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Capitolo 4

<Oh, ciao Ruby, sei tu!>
Dico sorpresa ma anche molto intimidita

<Qui qualcuno non ha ancora pranzato?!>
Dice lui con tono divertente e strizzando l'occhio

<Grazie di cuore, mi hai salvato la vita>
Gli rispondo, ma subito dopo noto che aveva con sé due vassoi, non uno

<Sono qui apposta, ricordi?>
E fa quel sorriso che a me piace tanto.

Si avvicina a me e mi porge un vassoio

<Hey Diamond, ti dispiace se pranzo qui con te visto che ho solo venti minuti di pausa?>
Mi chiede e noto un lieve imbarazzo nel suo tono

<Certo, accomodati pure!>
Gli rispondo più gentilmente possibile, indicando una sedia proprio di fonte al mio letto.

Quei venti minuti insieme a lui passarono velocissimi: mi raccontò che viveva a Manchester, ma poi è stato costretto a trasferirsi per seguire dei corsi più approfonditi di medicina; aveva 20 anni, tre in più di me e doveva ancora finire gli studi, era solo nel periodo di prova. Poi mi disse che viveva con sua mamma suo papà e sua sorella fino a quando, una sera di due anni prima, ci fu un enorme incidente automobilistico, lui e i suoi genitori ne uscirono illesi, ma la sua sorellina non si salvò.

<Mi dispiace non sai quanto, so quant'è dura perdere una persona importante...>

<Lo sai?!>
Dice lui con un tono un po' acido

<Sì, mio padre.>
Ribattei

<Ero piccola quando successe, è stata mia madre a raccontarmelo: era una notte di parecchi anni fa e stavamo tutti dormendo tranquillamente, poi a un certo punto scoppiò un grandissimo incendio che partì dalla cucina; il fumo era così fitto che non si riusciva più a vedere niente. Mia madre allora svegliò mio padre e, terrorizzata gli urlò di uscire e che avrebbe pensato lei a portarmi in salvo, ma qualcosa andò storto...mia mamma non riusciva a raggiungere camera mia perché era completamente circondata dal fuoco che ne impediva il passaggio, ma dall'altra parte vide mio padre con me in braccio. Egli mi lanciò e finii tra le sue braccia, ma potevo percepire l'acqua salata che scendeva piano piano dalle sue guance e le grida di dolore e tristezza provate da lei.
Poco dopo mi ritrovai fuori nel giardino dove si era radunato tutto il vicinato per vedere cosa stava succedendo; eravamo salve, ma mia madre no, era distrutta, come se parte del suo cuore fosse rimasto dentro quella maledetta casa a bruciare.>

Ho gli occhi lucidi, e so che da li a poco avrei innondato tutta la stanza

<Diamond sono stato un deficente scusami, non sapevo di questa storia. Mi dispiace per tuo padre>
Mi risponde, avvicinandosi sempre di più a me

<Non fa niente non è colpa tua, quando la racconto mi fa sempre questo effetto>
Dico, asciugandomi le lacrime con le maniche del maglione

<No, è stata colpa mia, e spero che tu mi possa perdonare...>
Mi risponde proprio un secondo prima che il suo telefono iniziò a suonare

<Era il Dottor. Williams, devo andare...ma ci vediamo dopo, vero Diamond!>
Mi dice lui dispiaciuto

<Certo, a dopo Ruby!>
E se ne ve sorridendo e facendo il solito cenno con la mano.

Passo le sette ore seguenti a visitare un po' l'ospedale e scoprii che era veramente gigantesco, così tanto che mi persi e dovetti chiedere informazioni a delle signore anziane ,che mi dissero che mi trovavo esattamente dall'altra parte dell'ospedale dove si trovava la mia camera. Quindi mi misi in marcia per raggiungere la mia stanza; stavo camminando per un corridoio meno affollato degli altri, quando mi passò di fianco un ragazzo: era alto, abbastanza alto con i capelli castano scuro, vestito bene, ma portava gli occhiali da sole quindi non riuscii nemmeno ad intravedere i suoi occhi. Nel momento in cui mi passò di fianco sentì una strana sensazione, come se l'avessi già visto, ma ovviamente non mi ricordavo di chi si trattava e pensando che mi stessi sbagliando lasciai perdere.

Finalmente, dopo aver vagato per interminabili minuti in quell'enorme struttura, ritrovo la mia adorata camera.

Quando mi avvicino meglio, però, noto che davanti alla porta c'è una scatola di cartone color rosa cipria con sopra un biglietto scritto a mano.

Ehm, ok...

così la raccolgo e mi affretto ad entrare.

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