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Chapter 13: Temporary Fix

La famiglia Hemmings è pittoresca, come minimo.

Perchè pittoresca è l'unico aggettivo che riesco a utilizzare per una famiglia che, riunita al tavolo per una cena, sente il bisogno di vestirsi come se si stesse presentando a una cena di stato alla Casa Bianca, con tanto di veletta per le signore più anziane.

Forse esageravo a pensare che la regina Elisabetta fosse un tantino retrò.

"Luke, caro!" Esclama una voce a me sconosciuta, perchè per quanto siamo riusciti a scampare dalle grinfie dei genitori di Luke al gala di beneficienza e per tutto il giorno oggi, adesso via di scampo non c'è.

Liz Hemmings è una donna che da giovane doveva essere bellissima, e non sono pochi i racconti su quanto la sua bellezza abbia influito negli affari del marito. Con i suoi capelli biondi naturali, capelli che in più di cinquant'anni non hanno mai visto una tinta o un colpo di sole, e con degli occhi azzurri identici a quelli del figlio, è ancora una donna molto affascinante nonostante i primi segni del tempo, e sembra saper usare la cosa a suo vantaggio.

"Ciao, mamma" risponde Luke con educazione, ma è un saluto freddo, non quello che un figlio rivolgerebbe alla madre, ma si stacca comunque da me per abbracciarla.

Liz sorride radiosa al figlio, un sorriso che sa un po' di artefatto, ma mai come quello che compare sulle sue labbra quando il suo sguardo si sposta su di me: "e tu devi essere Diana, abbiamo sentito cose meravigliose su di te".

"Ne sono felice, signora Hemmings" rispondo educatamente, sentendomi come se fossi sotto la lente di un microscopio, esaminata da tutti per essere colpita al primo passo falso.

"Ti prego, cara, chiamami Liz. Signora Hemmings è così formale... E mi fa sentire tremendamente vecchia".

"Certo... Liz".

La madre su Luke sorride melliflua, richiamando poi qualcuno alle nostre spalle: "Andrew, tesoro, Luke e Diana sono qui! Vieni a vedere quanto sono carini!".

"Mamma" la riprende Luke a denti stretti, improvvisamente teso, "non è il caso di...".

"Non è il caso di cosa?".

Trasalisco alla voce profonda e severa dietro di me, sentendo la mano di Luke stringere maggiormente la mia, ma non per farmi male, una stretta rassicurante.

"Nulla, nulla" ribatte Luke, scuotendo la testa, "papà, lei è Diana, la mia fidanzata".

Andrew Hemmings ha la fama di essere un uomo autoritario e severo, uno squalo per quanto riguarda il mondo degli affari, ma non pochi tabloid hanno messo in dubbio le sue capacità in quanto padre.

Il papà di Luke mi osserva qualche secondo, squadrandomi dalla testa ai piedi prima di annuire: "l'avevo già intravista al gala, stavo solo aspettando che me la presentassi. Una bellissima ragazza, e con uno sguardo intelligente, per una volta. Forse stavolta non sei stato una delusione, Lucas".

Mi accorgo subito del gelo che scende su di noi a quelle parole, specie su Luke che serra la mascella, e discretamente intreccio le nostre dita, accarezzando con il pollice il dorso della sua mano per ricordargli che va tutto bene.

Va tutto bene, ma quelle parole hanno ferito persino me.

"Luke" dice dopo qualche secondo, "mi chiamo Luke, non Lucas".

"Sei stato battezzato Lucas e ti chiamerò Lucas, fine della discussione. Smettila con queste bambinate" replica il padre, gelido, ed io stessa mi sento in imbarazzo quando ci pensa Claire a sdrammatizzare, comparendo da chissà dove.

"Signor Hemmings! È un onore per me conoscerla, e congratulazioni per la sua candidatura a senatore. Non esiste persona più adatta di lei per ricoprire questo ruolo, signore" sorride affabile la mora, intervenendo con la solita verve che usa con i suoi clienti.

Alla Fake Girlfriends Agency è conosciuta per essere la finta fidanzata più dolce e affabile che ci sia, quella che presenteresti ai tuoi genitori per essere sicuro di avere la loro approvazione, e Claire è davvero brava a recitare il suo personaggio.

La carta del senatore me la sarei dovuta giocare io, ma il solo nominare la parola è abbastanza per far sciogliere Andrew Hemmings che arriva addirittura a sorridere.

"Grazie mille, signorina...".

"Claire, mi chiami pure Claire, signore" risponde lei, ossequiosa al punto giusto, e Amdrew Hemmings ne è decisamente compiaciuto mentre annuisce.

"Signorina Claire. Sono felice di sapere che i giovani oggi credono ancora nei solidi valori repubblicani" commenta lui, girandosi poi verso la moglie prima di scortarla verso altri parenti a me ancora sconosciuti.

"Solidi valori repubblicani?" Domando a bassa voce, girandomi verso di lei, "ma se tu sei la persona più democratica che conosco! Per te i repubblicani sono alla stregua di Satana".

"Ed è così" conferma sottovoce, girandosi poi verso Luke, "ma papino non sta tanto simpatico al tuo fidanzato, e posso dargli ragione perchè sembra piacevole quanto un palo nel sedere, quindi qualcuno deve giocare le sue carte migliori. Lasciate che me ne occupi io. Luke, presenta Diana a qualcuno non in grado di creare incidenti diplomatici... E ricordati che è una femminista convinta, quindi nessuno con pregiudizi verso le donne".

"Quindi il cugino Leo è escluso" conclude Luke, sembrando poi adocchiare qualcuno, ma non fa in tempo a dire altro che veniamo chiamati a tavola, ed io ho la fortuna di finire tra Luke e nonna Grace che insiste nel volermi al suo fianco.

Non appena ci sediamo sento la mano di Luke posarsi sulla mia gamba, un contatto completamente innocente per farci coraggio a vicenda, e rivolgendogli un sorriso appoggio la mano sulla sua, intrecciando le nostre dita.

Quando Claire ha definito la cena di famiglia degli Hemmings alla stregua di una alla Casa Bianca, perchè nemmeno al matrimonio di mia cugina ho visto così tante portate con così tante posate diverse -e menomale che ho fatto mio l'insegnamento di Titanic, ovvero 'parti sempre dall'esterno'.

"Allora, Diana, tesoro" comincia Liz Hemmings dall'altro lato del tavolo, facendo cadere l'attenzione generale su di me, un sorriso ammiccante sulle sue labbra, "adesso vogliamo saperlo: come vi siete conosciuti tu e Luke?".

Quando un cliente firma un contratto con la Fake Girlfriends Agency, nel caso in cui altre persone siano coinvolte viene sempre concordata una storia sul fantomatico primo incontro, una scelta che il cliente fa tra varie opzioni, ed io ricordo perfettamente quella crocettata da Luke.

Il problema è che mentre di solito la storia basta raccontarla, stavolta so che non è così perchè la famiglia Hemmings si aspetta un racconto denso di emozioni e sentimento, ed io devo tirare fuori le mie migliori doti in qualità di attrice.

Così abbasso lo sguardo, fingendomi imbarazzata, avvicinandomi leggermente a Luke e guardandolo prima di rivolgere nuovamente l'attenzione al tavolo incuriosito, incrociando per un istante gli occhi di Claire.

"Beh, diciamo che non è stato propriamente un incontro da favola, vero, amore?" Comincio, girandomi verso Luke, e quando annuisce riprendo.

"Mi trovavo a Manhattan per svolgere alcune commissioni, dovevo parlare con uno dei miei professori per quanto riguarda la tesi, quindi andavo davvero di fretta. Stavo parlando al telefono con la mia amica Arba che in quel momento mi stava sostituendo al centro per l'infanzia dove faccio volontariato per comunicarmi gli orari della settimana successiva, quando sono scivolata per strada, facendo finire il cellulare in mezzo alla strada. Era molto trafficata, ma fortunatamente una macchina non aveva ancora distrutto il mio telefono. Ho cercato di sporgermi per recuperarlo, ma i taxi, si sa, corrono così velocemente... Stavo per fare l'ennesimo tentativo per riprenderlo quando ho visto questo ragazzo precedermi, tuffarsi senza paura in mezzo alla strada e prendere il mio cellulare per riportarmelo, e quando l'ho visto... Non sarà stato un incontro da favola, ma quando ho visto Luke, al principe azzurro ho cominciato a credere".

Un coro di sospiri soddisfatti e innamorati si solleva mentre finisco il mio racconto con un sorriso sulle labbra, guardando Luke in quegli occhi azzurri che in questo momento mi sembrano così intensi da riuscire a guardarmi dentro, e senza preavviso lui si sporge, lasciandomi un bacio sulla fronte e sussurrando poche parole.

"Sei stata fantastica".

Sorrido, ricambiando lo sguardo affettuoso, quando una voce ci richiama all'attenzione, la voce di Liz Hemmings.

"E lo conoscevi?".

"Prego?" Domando, confusa, ma lei sorride, un sorriso velenoso.

"Conoscevi chi fosse, il tuo principe azzurro? Sapevi chi fosse?" Ripete, e mi ci vuole meno di un istante a realizzare cosa intende davvero dire con quelle parole.

Mi sta chiedendo se sono un'arrampicatrice sociale.

"Mamma..." tenta di dire Luke, ma io lo fermo, posando una mano sul suo grembo.

"No, amore, ha ragione a chiedermelo" sorrido, guardando poi la madre di Luke, "non esiste abitante di New York che non sappia chi sia Luke Hemmings, quindi la risposta alla sua domanda è sì. Sapevo chi fosse, di nome. Conoscevo il suo nome e il suo aspetto, i pettegolezzi di cui non sono una sostenitrice e dai quali preferisco tenermi alla larga. Dopo quell'incontro ho avuto la possibilità e soprattutto il piacere di conoscere Luke Hemmings come persona, come essere umano, come ragazzo della mia età. Quindi sì, sapevo chi fosse, ma non l'ho conosciuto finchè non mi ha chiesto di uscire".

Il sorriso di Liz è chiaramente falso, ma tutti, compresi Ashton e Claire seduti uno di fronte all'altra sembrano soddisfatti dalla risposta, ed io mi permetto di sorridere stringendo la mano a Luke.

Non avrò ancora vinto la guerra, ma questa battaglia è mia.

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