli porse la mano per aiutarlo a rialzarsi.

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