Capitolo 26
Il cuore cominciò a martellarmi contro il petto mentre il terrore suscitato dal luogo in cui stavamo per entrare, mi inghiottiva completamente. Harry non aveva torto dicendo che tutti gli uomini de I Selvaggi sarebbero stati lì. Nel parcheggio super affollato vi erano diversi uomini con la stessa giacca di pelle che indossava Harry, alcuni si stavano portando delle donne in macchina, altri stavano fumando qualsiasi cosa stessero stringendo tra le mani. Non appena la macchina di Harry entrò nel parcheggio, tutti gli uomini presenti lo salutarono, facendogli un cenno col capo.
Trovammo un posto libero vicino la parte anteriore dell'edificio, prima che Harry spegnesse la macchina. Mi slacciai la cintura di sicurezza e avvicinai la mano allo sportello così da poterlo aprire, solo per accorgermi che in realtà fosse bloccato. Spostai immediatamente lo sguardo su Harry e osservai il suo sportello aprirsi tranquillamente prima di venire chiuso con forza. La sicura? Aveva davvero bloccato il mio sportello? Alzai gli occhi al cielo prima che una folata di aria fredda mi colpisse, non appena Harry aprì il mio sportello. Maledissi me stessa per non essermi portata una giacca o qualsiasi cosa avesse potuto coprirmi le braccia.
"La sicura? Davvero?" Commentai sarcasticamente, guadagnandomi un ghigno da parte di Harry. Iniziai ad allontanarmi da lui, ma prima che potessi fare un altro passo, Harry allungò il braccio, stringendomi violentemente il polso.
"Cosa ho detto riguardo il tuo comportamento? Non te la caverai molto bene se continui a fare così, e sappi che non ho alcun timore di punirti nel bel mezzo di un fottuto club," Harry ringhiò nel mio orecchio, stridendomi forte il braccio e torreggiando su di me. "Comportati bene," disse, facendomi rabbrividire. Dopo di che, la sua grande mano afferrò la mia, esile, e mi condusse verso l'entrata.
Mentre camminavamo, tutti gli uomini presenti nel parcheggio si avvicinarono ad Harry. Alcuni lo salutarono con una stretta di mano o semplicemente con un cenno del capo, altri con un abbraccio. Nessuno fece caso a me, non che mi stessi aspettando il contrario. Una volta vicinissimi all'entrata, la presa di Harry aumentò notevolmente, come quella di un serpente boa.
Superando la fila, udii mormorii e sussurri, causati dalla presenza di Harry. Lui oltrepassò tranquillamente la fila, il mio corpo incollato al suo. Le ragazze presenti sbavarono su di lui e sul suo torso coperto dalla giacca in pelle, mentre a me, lanciavano solo delle occhiatacce. Se solo sapessero. Una volta arrivati davanti la porta, il buttafuori aprì immediatamente una sorta di fune rossa, consentendoci l'accesso.
Non appena misi piede nel club, mi sentii a disagio. Non ero mai stata in un locale prima d'ora, figuriamoci in uno de I Selvaggi. Harry avvicinò ulteriormente il mio corpo al suo e iniziò a camminare. La musica risuonava a tutto volume nel club, rendendomi leggermente agitata. Sentii le labbra di Harry vicine al mio orecchio, mentre iniziava a parlare.
"Questo è il primo piano! È quello aperto al pubblico!" Gridò. Mi guardai attorno e notai che tutto il piano fosse pieno di gente. Continuai a guardarmi in giro, trovando un enorme bar a destra. Nella parte opposta a esso, vi era una grande pista da ballo, colma di persone che ballavano con vestiti scandalosi, insieme a un DJ, che si trovava su un palchetto di fronte alla pista. "Andiamo di sopra," disse, portandomi verso una rampa di scale.
Iniziammo a salire i gradini e, in men che non si dica, arrivammo al secondo piano, dopo che Harry mi aveva letteralmente spinta tutto il tempo. Il secondo piano era più tranquillo del primo, la musica era alta, ma non assordante. Notai che ci fossero molti uomini appartenenti alla gang de I Selvaggi, con le loro giacche di pelle, e molte donne a malapena vestite. Harry non si fece alcuno scrupolo prima di spalancare gli occhi alla vista che aveva davanti, facendomi alzare gli occhi al cielo.
Mentre davo un'occhiata al bar del secondo piano, notai che questo fosse più fornito di liquori costosi e che vi fossero anche dei tavolini attorno a esso. La pista da ballo era più piccola, ma affollata proprio come quella del piano di sotto. Comunque sia, in questa stanza c'era uno strano odore, tuttavia non volevo neanche sapere di cosa si trattasse.
Sentii nuovamente tirarmi mentre Harry mi trasportava verso un tavolo, dove vi era seduto un gruppo di uomini; ognuno di loro stringeva un bicchiere pieno d'alcol e quasi tutti avevano tra le labbra una sorta di sigaretta strana. Mentre ci avvicinavamo al tavolo, tutti gli uomini alzarono lo sguardo su di noi e iniziarono a gridare il nome di Harry.
"Styles! Sei tornato, bastardo!" Disse un uomo con una lunga barba e dei capelli unti. Arricciai il naso, disgustata dall'aspetto dell'uomo.
"Già, ho pensato fosse giusto fare una piccola visita," disse, guardandosi attorno e stringendo ancor di più la mano. Quest'ultima iniziava a sudare ma non osai parlare; avevo troppa paura.
"Ma come mai? Venivi tutte le settimane," disse un uomo biondo, che sorprendentemente aveva un bell'aspetto. I suoi capelli biondi erano puliti e rasati, ma il suo viso era coperto da qualche cicatrice.
"Avevo alcune cose da sbrigare," disse, girandosi per guardare me. Alzai lo sguardo sul tavolo, realizzando che tutti mi stessero fissando; sapevo che la mia faccia fosse rossa come un pomodoro.
"Bene bene, chi abbiamo qui?" Disse l'uomo più vicino a me. I suoi capelli erano pettinati all'indietro e la barba gli incorniciava la mascella. Alzai lo sguardo verso Harry, con occhi spalancati mentre lui sorrideva e annuiva, consapevole che fossi timorosa di parlare con gli uomini che erano di fronte a me.
"M-mi c-chiamo A-arabella-a," dissi, troppo spaventa per alzare lo sguardo su di loro.
"Che nome carino per una ragazza carina," disse il biondo, facendomi rabbrividire dalla paura. Sentii Harry ridere di fianco a me e darmi una gomitata.
"E ha un cognome ancora più carino," disse, facendomi alzare di scatto la testa verso di lui. Non l'avrebbe fatto davvero. Mi sorrise e si girò per guardare gli altri uomini del tavolo. "Su Ara, perché non dici a questi uomini gentili, il tuo cognome?" Disse, sogghignando e mordicchiandosi il labbro inferiore con ironia.
Le mie labbra si schiusero ma non ne fuoriuscì nessuna parola. Rimasi lì impalata per qualche minuto, cercando di ricompormi. La mia testa si abbassò sconfitta, come se fosse una vergogna pronunciare il mio cognome. "Casper, Arabella Casper," farfugliai, facendo ridere tutti gli uomini seduti al tavolo, Harry incluso.
"Hai trovato la sorella! Aspetta che glielo dica a Joe," disse l'uomo grosso di fronte a me. Sentii l'umiliazione attraversarmi il corpo, mentre gli uomini del tavolo ridevano. Sapevo che loro conoscessero i miei fratelli e sapevo che avrebbero reagito in questo modo, così come lo sapeva anche Harry. Lo aveva fatto di proposito, per imbarazzarmi e dimostrare di potermi controllare ovunque.
"Devo dire però che si è un po' ribellata, lo fa tuttora. . ." Disse Harry, avvolgendomi la vita col suo braccio. Mi sentivo a disagio in quella posizione. ". . .ma sa che deve stare al suo posto, non è vero Arabella?" Disse, mentre io annuivo vergognosamente e abbassavo lo sguardo.
"Beh dolcezza, lascia che ti dica una cosa. . ." Disse il biondo, facendomi alzare timidamente gli occhi dal pavimento, per incrociare i suoi. ". . .lui richiede disciplina e sarà meglio che tu la rispetti, altrimenti rischierai di finire come qualcuno di nostra conoscenza," disse, sogghignando verso Harry. Guardai Harry confusa, ritrovandomi il suo volto privo di espressione.
"I miei ragazzi sono qui, quindi è meglio che vada," disse Harry. Dopo essersi scambiati i saluti, ci allontanammo dal tavolo e ci dirigemmo verso dei divani grandi di fronte la pista da ballo. Una volta lontani dal tavolo, decisi di fare ad Harry la domanda che stava indugiando nella mia mente.
"Di che cosa stava parlando quel ragazzo lì al tavolo?" Chiesi, facendo sì che Harry scuotesse immediatamente la testa e aggrottasse la fronte.
"Non preoccuparti," borbottò, facendomi solo preoccupare ulteriormente. Non appena ci avvicinammo ai divani, notai i ragazzi e Sophia seduti su un grande divano a "L".
"Harry! Sei in ritardo!" Urlò Louis, dal fondo del divano. Mi guardai attorno e notai che tutti i ragazzi fossero felicemente seduti a guardare gli altri ballare.
"Non è stata colpa mia! Lei ci ha messo tanto per prepararsi!" Harry fece finta di lamentarsi con una voce infantile, ma alla fine rise. Si diresse verso un posto vuoto alla fine del divano ma io gli afferrai il braccio con la mia mano libera per catturare la sua attenzione.
"Devo andare in bagno," dissi. Lui spalancò gli occhi e socchiuse le labbra.
"Non riesci a trattenerla?" Chiese, facendomi scuotere il capo, mentre un lamento fuoriusciva dalle sue labbra. "Arabella, siamo appena arrivati e non ho nessuna intenzione di scendere di nuovo di sotto," disse, irritato, tirandosi i capelli con una mano. Mentre i ragazzi ci guardavano, sentimmo una vocina provenire dal divano.
"Anche io devo andare in bagno," disse Sophia, facendo boccheggiare Liam. Era seduta sulle gambe di lui e le sue mani erano avvolte attorno la vita di lei. Le pizzicò la coscia, probabilmente irritato per aver parlato, e poi scosse la testa.
"Assolutamente no," disse lui. Harry fece spallucce e si portò le dita sulle labbra.
"Liam, non ho voglia di andare giù, per cui, lascia che vadano, tanto dovrei comunque parlare con voi in privato," disse, facendomi spuntare un sorriso sulle labbra. Finalmente avrei potuto parlare con Sophia! Una parte di me sarebbe voluta restare per ascoltare ciò che Harry aveva da dire ai ragazzi, ma l'altra parte voleva soltanto parlare con Sophia.
"Non credo sia una buona idea, Harry, ricordi cosa è successo l'ultima volta che sono state sole?" Disse, mentre Harry alzava gli occhi al cielo.
"Sì, ma il bagno non è poi così distante dalle scale e inoltre, lì sotto tutti quanti conoscono Sophia e tutti hanno visto che sono entrato con Ara, per cui non dovrebbero esserci problemi," lo persuase Harry, facendomi iniziare a mordicchiare il labbro.
"D'accordo," borbottò Liam, tirando immediatamente Sophia verso di sé per dirle qualcosa all'orecchio. Prima ancora che mi potessi ritrarre, la mano di Harry mi afferrò per il collo, avvicinando la mia testa alla sua. Le sue labbra ritrovarono il mio orecchio per sussurrarmi delle cose.
"Osa anche solo pensare di fare cose che non approvo e verrai punita qui, davanti all'intero club," disse, facendomi rabbrividire e annuire velocemente.
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Scusate l'attesa, tutta colpa delle serie tv, if ya feel us ✊🏻🤓
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