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Capitolo 22

"Oggi siamo riusciti a fare un bel po' di lavoro, anche se mancavi tu. Abbiamo portato a termine quell'affare riguardo l'accordo che era da ultimare. Dovremmo aver finito tutto in settimana, preferibilmente entro questo fine settimana, ma dubito fortemente che loro rinuncino a un accordo così grande e fruttuoso," disse Louis, dal lato opposto del divano.

Dopo l'irruzione di Niall, quel pomeriggio, tutti i ragazzi erano arrivati qui a casa di Harry, e ora sedevano su quel grande divano marrone. Niall, ovviamente, era stato il primo ad arrivare, seguito da Louis e Zayn, e poi, dopo circa un'ora, era arrivato anche Liam, da solo. Una volta superata la soglia, vedendolo senza Sophia, mi ero immediatamente chiesta il motivo della sua assenza, ma Liam mi aveva subito spiegato che era rimasta a casa per essersi cacciata nei 'guai'.

Una volta appreso che non sarebbe venuta, il panico iniziò a fluirmi lungo tutto il corpo. Questa era la prima volta che avevo a che fare con cinque ragazzi da sola. Era capitato altre volte che Niall o Zayn erano venuti qui da soli ed ero riuscita a occuparmene, ma tutti e cinque. . .Harry aveva già quasi esaurito tutte le birre e, quando i ragazzi se ne sarebbero andati, gli sarebbero rimaste pochissime bottiglie, se era fortunato.

Dal momento in cui avevano messo piede in casa, avevo fatto avanti e indietro tra la cucina e il salotto con birre, spuntini, sigarette e tutto ciò di cui avevano bisogno. Nel profondo sapevo che non avrei dovuto lasciare che mi controllassero e dicessero cosa fare ma, ad essere sinceri, ero spaventata. Erano in cinque e molto probabilmente portavano con loro delle armi; io, invece ero una sola, terrorizzata da non riuscire a prendere in mano neanche un coltello.

Se Sophia fosse stata con me in quel momento, sarebbe potuto essere tutto molto più semplice e tranquillo. Una di noi sarebbe potuta restare in salotto ad aiutarli singolarmente, ciò che solitamente faceva lei, mentre l'altra restava in cucina a preparare da mangiare e da bere, ciò che invece facevo io perché mi faceva sentire più a mio agio. Ma ora che lei non era lì non riuscivo a gestire propriamente entrambe le cose, e come se non bastasse, anche il mio cervello non aiutava, ritornando agli eventi accaduti poco prima che Niall entrasse in casa.

Ricordai quanto il suo viso fosse vicino al mio e come quel sorriso non lasciasse le sue labbra. Ma credeva davvero che io gliel'avrei lasciato fare tranquillamente? Credeva davvero che, solo perché era un po' ammalato, avesse il diritto di farmi abbassare la guardia per pietà? Perché se veramente aveva pensato questo, allora poteva benissimo raccogliere i suoi stupidi pensieri e farsi una bella passeggiata.

Mi confondeva anche il fatto che Harry mi avesse detto espressamente dalla prima settimana che non gli piacevo e che ero lì soltanto per il piano. E da ciò che ricordavo, anche io avevo messo in chiaro i miei sentimenti nei suoi confronti. Con ciò, non riuscivo a capire il motivo per cui mi avrebbe dovuta baciare. Ad entrambi non piaceva l'altro ed ero abbastanza sicura che nessuno dei due volesse baciare l'altro.

Tuttavia, stava male e si era comportato diversamente per tutto il giorno. Era stato carino con me ed era stato piacevole passare un po' di tempo con lui. Era stato soltanto un po' esigente, principalmente bisognoso perché stava male, ma oltre a questo si era comportato in maniera del tutto civile rispetto ai suoi soliti atteggiamenti maleducati e al suo umore acido. Ma per qualche ragione, tutto ciò non ancora mi convinceva.

Ero esausta, avevo corso per tutto il giorno cercando di soddisfare le loro elevate esigenze. I miei piedi iniziavano a dolermi e la mia schiena a farmi male per tutto quello stress che avevo dovuto subire in quelle poche ore. Volevo soltanto che se ne andassero così che avessi potuto farmi una bella doccia calda e trascorrere il resto della notte a leggere il mio bel libro. E credevo anche di non poter sopportare altre richieste da parte di Harry.

Finalmente, dopo un po', fui in grado di stendermi e rilassarmi. Il mio corpo era allungato sul divano vuoto, quello non occupato dai ragazzi, che sedevano sugli altri divani, fumando sigarette. Ognuno sedeva comodo sulle poltrone, discutendo di qualcosa e cercando di mettere al corrente Harry di tutte le cose che si era perso quel giorno.

Metà delle cose che si stavano dicendo mi entrava da un orecchio e mi usciva dall'altro. Ciò che avrei voluto, o meglio, ciò di cui avrei avuto bisogno più di ogni altra cosa, era di addormentarmi, il mio corpo combatteva con il mio cervello così come il mio conscio e il mio inconscio. Ma non importava quanto cercassi di tenere le mie palpebre sollevate, non riuscii a rimanere sveglia dopo tutta quella stanchezza a cui ero andata in contro quel giorno.

E i miei occhi si chiusero in un bisognoso, tranquillo e profondo sonno.

~

Un sorriso fece capolino sul mio volto mentre guardavo i tre bambini, seduti serenamente nei loro seggioloni, indossare uno un sorriso più grande dell'altro. Anche io non smettevo di sorridere; i miei fratellini mi trasmettevano gioia e felicità, cose che sembravano essere state private a tutti, tranne a me, che ero genuinamente felice.

Mentre i bambini continuavano a ridere e a battere le mani per qualsiasi cosa li avesse resi felici, il telefono squillò e il suono familiare riecheggiò attraverso la casa. Osservai mia madre uscire dalla stanza per prendere il telefono, mentre le mie risate e quelle dei piccoli scemavano dopo aver sentito gli squilli. Sapevo che non dovevo intromettermi e origliare, ma non potei farne a meno; a volte mia madre e le sue amiche si scambiavano notizie gossip interessanti.

Mi posizionai in modo tale da risultare invisibile per lei ma allo stesso tempo da riuscir a vedere il sul volto e ascoltare le sue parole. A volte, se mi avvicinavo un po' di più, riuscivo a sentire anche ciò che diceva la persona dall'altra parte del telefono, ma oggi non potevo farlo. Poggiai la testa contro la parete dietro di me, mentre cercavo di mettermi comoda.

"Sì," disse mia madre con la sua voce seria. Continuai a guardarla mentre un'espressione preoccupata attraversava il suo volto. Con chi stava parlando? "Cosa?" Quasi gridò, alzandosi dalla sedia e coprendosi la bocca con la sua mano perfettamente curata. Spalancai gli occhi al suo improvviso shock. Non sembrava essere una delle sue solite amiche. "Sei sicuro che stiamo parlando della stessa persona?" Domandò, mentre i suoi occhi si inumidivano.

"No! No! Non è giusto," urlò, facendomi spaventare. Guardai una lacrima scenderle sul viso mentre si guardava nervosamente intorno. "Oh, mio Dio, oh, mio Dio, non può essere vero!" Esclamò, mentre altre lacrime iniziavano a rigarle il volto.

Si guardò attorno, in cucina, e si morse il labbro; stava davvero piangendo. Iniziò a picchiettare il piede sul pavimento e, quando ritornai a guardarle il viso, lo trovai tutto arrossato a causa delle lacrime. Spalancai la bocca, scioccata, mentre dei singhiozzi fuoriuscivano dalle sue labbra. Mi alzai velocemente dalla mia posizione, senza preoccuparmi dei rumori che stavo provocando, e iniziai a dirigermi in cucina.

Una volta entrataci, vidi mia madre accomodarsi nel posto dove era solito sedere mio padre. La guardai mentre metteva giù il telefono e scoppiava a piangere. Non l'avevo mai vista così, neanche quando Seth ed Elliot le avevano comunicato di aver abbandonato la scuola. Le mie mani le accarezzarono la schiena, mentre lei scuoteva il capo.

"Arabella," disse, alzando lo sguardo e posando una mano sul mio viso. "Non puoi neanche immaginare," disse, mentre il battito del mio cuore aumentava.

"Arabella."

"Cosa è successo?" Domandai mentre i miei occhi diventavano lucidi per la paura. Scosse la testa ma continuò a guardarmi.

"Arabella."

"Tuo padre è, lui è. . ." Iniziò a dire ma venne interrotta da dei profondi singhiozzi. Spalancai la bocca mentre cercava di finire la sua frase.

"Arabella."

"Lui è. . .lui è stato," disse, facendo sì che il cuore iniziasse a martellarmi contro il petto.

"Arabella."

"Se n'è andato, piccola," disse, mentre io rimanevo pietrificata.

"Arabella!" Sentii chiamarmi. I miei occhi si aprirono di scatto e fu allora che capii cosa fosse successo. Era stato un sogno, un flashback. Un piccolo strato di sudore stava cominciando a coprire il mio corpo mentre quello di Harry torreggiava su di me. "Cosa è successo?" Mi domandò, con la fronte aggrottata e i sintomi dell'influenza ancora presenti nella sua voce.

Mi tirai su a sedere sul divano, per guardarmi intorno; tutti i ragazzi erano andati via e le luci erano tutte spente, mentre l'oscurità della notte si era infiltrata nel salotto, accompagnata, però, dalla lucentezza della luna che creava un piccolo spiraglio di luce. Per quanto tempo avevo dormito?

"Mio padre. . ." Iniziai a dire. ". . .è morto." Dissi, mentre Harry annuiva e si strofinava gli occhi.

"Sì, Ara," Harry disse a bassa voce, cercando di restare al passo con il mio stato di sonnolenza. "So che tuo padre è morto, sei stata tu a dirmelo, ricordi?" Mi domandò, facendomi annuire e schiudere le labbra. "Lui è morto?" Mi chiese, facendomi aggrottare la fronte dalla confusione.

"Sì, lo hai appena detto tu," dissi, indicandolo con un dito. "Perché mi stai chiedendo se è morto, quando conosci già la risposta?" Chiesi, facendolo sorridere leggermente mentre mi fissava.

"Volevo solo assicurarmi che lo sapessi anche tu," disse, guardandomi con occhi pieni di compassione.

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