Chapter 32: Love You Goodbye
Sono perfettamente consapevole da tempo ormai che Arba e Claire non hanno chiaro il concetto di spazio personale e, in assenza di alternative, ho imparato a conviverci.
Peccato che sia comunque traumatizzante uscire dalla camera da letto completamente nuda e trovare la propria migliore amica intenta a mangiare ciliegie come se nulla fosse seduta al bancone della cucina.
"Claire!" Esclamo, arraffando goffamente il plaid dal divano e avvolgendomelo attorno al corpo, "e tu cosa ci fai qui? Come sei entrata?".
Claire mi guarda con un sopracciglio inarcato, sputando il nocciolo di una ciliegia nel fazzoletto: "so dove tieni le chiavi di riserva, lo zerbino non è esattamente il posto più sicuro del mondo. Ma continuate pure, non volevo mica interrompere il vostro round mattutino".
Ci metto qualche istante a capire cosa intende dire, ma appena lo faccio sento le guance diventare calde.
"Da quanto tempo sei qui?".
"Da abbastanza per sapere che sei una che urla durante il sesso. Davvero, Diana, da te non me lo aspettavo... Beh, non mi aspettavo un sacco di cose da noi due e da Arba, quindi non sono sorpresa. Piuttosto, queste ciliegie sono davvero buone".
Sbuffo davanti ai tentativi di Claire di ignorare il discorso principale quando Luke -fortunatamente in boxer- fa il suo ingresso trionfante, e subito Claire gli rivolge un sorriso e un cenno.
"Hey, proprio l'uomo che stavo aspettando. Grazie per Diana, tra l'altro. Ultimamente era un po' nervosetta, ho provato a convincerla a prendersi un giocattolo erotico ma nulla... Credo che la sua attesa sia stata ripagata però" continua la mia amica, e per un attimo sono tentata di tapparle la bocca con una mano, ma Luke mi sorprende, scoppiando a ridere prima di avvolgermi un braccio attorno alla vita.
"Anche la mia, credimi" risponde lui, guardando però me, "vai pure a vestirti, sembra che Claire sia qui per me".
"Esatto" interviene lei scendendo dallo sgabello, e solo adesso mi rendo conto che ha addosso gli stessi vestiti di ieri sera, "e prima facciamo prima avrò tempo di cambiarmi e di fare una buona dormita".
Alzo gli occhi al cielo ma torno comunque in camera, rivestendomi velocemente con dell'intimo pulito e una maglietta lunga, e non appena torno in cucina vedo Luke e Claire assorti nella loro conversazione.
"Quindi dici che può funzionare... Ma con il padre di Ashton come la mettiamo? Mi ha detto del suo out-out" le sento dire, ma Luke scuote la testa.
"Mi ha detto di essere già convinto. Ha preso la sua decisione, e credo che quello che gli hai detto ha avuto un grande peso sulla sua scelta. Fa sul serio, e anche Calum".
A quelle parole capisco subito quale sia l'argomento di conversazione, interrompendoli: "quindi hai parlato con Ashton e Calum".
Claire annuisce, giocherellando poi con il gambo di una ciliegia.
"Parlato... Inizialmente. Diciamo che parlare non è stato tutto quello che abbiamo fatto" confessa, avendo se non altro la grazia di arrossire, "mi hanno proposto una relazione a tre, io ho detto che volevo prima parlare con Luke e adesso... Adesso credo che accetterò".
Non mi sfugge il timore nel suo sguardo, dovuto probabilmente al fatto che lei ha sempre sostenuto di non volere relazioni o legami simili, e adesso non solo ha una relazione, ma ce l'ha con due ragazzi.
"Sono contenta per te... Adesso siete una thruple? Come diavolo si chiamano queste relazioni?".
"Relazioni poliamorose" precisa, sorridendo, "e devo dire che ho seguito i consigli di Hannah Montana proprio bene".
"Prego?" Domanda Luke, confuso tanto quanto me, e Claire annuisce come se fosse la cosa più ovvia del mondo.
"Hannah Montana ci insegnava ad avere the best of both worlds, il meglio dei due mondi... E io sono sua fiera adepta".
Solo Claire poteva trovare questa analogia, davvero.
"In ogni caso" continua, alzandosi, "ora vado. Ho una doccia che mi aspetta... E devo scrivere una lettera di dimissioni".
A quelle parole sgrano gli occhi: "lasci la Fake Girlfriends Agency?".
"Non posso più fare la finta fidanzata di qualcuno quando non ne ho soltanto uno vero, ma ben due" ribatte lei, e senza aggiungere altro è fuori dal mio appartamento.
Rimango interdetta qualche secondo nonostante il suo ragionamento sia più che giusto, più che altro perchè non ho mai pensato all'agenzia senza Claire.
Sa essere incredibilmente fastidiosa, certo, ma era soprattutto lei -oltre al bisogno di soldi- il motivo per cui mi piace il mio lavoro, e l'idea di non averla più lì mi destabilizza.
Alzo lo sguardo su Luke che è intento a studiarmi, quasi non fosse certo su cosa dirmi ma avesse qualcosa di cui vuole a tutti i costi parlare, e posso immaginare di cosa si tratti.
La notte passata insieme cosa ci rende? È cambiato qualcosa?
"Diana, io..." comincia dopo qualche istante di incertezza, guardandomi negli occhi, "non voglio che sia una cosa da una volta sola".
"Nemmeno io" confesso perchè, a questo punto, tanto vale giocare a carte scoperte.
L'espressione di Luke si fa più serena, ed è proprio questo a riportarmi al discorso di ieri, alla sua confessione, ed è per questo che continuo.
"Ma vorrei avere la certezza che non mi farai del male in futuro".
A quelle parole Luke sembra sbigottito: "cosa?".
"Luke, io sono una che perdona ma non dimentica, e per quanto abbia perdonato i tuoi atteggiamenti e le tue parole svilenti nei miei confronti, non posso permetterti di calpestare la mia dignità in futuro perchè non me lo perdonerei mai" spiego guardandolo negli occhi, "e per quanto io creda in te e credo che abbiamo davvero una possibilità, vorrei scongiurare ogni possibilità di replica".
"Cosa mi stai chiedendo esattamente?" Domanda con tono secco, i suoi occhi gelidi, ed io prendo un respiro profondo prima di parlare.
"Voglio che ti curi. Voglio che tu vada in terapia o che la riprenda, e non solo per me, non chiederei mai una cosa del genere solo per me, sarebbe un ricatto. Voglio che lo fai soprattutto per te stesso. So che ti senti in colpa per quello che è successo negli Hamptons, e non vorrei accadesse di nuovo, per questo vorrei andassi in terapia".
Lo sguardo di Luke è glaciale, talmente glaciale da farmi rabbrividire, e aspetta qualche secondo prima di parlare, ma quando lo fa la sua voce è dura.
"Ti ho spiegato che non ho intenzione di tornare in terapia o di assumere farmaci".
"Lo so, lo so, ma non credo... Non credo sia la scelta più giusta".
"E chi sei tu per decidere per me?" Tuona, sbattendo il pugno sul bancone della cucina, "chi cazzo sei? So benissimo badare a me stesso da solo!".
Il suo gesto mi fa sobbalzare e indietreggiare, e cercando di ignorare il tremore alle mani cerco di calmarlo.
"Certo, ma hai bisogno di aiuto, non c'è nulla di male ad aver bisogno di aiuto e...".
"Risparmiati queste cazzate poetiche, Diana" mi interrompe lui, andando verso la camera da letto ed uscendone con i pantaloni addosso e la camicia sbottonata, "non ho intenzione di sentirmi spiegare da te che non sai un cazzo sul mio disturbo come gestirmi. Sei stata solo una buona scopata".
E senza aggiungere altro a quelle parole che mi colpiscono come un ceffone in pieno viso, sbatte la porta di casa dietro di sè, lasciandomi completamente sola.
Okay, è il momento di qualche domanda scomoda per un piccolo dibattito filosofico.
1. Diana ha fatto bene a dare questa condizione a Luke?
2. Il disturbo di Luke giustifica la sua reazione?
3. Credete nelle relazioni poliamorose?
Detto questo, non vedo l'ora di sapere cosa ne pensate e spero che questo capitolo vi sia piaciuto.
Grazie mille come sempre!
Amore e biscotti per tutte,
Chiara.
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