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2. Enemy

" I'd rather be your enemy

than any friend you think I would be"

THE WEEKND - ENEMY 

NOTE: Il periodo temporale di questo capitolo corrisponde all'incirca agli avvenimenti accaduti in seguito all'allontanamento di Luis da casa Bradbury in TW   

Facebook aveva un ricordo da mostrarmi anche quel pomeriggio. Era una foto risalente ad un anno prima, la terribile settimana bianca organizzata dalla scuola. La mia sfiga mi aveva preceduto anche in quel caso, io e Tyler eravamo finiti in stanza insieme e a niente erano valse le nostro lamentele in segreteria, ci era stato detto con tono perentorio che non era possibile effettuare dei cambi. Punto. Ovviamente era stato un fine settimana da incubo, neanche prepararmi psicologicamente in largo anticipo aveva reso quei due giorni meno spaventosi di quello che erano stati. Bradbury mi aveva torturato con ogni risorsa di cui disponeva, ricordavo quando durante il mio turno in doccia era riuscito ad intrufolarsi in bagno, mi aveva preso alle spalle e aveva spruzzato la sua dannata schiuma da barba sui miei slip appena messi, poi con un calcio ben piazzato sul sedere aveva fatto incollare il tessuto a quella roba viscida.

- Che cazzo ti dice il cervello? - Avevo urlato - ah, dimenticavo ... probabilmente sei così ritardato perché non ti ha mai rivolto la parola -

Non era stato saggio fare il comico, avevo dovuto lottare per sfuggire da un nuovo shampoo nel water, una pratica sempre cara al vecchio Bradbury, ma in compenso poco dopo era riuscito a versarmi un'intera lattina di birra addosso, mi ero svegliato urlando, dopo di che ero stato scaraventato in corridoio.

- Che cazzo fai, Bradbury? -

- Deve venire una tipa in stanza, ti farò entrare quando avremo finito ... se ti comporterai bene. -

Ma era stato così gentile da lanciarmi un cuscino e una coperta prima di chiudere la porta sulla mia faccia basita, ovviamente sollevando il proverbiale dito medio, un altro tratto tipico del decerebrato.

Quella notte avevo appreso che Tyler era uno che durava fin troppo a letto, in quel momento mi sembrò uno strazio, ma con il senno di oggi penso sia un dono divino.

Guardare quella foto a distanza di un anno e mezzo mi fece uno strano effetto, in un modo che non riuscivo a spiegare, lui era lì, incredibilmente era riuscito a far tornare di moda le corna dietro la testa, la testa in questione era la mia, ma aveva davvero senso specificare? Però le cose erano cambiate tra di noi, quegli ultimi mesi avevano fatto crollare ogni mia certezza, adesso mi chiedevo come avessi fatto ad innamorarmi di una persona che in passato avevo odiato in modo così viscerale. Non sapevo darmi una risposta razionale, certi sentimenti perdevano senso provando a metterli a parole, erano delle sensazioni, prima eccitazione e confusione, poi quelle cose erano cresciute a dismisura, erano diventate impossibili da domare. Ed in qualche modo, perfino ad uno stronzetto superficiale come me, faceva paura. Ma non volevo domare quel fuoco, né ero capace di farlo, volevo solo bruciare nel suo calore, fino ad averne abbastanza ... anche se non credevo che sarebbe mai stato possibile averne abbastanza.

Poi sobbalzai sulla sedia, automaticamente mi voltai verso la finestra della mia stanza, spaventato dal rumore assordante che proveniva da fuori, sembrava che qualcuno dei vicini fosse sul punto di distruggere la propria casa e forse l'universo intero. Il sole caldo di fine agosto mi accecò per qualche secondo, non mi ci volle molto per mettere a fuoco il corpo perfetto di Tyler, tutto intento a sistemare qualcosa sulla tettoia di casa. Aveva usato una grossa scala di legno per arrivare fino a lì, cercai di riprendere respiro e calmare i miei battiti, la visione di Tyler in jeans strappati e petto nudo stava per provocarmi un infarto.

- Porca puttana, cazzo di grondaia di merda - Stava continuando a colpire con rabbia un pezzo metallico che a quanto pare non voleva andare al suo posto. Nel frattempo passai ai raggi ogni componente del suo corpo, dalla pelle chiara perfino in pieno agosto, a quei muscoli delle braccia sodi e lievemente gonfi, le spalle dritte e larghe, tese per la fatica, i fianchi stretti, amavo quei fianchi, magri e muscolosi con quella V perfetta sul fondo schiena. Cercai di non fermarmi troppo ad osservare il resto, non ero certo che sarei riuscito a reggere quella visione ancora per molto.

- Wow, Tyler Bradbury che fa manutenzione ... sembri uscito dai sogni erotici di una quarantenne - Commentai, alzando la voce per farmi sentire oltre il frastuono.

Tyler si voltò di scatto, c'era un principio di sorpresa sul suo volto incazzato e sudato che subito dopo lasciò il posto ad un sorriso appena accennato - Ti stai rifacendo gli occhi, stronzo? -

Ero stato bravo a leggere il suo labiale, aveva parlato a voce bassissima, chiaramente flirtare davanti a tutto il vicinato non era ammissibile.

- Quanto ci metti lì? - Dovevo averlo, non ci vedevamo da due giorni, in una situazione normale e con qualsiasi altro ragazzo al mondo non sarebbe stato un dramma, ma Tyler ... lui era essenziale per rendere le mie giornate migliori o peggiori - ti offro una birra in garage -

Aveva capito ovviamente, glielo leggevo in volto, il suo sorriso fu nascosto da un'occhiataccia cupa che lanciò tutto intorno - Sei da solo? -

- I grandi sono al country club, mio zio ha fatto gli anni. Scendi da lì o devo venirti a prendere io? - Chiesi con una punta di malizia nella voce, Tyler rise appena, poi scosse la testa

- Apri la porta, sto arrivando -

Il mio stomaco si torse in una stretta dolorosa ma allo stesso tempo piacevole, era l'eccitazione, mi stavo muovendo ma mi sentivo come se la mia mente fosse ancora rimasta lì, su quel dannato corpo perfetto e quel sorriso ... lo avevo trovato di buonumore, era fantastico ed anche piuttosto raro trovare Bradbury disposto al dialogo e alle porcate. Doveva essere il mio giorno fortunato.

Feci le scale in una folata, in un eccesso di paranoia controllai un attimo Deby e Celine, lanciando un'occhiata in salotto, fortunatamente erano ancora lì, troppo prese da una serie tv per notarmi. Così scesi in garage, poi con passo svelto e deciso andai a sollevare la saracinesca che mi divideva dalla mia dannata ossessione, non prima di aver chiuso la porta a chiave alle mie spalle.

Tyler si guardò intorno come farebbe un tossico che sta per entrare nel covo del suo spacciatore, soltanto quando fu sicuro che non ci fosse nessuno in giro mise un piede dentro, permettendomi di chiudere la saracinesca quasi fino in fondo.

Era vicino, eccessivamente vicino.

- La vuoi davvero la birra? - Gli chiesi con un filo di voce quando sentì il suo fiato caldo sul collo, a pochi centimetri dalla mia pelle che subito si accapponò dalla voglia.

- Sta zitto, coglione -

Amavo quel modo che aveva di mettermi a tacere, ma per ovvie ragioni non riuscì a dirglielo, era complicato cercare di ragionare lucidamente e allo stesso tempo rispondere quando la lingua di Bradbury si infilava con poca eleganza nella mia bocca. Lo strinsi con violenza e risposi a quel bacio che in un istante aveva risvegliato in me una voglia spaventosa, mi spinsi sul suo corpo, passando le braccia intorno alla sua vita, Tyler si muoveva ferocemente, le sue dita graffiavano la stoffa leggera della mia tuta, stava afferrando il mio sedere e spingendo la mia erezione già fin troppo gonfia a strusciare contro la sua.

- Oh, T-tyler - Non riuscivo a parlare, quello che dicevo non avrebbe avuto un cazzo di senso perché i miei neuroni erano in pappa, ma riuscì a fargli capire cosa volevo. Lo spinsi via ed iniziai a spogliarmi in fretta, seguito da Tyler che fece lo stesso, il nostro respiro era affannoso, non ero mai stato così veloce nel togliermi di dosso gli indumenti. Fu lui a liberarmi definitivamente della t-shirt, la appallottolò prima di lanciarla dall'altra parte della stanza. Tyler era un dannato adone, una perfetta copia di un dio, era quello che avevo iniziato a pensare da due mesi a quella parte e trovarmelo lì, nella penombra del garage, con quella luce soffuce che sembrava modellare ancora meglio il suo corpo, fu troppo. Gli andai contro, scontrandomi con la durezza dei suoi addominali, Tyler fu pronto ad afferrarmi per la vita, con un gesto veloce mi sollevò ed automaticamente mi aggrappai con le gambe ai suoi fianchi.

- Ti sono mancato, eh? - Sussurrai al suo orecchio prima di essere zittito con un nuovo bacio violento, le nostre lingue si scontrarono, inseguendosi, stavamo ansimando l'uno nella bocca dell'altro, gli strinsi i capelli tra le dita, erano bagnati ... stavamo sudando da fare schifo, ma questo rendeva la cosa ancora più eccitante.

- Ammettilo, sono il sesso migliore della tua vita -

Tyler aveva riso appena, i suoi occhi intrisi di desiderio mi sfidarono - Ed io il tuo -

Finsi di pensarci - Non saprei -

- So io come farti tacere per un po' -

Quelle parole, insieme al tono basso e graffiante e a quell'occhiata intensa e carica di eccitazione mi aveva distrutto letteralmente, il mio letto provvisorio era lontano adesso, Tyler mi stava trascinando altrove

-

- Ch-

- Shh - Mi intimò tappandomi la bocca con un nuovo bacio aggressivo, annaspai, ero stato preso di peso adesso, in un veloce quanto preciso mi ritrovai a sbattere la schiena contro il cofano della grossa BMW dei mie genitori.

- Oh, adesso ho capito - Dissi in un sussurro sconvolto, avevo immediatamente bisogno di lui, mi ritrovai a cercare la sua erezione, stringendola tra le dita, facendolo ansimare un attimo dopo, sempre di più a mano a mano che il ritmo dei miei movimenti si faceva più serrato. Tyler gemette appena, adoravo vederlo in difficoltà, come sempre stava combattendo per non far sentire all'intero creato gli ansimi che avrebbe normalmente prodotto, se non fosse stato così controllato come sempre. Poi le sue mani afferrarono il mio sedere, mi sentì spingere appena verso di lui, si portò le mie gambe alle spalle e passò il suo indice e il suo medio sulle mie labbra, automaticamente le leccai, spingendole in bocca. Ci stavamo guardando, erano rare quelle occhiate così dirette e penetranti, doveva essere troppo fuori di sé per imbarazzarsi ... quello doveva essere il paradiso.

Poi le tirò fuori e iniziò a spingerle dentro di me, inaracai la schiena, sopraffatto da brividi terribili che si arrampicavano lungo il mio corpo in ondate elettriche di piacere, iniziai ad ansimare mentre lo stringevo a me, baciando il suo collo, l'incavo tra la mascella e il lobo del suo orecchio e lo sentivo gemere forte. Adorava quei baci lascivi, interrotti da qualche leccata.

- W-wayright ... non f-fare così -

- Così come? - Era difficile parlare, soprattutto quando le dita di Tyler continuavano a muoversi dentro di me, stavo iniziando ad andargli incontro, gemendo dal piacere per quell'intrusione che non era più abbastanza. Tyler lo capì, in un attimo le tirò fuori e trascinandomi ancora un po' verso il suo corpo sentì la punta della sua erezione muoversi tra i miei glutei. Mi aggrappai alle sue spalle, preparandomi al dolore che ne sarebbe seguito, mi morsi le labbra e trattenni il respiro per qualche secondo, avevo stretto le spalle di Tyler con forza ed inarcato la schiena. Stava entrando lentamente, sentivo quella terribile voglia che cercava di domare, il suo viso era concentrato e pieno di desiderio, poi sollevò il capo verso l'altro ed entrò fino in fondo.

- Ah, Tyler ... -

- S-sei così stretto - Biasciò quello - dannato di un Wayright - Poi lasciò che lo baciassi abbassandosi verso il mio volto ansante e finalmente iniziò a muoversi per abituarmi a quell'intrusione, il ritmo si fece più veloce, le mani di Tyler stringevano le mie cosce con forza, il suo corpo era bollente contro il mio, la nostra pelle sudata si scontrava, il suono che ne veniva fuori era eccitante, quelle spinte perfette e vigorose mi stavano uccidendo, ero boccheggiante. La sua bocca calda e bagnata mi morse il collo, stava gemendo forte, coprendo i miei ansimi con i suoi ... sentivo la mia schiena stridere contro la correzzeria dell'auto, mi aggrappai a lui mi lasciai sollevare ancora. Eravamo in piedi adesso, Tyler era uscito ed entrato di nuovo dentro di me, stavolta gli davo le spalle, le sue mani stringevano il mio petto, la sua fronte era appoggiata contro la mia guancia mentre il ritmo delle spinte rallentava, si faceva più dolce e profondo. Sinuoso.

-S-sto venendo - La mia mente era vuota, l'orgasmo stava montando, sempre più forte e inarrestabile, lo sentivo salire in ondate di piacere assoluto, mi piegai appena, i miei muscoli si tesero e in quel preciso momento anche Tyler venne dentro di me in un gemito basso e prolungato.

- Dio ... -

- No, sono solo io - Biascicai, la mia risposta era così tipica di Bradbury che lo fece ridere piano, era ancora dentro di me, stretto contro la mia schiena e tremante. Sentivo il mio cuore battere all'impazzata, all'unisono con il suo, restammo in quell'abbraccio per un po' di tempo, entrambi troppo stanchi e sconvolti per muoverci.

- A-adesso mi servirebbe davvero quella birra - Sussurrò lui, uscendo da me. Mi appoggiai appena al parabrezza della macchina, mentre Tyler andava a recuperare due lattine gelate dal freezer che tenevamo in garage. Me ne passò una e soltanto in quel momento abbassai lo sguardo sulla macchina.

- Wow, sei venuto sulla BMW dei tuoi ... - Stava ridendo forte - Norman ne sarà felice -

- Cuore che non vede - Camminavo a fatica, ma mi sforzai di passare un panno bagnato sul parabrezza, l'auto era impolverata, eccetto per il punto in cui mi ero appoggiato, c'era una bella sagoma del mio sedere e della mia schiena, insieme a due paia di palmi che appartenevano a Tyler ai lati.

- Un'opera d'arte - Considerò lui, tracannando la sua birra e sospirando

- Questo pomeriggio è stato un'opera d'arte -

- Quale parte? Quella in cui litigavo con quella cazzo di grondaia? -

Scossi la testa a e risi - Anche, visto dalla finestra di casa mia aveva un non so che di epico -

La birra fresca fu un toccasana, le bollicine mi aiutarono a tornare abbastanza in sensi per potermi rivestire, anche Tyler lo stava facendo, era silenzioso come sempre, il suo viso aveva assunto la solita espressione di distacco. Il sesso era finito, anche la birra era quasi finita, che altro motivo c'era per rimanere lì con me a ridere e scherzare? Cercai di non farmi avvelenare da quei pensieri, il Tyler che avevo davanti era infinitamente migliore di quello che avevo conosciuto all'inizio di quella relazione complicata. Erano passi avanti, forse troppo lenti, ma c'erano ... non potevo non vederli.

- Oggi mi è capitato di rivedere quella vecchia foto scattata in gita da Oliver Keller, la settimana bianca a Salt Lake City, sai. E' assurdo, no? Pensare quanto ci odiassimo -

- Perché? Cos'è cambiato? -

- Cos'è cambiato? - Era una battuta ovviamente, c'era dell'amarezza sul suo viso adesso, era chiaro che non aveva totalmente apprezzato tutti quei cambiamenti.

- Grazie per la birra, devo tornare a provare a sistemare quella roba o a romperla in modo definitivo - Disse quello, stava provando a defilarsi dalle chiacchiere post sesso, tipico.

- Ti odiavo, eri il mio peggiore nemico, Bradbury. Mentre adesso ... -

Tyler sospirò - Le cose non sono cambiate per me, rimani comunque quel figlio di puttana di un Wayright. Sei mio nemico, forse per altri motivi adesso, ma è quello che sei. -

Si era fermato sulla porta del garage, il suo sguardo era serio, come il mio

- Bene, preferisco essere odiato che diventare tuo amico ... odierei essere uno dei tanti - Ammisi

- Noi due non saremo mai amici, questo posso assicurartelo -

Quella frase poteva portare con sé parecchie connotazioni negative, ma non fu quella la lettura che decisi di dare, era stata un'ammissione di colpa, lui non era mio amico perché quello che avevamo era diverso, andava oltre ogni definizione. Mi odiava ancora per quel circolo in cui lui pensava che io l'avessi trascinato, si sentiva debole e spaventato, non lo avrebbe mai ammesso quello, ma io lo capivo. Lo vedevo nel suo sguardo, in quei tentativi blandi di mostrarsi freddo e superiore, come se quel pomeriggio non fosse mai contato molto.

Era così? Sperai di no. Come potevo esserne assolutamente certo? Non potevo.

Non andò via senza prima avermi dato un bacio di commiato. Anche questo doveva averlo infastidito, perché subito dopo scosse la testa e si passò una mano sul volto.

- Che cazzo sto facendo? -

Aveva parlato tra sé e sé ma non abbastanza piano da non farsi sentire.


Quella sera rimasi a casa per festeggiare lo zio Ben, la mia mente era altrove come sempre, le occhiate continue di Seth mi mettevano a disagio, sapevo cosa pensava della mia situazione, non era così difficile da immaginare quanto il mio comportamento l'avesse confuso. A fine serata decisi di uscire, il campo di basket era a qualche isolato da casa mia e in bici lo raggiunsi in fretta, non avevo previsto di incontrare Tyler lì, anche se ci avevo sperato.

Mi comportai bene come sempre, gli altri ragazzi mi salutarono più o meno calorosamente, ma non lui. Per lui ero invisibile adesso, stava giocando e neanche quando entrai nella sua squadra il suo viso mostrò qualcosa di diverso dalla noia, mi chiesi se sarebbe stato sempre così il futuro ... una relazione che era nata e si sarebbe sviluppata nell'ombra, forse si sarebbe trovato una copertura, una di quelle tante ragazze che gli sbavavano dietro perfino in quel momento. Avrei voluto proporgli di passare un paio di giorni fuori, poco prima dell'inizio della scuola, sarebbe stato bello, ma non ne avevo avuto il coraggio. A parte la nostra breve fuga a Los Angeles non eravamo mai veramente usciti da South Gate.

- Occhi sulla palla, ci servono un altro paio di punti per vincere - Aveva detto Pete Cooper, uno dei ragazzi più bravi della squadra. Alla fine avevo iniziato a giocare, facendo del mio meglio per non mettere in imbarazzo me stesso e Tyler.

Avevamo vinto con un bel po' di punti di scarto, le ragazze erano scese in campo a congratularsi, sembravano uscite da un cliché tutto americano, gli sportivi venivano sempre ammirati, soprattutto Tyler Bradbury che si ritrovò circondato. Così bello e distaccato, capivo cosa vedevano in lui, tutti gli uomini sono masochisti, continuavo a ripetermi, peccato che a volte il dolore fosse troppo forte da poter essere sostenuto.

- Bene, andiamoci a bere qualcosa a casa mia - Il capitano sorrideva mestamente, partita a basket e post serata tra donne e alcol - Wayright, vuoi venire? -

Ero entrato nel giro e non ne sapevo neanche il perché, Tyler aveva smesso di maltrattarmi davanti agli altri, forse anche i suoi amici si sentivano indulgenti adesso che il loro boss si mostrava meno stronzo con me.

- Dobbiamo fare da babysitter a Wayright? - Era stato proprio lui a parlare - no, grazie. Io me ne torno a casa -

- In realtà anch'io devo rientrare - Colsi la palla al balzo, non ero certo di aver capito bene le parole di quello stronzo, ma che senso avrebbe avuto andare dai ragazzi senza Tyler?

- E dai, solo qualche birra -

Bradbury aveva dissentito - Amico, devo uscire con una tipa tra poco, non starmi addosso -

Ovviamente i ragazzi si erano gasati, lo celebravano come una dannata divinità, Tyler aveva sempre le donne migliori, anche quando stava palesemente mentendo, ma nessuna dei suoi amici avrebbe potuto immaginare. Me ne andai, stavo camminando piano, non dovevo stargli troppo adesso, mi ero detto, poi lo sentì fischiare piano, era qualche metro dietro di me, un sorriso mi sti stampò sul volto.

- Ci hai ripensato? Vuoi farmi davvero da babysitter? -

Quello fece spallucce, mi stava raggiungendo - Se vuoi essere picchiato tutto il giorno si può fare -

Lo guardai, camminavamo più o meno vicini adesso - Dov'è la tipa che devi farti? -

- Ce l'ho qui davanti - Commentò quello, la sua occhiataccia insieme a quelle parole mi eccitarono immediatamente, in automatico svoltammo verso il nostro solito parco giochi semidistrutto, era desolato come sempre, un posto perfetto dove appartarsi.

- Dove vuoi farlo oggi? - Gli chiesi, lanciandogli un'occhiata perforante.

- Scivolo? Fatto. Tavolo da ping pong? Fatto. Sul dondolo direi di no, l'ultima volta ti sei ritrovato faccia a terra - Quel ricordo lo faceva ancora ridere evidentemente

- E' successo perché sei un coglione, l'hai rotto -

- Ti lamenti pure? Sei la prima persona al mondo che si lamenta dei miei muscoli, Wayright. Forse preferivi quel coglione di Sean con il suo fisico da giocatore di bocce, perché non vai a recuperarlo? Ti sta ancora col fiato sul collo, no? -

- Forse dovrei farlo, con lui mi sembra di parlare con una persona adulta almeno - Lo rimbeccai, beccandomi un'occhiata incazzata da parte dell'altro

- Ripetilo, Wayright - Mi minacciò, avvicinandosi a me tutto impettito, stavo già iniziando ad eccitarmi e non mi aveva ancora toccato

- E poi farebbe il passivo, vuoi mettere? - Provai a scappare ma era troppo tardi, Tyler mi aveva afferrato per la t-shirt e spinto indietro, mi ritrovai le sue mani intorno al viso e la sua faccia a pochi centimetri dalla mia, stavo ridendo forte e questo lo faceva incazzare ancora di più - che c'è? Noto del disappunto -

- Wayright, perché vuoi finire in coma? Perché? - Sussurrò quasi sulle mie labbra, continuava a tenermi stretto mentre io cercavo di divincolarmi, era difficile trovare la forza, stavo ridendo sempre di più, ero felice, ecco tutto ... la sua gelosia mi rendeva felice. Anche Tyler lo era, forse non nel modo convenzionale del termine, ma da quando Luis era andato via c'era uno spiraglio da cui la luce stava iniziando a penetrare. Lo guardai dritto negli occhi e smisi di tentare la fuga, quella sorta di battaglia a chi riusciva a prevaricarsi si trasformò lentamente in un abbraccio, lo strinsi a me, in automatico Tyler appoggiò il viso contro la mia spalla.

- Basta con questa roba da checche, mi sento come su Brokeback Mountain -

- L'hai visto? - Mi stupii

- Durante la settimana contro l'omofobia a scuola, per fortuna mi sono addormentato dopo un paio di minuti. Com'è finito? -

- Beh, uno dei due è morto -

Tyler sembrò soddisfatto - Bene -

- Ricordami perché mi piaci, per favore - Dissi con un tono monocorde, la sua risposta fu molto eloquente, con un gesto veloce si liberò della canotta, mi ritrovai a fissare il suo corpo perfetto

- Ti servono altre risposte? -

Non ci fu altro tempo da perdere in chiacchiere.


ANGOLO DELL'AUTORE: Chris e Tyler di The Wayright sono tornati! Ho voluto prendere un momento inedito della loro storia e offrirlo a voi, perché diciamocelo... le cose andavano bene in quel periodo! Nostalgici come me? Sappiate che a un capitolo lieto ne segue un altro meno lieto, giusto per equilibrare il fluff con l'angst.
Spero che l'idea di questa raccolta vi piaccia e che, in qualche modo, arricchisca ancora di più la storia di una delle coppie più amate di TW.
Vi ringrazio sentitamente per aver accolto così bene questo mio nuovo e primo esperimento!
A presto

- STEEL -  

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