11 - Convulsioni
“Io e Bellatrix siamo stati chiamati dal Padrone, pensi che Antheo non ti darà problemi?”
“Non preoccuparti Rodolphus, io e Antheo ormai siamo inseparabili” Barty sorrise scompigliando i capelli di Antheo. I Lestrange erano stati chiamati per una missione insieme ad altri Mangiamorte, e dato che Barty aveva ottenuto una serata libera dalle missioni dopo il successo del suo primo incarico, Bellatrix e Rodolphus gli avevano chiesto dove badare al figlio così che non restasse solo. Non era obbligatorio, ma Barty, quasi intuendo il loro pensiero, si era quasi offerto volontario.
Antheo però pareva taciturno, forse la stanchezza accumulata nei giorni precedenti iniziava a farsi sentire e le palpebre iniziavano a farsi pesanti. Barty non lo aveva mai visto così, a meno ché non avesse avuto una crisi di nervi in precedenza.
Rodolphus li guardò, non desiderava mollare tutto il lavoro a Barty, in fondo era un ospite e come tale affibbiargli un compito che non gli competeva era pura maleducazione. Eppure il ragazzo sembrava molto volenteroso. Grazie alla sua disponibilità, Bellatrix non aveva avuto bisogno di chiamare Regulus, per il loro sollievo, ed essere in pensiero nel caso di carte attività che ultimamente lo mettevano nei guai.
L’uomo chiamò a sé il bambino, si mise al suo livello e gli diede un buffet sulla guancia e gli chiese se andasse tutto bene. Antheo rispose con un cenno del capo appena percepibile, e non era normale che fosse tanto calmo. Bellatrix si avvicinò al piccolo e lo abbracciò forte: “Che ne dici se vai a farti una sana dormita?” chiese dolcemente accarezzando la testa scura e riccia di Antheo.
“Ma mamma! Io quando dormo vedo cose orribili! E se dovessi vedere te e papà in pericolo?!” protestò lui impuntando i piedi per bene sul pavimento in legno. Bellatrix alzò gli occhi al cielo, non voleva credere che suo figlio fosse un cantastorie per fare quello che voleva, soprattutto perché diverse volte lo aveva visto muoversi in modo strano quelle poche notti in cui riusciva a farlo addormentare, ma non ne aveva mai fatto un grande problema sapendo dei suoi tic abituali.
“Ti fidi della mamma?” gli chiese dolcemente. Antheo annuì piano senza alzare la testa, certo che si fidava di sua madre, non esisteva certezza più vera, come per questo padre. Il fatto era che da un po’ di tempo i suoi sogni gli facevano vedere delle cose non molto belle: una missione fallita, un parente in pericolo, oppure addirittura un campo di battaglia intriso do sangue magico. Lui si trovava sempre al centro di quelle scene impotente, senza poter intervenire in alcune modo o a volte il suo corpo non rispondeva ai richiami del cervello e si muoveva da solo.
Papà Rodolphus gli aveva sempre detto, per rassicurarlo, che quelli erano solo comuni incubi che non potevano nuotare a nessuno, peccato che a qualsiasi distanza temporale, quei sogni finivano per avverarsi.
Barty osservò la scena sentendosi un po’ fuori posto. Nonostante si fosse stabilito da molto giorni a casa Lestrange, non si era ancora ambientato del tutto e spesso e volentieri finiva per assistere a quei gesti affettivi con insofferenza. Bellatrix parve accorgersene, ci sarebbe riuscito anche uno Snaso, e interruppe quel momento quasi finito troppo materno: “Il Padrone spesso dice quanto l’amore sia una debolezza, sai Barty?” gli chiese assumendo un espressione altezzosa “Non ti sentire a disagio, in fondo parti avvantaggiato. Io no come puoi vedere”
Barty rimase un po’ perplesso da quella risposta, probabilmente Bellatrix si stava riferendo all’amore per suo figlio, che non era mai riuscita a negarlo ad Antheo, ma aveva avuto tempo addietro un colloquio con lei e sapeva bene che quelle parole erano false; Bellatrix non avrebbe mai avuto la forza di separarsi da suo figlio.
Rodolphus emise un verso sordo per richiamare l’attenzione della moglie, dovevano assolutamente andare, quindi chiese se per quella notte Barty se la sentisse di mettere a letto Antheo e, alla risposta positiva del ragazzo, si smaterializzarono.
Ora la tenuta, con quelle stanze così grandi e gli ampi corridoi, parve terribilmente vuota. Non si sentivano più gli schiamazzi acuti e allegri di Bellatrix o i passi e gli sbuffi di Rodolphus, era tutto troppo silenzioso. Era incredibile come l’assenza do due persone potesse contribuire a rendere una casa accogliente tanto inquietante.
“Va bene” disse poi Barty rompendo il silenzio e attirando l’attenzione del bambino “Andiamo a dormire? Sono sicuro che il tuo letto è molto comodo”
“Non è il letto a preoccuparmi” constatò Antheo guardandolo storto “È questa che mi da noia” si indicò la testa mettendo due dita all’altezza della tempia. Era come se si stesse puntando una pistola alla testa, la posizione del capo leggermente piegato e della mano che premeva nella pelle era molto simile. Barty si chiese se riguardo a quelle affermazioni sui sogni non dovesse preoccuparsi sul serio. Spesso Regulus gli aveva raccontato delle nottata che Antheo regalava in estate, piene di rumori e di movimenti sospetti. Walburga una notte aveva misurato che fosse in preda a delle terribili convulsioni epilettiche.
Cercò lo stesso di tranquillizzare il bambino, del resto se si pensava che non ci fosse nulla di pericoloso si viveva anche bene e Antheo aveva bisogno di essere tranquillizzato. Si abbassò al suo livello, e sapendo che Antheo era già piuttosto alto per i suoi otto anni, non dovette piegarsi tanto. Voleva chiedergli cosa lo preoccupasse, cosa vedesse in quei sogni e perché gli facessero tanta paura, di solito parlare aiutava parecchio a sentirsi meglio, e lui paradossalmente ne sapeva più di tutti.
“Dimmi, che cosa ti preoccupa della tua testa esattamente?”
Antheo abbassò la testa, per poi guardarlo fisso negli occhi, quelle iridi tanto diverse divennero per un attimo inquietanti: “Quando chiudo gli occhi sento qualcosa strisciare accanto a me e delle mani di una bella signora. Poi vedo che la camera intorno a me scompare e mi ritrovo da tutt’altra parte, ma non posso agire”
Barty rifletté sulle parole appena ascoltate. Che Antheo facesse dei sogni lucidi, sogni d’oro cui ricordi gli eventi? Pareva strano, in fondo quei sogni erano particolari proprio perché riuscivo a prenderne il controllo, ma Antheo aveva detto do essere impotente.
“Nell’ultimo c’era anche Regulus. Era in una strana grotta” Antheo si grattò la testa con foga, non voleva continuare a parlare. Barty comprese subito il disagio del piccolo, in effetti sogni del genere ti fanno passare il sonno. Gli propose quindi di restare con lui finché non si fosse addormentato, di solito quelle poche volte che sua madre lo coccolava prima di dormire contribuivano a regalargli un sonno tranquillo. Perché non poteva funzionare anche con Antheo?
Lui annuì poco convinto, di sicuro l’idea di dormire non lo faceva impazzire, ma Barty poteva leggere in quelle palpebre pesanti una stanchezza infinita, segnata da notti e notti di veglia. Lo seguì sorridendo su per le scale, di tanto in tanto gli accarezzava la testa ricciuta per fargli capire che non era solo e che Barty non era rimasto indietro. Percorsero i salotti pieni di libreria a muro e si concessero qualche minuto per vederne alcuni, giusto per rilassare ulteriormente il piccolo e convincerlo a dormire. La stanza da lettura preferita di Antheo era situata proprio alla porta accanto allo studio di suo padre. Il bambino aveva spiegato che nel tardo pomeriggio, quando Rodolphus si rifugiava dentro per sistemare le ultime scartoffie, Antheo poteva sentire l’odore bretone dei sigari che si accendeva e gli ricordava i grandi prati vicino al maniero dei nonni francesi dove amava correre e nascondersi tra l’erba alta.
Barty sentendo quei racconti non poteva fare a meno di sorridere, la spensieratezza del piccolo piano piano diventava contagiosa e da quando si era stabilito con i Lestrange si sentiva parte di un branco unito e pronto a difendere ogni membro. Non potevano sostituire la sua reale famiglia, questo lo sapeva, ma poteva sempre considerarla una famiglia sostitutiva, acquisita, un luogo dove rifugiarsi quando dai suoi antenati non ricavava nulla fuorché dispiaceri.
Un giorno aveva avuto modo di conoscere Reinhard e Lucille Lestrange, i genitori di Rodolphus e Rabastan; il loro immenso maniero sono ergeva tra campi di lavanda profumata e vigneti che delineavano ettari ed ettari di terreno come in uno spartito. Antheo lo aveva sfidato a nascondino, un nascondino un po’ particolare: chi si nascondeva aveva anche la possibilità di cambiare postazione purché non venisse visto dal cercatore, e se venivi scoperto per devi. Barty non lo aveva mai sentito come gioco, ma insieme ad Antheo e Adreo, un cugino di terzo grado del bambino, non si era mai divertito tanto, correndo tra gli arbusti e i grappoli d’uva profumata, rubando di tanto in tanto qualche acido senza farsi vedere.
Barty non avrebbe mai immaginato che oltre alla loro maschera da Mangiamorte si nascondesse una famiglia tanto bella. Certo Bellatrix e Rodolphus litigavano o discutevano per futili motivi, e i momenti intimi a casa scarseggiavano e si verificavano molto di rado; nelle uscite di famiglia la loro apparente unione si basava su loro figlio, che in qualche modo riusciva sempre a tenerli insieme. A volte nuotavano nel laghetto di casa o nei fiumi della Francia, dove finivano spesso per ritrovarsi uno davanti all’altra per colpa del figlio.
Finalmente arrivarono alla camera del bambino: una stanza enorme con un letto a baldacchino situato in un angolo con accanto una cassettiera in mogano e una liberazione piena di lividi, alcuni erano sistemati sopra per la mancanza di posto. Un camino adornava la parete destra vicino ad un armadio, dirimpetto ad un’altra libreria a muro grande tutta la parete cin una scala per raggiungere gli scaffali più alti, una scrivania che completava il tutto con sopra un enorme dipinto di famiglia.
“È molto bella come camera, come mai non vuoi dormire?”
“Te l’ho detto Barty, non voglio vedere cose brutte che potrebbero succedere davvero” protestò Antheo guardando negli occhi il ragazzo. Barty cercò di tranquillizzarlo ancora, in fondo a tutti succedeva di vedere cose non molto belle, e spesso condizionava il subconscio fino a farti temere senza motivo.
“Non ti devi preoccupare Antheo, se vuoi posso restare qui con te. Vedrai che andrà tutto bene”
“Questo non puoi saperlo, non si controlla. Succede ogni volta che dormo, un tempo non era così. E se vedessi i miei genitori in pericolo?” chiese ancora Antheo. Barty gli accarezzò la testa sorridendo per mostrargli che sarebbe rimasto con lui fino a che non si fosse addormentato.
******
Il salotto da lettura era molto silenzioso, troppo silenzioso. Non avendo affatto sonno, Barty si era rifugiato lì leggendo un libro dietro l’altro, divorando ne il contenuto come oro colato e impossessandosi di ogni informazione come una bestia famelica. Voleva imparare il più possibile ora che ne aveva l’occasione, e quelle librerie concedevano una vasta scelta di informazioni: Arti Oscure, Occlumanzia, reliquie maledetta, ogni possibile elemento che poteva rendere un mago imbattibile.
In molti volumi Barty aveva scordo dei segnalibri, segno che erano stati aperti e scrutato con attenzione, appuntando di tanto in tanto qualche riga in più che approfondiva alcuni passaggi. Uno dietro l’altro, quando un intero scaffale era stato divorato dal la mente libera di Barty, che impossibilitato a dormire si era detto di cercare qualche volume che spiegasse quello che il bambino stava vivendo.
Libri sui sogni non ne aveva trovati, e le poche nozioni di Divinazione non lo avevano aiutato. Era un caso molto diverso da tutti quelli che si erano verificati, normalmente aveva sentito parlare di sogni premonitori che si avveravano il giorno dopo ma non capitava spesso, oppure incubi che colpivano il subconscio in profondità destabilizzando l’umore ma erano solo illusioni del proprio corpo e della propria mente, niente di più.
Sospirò guardando il soffitto e massaggiando si gli occhi. Cominciava ad andargli insieme la vista, a furia di leggere a lume di candela. Guardò un altro quadro sopra ad un pianoforte, che raffigurava Antheo solo con la divisa della scuola elementare dove studiava. Aveva un'aria molto seria. Lo faceva più grande di quello che era in realtà. Si avvicinò al pianoforte e lo aprì, fortunatamente sua madre gli aveva insegnato qualche melodia, e piuttosto che rovinarsi la vista con i libri e impazzire con quel silenzio quasi assordante, decise di sedersi davanti e cominciare a pestare delicatamente i tasti bianchi e neri cominciando a intonare la sua melodia preferita.
Gli venne in mente la sta povera madre e ai suoi problemi di salute, forse almeno per lei sarebbe tornato qualche giorno alla sua casa natale per assisterla e farle visita. A dispetto di tutto amava sua madre e non avere più notizie di lei lo stava pian piano deprimendo. Di suo padre non gli importava affatto, ma lei era diversa da lui, Barty lo sapeva, aveva sempre cercato di sollevare quella triste vita nonostante le sue precarie condizioni.
Un rumore improvviso attirò la sua attenzione e dovette stoppare la melodia. Sembravano sussurri inquietanti e provenivano dalla camera di Antheo. Poteva anche sentire il legno del letto cigolare. Iniziò a preoccuparsi. Quando aveva lasciato addormentato beatamente, si era girato su un fianco e aveva sospirato, per poi rannicchiare le braccia sotto al mento. Barty si era quindi allontanato chiudendo piano la porta per non svegliarlo. Non aveva sentito niente fino a quel momento.
Non era certo di voler controlla e, volle prima capire se avessi smesso poco dopo, ma i suo di parvero solo aumentare. Il cigolio del letto divenne una serie di colpi, come pugni lanciati o testate, i sussurri sembravano parole indistinte ma poteva chiaramente capire che quei sussurri non erano affatto comuni.
Perché i Lestrange non tornavano? Perché ci mettevano così tanto a completare la missione? Barty iniziò seriamente ad avere paura, non sapeva se entrare in camera o aspettare. Ma restare fermo tanto a lungo, e se stesse succedendo qualcosa?
A quel punto, dopo una serie di minuti, Barty decise di entrare in camera.
“Antheo tutto bene?” chiese aprendo piano la porta. Davanti a lui vide come un gomitolo di coperte che si alzava e si abbassava, e i sussurri parevano ora sibili di un rettile. Corse alla fonte del gomitolo liberando come poteva Antheo dalle lenzuola. Il bambino sembrava essere in preda a delle convulsioni nervose, sibilava come un rettile e sudava come un disperato.
“Antheo, Antheo che hai?!” Barty non sapeva cosa fare, provò a scuoterlo ma non servì a niente, Antheo lo scacciò con le gambe sibilando solo di più. Pian piano Barty poté riconoscere quelle parole, il serpentese di Lord Voldemort, e temette seriamente che al piccolo stesse succedendo qualcosa di orribile.
Non poteva succedere, il Padrone amava quel bambino, come poteva fargli del male? Non aveva alcun senso.
Antheo continuava a muoversi, sempre più velocemente e sempre più freneticamente; i sibili non si fermavano e il letto era ormai una pozza di sudore. Tra le parole poté riconoscere dei nomi, ma erano difficili da tradurre, parlava in modo troppo indecifrabile. In preda al panico, Barty lo scosse violentemente sperando in un risveglio anche se improvviso, ma nulla parve calmare quelle convulsioni.
“Reeeeee… Reeeeeee… ussssssss… Reeee…” i sibili erano davvero assordanti e inquietanti, Antheo incaricava la schiena e la sbatteva giù violentemente, continuando quella cantilena terrificante.
Barty balzò in piedi allontanandosi dal letto e chiamò a gran voce l’elfo domestico dei Lestrange perché cercasse i padroni al più presto. Fu un’attesa interminabile e le convulsioni del bambino peggioravano. Barty temette che se gli fosse successo qualcosa, Rodolphus e Bellatrix lo avrebbero cacciato o peggio, trucidato come una bestia da macello. Non potevano farlo, e lui non poteva permettere che potesse succedere qualcosa di brutto. Glielo avevano affidato e lui aveva promesso che non gli sarebbe successo nulla, perché stava succedendo? Aveva detto ad Antheo che sarebbe andato tutto bene, e se si fosse svegliato piangendo.
Finalmente i Lestrange tornarono pieni di sgomento. Boby li aveva trovati e aveva parlato loro con tanta foga da confonderli. Quando li vide, Barty non sapeva se piangere o urlare, ma riuscì comunque a farsi capire tra un lamento e l’altro, non accorgendosi nemmeno delle lacrime frustrate che gli rigarono il viso. Bellatrix corse in camera dal figlio, Rodolphus rimase lì con Barty cercando di calmarlo. Il ragazzo per un attimo non capì, credeva che lo avrebbero allontanato e invece l’uomo era lì per calmarlo e consolarlo.
“Barty rilassati, va tutto bene ora ci pensiamo noi” gli disse tranquillamente “Ti chiedo scusa”
“Scusa? Per cosa?”
“Ti abbiamo lasciato qui da solo e tu non sapevi che fare”
Dalla camera di Antheo arrivarono i sussurri tranquilli di Bellatrix e la voce di Antheo farsi sempre più lieve. A dispetto di prima, il bambino si svegliò molto tranquillamente come se prima non fosse stato in preda agli incubi o a qualsiasi alternativa cosa. Barty e Rodolphus entrarono piano e videro lei accarezzare la schiena del piccolo con movimenti lenti e dolci. Antheo aveva gli occhi letto e non mostrava alcune segno di stanchezza nel volto.
I due si avvicinarono al letto e Rodolphus si unì alla moglie per coccolare il bambino.
“Avete visto Regulus con gli altri?” chiese Antheo guardando i genitori, che annuirono convinti e rassicuranti. Antheo allora guardò Barty, e vedendolo scosso gli chiese cosa avesse. Probabilmente Antheo non aveva ricordi di quello che era dapprima successo, ma il ragazzo volle rassicurarlo mentendo.
“Mamma è successo di nuovo, l’ho visto di nuovo, ho di nuovo visto Regulus!”
“Regulus sta bene, Antheo. Era dal Padrone insieme agli altri” lo rassicurò Bellatrix.
Barty rimase fermo sul posto. Aveva chiaramente sentito il nome di Regulus tra i sibili di Antheo e la cosa non lo faceva stare tranquillo. Non sapeva perché ma aveva come la sensazione che stesse precipitando tutto piano piano.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro