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Capitolo 56

"Ti ha davvero regalato un telefono?" Mi domandò Sophia.

"Sì, mi ha detto che se mi piaceva potevo tenerlo e ovviamente. . . lo adoro," dissi. Una cover rosa chiaro ricopriva il dispositivo color dorato, proteggendolo in caso cadesse, cosa che stavo cercando di evitare in tutti i modi.

"Wow, ormai pende completamente dalle tue labbra," disse con un ghigno, mentre io le davo una piccola spinta.

"Non iniziare," dissi, alzando gli occhi al cielo e sorridendo, mentre davo un'occhiata alla vetrina del negozio in cui stavamo per entrare.

Quella mattina era stata un po' dura per Harry, aveva molti affari da concludere e ciò lo stressava; aveva corso per tutta la casa del suo amico, che avevo appena scoperto si chiamasse Damian, lamentandosi del fatto che non riuscisse a trovare la sua giacca di pelle; riuscivo praticamente a vedere tutto lo stress che aveva sulle spalle.

Dopo essere andato via, promettendo che mi avrebbe chiamata e che di conseguenza io avrei dovuto rispondergli immediatamente, ero riuscita finalmente a rilassarmi, lontana dalla sua presenza ansiosa. Una volta in giro per Milano con Sophia, tutti i pensieri su Harry scomparvero, mentre esploravamo i bellissimi e costosissimi negozi che si trovavano lungo una delle vie più importanti della città.

Harry mi aveva dato la sua carta di credito e mi aveva praticamente ordinato di comprare qualsiasi cosa mi piacesse. Mi sentivo leggermente in colpa nello sprecare i suoi soldi su cose che io desideravo, ma in quel momento, mentre osservavo ciò che mi circondava, pensai che mi ci sarei potuta perfettamente abituare a quella vita lussuosa.

Eravamo entrate in tre negozi, dai quali io avevo preso solo una borsa, dove vi avevo cautamente posato il mio nuovo telefono. Sophia, al contrario, aveva già quattro buste, le quali contenevano tutte vestiti super costosi.

"Come mai non stai comprando nulla?" Mi domandò, dirigendosi verso il reparto delle magliette.

"Mi fa strano usare la sua carta di credito," risposi, facendola immediatamente girare nella mia direzione, con un'espressione divertita sul volto.

"Ara, ha abbastanza soldi da poter comprare persino l'Italia, cosa vuoi che gli importi se spendi qualcosina su cose che ti piacciono?" Mi chiese, facendo scorrere la mano lungo la camicetta blu cobalto che aveva appena preso.

"Mi sento in colpa," feci spallucce. "Cioè, non voglio che lui pensi che io stia comprando cose inutili, capisci?"

"Se compri cose che a te piacciono, sono certa che a lui non darà fastidio. Tu forse non te ne accorgi, ma la tua felicità è la sua," disse con un sorrisetto, prima di spostarsi verso un altro reparto.

"Sì, come no," dissi, ridacchiando.

"Sono seria! Beh, in caso contrario vuole essere il tuo paparino. . ." disse, facendomi rimanere a bocca aperta, mentre mi guardavo attono per assicurarmi che nessuno avesse ascoltato. Fortunatamente il volume della musica era abbastanza alto, ma ciò non riuscì a fermare il rossore che piano piano aveva colorato le mie guance.

"Non è il mio paparino!" Sussurrai, mentre lei rideva e scuoteva il capo.

"Ma sì, invece! Quanti anni avete di differenza? Dieci?" Mi chiese, afferrando un'altra maglia.

"Sette," replicai, mordendomi la lingua per cercare di non ridere.

"È lo stesso, ti offre tutto ciò che ha e in cambio entra nelle tue mutande," commentò, facendomi arrossire spaventosamente.

"Sophia!" Dissi, facendo sì che alcuni si girassero a guardarci.

"Oh, ma per favore, come se noi non sapessimo cosa combinate voi due," sogghignò, facendomi sospirare.

Sapevano. Era stato sicuramente Harry, altrimenti non avrebbero potuto scoprirlo. Ero confusa dal fatto che Harry raccontasse cose del genere, ma non mi importava poi così tanto, si trattava solo dei ragazzi e di Sophia.

"Come l'hai scoperto?" Le chiesi. Lei spalancò gli occhi e la bocca, lasciando cadere tutte le maglie a terra.

"Non ci posso credere! Io ti stavo solo prendendo in giro! Non sapevo che voi due faceste quelle cose," disse, mentre io mi prendevo mentalmente a schiaffi.

"Oh, mio Dio," dissi, coprendomi il viso.

"Voi due fate sesso?" Mi domandò, facendomi boccheggiare e scuotere il capo.

"No! Dio, no! Sophia!" Sperai che nessuno ci stesse ascoltando in quel momento.

"E allora cosa fate?" Insistette, facendomi scuotere il capo.

"Non voglio davvero parlarne nel bel mezzo di un elegante negozio italiano," dissi, mentre lei ridacchiava.

"Quindi si tratta di qualcosa di sporco! Hmm, beh, sono molfo esperta in questo campo," disse. "Gli hai succhiato il cazzo? Era grande?" Mi chiese, facendomi spalancare la bocca, mentre attiravamo l'attenzione di un po' di gente.

"No!" Dissi, facendola ridere. "Smetterai di parlarne in questo negozio se ti prometto che ti dirò tutto dopo?" Domandai, mentre lei annuiva e sorrideva compiaciuta.

E fu così che trascorremmo la nostra giornata; io e Sophia andammo in giro per Milano, comprando di tutto. Era ancora una strana sensazione spendere i soldi di Harry, ma col passare del tempo e con l'aumentare delle buste, quella sensazione cominciava a svanire. Con l'aiuto di Sophia, ero riuscita a comprare molta più roba di quanto pensassi.

Mentre eravamo in giro a fare shopping, Sophia non aveva esitato a farmi notare l'atteggiamento da "paparino" di Harry. Dopo aver scrollato le spalle imbarazzata e dopo aver notato gli sguardi di qualche italiano, decisi di riderci su. Harry era sì più grande di me, ma non abbastanza da essere definito "paparino". Scossi il capo al pensiero.

Finimmo per andarci a sedere in un bar all'aperto, non lontano dalla zona shopping. Il tavolino nero dava alla terrazza un aspetto più moderno, mentre ci venivano serviti i piatti più eleganti che avessi mai visto. Anche se, dovevo ammetterlo, iniziava a mancarmi il tè inglese che prendevo a casa di Harry.

"Allora, mi dirai cosa è successo tra te ed Harry o dovrò chiederlo direttamente a lui?" Domandò, facendomi arrossire. Speravo se ne fosse dimenticata, ma ovviamente non l'aveva fatto.

"Sophia. . ." Mi lamentai, alzando gli occhi al cielo in segno di protesta.

"Arabella. . ."Mimò lei, facendomi notare quanto fosse irritante quel tono. "Dimmelo e basta. Siamo migliori amiche, dovremmo dirci tutto," disse.

"Lo so, non è che non voglio dirtelo. . .non ne voglio parlare e basta," dissi. Lei annuì e socchiuse un po' gli occhi.

"D'accordo. Allora giocheremo a 'indovina'," disse e io ne fui un po' sollevata.

"Grazie," commentai, prendendo un sorso d'acqua.

Per venti minuti circa, rimanemmo sedute a ridere come delle isteriche mentre lei sbottava tutto ciò che le passava per la testa. Alcune cose non credevo neanche esistessero e questo ci faceva ridere ancora di più. Dopo che era riuscita a farmi dire tutto, quasi ogni persona, seduta in terrazza, era andata via con un'espressione disgustata. Forse avevamo urlato un po' troppo, ma alla fine c'eravamo divertite.

"Che maialina," commentò, facendomi arrossire ancora di più.

"Non dire a nessuno ciò che ti ho detto!" La pregai, con un sorriso.

"Oh ma piantala, certo che non lo farò," disse, scuotendo il capo e prendendo un sorso dalla sua limonata, mentre tirava fuori il cellulare. Aggrottò la fronte non appena lesse un messaggio e mi guardò. "Hey, dovresti controllare il telefono. Liam mi ha scritto dieci minuti fa dicendomi che Harry ha cercato di contattarti per circa mezz'ora. Pare non ne sia tanto felice," disse, facendomi prendere un colpo.

Avevo solo un paio di regole da rispettare e già ne avevo infranta una. Sicuramente si sarebbe incazzato con me. Non mi sarei neppure potuta difendere, ero stata completamente irresponsabile e sapevo benissimo che non l'avrei passata liscia. Afferrai la borsa, ormai spiegazzata, in cerca del mio bellissimo telefonino. Una volta tirato fuori, guardai lo schermo.

16 chiamate perse, 13 messaggi vocali e 23 messaggi. Ero nei guai, riuscivo già a percepire la sua rabbia. Digitai il suo numero il più veloce possibile e portai il cellulare all'orecchio. Rispose subito dopo il primo squillo.

"Arabella" borbottò, facendomi rabbrividire.

"H-hey," dissi piano, facendolo ringhiare ancora di più.

"Una regola, ti avevo dato una sola regola. La più importante e la più facile da rispettare e tu sei riuscita a rovinare tutto di nuovo," disse, il più calmo possibile.

"Lo so e mi dispiace tanto, abbiamo perso la cognizione del tempo, ci siamo divertite e l'autista sapeva sempre dov'eravamo, l'ho semplicemente dimenticato perché non ho mai avuto un telefono e-," iniziai a dire, ma lui mi interruppe.

"Non me ne frega niente, ti avevo dato delle regole da rispettare e non l'hai fatto," sbottò, facendomi mordere nervosamente il labbro.

"Mi dispiace, Harry," dissi piano, abbassando lo sguardo.

"Un 'mi dispiace' non basterà, Arabella," iniziò a dire. "Ero così arrabbiato quando non hai risposto. Non puoi capire, ero incazzato nero," scattò, facendomi sospirare.

"S-scusa," piagnucolai e lui ringhiò.

"Ci vediamo a casa per discutere sulla punizione da darti," sbottò.

E prima ancora che potessi aggiungere altro, riattaccò.


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HAPPY HALLOWEEN ☠️🕸🔮⚰️

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