CAPITOLO 2 - Matt
Non riuscivo ancora a crederci, Clarice se n'era andata e si era portata via Isaac.
Tirai un pugno al manichino d'addestramento facendolo cadere rumorosamente per terra, un gruppo di cinque soldati in attesa di istruzioni era disposto in una linea perfettamente dritta vicino alla parete.
Nessuno di loro lasciò la posizione in cui si trovava, nemmeno nel momento in cui con un calcio sfondai la testa del manichino.
Clarice mi aveva tradito.
Clarice mi aveva lasciato.
Ma sarei andato a riprenderla.
Dei passi che conoscevo bene, risuonarono nel corridoio che portava alla palestra, poco dopo mia madre fece il suo ingresso e sentii i soldati trattenere il respiro senza muovere neppure un muscolo, ed era una cosa straordinaria, il fatto che degli uomini grandi, grossi e rinforzati a livello molecolare in grado di distruggere un muro con le mani, avessero paura di una donna alta poco più di un metro e cinquanta.
Ma era mia madre e sapevo bene cosa era in grado di fare.
Passò accanto ai miei uomini senza nemmeno degnarli di uno sguardo e storse il naso per l'odore di sudore e sangue che permeava l'ambiente.
Ma se mia madre si era degnata di venire fino qui, doveva essere successo qualcosa di grosso, doveva aver trovato Clarice e per un attimo ebbi paura di quello che sarebbe successo.
Mi misi sull'attenti, accanto a quello che restava del manichino e mia madre si fermò a qualche passo da me.
Elegante come sempre ed in ogni occasione, anche oggi indossava un cappotto di cachemire rosa cipria sopra ad uno dei suoi mille tailleur con delle scarpe con il tacco intonate.
<<Riposo soldato>>
Abbassai la mano e mi rilassai, essere suo figlio non escludeva le formalità nei suoi confronti.
<<Ti farà piacere sapere che abbiamo trovato tua moglie>> la voce riverberò il disgusto che provava per l'ultima parola che aveva pronunciato e il mio cuore smise per un attimo di battere <<ha quasi ucciso tre dei nostri soldati, ma pensiamo che non siano stati risparmiati per caso, sono tornati con un messaggio>> un improvviso moto d'orgoglio mi pervase, l'avevo addestrata bene <<quale messaggio?>> chiesi <<Ha detto di riferire che porterà a termine la sua missione>> mi scrutò per un attimo soppesando il mio sguardo per scoprire evidentemente se fossi a conoscenza dei suoi piani, ma non trovò nessun segnale di un mio coinvolgimento.
<<Non ho idea di cosa abbia in mente>> ed era vero, non mi aveva fatto partecipe di tutta quella storia, non si fidava abbastanza di me da confidarsi, strinsi i pugni fino a farmi male.
<<Sai cosa accadrà quando la prenderemo vero Mattwe?>> il tono dolce con cui pronunciò quell'ultima frase mi fece rabbrividire, mia madre era tutto tranne che dolce e affettuosa.
<<Si signora>> fu soddisfatta della mia risposta e un sorriso trasfigurò il suo viso <<Bene soldato, non ho intenzione di perdere altri uomini in questa missione, per cui ti occuperai tu di tutta questa faccenda, d'altronde la conosci meglio di chiunque altro, o sbaglio?>> forse aveva ragione lei, non ero più sicuro di niente, forse quello che c'era stato tra noi era stata una finzione per arrivare ad Isaac, lei sapeva che avvicinarsi a me avrebbe significato potersi muovere in libertà nella base ed insinuarsi lentamente nelle mie grazie le ha dato accesso a tutto.
<<Quindi è tutto chiaro. Partirai domani mattina presto, la troverai, la ucciderai e mi riporterai qui Isaac>> parlò in tono pacato, come se non mi avesse appena chiesto di uccidere mia moglie, strinsi i denti e annuii <<Si signora!>>
Mia madre mi voltò le spalle e se ne andò, il discorso era chiuso per lei, ma non per me.
L'avrei trovata ed avrei scoperto il perché aveva tradito la mia fiducia e poi forse l'avrei uccisa.
Mi girai verso la mia squadra, pronti come sempre ad eseguire i miei ordini ed a seguire ogni mio passo.
<<Avete sentito la signora Gilmore?>>
<<Si signore!>>
<<Bene, pronti a partire domani mattina all'alba>>
<<Si signore!>> abbassarono la mano e in una perfetta fila indiana abbandonarono la loro posizione per andare a prepararsi.
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