Capitolo 1
Una luce, una grandissima luce sta venendo verso di me. Sempre più veloce. Sempre più potente. Sempre più vicina...
<Bip... Bip... Bip>
Mi sveglio di soprassalto in un bagno di sudore ancora confusa dallo strano sogno, e intenta a spegnere la mia maledettissima sveglia e a scendere dal letto.
Esco dalla mia camera e con molta, forse anche troppa calma entro in bagno.
Accendo l'acqua della doccia e aspetto che si riscaldi un po'.
Entro in doccia e mentre mi lavo ripenso al sogno, e mi accorgo che tutte le sere faccio sempre lo stesso: un ragazzo che è talmente luminoso da non riuscir a riconoscere che si tratta di un uomo, che mi si avvicina con tale rabbia, tale velocità da bloccarmi, da non farmi reagire a ciò che sta succedendo e finisce sempre così, la sveglia suona proprio un secondo prima che mi colpisca... l'unica volta in cui posso ringraziarla di suonare.
<Diamond sbrigati farai tardi!>
Urla mia mamma dal piano di sotto, che mi risveglia da tutti i miei pensieri
<Arrivo mamma!>
Dico, sbavandomi il mascara su metà faccia.
Fantastico...
Mi continuo a truccare in tutta fretta, mi vesto mettendomi ciò che trovo e vado giù in cucina a fare colazione.
<Hey ben svegliata. Ah, ieri sera ti ho sentito urlare e muoverti molto... tutto bene?!>
<Sì mamma, era solo un sogno un po' movimentato...>
È meglio che mia mamma non sappia cosa mi sta succedendo, non capirebbe come sempre, e mi porterebbe sicuramente da uno di quegli strani psicologi... No, no, no, meglio non dirle nulla.
<Bene io vado, a dopo!>
Le dico, e dopo il solito bacio varco la porta, che si chiude dietro le mie spalle.
Appena esco dal vialetto di casa, però sento un tremendo giramento di testa; mi appoggio subito alla cancellata del cortile, anche se questo non mi aiuta molto.
I dolori continuano.
Eccola li, di nuovo quella luce, intensa come le altre volte, anzi questa volta è quasi reale, tanto che mi bruciano gli occhi dal forte bagliore.
Ma tutto d'un tratto la luce sparisce, come il mio mal di testa.
Così mi rimetto in piedi e ancora confusa mi dirigo verso la mia enorme scuola.
Arrivo proprio un minuto prima del suono della campanella.
<Hey Diamond!>
Sento una voce familiare chiamarmi
<Honey!>
<Entusiasta per il tuo ultimo giorno di scuola?>
Me ne stavo quasi dimenticando l'ultimo giorno di liceo, finalmente.
<Come non mai!!>
<Ora è meglio se andiamo in classe sennò arriviamo in ritardo come tutti i santi giorni>
<Sì meglio, almeno l'ultimo giorno cerchiamo di comportarci come persone normali ed acculturate>
<Mai!>
E ridendo entriamo in classe.
Mi ricordo ancora il primo giorno di scuola quando incontrai per la prima volta Honey, una mia coetanea, che abitava nella mia stessa città, Londra. Io e lei abbiamo subito legato avendo in comune un mucchio di cose.
La posso considerare la mia migliore amica, quella che c'è stata sempre, che mi ha aiutato nei momenti più difficili, ma pensai che fosse meglio aspettare prima di parlarle di ciò che mi stava succedendo.
La mattina passò molto velocemente tra festeggiamenti e giochi.
Salutai tutti i mei compagni e mi diressi verso casa.
A un certo punto sento una strana sensazione, come se mi dovesse succedere qualcosa da un momento all'altro
Non ti preoccupare, non sarà nulla
La mia coscienza, sempre presente.
Le famose parole.
Continuo nel tragitto, dandole poca importanza, sono più occupata a pensare alle mia vacanze imminenti con le amiche, tante feste...
<Cavoli!>
Urlo,
fantastico...ci siamo perse.
Mi ritrovo ai margini di un'enorme foresta che non ho mai visto e non so precisamente dove mi trovo.
Inizio subito ad osservare quello strano luogo; è completamente disabitato.
Niente luci, niente persone, niente, non c'è niente.
Decido, quindi di rifare al contrario la strada che avevo fatto nella speranza di ritrovare casa, ma subito prima di partire mi giro verso l'enorme foresta come se mi chiamasse e l'ho vista era lì davanti, quella luce, quella maledetta luce, sempre più vicina.
Inizio a correre e correre, la luce è sempre più veloce.
Sto per urlare disperata, finché non vedo la mia casa in fondo al viale.
Mi giro per controllare dov'è, ma non la vedo, è sparita, non c'è più.
Entro in casa.
La testa è pesante, fin troppo.
Mi appoggio al tavolo per reggermi in piedi, ma le mie gambe piano piano mi stanno per abbandonare.
La vedo, è li.
Sempre più veloce, sempre più vicina, ma questa volta è diverso, la luce non si ferma.
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