~ l'inizio pt.3 ~
Da notare la mia fantasia nei titoli......
LEVI
"Se sapete esattamente dove si trova" chiesi un po' perplesso "perché non lo avete già arrestato per spaccio?"
"In realtà" mi rispose allacciandosi la cintura con la pistola "lo abbiamo arrestato qualche mese fa ma abbiamo dovuto rilasciarlo per mancanza di prove. Da allora lo teniamo sotto controllo."
"Sotto strettissimo controllo considerato che è uscito per ammazzare un uomo...."
"Non abbiamo abbastanza uomini per pedinarlo e non possiamo di certo metterlo ai domiciliari per un sospetto"
"Capisco, che si fa? Andiamo e lo interroghiamo? Non credo si possa fare senza determinate prove...."
"Faremo una cosa che a me piace molto. Lo interrogheremo ma senza leggergli i diritti. In questo modo potremo fargli tutte le domande legalmente ma tutto ciò che ci dirà non potrà essere utilizzato in un tribunale."
"Quindi andiamo la, ci presentiamo, gli facciamo delle domande sperando che si imbrogli da solo e ci dica qualcosa, tipo dove ha nascosto l'arma. Noi la prendiamo la colleghiamo a lui gli leggiamo i diritti e lo interroghiamo, di nuovo, e usiamo quello che ci dice contro di lui in tribunale" Elvin mi guardò stupito. "Sei davvero bravo, io ci ho messo un mese a capire come funzionava...." mi limitai a scrollare le spalle.
La casa dello spacciatore, il cui nome (Bill) mi suonava abbastanza ridicolo, era in periferia. "Lo spaccio deve rendere bene" dissi riferendomi alla villa imponente e alle costose macchine parcheggiate nel vialetto. "Levi, stai attento a tutto. Non sarebbe la prima volta se attaccassero dei poliziotti, quindi tieniti pronto. Non ho controllato il fascicolo quanto bene sai sparare?"
"Piuttosto bene" risposi togliendo la sicura. Fummo accolti da due armadi di colore. Erano alti quanto Elvin e avevano il petto ampio. I capelli rasati facevano sembrare i loro lineamenti ancora più corrucciati. Erano il genere di persona che, se te la fossi trovati davanti, avresti cambiato strada pur di non incrociarla. E le pistole infilate nella cintura non li facevano di certo sembrare più affidabili. Ci 'scortarono' dentro la casa e poi lungo degli sfarzosi corridoi fino ad un ufficio riccamente decorato con mobili costosi. Dietro la scrivania stava un'altro uomo di colore, basso e grassoccio con molti anelli alle dita. Ci fecero 'accomodare' con molta 'gentilezza' su delle poltrone imbottite. Elvin, che per tutto il tempo aveva mantenuto la sua espressione sorridente, si rivolse all'uomo come se fossero di amici che si incontravano per strada: "Signor Sephord, quanto tempo! Mi spiace che il nostro ultimo incontro sia stato così spiacevole"
"Spiacevole?" L'uomo aveva un accento che avevo imparato a riconoscere come Newyorchese e quando parlava sputacchiava goccioline di saliva sulla scrivania "volevi sbattermi in gattabuia! Tu questo lo chiami spiacevole?!"
"Suvvia, è stato solo un'incidente" guardai il biondo pregando che facesse attenzione, volevo evitare di beccarmi un proiettile già alla prima missione. "Sai che stai rischiando parecchio per venire qua?" Non era una vera e propria domanda quella di Billi "dimmi, che ci fanno due graziosi coniglietti in divisa nella tana del lupo?". Inarcai un sopracciglio con disappunto "coniglietti?". Lo spacciatore sembrò accorgersi solo allora della mia presenza "Ma che bello Elvin, hai un partner! Un novellino vedo". "Prima che il novellino ti faccia un culo grande come la tua casa" iniziavo ad innervosirmi "che ne dici di dirmi che cosa hai fatto nelle ultime dodici ore?".
"E ditemi, lo fate perché sono sospettato di cosa?"
"Di rompimento di coglioni. Sto aspettando"
"Il piccoletto è inpaziente. Vediamo, ho spacciato droga e ho ammazato un tipo. Ma tanto voi non andrete a dirlo proprio a nessuno." L' l'uomo dietro di me mi puntò la pistola contro la nuca. Maledissi Elvin e il suo piano orribile che era andato decisamente a rotoli. Billi si alzò e si mise davanti a me. Si abbassò fino a guardarmi negli occhi. Mi mise una mano sotto il mento e con l'altra mi tolse la pistola dalla cintura soffermandosi sul mio sedere. Io non trasalii neppure.
ELVIN
Quell'uomo aveva toccato Levi. Così, senza ritegno, come se fosse una bambola e non un essere umano. Gli sarei andato volentieri addosso ma c'era una pistola puntata sulla mia tempia che complicava le cose. Da parte sua il corvino non sembrò neppure accorgersene, mantenne la espressione apatica. "Mi sorprendi" Billi si avvicinò ancora al corvino "non reagisci proprio mai?" La mia voglia di tirargli un pugno crebbe ma confidavo nel fatto che Levi se la sapesse cavare. Il ragazzo non mi deluse sputando sull'occhio dello spacciatore che, non apprezzando, lo afferrò per il collo e lo sbatté contro la scrivania. Lo sentii gemere. Poi accadero molte cose velocemente. Levi riuscì a riprendersi la pistola e, facendosi scudo con lo spacciatore, sparò agli uomini colpendo uno alla spalla e uno alla gamba. Gli andai incontro aiutandolo ad alzarsi. "Sei stato fantastico, stai bene?". Usò la mia mano come leva e si mise in piedi con un gemito "In ordine: grazie e sì" lo osservai con attenzione "Ti fai visitare comunque"
LEVI
Ero seduto su un'ambulanza con due infermiere che mi ronazavano attorno facendomi continuamente domande. Ringraziai mentalmente il direttore quando mi venne incontro, interrompendo quel tormento. "Non sforzarti" mi disse prima che potessi alzarmi "hai preso una botta bella forte".
"Appunto signore, una botta. Sto più che bene e tutto questo mi sembra un po' esagerato"
"Senza peli sulla lingua, mi piaci. Sono qui per dirti che quelli della scentifica hanno trovato una pistola compatibile con l'omicidio, il caso è chiuso"
"Mi sembra una cosa positiva"
"Infatti, domani puoi anche non presentarti e riposare, ti aspetto fra due giorni"
"Sisignore."
Arrivò Elvin e Pixis ci lasciò soli. "Come stai?" Me lo chiese con voce piccola come se fosse colpa sua. "A. Bene, grazie. B. Non è assolutamente colpa tua. Non puoi sapere in anticipo ciò che accadrà. Devi prendere una decisione e rischiare".
"Però questo non mi impedisce di domandarmi 'e se avessi agito diversamente'?"
"Se avessi agito in maniera differente" feci una pausa ad effetto "potremmo essere morti. Fidati, poteva finire molto peggio. Ad esempio Billi avrebbe potuto rasati le sopraciglia ed appenderle nel suo studio come trofeo, io lo farei. Se fossi un gangster/spacciatore, ovvio.". Il biondo rise. Mi piaceva sentirlo ridere.
AlyssaMolin04
P.S.
Ciao♐
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