~ Capitolo 10 ~
Prima di tutto gli auguri ad una persona molto speciale che l'altro giorno compiva 13 anni. Auguri😙
ELVIN
Mi riportò alla realtà lo squillare del telfono nella mia tasca. Mi ero addormentato con la testa sul letto di Levi, stringendogli la mano. Ripescai il dispositivo che trillava fastidiosamente nel silenzio opprimente della stanza. Era Hanjie. "Scusa" dissi rivolto al corvino per poi alzarmi. Mi piaceva credere che potesse sentirmi, mi faceva stare meglio. Avevo passato le prime ore dell'alba a scusarmi con lui tra le lacrime guardando il petto che si alzava e si abbassava ritmicamente, l'unico segno di vita che dava. Uscii dalla stanza e mi appoggiai alla porta prima di rispondere. "Dove diavolo eri finito!" La donna mi urlò nell'orecchio e io fui costretto ad allontanare il telefono dal viso. Restai in silenzio mentre mi rimproverava, non mi andava di litigare. "Sono in ospedale" dissi "stanza 45" e chiusi la telefonata. Hanjie mi raggiundse poco dopo con Mike. Parlammo un po' del più e del meno. Era ovvio che erano venuti per distrarmi un po' e apprezzavo il tentativo ma non riuscivo a pensare a qualcosa di diverso da Levi. "Elvin, cosa hai intenzione di fare?". Il mio cuore mi urlava di restare affianco al corvino ma il mio buonsenso non concordava. Mi girai per poterlo vedere. Era sempre lì, sempre nella stessa posizione. E non si sarebbe mosso. "Torno a lavoro". Mi costava farlo ma se avessi fermato la mia vita per lui non avrebbe apprezzato. Di questo ero sicuro.
Passò quasi un mese. La prima settimana fu la più difficile; non riuscivo a sopportare la scrivania vuota davanti a me al punto che girai la mia. Lo andavo a trovare ogni volta che avevo un minuto. Pian piano mi abbituai alla sua assenza e le mie visite si ridussero ad una sola al giorno.
Era sera, verso le sette, e stavo camminando per i corridoi bianco accecante dell'ospedale. La strada, ormai, la conoscevo a memoria e trovavo la cosa un po' deprimente. Quando arrivai mi si presentò una scena che mi fece fermare il cuore. Sulla soglia della porta stava lo stesso dottore di quel giorno che avevo imparato a riconoscere come il dottor. Jeger. 'È successo qualcosa a Levi?' "Stia tranquillo" mi precedette lui con un sorriso "Sta bene, anzi meglio." Mi fece cenno di entrare. Un po' timoroso feci qualche passo esitatante e gettai uno sguardo alla stanza. La differenza era evidente. Il corvino stava ancora dormendo ma il suo colorito era più roseo. La mascherina era stata sostituita da un tubicino più sottile e anche molti macchinari erano scomparsi. "Fra quanto?" Chiesi con un sorriso da ebete stampato in faccia. "Qualche giorno" rispose, fece per andarsene ma sulla soglia ebbe un ripensamento e si girò "Signor Smith, il signor. Ackerman sta meglio e le cose andranno migliorando, questo è certo, però vorrei che fosse consapevole che per la riabilitazione ci vorrà almeno un altro mese". Annuii. Lo avevo immaginato. Presi la sottile mano di Levi tra le mie stando attento all'ago della flebo. Era tiepida. Più fredda di una mano normale, certo, ma era più calda dei giorni precedenti. Era più viva. Gli baciai le dita e gli accarezzai la testa. "Ti aspetterò."
Qualche giorno dopo
"Ciao" dissi entrando nella stanza e chiudendo la porta alle mie spalle. Quella situazione mi stava facendo impazzire. No riuscivo più a sopportare la sua assenza, sopratutto dopo essermi illuso del suo risveglio. Mi sedetti sulla sedia al contrario appoggiando il mento sullo schienale. Restai in silenzio e mi limitai ad osservare l'alzarsi e l'abbassarsi ritmico del petto di Levi. "Mi manchi" presi tra le dita una soffice ciocca dei suoi capelli neri "mi manchi tantissimo, il lavoro fa schifo senza di te. È una noia non averti accanto. È tutto così spento densa la tua risata. Non che tu rida spesso, però..." giocavo con la ciocca attorcigliandola tra le dita. Scesi con la mano fino ad appoggiarla sul suo viso e gli accarezzai la guancia col pollice. La pelle morbida color porcellana era tiepida sotto il mio dito. "Ecco cosa mi manca di più, la tua risata. È costantemente nelle mie orecchie. Pura e cristallina come l'acqua di una cascata che cade sulle rocce" Sorrisi "che frase poetica, oggi sono un po' strano". Mi alzai e tolsi a fatica la mano dalla guancia del corvino. Raccolsi il borsone e andai alla porta. "Ci vediamo domani, Nanetto." Non mi voltai per salutarlo altrimenti non me ne sarei più andato. Stavo per uscire quando una voce, rauca e stanca, disse: "Nanetto, a chi?"
AlyssaMolin04
P.S.
So che è da stronza fare questo, soprattutto a questo punto della storia, ma mi sento sola, siete lettori fantasma, perciò o commentate dimostrando la vostra esistenza o io lunedì prossimo non posto. Va bene qualsiasi cosa: una critica (non necessariamente costruttiva), un "Idiota, al capitolo 3 riga 6 hai scritto 'ho' senza l'h (me lo sono inventata, non ho fatto errori di questo genere, vero?), un "Aggiorna per favore" ma anche un "brutta figlia di tu-sai-chi, posta o ti vengo a trovare con un forcone". Solo, fatemi vedere che esistete e che non siete solo un numero, mi farebbe molto piacere.
Grazie
Ciao ♐
P.P.S
Sì, lo so, sono stronza
P.P.P.S (non so se esista)
Visto che non sono poi così stronza basta che stellinate.
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