Capitolo 14_Felicità
Sebastian é davanti l'edificio.
La ragazza al seguito.
<<Per cui c'é stato un suicidio ?>>
<<É stato ritrovato il cadavere della compagna di Reye Penber.>>
Guardo L e lui fa lo stesso con me.
É strano, secondo la mia memoria il suicidio sarebbe dovuto avvenire più avanti.
C'é qualcosa che non va.
Ho una brutta sensazione.
Inoltre, sembra che non ci sia nessuno all'infuori di me ed L.
Eppure sono consapevole del fatto che c'é una squadra accodata a lui, comprendente Souichiro Yagami: il padre di Light.
É come se mi volesse tenere fuori.
<<Cosa c'é Alice? Sembri pensierosa.>>
Mi perdo nel suo sguardo cercando il mio.
I pensieri si affollano.
Ma non si concretizzano.
Così rimango sospesa a me stessa.
Uno sparo.
Due.
Tre.
É veloce, L.
Mi tira a sé e mi trascina via.
La mia mente offuscata dall'odore della polvere da sparo.
Come sottofondo il rumore incessante dei proiettili.
Non capisco.
Stringo la presa.
Fino a far sanguinare le nocche.
Lui urla il nome di Watari.
E il maggiordomo gli si parla davanti porgendogli una pistola.
La prende senza esitazione.
Sono così confusa da non soffermarmi sulla destrezza con cui la maneggia.
L, il famoso detective dietro le quinte, che sa usare una pistola.
Riporto l'attenzione a Watari.
Lui mi sussurra qualcosa nell'orecchio.
Annuisco, troppo impaurita da fare altrimenti.
Usciamo dalla stanza.
Un fumo denso mi arriva alle narici.
Non respiro. Mi trattengo.
Camminiamo piano.
É tutto così surreale.
Con il piede calpesto il capo di una persona.
Un cadavere.
Il sangue e le ferite impediscono di identificarlo con esattezza.
Ma la sua uniforme é visibile.
Il cameriere.
Un urlo emerge silenzioso.
Rabbia e frustrazione bloccano la gola.
La paura mi costringe a cambiare direzione con gli occhi.
Una moltitudine di emozioni mi attraversa.
Me stessa e me stessa.
<<Alice.>>
L mi avvicina a sé.
Non mi ero accorta d'essermi allontanata.
<<Non piangere.>>
Stai piangendo?
Perché?
Non c'é né motivo.
Io ed L siamo ancora vivi.
Quel ragazzo no, però.
Scacciò l'immagine.
E raccolgo quello che rimane di me in quel momento.
Prendo la mano di L, fredda, in contrasto con il fuoco che sento ardermi dentro.
E per un attimo provo sollievo.
Camminiamo.
E camminiamo.
E come vorrei correre.
Ma sei costretta a proseguire lentamente.
Un altro sparo, questa volta più forte.
Più vicino.
L trema al suono.
Impugna la pistola e mi fa segno di nascondermi dietro di lui.
Il maggiordomo accanto.
Silenzio?
Dei passi.
Uno.
Due.
Tre.
<<Light Yagami.>>
Il diretto interessato si gira.
Una ragazza dai capelli lunghi e il sorriso ambiguo lo accoglie.
La stessa collana di Alice nascosta sotto la maglia.
<<Chi saresti? Scusa ma non credo di conoscerti.>>
Lei come risposta prende un libro dallo scaffale.
Quello che Light aveva intenzione di leggere.
Lui le riserva un' occhiata scocciata.
<<Delitto e castigo di Dostoevkyj, interessante,ma non é il mio genere.
Neanche il tuo, eppure lo vuoi ugualmente.
Ti piace sperimentare.>>
Light, non rispettando il suo usuale carattere, non aspetta che lei continui a parlare.
<< Come sapevi che l'avrei letto?>>
<<Se te lo dicessi perderei di fascino.
E scommetto che a te interessano i gialli, no?>>
Light é confuso.
Non sa se considerarla pazza, strana o intelligente.
Probabilmente tutti e nessuno di questi.
<<Il tuo nome?>>
<<Elena, chiamami semplicemente Elena.>>
L é a terra.
Il braccio sanguinante.
Alice ha perso coscienza.
La tiene con sé uno sconosciuto.
Una maschera sul volto.
<<Non voglio ucciderti: mi servi.>>
L, nonostante il dolore, si mantiene nella sua posizione.
Watari accanto, in medesime condizioni.
<<Cosa vuoi fare ad Alice?>>
L'uomo la osserva.
La stringe a sé e se ne va.
Lasciando L e Watari impreparati per la prima volta.
La squadra intatta, ma intrappolata in un altro piano dell'edificio.
<<Mi dispiace, Alice.>>
Il sussurro di L é lontano.
Ma più vicino della prima volta in cui è stato pronunciato.
Sebastian é nel suo rifugio.
Sta intonando una canzone con il labiale.
É contento.
O almeno così sembra.
Alice é nel letto, ancora sotto l'effetto dei troppi narcotizzanti.
Sebastian non ha il senso del limite.
Mai.
<<Finalmente siamo insieme.>>
Parla alla figura dormiente.
Pulisce le mani insanguinate e riposa delicatamente le armi.
<<Come stai?>>
Lui continua ad intonare la canzone.
Nella sua testa.
É felice.
O almeno così sembra.
Weeeee come va?
E anche oggi ho fatto in ritardo.
Chiedo venia.
Spero che il capitolo vi piaccia, scusatemi se é un po' più breve del solito.
Ringrazio come al solito tutte le patate che seguono, votano e leggono la mia storia!
Bye e buona serata<3
Iax_Awinita
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