Capitolo 32
Non capivo le sue ragioni. Cosa voleva dimostrare? Era a torso nudo, con i soli jeans addosso e una cinta in mano. Stava per colpirmi con quella? Mi avrebbe picchiata con una. . .cinta? La stessa che stava indossando quando mi aveva baciata?
La mia mente era in uno stato confusionale, ma non ero affatto sorpresa. Sapevo che Harry avrebbe scelto l'approccio fisico come punizione. Cos'altro avrebbe potuto fare? Urlarmi contro? Lo aveva fatto troppe volte, quindi ero abbastanza certa che la sua punizione sarebbe stata diversa da ciò che faceva quotidianamente.
Avevo pensato che, dopo esserci baciati e dopo aver avuto una sorta di contatto l'uno con l'altra, sarebbe stato più carino, mi avrebbe sgridata meno e magari non mi avrebbe più ferita con le sue parole, ma ovviamente mi sbagliavo. A cosa stavo pensando? Harry Styles non sarebbe cambiato per nessuno, cosa mi aveva portato a credere che io fossi speciale?
I suoi rigidi lineamenti mi trasmisero freddezza e severità, mentre ci fissavamo. La sua mano stringeva ancora la cinta, mentre l'altra era libera sul suo fianco. Il mio corpo avrebbe voluto muoversi e allontanarsi il più possibile da lui, ma i miei piedi sembravano essere pesanti come il cemento, rifiutando di lasciare il letto.
"Ti ho avvertita," sibilò. "Ti ho avvertita così tante volte di non provocarmi. Ma hai oltrepassato il limite," ringhiò, mentre un sorrisetto appariva sul suo volto.
Rimasi ferma sul letto con entrambe le mani poggiate sul grembo. Abbassai la testa per l'imbarazzo mentre lui mi faceva la ramanzina come fossi una bambina. Sentii il suo respiro accelerare insieme al rumore provocato della cinta contro il pavimento, tutto ciò per farmi alzare lo sguardo, mentre lui si avvicinava. Fu allora che i miei piedi decisero di muoversi.
Scattai in piedi e mi diressi verso il balcone, in modo tale da allontanarmi da lui. Lui sbuffò e si sedette sul letto; poggiò la cinta accanto a lui, prima di alzare lo sguardo su di me, con il suo solito sorrisetto sulle labbra.
"Puoi cercare di allontanarti quanto vuoi, ma non andrai a dormire fino a quando non avrò finito con te," disse, mentre il respiro mi si smorzava in gola.
"Questa è la punizione?" Domandai. "Picchiarmi con una cinta?" Chiesi, facendolo ridacchiare e scuotere il capo.
"Non ti picchierò con una cinta, Ara," disse, facendomi aggrottare la fronte per la confusione. "La userò per sculacciarti, c'è una grande differenza," disse, facendomi venir voglia di alzare gli occhi al cielo per quanto fosse irritante.
"Non c'è nessuna differenza, non hai alcun diritto di picchiarmi con quella cosa," dissi, facendo solamente ampliare il suo sorrisetto.
"Da quanto ho capito, non sei mai stata sculacciata," disse, mettendomi a disagio. "E tecnicamente Ara, ho il diritto di punirti perché sei ancora una ragazzina, e fino a quando non avrai diciotto anni io posso farti da tutore," disse, facendomi venir voglia di ridere per il suo modo di ragionare.
"Tu non sei il mio tutore," sibilai.
"E questo chi lo dice? Tu? Come ho detto prima, sei ancora una bambina, non sei nella posizione di dire a un adulto cosa fare," sogghignò, pensando che per qualche strano motivo avesse ragione.
"Se poggi anche un solo dito su di me andrai in carcere," dissi, mentre lui rideva e scuoteva il capo.
"Pensavo avessimo superato questa fase, ma a quanto pare. . .Ho compiuto quasi tutti i reati esistenti in questo fottuto mondo. Pensi davvero che finirò in carcere per aver cercato di disciplinarti?" Mi domandò, facendomi venir voglia di prendere a schiaffi quel faccino carino. Cosa diavolo stavo dicendo?
"Non si tratta di disciplina, ma di crudeltà."
"Odio doverlo ammettere Arabella, ma ogni membro di una gang, e anche quasi tutti gli uomini normali, sculacciano le loro ragazze," disse, facendomi accigliare. "Anche Sophia viene sculacciata, i tuoi fratelli lo hanno probabilmente fatto alle loro ex, e persino tua madre veniva sculacciata da tuo padre-" Iniziò a dire, ma lo interruppi immediatamente.
"Non osare parlare di mia madre!" Urlai, facendolo sorridere a alzare lo sguardo verso il soffitto. "Mia madre non disprezzava mio padre come io disprezzo te, per cui non andava mai contro di lui," ringhiai, guadagnandomi di nuovo il suo sguardo.
"E tu come pensi sia diventata così, Arabella?" Commentò sarcasticamente, facendomi venir voglia di spaccargli la testa contro il muro.
La rabbia cominciò a innalzarsi come un grattacielo dentro di me; a ogni respiro, essa veniva irradiata dal mio corpo verso il ragazzo che più disprezzavo al mondo. Quel sorrisetto sinistro che indossava sempre e quella sua crudeltà a coprirgli i lineamenti aumentarono la mia adrenalina fino a farmi scoppiare.
Senza neanche pensarci due volte, il mio corpo scattò verso di lui con una mano allungata e aperta, nel tentativo di strangolarlo. Lui fu veloce a reagire mentre afferrava entrambi i miei polsi per cercare di farmi sedere sulle sue ginocchia. Strillai e cercai di dimenarmi dalla sua presa. Non era così che sarebbe dovuto andare.
Lui grugnì mentre io mi opponevo. La sua forza avrebbe presto avuto il sopravvento sulle mie deboli capacità, ma mi rifiutavo di arrendermi senza averci provato. Scalcai le mie gambe, sperando di colpire qualsiasi parte del suo corpo, ma fu inutile.
Mi teneva in piedi, tra le sue gambe aperte e non riuscivo a divincolarmi dalla presa. Riuscivo soltanto a sbattere contro l'estremità del letto, fino a farmi male le dita dei piedi, indebolendomi sempre più. Emisi un lamento prima che lui iniziasse a parlare di nuovo.
"Non rendere tutto più difficile, Ara. Ora sei a dieci, ma se continui a opporre resistenza, arriverai a venti," disse, facendomi irrigidire.
Sapevo che, a prescindere dal mio comportamento, mi avrebbe sculacciata comunque, anche se lo avessi supplicato di non farlo. Avrei potuto lamentarmi e poi avrei cercato di urlare dopo che questo traumatico evento fosse finito. Abbassai la guardia e smisi di protestare mentre lui mi tirava sul suo ginocchio destro.
Mi contorsi per la posizione scomoda. Il suo ginocchio era conficcato nelle mie costole, mentre la sua coscia muscolosa infastidiva il mio petto. Il mio sedere, scoperto ed esposto, mi fece arrossire per l'imbarazzo.
"Guarda quanto è molto più semplice quando collabori," disse compiaciuto, felice di avere la strada spianata. Oh, quante cose gli avrei detto più tardi.
Sentii il fruscio della cintura prima di sentire il suo braccio muscoloso afferrarmi per la vita. Piagnucolai a ogni movimento della cintura. Ci fu un breve istante di silenzio prima che l'aria venisse riempita dallo 'swoosh', dopo di che sentii uno scricchiolio dietro di me. Mi aveva già colpita?
Per un secondo non sentii nulla se non il silenzio, prima che il dolore si propagasse rapidamente su per il mio sedere. Fu come essere stati fulminati dieci volte in una. Emisi un grido per l'agonia e gli strinsi la caviglia. I jeans gli erano scesi fino al sedere per la mia presa stretta ma era l'ultima cosa di cui mi preoccupavo in quel momento.
Mi frustò altre due volte e mi sembrava di andare a fuoco. Le lacrime mi scorrevano lungo le guance e cadevano a terra mentre il dolore aumentava sempre più. Ero imbarazzata dalla posizione, ma ero grata ai miei collant e al mio vestito che in quel momento mi stavano proteggendo lievemente il sedere.
"P-per favore, Harry, f-fermati. . .Non c-ce la f-faccio p-p-più," balbettai, mentre lui mi dava altri tre colpi. Piagnucolai sui suoi pantaloni e lui grugnì.
"Devi averne ancora quattro," disse con tono piatto, facendomi scoppiare a piangere. Ma non provava neanche un po' di compassione?
Mi mordi forte il labbro, facendomelo sanguinare, mentre me ne dava altri due. Il sangue e le lacrime, mischiate sulla mia bocca, pungevano leggermente ma non quanto il mio sedere. Mugolai ancora più forte mentre Harry mi risistemava sul suo ginocchio, assicurandosi di non farmi cadere. Mi contorsi ancora per la scomodità del suo ginocchio conficcato nel mio stomaco.
Sentii il mio corpo rimbalzare sul suo grembo quando mi diede gli ultimi due colpi, agonizzanti e dolorosi. Prima ancora che potessi realizzare ciò che stesse succedendo, venni sollevata da quella posizione e sistemata sul suo ginocchio sinistro. Gettò la cintura a terra e mantenne il suo braccio attorno alla mia vita.
Rimasi lì seduta per un momento, disposta a piangere contro il suo petto nudo mentre le sue mani mi accarezzavano il fondoschiena. Per un momento, sentii il cuore calmarsi e rilassarsi prima di realizzare cosa stessi facendo.
Il mio corpo balzò fuori dalla sua presa, cercando di tenermi in piedi, con le gambe che non smettevano di tremare. Harry mi guardò come se avesse visto un fantasma mentre io indietreggiavo sempre più e quasi finivo contro la sedia dietro di me. Aggrottò la fronte e fece per alzarsi, ma io gridai.
"Non ti avvicinare a me!" Urlai, facendogli schiudere le labbra. Si alzò completamente e mi fissò con aria assente mentre involontariamente facevo scorrere delle lacrime sul viso.
"Ara. . ." Iniziò a dire, solo per poi essere zittito dalle mie urla di dolore e imbarazzo.
"No! Ora non fingere di comportarti da bravo ragazzo! Non dopo ciò che mi hai fatto!" Gli urlai con voce roca. Stavo di nuovo piangendo di fronte a lui ma in quel momento non mi importava affatto.
"Non ti voglio lasciare così, sopratutto dopo la tua prima sculacciata," disse, facendomi venir voglia di tirarmi i capelli. Mi stava irritando.
"Va' via dalla mia stanza. Ora!" Gridai, facendolo ritrarre per le quelle dure parole. E io rimasi colpita dal mio tono.
"Non posso, non è sicuro lasciarti sola dopo averti punita," disse, come se fosse tutto normale. Spalancai gli occhi e riuscii a percepire la rabbia scorrermi per tutto il corpo.
"Onestamente non mi importa di ciò che è sicuro e di ciò che non lo è," gli sibilai contro, facendogli spalancare gli occhi. "Non sembrava importartene quando hai praticamente abusato di me," dissi e lui si morse il labbro.
"Disciplina e abuso sono due cose completamente diverse, Arabella," disse. "Ti stavo disciplinando e insegnando ciò che è giusto e sbagliato, abusare, invece, significa fare del male a qualcuno senza che l'altro ti abbia fatto niente," disse, facendomi venir voglia di prendere a pugni il muro dietro di me.
"Lasciami in pace!" Urlai, facendolo indietreggiare ancora un po'. "Va' via! Va' via dalla mia stanza!"
Sì, ero infuriata, ma non avevo mai urlato a nessuno in quel modo. Neanche quando ero più piccola e litigavo con i miei fratelli, non ero mai stata così arrabbiata prima. Ma onestamente, come biasimarmi? Mi aveva colpita con la sua cintura e subito dopo aveva cercato di confortarmi. Scossi il capo e, percependo l'indolenzimento del mio fondoschiena, mi incazzai ancor di più.
"Okay," disse, sorprendendomi. "Ara, c'è della crema nel bagno per lenire il dolore. . .e uhm. . .non indossare nulla che possa irritarlo," disse, prima di uscire fuori dalla porta.
"Fuori!" Urlai, facendolo annuire lentamente.
Andò via dalla mia stanza, chiudendo la porta e lasciandomi con il sedere dolente e le guance bagnate dalle lacrime.
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heyyyyy, volevamo solo precisare che questa storia non sarà affatto una copia di Cinquanta Sfumature e cose simili, andando avanti capirete tutto ciò che sta succedendo e rimarrete piuttosto sorprese 😁🤓
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