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Capitolo 15

"Mentre il tempo passa, giorno dopo giorno, nulla sembra cambiare. Ma, quando guardiamo il passato, tutto è diverso."

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Quando arrivai in Europa, non avrei mai potuto immaginare che la mia vita potesse cambiare così tanto. Non avrei mai potuto immaginare che persone così crudeli potessero esistere e avere persino ogni ricchezza che la vita offriva. Non avevo mai aperto del tutto i miei occhi per riuscire a realizzare come la società potesse essere così vischiosa e, allo stesso tempo, così invisibile alle persone che vi vivevano. Avevo scoperto molte cose da quando ero arrivata qui, più di quanto potessi immaginare, ma ciò non voleva dire che io fossi diversa dalle altre persone.

In qualche modo, ero ancora una ragazzina. Una ragazza di diciassette anni senza neanche il diploma. Per quanto odiassi ammetterlo, Harry aveva ragione; ero timida, spaventata e soprattutto, ingenua. Avevo cercato di non dargli retta, ma ogni sua parola era accurata.

La mia peggior paura si era concretizzata nel momento in cui ero andata via di casa, due settimane prima. Diventava sempre più difficile vivere lì. Pregavo ogni giorno per un miracolo, speravo che qualcuno mi trovasse e mi portasse via, che mi dicesse che sarebbe andato tutto bene e che presto sarebbe tutto finito. Ma nessuno lo aveva fatto, o perlomeno, non fino a quel giorno.

Non appena il nome di mio fratello era uscito dalle labbra di Niall, realizzai che ci fossero ancora delle speranze. Forse era questa la ragione delle mie urla; fargli sapere che io fossi viva e che avessi bisogno del suo aiuto. Se non avessi urlato, sarei stata semplicemente portata via dalla sala e non ci sarebbe stata nessuna speranza per me. Secondo la mia prospettiva, pensavo di aver fatto la cosa giusta ma, ovviamente, Harry non la pensava allo stesso modo.

La prima cosa che avevo pensato quando era stato pronunciato il suo nome fu che tutto fosse finito, che sarei stata in grado di tornare a casa e che forse tutto sarebbe potuto ritornare alla normalità ma, nel profondo, sapevo di sbagliarmi. Anche se fossi riuscita a tornare a casa, non sarei mai riuscita a vivere tranquillamente e serenamente la mia vita, come se niente fosse successo. Le due settimane trascorse qui avevano avuto un forte impatto su di me, probabilmente avrei vissuto col tormento di tutto questo per il resto dei miei giorni. Sempre se fossi riuscita a tornare a casa.

Harry teneva sempre i cancelli chiusi, tranne quella volta che Sophia si era intrufolata in casa; avrebbe fatto sicuramente aumentare la sicurezza, dopo ciò che era successo. In quel momento, mi trovavo rinchiusa in una stanza senza poter comunicare con mio fratello; se questo non era abbastanza da distruggere le mie speranze, allora non sapevo cos'altro avrebbe potuto farlo.

Asciugai le lacrime che stavano scorrendo sul mio volto. Dopo un po', tornai a respirare con un ritmo normale e i miei singhiozzi diminuirono. Ero felice di non aver ereditato il problema dell'asma da mia madre, se fosse successo, in questo momento sarei stata ancora peggio di quanto non lo fossi già.

Tutto a un tratto, sentii la porta scricchiolare. La mia testa si alzò di scatto per vedere se fosse Harry, pronto a urlarmi contro ma, rimasi felicemente sorpresa nel vedere entrare Sophia, la quale indossava un'espressione triste, accompagnata da alcune lacrime che le rigavano il viso.

Rimanemmo in silenzio per un po', prima che io mi alzassi dalla sedia per abbracciarla. Lasciai che le lacrime, che minacciavano ancora di scendere, mi bagnassero le guance, mentre la stringevo calorosamente. Lei ricambiò l'abbraccio, iniziando a piangere insieme a me.

Dopo un po', ci allontanammo l'una dall'altra e ci sedemmo sul divano elegante. Asciugai le lacrime presenti sul viso; non mi ero mai sentita così prima d'ora. Lei rimosse le ciocche di capelli che si erano posate sul mio viso e le intrecciò tra le sue dita.

"Arabella, mi dispiace così tanto," iniziò a dire, unendo le mani sul grembo e mordendosi il labbro inferiore. "Non avevo la minima idea che potesse succedere una cosa del genere. Non avrei mai potuto saperlo," disse, facendomi spalancare gli occhi.

"Lo so che tu non c'entri nulla con questa storia," dissi, scuotendo velocemente il capo prima di spostare i capelli via dal viso. "Non è colpa tua, non ti direbbero mai cose di questo tipo," dissi. Lei annuì, infilandosi i capelli dietro le orecchie.

"Come ti senti?" Mi chiese, facendomi scuotere la testa e abbassare lo sguardo. La vidi annuire e guardarsi intorno. "So come ti senti," disse, facendomi alzare la testa di scatto, confusa. "Mi sono trovata nella tua stessa situazione. Voglio dire, non ho un fratello e nessuno della mia famiglia ha mai chiamato, ma sentivo molto la loro mancanza, la sento tutt'ora, ma non c'è niente che io possa fare," disse, facendo spallucce.

Avevo completamente dimenticato che Sophia fosse stata portata qui contro la sua volontà, forse non con la stessa violenza con la quale ero stata portata io, ma sicuramente non era stata felice quando era stata rinchiusa qui. Mi chiesi come avesse fatto a sopravvivere, come avesse fatto ad avere a che fare con questi ragazzi, senza nessuno che la consolasse o che le desse dei consigli, come lei faceva con me.

Sentii il mio cuore sprofondare alle sue parole, dimenticandomi per un attimo dei miei problemi. "Come sei riuscita ad affrontare tutto questo da sola?" Domandai, cercando una risposta sul suo viso. Lei prese un profondo respiro e mi guardò negli occhi.

"Arabella, tesoro, mi sono innamorata di Liam. Ecco come ci sono riuscita," disse, mentre sul mio viso compariva un'espressione disgustata. Io non riuscivo neanche ad immaginare me ed Harry andare d'accordo, figuriamoci innamorarci l'uno dell'altra. "Non sai cosa si prova ad amare qualcuno così tanto e sapere che ogni giorno, quando esce di casa, sta andando ad uccidere qualcuno," disse, facendomi riflettere.

Dopo la sua confessione, i pensieri attraversarono la mia mente con una velocità maggiore di quella della luce. Amore? Lei si era innamorata di un assassino? Amare qualcuno che uccideva per vivere? Questo era ciò che facevano queste gang. Non ricordavo Seth ed Elliot parlare di chi avessero ucciso o ferito, tuttavia, mio padre, prima di morire, aveva detto loro di tenere certe cose solo per sé.

Il battito del mio cuore cominciò ad aumentare. Come avevo potuto essere così ingenua e stupida? Io avevo vissuto con degli assassini! Seth ed Elliot uccidevano persone. Era sicuramente vero, poiché era questo che facevano le gang. Anche mio padre aveva ucciso delle persone?! Mi domandai se mia madre lo sapesse, se fosse a conoscenza del fatto che, l'uomo che aveva amato così tanto, fosse colpevole della morte di molte persone. Cercai di riunire i ricordi che avrebbero potuto aiutarmi a completare il puzzle.

Di solito i miei fratelli non parlavano di queste cose davanti a me ma, dopo che era iniziata la rivalità, erano diventati più loquaci. La mia mente divenne un vortice di pensieri e, senza neanche accorgermene, essi si paralizzarono mentre un flashback iniziava a ripetersi come un film nel retro della mia mente.

Il cerchietto sui miei capelli teneva lontane le ciocche cadenti di ricci castani dal mio viso. Un vestitino di pizzo rosa copriva il mio corpo da dodicenne; sorrisi al mio riflesso prima di dirigermi di sotto, verso la cucina rumorosa.

L'istante in cui i miei piedi toccarono l'ultimo gradino, mi accorsi che la temperatura fosse aumentata per via del cibo, e che ci fossero molte persone sedute a tavola.

Vidi mia madre darsi da fare cucina, mentre il suo pancione, di tre settimane, iniziava leggermente a farsi notare. Papà non si era mai appassionato all'arte culinaria, anche quando mia madre era incinta, non si era mai permesso di svolgere le faccende di casa, ma ciò andava bene perché lui mi aveva detto che era così che sarebbe dovuto essere.

"Arabella, piccola, vieni qui," mi chiamò, mentre era seduto a tavola con altri uomini, una tazza di caffè davanti a lui. Sorrisi e mi diressi verso di lui, mi prese in braccio e lasciò un piccolo bacio sulla mia fronte. "Come hai dormito, tesoro?" Mi chiese, accarezzandomi il piccolo braccio con le sue grandi mani.

"Bene, ho cambiato le lenzuola con quelle invernali, quindi ho dormito molto meglio," dissi, facendolo annuire. Dopo ciò, rimasi seduta in silenzio mentre lui conversava con gli altri uomini.

Non li conoscevo, ma Elliot mi aveva sempre detto di non parlare con loro quando quest'ultimi stavano parlando con papà. L'ultima volta che era successo, Elliot era stato sgridato e mandato subito in camera, ma tutto questo quando lui era molto, molto più piccolo di me; aveva tipo 10 anni. Ma ora, era tutto diverso.

Quando questi uomini venivano a casa, Seth ed Elliot sapevano già i loro nomi e li accoglievano e salutavano come faceva papà; con una stretta di mano e una sorta di brindisi con delle bottiglie di birra. Seth ed Elliot avevano appena compiuto diciott'anni, e papà aveva detto che potevano bere perché avevano raggiunto la maggiore età, ma li avevo colti tante volte a bere con papà sul divano, anche prima di aver compiuto i diciotto anni.

"Arabella, sta per arrivare un giorno speciale," disse uno degli uomini. Alzai lo sguardo su di lui, confusa mentre lui sorseggiava del caffè. Sorrise e spostò lo sguardo su mio padre prima di ritornare a guardare me. "Il tuo compleanno, tesoro. Tra qualche giorno compirai tredici anni."

Sorrisi scioccata, lo avevo completamente dimenticato. Tutti risero per la mia reazione mentre mio padre lasciava un bacio sulla mia fronte. Il sorriso non svanì dal mio viso, mentre il pensiero di diventare finalmente una teenager continuava a ripetersi nella mia mente. Non vedevo l'ora di compiere tredici anni.

L'atmosfera continuò ad essere felice fino a quando Elliot non entrò in cucina con un oggetto nero che fuoriusciva lievemente dalla tasca dei suoi jeans. Allungò velocemente la t-shirt bianca per nasconderlo, prima di avvicinarsi a mio padre. Mi guardò, rivolgendomi un sorriso e piantando un bacio sulla mia testa.

"Giorno, Arabella," disse, iniziando a giocherellare con i miei capelli. Poi, con espressione seria, guardò mio padre, il suo pomo di Adamo iniziò a muoversi mentre inghiottiva ostentatamente. "Abbiamo un problema," disse, con la fronte aggrottata. Le posate, che stavano utilizzando gli altri, caddero immediatamente sulla tavola, mentre il tono di mio fratello diventava sempre più serio.

"Che tipo di problema?" Domandò mio padre. Elliot mi guardò con fare circospetto prima di spostare nuovamente lo sguardo su mio padre. Alzò le sopracciglia e poi abbassò lo sguardo su di me. "Occorre discuterne in officio?" Domandò, facendo annuire Elliot. Non appena mio padre ebbe la conferma, venni subito spostata dalle sue gambe e messa a terra.

Gli altri uomini cominciarono ad alzarsi dai loro posti, mentre lasciavano la piccola cucina. Osservai mia madre iniziare a sparecchiare non appena andarono via dalla stanza. La curiosità ebbe la meglio su di me e decisi di seguire lentamente il gruppo di uomini. Non potevo assolutamente seguirli ma non potei farne a meno, inoltre, sarei presto diventata una teenager quindi avrei potuto essere al corrente di alcune cose che Seth ed Elliot facevano.

Non era giusto che loro prendessero parte a tutto ciò che mio padre faceva, e che io dovessi passare tutto il tempo con mia madre. Amavo mia madre, più di ogni altra cosa, ma ero anche curiosa di sapere cosa nascondessero gli altri. Seth ed Elliot sembravano avere una vita eccitante e movimentata e io volevo che anche la mia fosse così.

Mia madre iniziò a canticchiare mentre io mi allontanavo dalla stanza e salivo velocemente le scale, cercando di ascoltare le loro parole. Inizialmente, non riuscii a sentire nulla ma poi realizzai che non stessero discutendo di nulla in particolare. Tenni le mie distanze mentre loro finivano di salire le scale.

Non appena arrivarono al piano di sopra, si diressero verso l'ufficio e si accomodarono sul divano. In gran bella vista c'era una bottiglia di liquore che venne immediatamente aperta, mentre la porta iniziava a chiudersi. Ma prima che si chiudesse del tutto, mio padre parlò ad alta voce.

"Allora, con chi dobbiamo fare due chiacchiere?" Domandò, seguito immediatamente da uno sciame di risate mentre la porta si chiudeva del tutto.

Il cuore cominciò a martellarmi contro il petto mentre il flashback finiva. Quando ero più piccola, ero inconsapevole di tutto ciò che mi accadesse intorno. Ma, in quel momento, realizzai che la situazione non fosse cambiata. Ero ancora ingenua e ignara di tutto ciò che mi circondava, ed ero probabilmente la stessa ragazza che ero a dodici anni; voglio dire, indossavo ancora le stesse scarpe.

Abbassai lo sguardo, provando vergogna verso me stessa per essere stata così stupida a credere a qualsiasi cosa detta da Seth ed Elliot, o da mio padre. Il tessuto delicato della mia camicia fluttuò attorno ai miei jeans e poi venne schiacciato dal mio corpo che lentamente si sdraiava sul divano.

"Cosa stai facendo?" Domandò Sophia, mentre guardava il mio corpo distrutto, stendersi sul divano. Alzai lo sguardo su di lei e poi chiusi gli occhi dallo sfinimento.

"Pensavo."

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