Capitolo 14
Avete presente la sensazione che si ha quando ci si tuffa in una piscina d'acqua fredda? L'acqua pungente che ti pizzica la pelle, che ti fredda le ossa e che ti fa battere i denti. L'intorpidimento che si ha subito dopo usciti dall'acqua e la sensazione di non riuscire a sentire nessuna parte del corpo, nonostante la temperatura sia cambiata. La sensazione di quando sei sulle montagne russe e di quando scendi subito giù, il respiro scompare dai polmoni e combatti con te stessa e con la gravità per riprendertela, solo per poi ricadere una seconda volta. Quella sensazione di rottura nel tuo cuore quando leggi una storia triste o quando un tragico incidente accade nella tua città e tu lo leggi sui giornali. Beh, tutte queste emozioni rappresentavano ciò che provai nel momento in cui Niall aveva pronunciato il nome di mio fratello.
Il mio cuore si era infranto in mille pezzi, il mio corpo si era intorpidito come se potesse cadere, da un momento all'altro, in un cumulo di insensibilità, e l'aria nei miei polmoni sembrava essere scomparsa all'interno dell'atmosfera confusa attorno a me, quasi come se non fosse davvero lì. Il mio cervello e il mio corpo sembravano combattere l'uno contro l'altro, una sorta di battaglia epocale.
Il mio corpo sembrava privo di sensi, così gelato da non farmi sbattere neanche le ciglia. Rimasi immobile nella sedia della sala da pranzo in un completo stato di shock e di paura da non riuscire neanche a pensare alle possibili ragioni per cui lui avesse chiamato. Forse aveva chiamato per accertarsi che io fossi davvero lì o invece per parlare con Harry del problema che c'era tra i due. Entrambe le ragioni mi terrorizzavano.
Se avesse parlato con Harry gli avrebbe sicuramente detto che stava venendo a cercarmi. Se fosse stato così allora lui, molto probabilmente, avrebbe ucciso le innumerevoli guardie di Harry e gli altri membri della gang. Se avesse chiamato per me, molto probabilmente sarebbe stato zittito perché sapevo per certo che Harry non mi avrebbe mai e poi mai permesso di parlare con Seth. E, come tutti quelli che conoscevano Harry, sapevo bene che entrambe le situazioni non potevano finire bene.
Le persone che mi circondavano, guardarono me ed Harry scioccate. Guardai Harry, la cui mascella era serrata e le mani strette in pugno. Le sue narici si erano dilatate e si era alzato dalla sedia. Il peso morto delle mie braccia iniziava a stabilizzarsi mentre l'intorpidimento andava pian piano via. Il mio stomaco continuava a contorcersi ma la realtà dell'intera situazione finalmente mi sommerse. Mio fratello aveva scoperto con chi ero.
Prima ancora che potessi fermarmi, lanciai un urlo assordante e mi alzai di scatto. I piedi si mossero prima ancora che potessi accorgermene e mi trascinarono fino a Niall, nel tentativo di togliergli di mano il telefono. Sentii un braccio avvolgermi la vita, cogliendomi di sorpresa, che mi tirò verso un torace resistente. Quando abbassai lo sguardo, vidi un orologio nero, il suo orologio.
Mi dimenai cercando di allontanare la presa stretta che aveva sulla mia vita. L'altra mano mi tirò i capelli in modo tale che lo guardassi in faccia. Sogghignò e iniziò a camminare con il mio corpo su un braccio e con un pugno pieno dei miei capelli. La mia bocca sputò fuori urla seguite da grida di aiuto.
"Seth! Seth! Aiutami!" Urlai, cercando di allontanare il corpo di Harry da me. Sentii la presa sui capelli venir meno per poi spostarsi sulla bocca.
I miei sensi si intensificarono mentre vedevo rosso, il mio corpo si dimenava duramente contro il suo petto ma lui continuava a resistere. Mugolai e piansi, cercando di liberarmi mentre le lacrime cadevano involontariamente giù sulle mie guance. Continuò a camminare senza neanche essere minimamente influenzato dal mio peso che aveva in un solo braccio. I suoi passi si stavano dirigendo fuori dalla sala da pranzo. Guardai Sophia in cerca di aiuto ma vidi la sua faccia nascosta nel petto di Liam. Era spaventata, proprio come me.
Camminò superando le porte della sala da pranzo. Niall si era spostato dall'altro lato della stanza quando mi ero girata a guardare. La mia testa ritornò a guardare dritto e vidi Harry dirigersi verso un'altra porta. Era grande con una finitura in legno e la maniglia di vetro. Si fermò lì davanti e rilasciò un sospiro.
Cercai ancora di liberarmi dalla sua presa ma senza esito. Era troppo forte e il mio corpo debole ed esile non era minimamente paragonabile al suo, imponente e intimidatorio. Continuai ancora per poco fino a quando non mi arresi, irrompendo con un forte grido. Tolse la mano dalla mia bocca e la poggiò sulla maniglia della porta per poi aprirla.
La porta si aprì rivelando una saletta. C'erano alcuni scaffali sparsi sulle pareti e lo schema di colori sembrava essere di un rosa chiaro. Il tema degli accessori sembrava essere il pizzo, probabilmente era la stanza lettura di Sophia, me ne aveva parlato spesso. Harry vi entrò e chiuse la porta dietro di lui, posandomi sul divano.
Fece passare una mano tra i capelli prima di alzarsi. Non appena mi guardò, la sua espressione si indurì immediatamente. Scosse il capo in disapprovazione mentre io rimanevo seduta con grosse lacrime a rigarmi il viso. Stava per urlarmi contro, lo sapevo, sapevo l'avrebbe fatto, e ciò mi avrebbe fatta stare solo peggio. Mi afferrò il mento e mi obbligò a sollevare lo sguardo.
"Voglio spiegarti cosa succederà adesso," disse, mantenendo le dita bloccate sotto la mascella con il pollice premuto fermamente contro il mento. "Smettila di urlare o verrai punita," disse con fermezza, non lasciando spazio a nessuna discussione. Deglutii aspramente e ridussi la crisi isterica in singhiozzi ripetitivi.
Lui guardò in basso, verso di me, alzando le sopracciglia mentre io restavo seduta in lacrime. Era così freddo, non riusciva mai a mostrare nessun segno di compassione, per qualsiasi cosa, doveva dimostrarsi crudele in ogni modo possibile. Presi un respiro profondo prima di asciugarmi finalmente le lacrime con la punta delle dita. I miei occhi erano estremamente bollenti per le lacrime e sapevo che probabilmente sarebbero stati gonfi il giorno seguente. Sospirai prima di rialzare gli occhi verso di lui.
"C-cosa s-succederà?" Risposi con occhi spalancati mentre i suoi si oscuravano velocemente. Si fece leggermente indietro e si passò una mano tra i capelli folti.
"La situazione non è affar tuo," disse con atteggiamento severo. Lo guardai scioccata mentre lui alzava un sopracciglio. "Tuttavia, resterai qui fino a quando non te lo dirò io," disse severamente. Aprii la bocca per protestare ma lui poggiò il suo grosso dito sulle mie labbra socchiuse, "Ti farò pentire di qualsiasi cosa esca da quella boccaccia," disse, lasciando il dito sulle labbra per un secondo prima di allontanarlo.
Sentii le lacrime spuntarmi dagli occhi a causa del suo degradante comportamento. Credeva di avere il diritto di parlarmi in quel modo, nonostante io non avessi raccontato a nessuno ciò che era successo la scorsa notte, non che qualcuno avrebbe poi fatto qualcosa al riguardo. Per non parlare del fatto che si trattava di Seth, mio fratello, non il suo, il mio, mio fratello, e il sangue mi ribolliva nelle vene al pensiero.
Sapevo che se avessi protestato, si sarebbe arrabbiato di più e quella era l'ultima cosa che desideravo, dopo ciò che era successo la notte prima. Il pensiero di lasciargli il via libera, mi faceva venir voglia di gridare, la mia unica soluzione era conformarmi a lui ed essere gentile, e questo fu esattamente ciò che feci.
Mi alzai lentamente e incrociai le braccia dietro la schiena prima di alzare lo sguardo verso di lui, "Posso parlargli?" Chiesi gentilmente, cercando di non digrignare i denti dalla rabbia. La sua faccia sbiancò per un minuto, incapace di elaborare un'emozione.
Un attimo dopo, accadde l'impensabile; iniziò a ridere. Le sue risatine si trasformarono in una piccola crisi di risate, poi si acquietò a respiri, prima di scuotere la testa. Mantenne lo sguardo sul mio viso prima di guardarsi intorno sopra la mia testa, facendomi sentire ancora più piccola di quanto non lo fossi già.
Guardò verso di me prima di sogghignare, "Sei proprio una sciocca, non è così?" Disse, scuotendo il capo. Volevo controbattere, così tanto, ma mi avrebbe fatto stare soltanto peggio. Le mie labbra misero su una smorfia prima che lui ricominciasse a parlare, "A malapena voglio parlarci io, con Seth Casper, cosa ti fa pensare che possa farlo tu?" Disse, incrociando le braccia al petto mentre spuntava un sorrisetto sulle labbra.
Scrollai lievemente le spalle e abbassai lo sguardo per la mia perdita di fiducia. Odiavo quando faceva così, potevo sentirmi come se comandassi il mondo ma nel momento esatto in cui il pensiero di lui mi entrava in testa, perdevo tutta quella sicurezza di me stessa. Non si accorgeva che gli altri avessero dei sentimenti, lui molto probabilmente non li aveva, ma gli altri sì.
Ero in allerta da quando ero entrata in quella stanza. Lo sentii spostarsi per un momento e immediatamente alzai la testa di scatto. Si era mosso verso la porta, stava per afferrare la maniglia. La mia bocca elaborò parole prima ancora che potesse farlo il mio cervello e mentre parlavo, la mia voce uscì fuori roca e asciutta.
"Aspetta!" Dissi, nella speranza di fermarlo. Mi guardò con sopracciglia sollevate mentre batteva il piede con impazienza. "Perché pensi che abbia chiamato?" Chiesi, conoscendo già la risposta ma con la speranza che la conoscesse anche lui, che sapesse che mi stavano cercando.
Si leccò le labbra e raddrizzò un po' la postura. Notai un bagliore oscuro attraversare i suoi occhi prima di sbatterli lentamente. "Devo essere sincero, probabilmente ha chiamato per te," disse, guardando verso di me e poi facendo spuntare un sorrisetto spudorato sulle labbra. "Ma, forse lui non sa che ormai è già entrato nel mio piano," disse, facendomi boccheggiare.
Il fiato mi si fermò in gola. Sentii il cuore accelerare mentre il sangue pompava con furia attraverso le mie vene. Le lacrime sgorgarono dai miei occhi mentre facevo del mio meglio per scacciarle via velocemente. Ma, sapevo di aver fallito, poiché stavano già cadendo liberamente dagli occhi.
Se il piano di Harry coinvolgeva Seth ed Elliot, ciò poteva significare due cose; aveva qualcosa contro di loro o viceversa, il che era meno improbabile dato che non avevo mai sentito loro nominare il nome di Harry, quando origliavo le conversazione al telefono. L'altra opzione era più probabile ma odiavo ammetterlo. Harry voleva uccidere i miei fratelli.
Poteva essere vero. Perché mai mi avrebbe portata via di casa altrimenti? Per condurre Seth ed Elliot in Europa così da ucciderli entrambi. E probabilmente una volta uccisi loro, avrebbe ucciso anche me, sbarazzandosi di me come se fossi un pezzo della spazzatura. Come già detto, il mio cervello e la mia bocca non funzionavano assieme quel giorno e tutta la paura accumulata in quelle due ultime settimane stava straripando.
La pressione mi pulsava la testa e non potei fare a meno di sedermi nella sedia confortevole e piangere nelle mie piccole mani. Poggiai i gomiti sulle ginocchia come supporto e seppellii la testa tra le mie mani mentre piangevo, un pianto forte e incontrollabile.
Piansi per me e per la situazione terribile cui ero costretta ad affrontare. Piansi per la mia mamma, che era tutta sola a casa a preoccuparsi per la sua bambina che era finita nelle mani di un assassino. Piansi per Seth ed Elliot, conoscendo già le loro sorti se fossero venuti qui in Europa a cercarmi. Piansi per il mio papà, che non c'era più, sapevo che mi stesse guardando da lassù, con terrore e con le lacrime agli occhi. Piansi persino per Sophia perché aveva affrontato tutta questa situazione da sola. Lasciai che il mio cuore si versasse nelle mie mani mentre respiravo affannosamente a causa dei singhiozzi.
Sollevai la testa per urlare contro Harry, per dirgli che tutto ciò che stava facendo era sbagliato e per fargli capire che ero emotivamente distrutta a causa sua ma, quando alzai lo sguardo, non c'era più nessuno lì, se ne era andato.
Già. Proprio così.
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