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Capitolo 8

Mi distendo sul letto, chiudo gli occhi sperando di prendere sonno, ma mi gira nella mente la sola ed unica domanda:
-Chi voleva mai uccidermi?-

Mentre mi rigiro il quel materasso sempre più scomodo, mi viene in mente quello che aveva detto uno di loro:

<...io ritorno nella foresta, c'è stato un'altra attacco dei queddar al villaggio Nord>

-Casa voleva mai dire con questa frase?-

-E chi è chi o cosa erano i "queddar"?-

-E il villaggio nord?-
Pensai tra me e me.

Abito nel paesino vicino a Londra oramai da 18 anni e la conosco bene, molto bene, ma non ricordo di aver mai sentito un "villaggio Nord" da quelle parti.

Sono confusa, anche più del solito, e inizio a pensare a ciò che il presunto ragazzo aveva detto:

-...nella foresta...-
Che si tratta della stessa foresta in cui mi ero persa quella sfortunata sera?

A dire il vero non ho mai sentito di qualcuno che l'avesse attraversata, o solo ne avesse mai parlato.

E se quel villaggio Nord si trovasse proprio al suo interno?
Devo indagare per scoprirlo.

In quel momento mi sale un'ansia tremenda; non riesco a smettere di pensare che potessero entrare in camera per accoltellarmi e poi gettare il mio cadavere nel fiume vicino all'ospedale.
Caccio via quell'idea; mi ricordo di essere in un mondo normale, monotono, non in un film.

<Diamond, sveglia!>
Sento bussare la porta

<Eh?Mamma?!>
Urali svegliandomi.
Guardo l'orologio, le otto in punto del mattino, era ora di andar via da questo strano posto.

Mia mamma apre la porta ed entra con una tazza di cioccolata calda e due fette biscottate ricoperte di nutella; le adoro.

<Ti ho portato la colazione!>
Dice lei

<Grazie mille, oggi sei di buon umore eh?!>
La rispondo io ridendo.

Io e mia mamma non abbiamo mai avuto un buon rapporto, tra noi c'erano sempre discussioni e litigi, proprio per i nostri caratteri diversi.
A me piaceva viaggiare, vedere sempre posti nuovi, avventurarmi in luoghi sconosciuti e abbandonati, mi piaceva il pericolo; a lei invece piaceva star da sola, insieme solo con se stessa, vivere una vita calma e senza i problemi che la vita crea, e che mette alla prova ognuno di noi ogni giorno.
Lei è sempre stata la mamma premurosa ma rigida, fin troppo rigida, severa e fissata con lo studio.
Erano veramente poche le volte dove parlavamo normalmente senza litigare o scontrarsi verbalmente.
Ma io le volevo bene dopo tutto; era la mia mamma, l'amica che non ho mai avuto, a cui potevo raccontare tutti i miei pensieri e segreti, senza sospettare che li dicesse in giro.

<Mangia che fra dieci minuti partiamo!>
Dice lei riprendendo il suo solito tono severo

<Sì, va bene!>
Le rispondo io, e lei esce dalla mia stanza.

Inizio a risistemare i vestiti nell'unica borsa che mia madre mi aveva portato, è piccola ma riesco a farci stare tutto.

Metti un po' in ordine la stanza: sul tavolo, di fronte al mio letto la rivedo, quella lettera e non riesco più a non pensare al fatto che sia stato in realtà Ruby a volermi avvelenare con i suoi dannati pasticcini.

- No, non è possibile, perché mi avrebbe dovuto quasi uccidere? -

Penso, e non trovo nessun ,motivo per il quale lui mi avrebbe dovuto far del male, non avevamo litigato ne nulla e mi sembra felice di parlare con me; a parte quando gli ho raccontato di mio padre, ma quella è stata colpa sua, non mia.

Troppe cose strane stavano succedendo.

Metto la lettera nella borsa, prendo il cellulare, apro la porta e saluto la mia camera; quella camera bizzarra ma che mi trasmetteva tanto calore.

Quella camera color giallo crema, che si è dovuta subire tutti i miei strani e così torti pensieri.

Addio

Ed esco chiudendo la porta a chiave, e lasciandomi alle spalle tutta quella confusione che portavo con me in quel luogo.

Salutai e ringraziai il Dottor. Williams prima di andarmene:

< Sono felice che ti sia ripresa, stammi bene!>
Mi dice lui con il suo sorriso raggiante

<Grazie mille dottore!>
Gli rispondo io.

Me ne stavo per andare quando:

<Dottore aspetti!>
Urlo io

<Oh Diamond, dimmi!>

<Senta, sa l' infermiere che mi doveva tenere d'occhio nei due giorni in cui rimanevo qua?>
Gli chiedo io con un tono timido

<Ehm si, l'infermiera Kate che non vedo da due giorni, che strana coincidenza...>
Mi risponde lui altrettanto sospettoso

<Ah, e non sa nulla di Ruby?>

<Ruby, e chi sarebbe Ruby?!>
Dice sempre più confuso

<Ma come...nessuno, non è nessuno>
Rispondo in tono calmo, trattenendo tutte le urla che avrei voluto liberare.

<Bene, allora ci vediamo Diamond!>
Mi saluta

È tutto vero, ne ho appena avuto la conferma, Ruby non esiste.

Esco definitivamente da quell'ospedale e io e mia mamma andiamo verso casa con la macchina.

Il viaggio fu silenzioso, nessuna delle due parlò fino a quando non arrivammo a casa e varcai la porta:

<Casa dolce casa!>
Urlo felice

<Bene, ora vado in ufficio, ho il turno extra, non combinare guai!>
Mi dece mia mamma

<Certo, sarò come un angioletto>
Le rispondo io scherzosamente.

Ho troppe domande e so esattamente dove andare per trovare le risposte.

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