1. Happy fucking birthday, Chris Wayright!
" Hello, I've waited here for you, everlong. "
FOO FIGHTER - EVERLONG
Note: Il capitolo in questione si colloca in uno spazio temporale di un anno precedente ai fatti avvenuti in TW.
- Auguri piccolo rompipalle pretenzioso -
Aprii gli occhi ancora impastati dal sonno per incontrare il volto scazzato di Seth, li stropicciai appena e sbadigliai alla grande
- Cosa? - Chiesi confusamente
- Sei tardo? Buon compleanno ho detto - Poi qualcosa di freddo e rigido mi colpì dritto al volto, stavo per urlare contro quello stronzo di Seth e i suoi risvegli di merda ma subito dopo i miei occhi caddero sull'oggetto che mi aveva appena lanciato.
- Cazzo, non ci credo! L'hai trovato! - Stavo ridendo come un idiota mentre continuavo a contemplare il mio regalo di compleanno, la fighissima graphic novel che stavo cercando da due mesi interi.
- Già e non è neanche stata una passeggiata, quindi fattelo bastare anche per i compleanni futuri se mai dovessi spegnere altre candeline -
- Grazie, brutta merda scorbutica, non pretenderò mai più nulla da te - Dissi, sollevandomi dal letto e andandogli contro, Seth voleva ritrarsi, glielo leggevo in volto, ma alla fine si lasciò piazzare un bacio fugace sulla guancia prima di scuotere la testa e lasciare la nostra stanza. Era assurdo, quella roba era praticamente introvabile, doveva averla pagata un casino per averla, mi sarebbe piaciuto portarmela a scuola e iniziare a darle un'occhiata tra una lezione e l'altra, ma con Bradbury e i suoi amici di merda intorno, quell'idea, seppure solleticante, andava esclusa a priori. Dio solo sapeva quanto era bravo a rompere oggetti e zebedei allo stesso tempo.
Quello non era l'unico regalo sensazionale che avevo ricevuto, la mia nuova GT meatball fiammante era in garage ad attendermi, l'aveva desiderata per tutto l'anno, l'avrei comprata io stesso con i soldi guadagnati dalle ripetizioni, ma i miei genitori mi avevano sorpreso, alla fine avevano deciso di regalarmela alla vigilia del mio sedicesimo compleanno. La veneravo letteralmente, tanto da ingurgitare la mia colazione speciale in un paio di secondi prima di correre da lei e salutare tutti frettolosamente. La brezza leggera di aprile, l'asfalto divorato dalle sue ruote, era la bici migliore del mondo ed anche i miei amici la pensavano allo stesso modo.
- E' figa, è veramente figa. Dovresti darle un nome, è sicuramente più figa del cinquanta per cento delle ragazze che conosco, Chris. Non scherzo. - Brian Jacobs ammirava la mia bici con espressione sognante - voglio un appuntamento con lei -
- Cominci a preoccuparmi, amico. Non è che ti becco a limonarti la mia bici? -
Ci ritrovammo a ridere entrambi, poi però ci rabbuiammo subito - Mi sembra quasi un peccato lasciarla qui fuori insieme alle altre ... - Dissi, fissando la fila di bici che occupavano l'esterno della scuola, anche il mio amico sembrava piuttosto malinconico.
- Lei non merita questo. Andiamo, guardala. Non dovrebbe neanche stare insieme alle altre, lei è diversa ... -
- Potrebbe sentirsi sola ... - Concordai
- Forse dovremmo filarcela, è il tuo compleanno! Cazzo, andiamo a divertirci in giro! -
- Ma c'è il compito di Storia ... - Dissi a malincuore, fissando Brian che si rabbuiò di conseguenza - e quel bastardo di Tompson mi detesta già. L'ho soltanto corretto un paio di volte su qualche data storica qui e lì, perché prendersela tanto? -
- Non lo so, c'entra sicuramente l'orgoglio, amico. Allora entriamo, dii ciao alla tua bella. -
Sospirai profondamente, mi sentivo patetico nel provare uno strano senso di tristezza nell'abbandonarla lì fino alla fine delle lezioni, mi trattenni dal mandarle un bacio con la mano e alla fine seguii Brian e la massa di studenti diretti a scuola. Salutai qualcuno, stavo cercando Adam con lo sguardo, probabilmente era già entrato in classe però perché non lo vidi. Con Adam era iniziata in modo strano, si era trasferito a South Gate all'inizio dell'anno e aveva avuto subito bisogno di aiuto per recuperare qualche materia, suo padre era un pilota che veniva trasferito regolarmente e di conseguenza Adam aveva cambiato scuola ogni due anni circa. La scelta era ricaduta su di me, ero un anno più grande, nonché un genio a scuola, ma non credevo che avrei ottenuto altro a parte i soldi delle ripetizioni. Invece mi ero sbagliato, pensai, sorridendo mestamente.
Il secondo banco attaccato alla finestra ci attendeva, con un gesto svogliato mollai lo zaino a terra e mi appoggiai al muro, stavo tirando fuori i libri di Storia quando una vocetta dolce e decisamente riconoscibile mi fece sobbalzare appena
- Tantissimi auguri Chris! - Carrie Gibson era lì, in tutto il suo metro e cinquanta di altezza, con i capelli perennemente acconciati in grossi boccoli biondi, gli occhi grandi e azzurri, era come ritrovarsi davanti una di quelle bambole di porcellana che tanto amava mia nonna Gretchen, avrei dovuto trovarla deliziosa, lo sapevo.
- Oh, grazie - Dissi sorridendo appena, Brian mi fissava oltre la spalla e scuoteva appena la testa con un'espressione avvilita e allo stesso tempo incazzata impressa sul volto; presto mi sarei dovuto sorbire una nuova sessione di insulti gratuiti che si sarebbero conclusi con una frase ormai famosa " MA CHE CAZZO ASPETTI A PORTARTELA A LETTO? E' PAZZA DI TE, PORCA PUTTANA!"
- Emh, ti ho portato una cosa ... è una stupidaggine -
No, no. No. Quello era troppo, i miei occhi caddero sul pacchetto elegantemente incartato che teneva in mano e stava porgendomi con fare tentennante e imbarazzato
- Non dovevi, Carrie! Non dovevi per niente ... - Adesso anch'io ero in difficoltà
- E invece sì, volevo farlo. Mi hai aiutato un sacco con Matematica, se adesso riesco a capirci qualcosa è solo grazie a te e poi te l'ho detto, è una stupidaggine -
Carrie era arrossita incredibilmente, mi sentivo il protagonista di una di quelle serie tv imbarazzanti per adolescenti.
- Oh, taaaaaanti auguri Chriiiiis Wayright! Tiiii prego, adesso fammi tuaaaaa -
La risata bassa e strisciante di Tyler Bradbury fu la ciliegina sulla torta, il pezzo mancante del puzzle, la dannata goccia che fa traboccare il vaso e così via ... aveva parlato con una vocetta da bambina delle elementari, una perfetta copia di quella di Carrie, infatti il suo viso da bambola era passato da un bordeaux preoccupante ad un bianco ancora più preoccupante, la vidi tremare appena, i suoi occhi evitarono i miei e quelli di Bradbury. Il suddetto se ne stava appoggiato contro il mio banco, le braccia muscolose conserte e un'espressione di puro gaudio su quel volto detestabile.
- Lascialo perdere, è solo un idiota - Dissi a denti stretti mentre quello rideva ancora, era in una sorta di euforia mattutina, ma come sempre riuscivo a notare il ritardo mentale che lo contraddistingueva.
- Ma comeeee, anch'io ho qualcosa per te, Chriiiiis - Continuò imperterrito a parlare con quella vocetta, stavo per obiettare neanch'io sapevo cosa quando improvvisamente lo vidi tirare fuori dalla bocca una grossa gomma da masticare rosa, successe tutto troppo in fretta, in un attimo la spiaccicò contro il mio libro di Storia prima di guardarmi con un sorriso candido sul volto - Happy fucking birthday, Chris Wayright! -
Stavo per lanciarmi, lo avrei fatto, i miei piedi avevano già lasciato il pavimento quando andai a scontrarmi contro il petto ben piazzato del mio amico, Brian aveva gli occhi sgranati
- Che cazzo pensi di fare? Contro Bradbury? Il giorno del tuo compleanno? Cazzo, sei arrivato ai sedici, Chris. Non vuoi mica morire sul più bello, vero? Stasera dobbiamo festeggiare, sappi che trascorrere la giornata al reparto terapia intensiva del South Gate Hospital non rientra in quel tipo di divertimento di cui sto parlando.-
- Io gli rompo quella cazzo di faccia! Prima o poi lo riduco ad una poltiglia di merda - Ringhiai tra i denti ma quel bastardo mi aveva già dato le spalle e stava andando a sedersi al suo posto, sempre troppo vicino al mio.
- Non essere idiota, Bradbury non può essere distrutto, è come un Horcrux. Da bravo, va a sederti, Tompson è arrivato -
A malincuore e con il fiato ancora grosso dovetti ascoltare Brian, andai a sedermi ma prima lanciai un'ultima occhiata carica di odio a quell'abominio che mi sedeva dietro, di rimando ottenni un dito medio e altre risate di scherno, stavolta provenienti anche da quei cerebrolesi dei suoi amici.
- Devi lasciar perdere, Chris. Le prendi da tutto l'anno, perché ti ostini a provocarlo? -
- Cosa? Lo starei provocando? Da quando in qua esistere è provocarlo? - Tirai fuori un kleenex e tentai disperatamente di staccare la chewin-gum dal mio dannato libro. Quante volte l'avevo già fatto dall'inizio dell'anno? Ne avrei potuto fare un mestiere continuando in quel modo - vedi? Dovrei subire tutto questo per l'eternità? E perché poi? Solo perché è grosso e incazzato? Ah, fanculo. -
Brian portò gli occhi al cielo - Voglio solo farti notare che non ha senso difenderti contro Terminator. L'esperienza me lo ha insegnato e avrebbe dovuto farlo anche con te! Quello si prepara al militare, fanno male i suoi pugni ... -
- Pensi che non lo sappia? - Stavo ridendo istericamente - sono il suo sacco da boxe umano da quando avevo sei anni!-
- Signor Wayright, pensa di poter tacere per un attimo o vuole spiegarle lei le regole per il test di oggi? Vuole anche la mia cattedra? -
La voce melliflua del professor Tompson mi costrinse a tacere, l'uomo mi fissò con i suoi occhietti neri e cattivi
- Mi scusi - Dissi, sospirando per lo stress. Quella giornata era iniziata in modo drammatico e qualcosa mi diceva che si sarebbe conclusa nel sangue. Ovviamente nel mio. Presi il regalo ancora incartato di Carrie e lo posai nello zaino, sembrava un cd a giudicare dalla forma e dalla consistenza, avevo tre o quattro ragazze che mi veniva dietro e questa cosa stava iniziando ad innervosirmi non poco, non volevo uscirci per ovvi motivi, ma non potevo continuare a fingermi etero e ad evitarle, non sarebbe stato normale.
- E per la cronaca, Carrie è cotta di te, non so che cazzo fai a queste ragazze, ma ti amano. Quindi tu devi uscirci altrimenti anch'io aderirò alla politica Bradbury e inizierò a picchiarti -
- Oh, ti tiro un calcio sulle palle se non la pianti! - Sussurrai, incenerendo il mio amico con gli occhi, quello si portò le mani al petto in un gesto che avrebbe voluto dire "ok, calma". Alla fine il professore iniziò a passare i fogli con le domande del test, la solita stronzata che prevedeva risposte multiple ed alcune aperte sul programma che avevamo studiato fino a quel punto. Brian sospirò forte, avrei dovuto dargli una mano ma non sarebbe stato un problema finire anche il suo.
- Avete un'ora - Ci fu un mormorio generale di dissenso - e ve la farete bastare, dovete prepararvi agli esami di fine anno, cercate di non scrivere i soliti abomini! - Continuò imperterrito il professore prima di tirare fuori il suo portatile e sedere al suo posto.
Iniziai a rispondere alle domande, una dopo l'altra, ero inarrestabile, Brian stava iniziando a fissarmi, la sua espressione diceva più o meno "Ma che cazzo", lanciai un'occhiata al professore che fortunatamente continuava ad ignorarci, poi lessi anche le sue domande ancora in bianco e gli indicai le risposte giuste, stavo per tornare alle mie quando mi ritrovai a sbattere il petto contro il banco, Tyler Bradbury aveva tirato un calcio alla mia sedia con la sua solita delicatezza da Hulk. Perché si era seduto dietro di me?
- Che cazzo vuoi? - Dissi in un sussurro senza neanche girarmi
- Delle risposte - Ribatté quello
- Non lo so perché sei ritardato, spiacente - Ribattei, scuotendo appena le spalle
- Come sei divertente, più tardi riproverai a dirlo di nuovo ma stavolta con la testa nel cesso, sei felice? -
Tyler e le sue minacce che suonavano sempre come promesse, decisi di ignorarlo e tornai al mio test, era sempre la solita merda, aveva passato la sua intera esistenza a rendere la mia schifosa e alla fine pretendeva pure il mio aiuto durante i compiti in classe. C'era un che di comico in quella situazione.
- Wayright! -
Stavolta fu la punta della sua penna a colpirmi tra le spalle. Chiamai a me tutta la pazienza che possedevo e inspirai profondamente
- La terza. Dammi la risposta. - Disse imperterrito con quel tono di comando.
- Sì, ok ... - Poi lessi a bassa voce la domanda in questione - Chi dichiarò guerra alla Gran Bretagna nel 1779? -
- Quella -
- Oh, ma è facile. La risposta è: Quella puttana di tua madre. -
Il ringhio di Tyler fu perfettamente udibile da tutta la classe, anche il professor Tompson alzò gli occhi dal suo computer e li puntò sulla folla di studenti
- Abbiamo un licantropo in classe e non me ne sono mai accorto? State zitti, per Dio. -
Stavo ridendo sotto i baffi, probabilmente da lì a trenta minuti mi sarei ritrovato con la testa nel cesso e le costole ammaccate ma non importava, non si poteva semplicemente accettare le stronzate di Bradbury per sempre.
- Sei morto, Wayright ... m-o-r-t-o. -
- Fanculo, mi perseguiti da tutta la vita e pretendi anche che ti passi i compiti? Sei ancora più cerebroleso di quanto avessi pensato -
- Te ne pentirai, dii addio ai tuoi denti, te li farò ingoiare ad uno ad uno -
- Allora, che cos'è questo brusio? - Il professor Tompson sbatté un pugno sulla cattedra, i suoi occhi scuri mi intercettarono - Wayright! Sempre tu! Vieni immediatamente alla cattedra. Spostati. -
- Ma professore, non ho fatto niente! - Dissi cercando di discolparmi, Brian stava impallidendo accanto a me, il suo foglio era ancora fin troppo pulito
- Non discutere con me, muoviti. Siediti alla cattedra -
La risatina appena percettibile di Bradbury accompagnò la mia sfilata verso quel dannato di Tompson, strinsi i denti, era tutta colpa mia ad ogni modo, forse Brian non aveva tutti i torti, ma non riuscivo a comportarmi come tutti gli altri. Non potevo essere accondiscendente e servizievole con quel pezzo di merda, lo odiavo perché era un essere misero e spregevole, non c'era una ragione o un motivo dietro quel suo comportamento di merda, era semplicemente un bulletto del cazzo a cui madre natura e Luis Bradbury avevano dato un fisico piazzato e muscoli di ferro. Me ne fottevo dei suoi problemi, la maggior parte dei professori scusava o fingeva di non vedere ogni suo comportamento di merda, la morte di Caleb ha sconvolto i Bradbury, bisogna essere compensivi, dicevano, perfino i miei stessi genitori avevano provato più volte a farmi uscire con i due fratelli psicopatici, ma non ero io il problema, non ero stato io ad iniziare quella guerra.
Quando la campanella suonò mi beccai un'altra occhiata infastidita da parte di Tompson, poi iniziò a ritirare i test, alla fine dell'ora tornai al mio posto e sopportammo stoicamente il resto della mattinata.
- Mi dispiace, amico ... volevo darti una mano - Dissi, piazzandogli una pacca sulla spalla a Brian.
- Lascia stare, tanto non sono mai andato oltre la C + con Tompson, me ne farò una ragione. Andiamo a pranzo e niente giro in bagno per te, devi tenertela fino alla fine delle lezioni -
- Lo so, lo so. Non sono così idiota da isolarmi e permettere a Bradbury di farmi lo shampoo con la piscia. Che schifo di vita, è patetico vivere così ... - Ammisi, portandomi una mano sul volto.
- Cazzo, tu non mi ascolti, continuo a ripeterti di lasciarlo perdere e tu cosa vai a fare? Gli sputtani la madre che sarebbe l'equivalente dello sventolare un telo rosso davanti al naso di un toro incazzato -
Lo sapevo bene, non trovai nient'altro da aggiungere, alla fine avrei sempre potuto correre via come il vento, era l'unico asso nella manica che possedevo, correre, scappare, darmela a gambe, nascondermi così bene da non poter essere trovato.
Stavo mangiando il mio pranzo malvolentieri quando il nostro gruppetto venne raggiunto da un secondo, Brian mi diede una gomitata al braccio che per poco non finì col farmi cadere addosso il formaggio della pizza che stavo per addentare
- Ma che cazzo ti prende? -
- Leah in arrivo, Leah in arrivo. E se ti fai scappare anche lei io giuro che ... -
Le minacce del mio amico andarono perse nel brusio generale, come se quella giornata non fosse già abbastanza schifosa ecco che poteva perfino peggiorare! Leah Hawthorne era una delle cheerleader più carine della scuola, nonchè prima della classe, in poche parole una delle ragazze più puntate dell'anno. E stava sorridendo a me ... purtroppo.
Ero gay, cazzo! Avevo passato l'intero pranzo a fissare Adam dall'altra parte della stanza e a inviargli messaggi sconci su quello che gli avrei fatto l'indomani durante le nostre lezioni di recupero, ma non potevo dirlo e quindi eccomi lì, a far finta di essere lusingato.
- Ciao Chris, tanti auguri di buon compleanno! - Esordì quella, aveva già ammaliato l'intero tavolo con giusto una manciata di parole
- Ciao Leah, grazie tante ... - La mia risposta faceva schifo, i miei amici mi fissarono in cagnesco, dovevo impegnarmi ed essere meno gay di così - emh, ti va di sederti qui? -
- Oh, non posso proprio, stiamo per andare agli allenamenti della squadra, le ragazze mi stanno aspettando, però volevo lasciarti questo ... -
Un altro regalo. Guardai Brian con un'espressione disperata, di rimando mi beccai un'altra gomitata furiosa - Emh -
- Non so neanche se ti piace! E' una cosa stupida, so che ti piace tanto fare surf, ti ho visto spesso questa estate, sei bravissimo e quindi ho pensato che dovessi vedere tutti i film su Tom Curren se non l'avessi già fatto ... -
Imbarazzo. Di nuovo. Avrei voluto dirle che mi dispiaceva davvero essere così terribilmente gay, ma alla fine decisi di evitare
- Mi piace da matti, Leah. Grazie davvero ... è un regalo bellissimo -
Lei rise, ma allo stesso tempo sembrava quasi in attesa che dicessi altro, ma non avevo altro da dire, sentivo l'odio dei miei amici crescere, che cazzo dovevo fare?
- Fai qualcosa di speciale stasera per caso? -
Caddi letteralmente dal pero, ma dal pero più alto del mondo, la botta fu fortissima. Mi ritrovai a sbattere le palpebre, il mio cervello andò in tilt
- No, non fa nulla! E' liberissimo, dovreste uscire! Perché non esci con Leah? - Brian aveva colto la palla al balzo
- M-ma io credevo che saremmo usciti tutti insieme, come ogni venerdì ... -
Se uno sguardo avesse potuto fare male adesso mi sarei ritrovato in cenere, il mio amico avrebbe voluto uccidermi - No! Col cazzo che usciamo insieme, sono in punizione per il voto di merda che prenderò a Storia, sei libero -
Leah continuava a sorridermi, sembrava felice ... almeno lei ... non c'era nient'altro che avessi potuto fare o dire, era finita. Dovevo uscirci insieme, avrei anche dovuto limonarci perché era ciò che si faceva agli appuntamenti, ero in un casino di merda e improvvisamente capì che fare il mio sedicesimo compleanno faceva schifo come tutti quelli precedenti.
Quando tornai da pranzo mi sentivo quasi invecchiato di un centinaio di anni
- Che cazzo è questa faccia? Stasera esci con la tipa più ambita della scuola! Te ne rendi conto? -
Avrei voluto strozzarlo a mani nude, ero finito in un casino bello e buono, oltretutto avrei anche dovuto tenere il segreto con Adam, non volevo problemi, Dio solo sapeva se mi servivano anche le lamentele del mio trombamico!
- Comunque c'è troppa calma qui ... -
- Cosa? - Chiesi, ero ancora sovrappensiero
Brian si guardò intorno con fare circospetto - Dico che nulla si muove! Sembra la dannata calma prima della tempesta -
- Cazzo ... hai ragione. Dov'è finita quella merda di Bradbury? Vederlo mi fa cagare sotto, ma non vederlo da nessuna parte è pure peggio - Ammisi con un certo disagio.
- Sì, è come quando nei film vedi quegli stronzi che fanno il bagno e sai che sta per arrivare lo squalo perché parte quella musichetta inquietante e la telecamera si sposta! E vorresti avvertirli ma non puoi! -
Ok, adesso stavo veramente male.
- Tu sei la bionda svampita che fa il bagno mentre Tyler è lo squalo assassino che sta per tranciarti in due il busto! -
- Ho capito, cazzo! Non c'era bisogno di spiegare! - Ringhiai, sempre più agitato - non posso farci niente, abbiamo lezione per altre due ore -
- Magari ha solo finito per oggi, forse ci stiamo preoccupando per niente ... -
Nessuno credeva veramente a quelle parole, neanche lo stesso Brian ma apprezzai quel blando tentativo di rassicurarmi. Quelle due dannate ore di Musica e Arte non sembravano passare mai, continuavo a guardarmi intorno nervosamente, avevo perfino preso il posto accanto alla finestra per controllare fuori. Non c'era. Ma dove diavolo era?
Quando la campanella suonò scattai su come una molla, Brian mi venne dietro cercando di mantenere il passo
- Fatti valere stasera, brutto stronzo. Che sia epico! Fa quello che farei io se qualcuno mi degnasse di attenzioni! Conquista la preda, va bene? -
- Smettila di parlare come un idiota, sembri uscito da un film di serie B - Ribattei, aumentando il passo ulteriormente, avevo una brutta sensazione, mi sembrava quasi che dietro ogni angolo ci fosse Bradbury pronto a seviziarmi, ma non era così. Raggiunsi l'uscita e mi guardai intorno, era tutto tranquillo, anche Brian era riuscito a starmi dietro
- E' strano ... - Dissi, poi raggelai nonostante i ventidue gradi di quel pomeriggio, forse impallidì perché Brian mi fissò con sguardo preoccupato - cazzo, cazzo! -
Corsi come un dannato, sbattendo contro la gente pur di farmi spazio tra la folla di studenti, poi mi gettai a capofitto nel parcheggio, i miei occhi passarono in rassegna le bici dei ragazzi, rimasi a guardare quella fila per un paio di secondi, il mio cervello si rifiutava di accettare che il mio regalo appena scartato non fosse più lì. La catena era stata spezzata, la bici era andata.
- N-no, non ci credo! Dovevi ancora farmi fare un giro - Brian apparve al mio fianco con il fiatone, ero sconvolto, ma ancora di più sentivo qualcosa di spaventoso e bollente risalirmi lungo lo stomaco. Era un fuoco incandescente, era la rabbia più vera e pura che avessi mai provato in vita mia fino a quel momento, iniziai a tremare e a respirare furiosamente, quattrocento dollari di bici ... la mia bici! Il mio dannato regalo scartato soltanto il pomeriggio prima.
- Lo uccido, stavolta lo uccido. Dov'è'? - Iniziai a guardarmi intorno febbrilmente, il parcheggio era affollato, lui non c'era, mi incamminai, Brian continuava a parlare e a trattenermi con le braccia, ma non lo stavo a sentire. La rabbia era troppa.
- BRADUBURY? - Stavo urlando verso la folla di gente stipita all'ingresso - VIENI FUORI, BASTARDO -
- C-chris, non credo sia una b-buona idea ... - Balbettò Brian
- Sta zitto! Sono stanco di subire! Sono fottutamente stanco! - Poi sentii perfettamente una brusca frenata alle mie spalle seguita da una risata che avrei riconosciuto tra mille. Tyler Bradbury era seduto al posto del passeggero, aveva il braccio fuori dal finestrino ed un'aria terribilmente soddisfatta impressa su quella faccia di merda, mi fissò dritto negli occhi e rise ancora
- Hai perso qualcosa, Wayright? -
- T-tu ... brutto figlio di puttana! - Gli corsi incontro, divorai ogni metro che mi separava da quella fottuta auto, ma il suo amico accelerò in fretta e in pochi secondi sfrecciarono via, le risate di scherno di quei bastardi rimasero nell'aria per un attimo, insieme a qualcosa di svolazzante che andò a cadere a pochi centimetri dai miei piedi. Mi abbassai per raccogliere l'istantanea, la mia bici stava calando a picco nell'Oceano.
- Cazzo ... - Brian mi si affiancò, anche i suoi occhi caddero sulla foto. Ero devastato, la rabbia aveva lasciato il posto a qualcosa di diverso, un dolore più vivo.
- Cosa dirò ai miei genitori quando mi vedranno tornare a casa senza bici? - Dissi, preoccupato
- Mi dispiace, Chris. Sarebbe stato più semplice passargli quel dannato compito ... lo sai anche tu -
Mi sentivo amareggiato e distrutto, accettai il passaggio di un amico e tornai a casa sperando che nessuno notasse subito l'assenza della mia bici. Dovevo fare qualcosa, avevo bisogno di una vendetta per potermi sentire meglio, non potevo starmene lì ed accettare semplicemente quello che era successo. Non potevo.
Seth era sulla veranda, bastò un'occhiata breve per notare che qualcosa non andava, scossi la testa
- Lascia stare -
- E' stato Bradbury? -
Perspicace come sempre, Seth il veggente. Non fu necessario rispondere.
- Sono usciti poco fa i Bradbury, hanno preso l'auto grossa, ho anche visto qualche borsone, non credo che torneranno presto, se ti interessa ... non è raro che passino il fine settimana dai loro nonni -
Rimasi a bocca aperta, Seth aveva parlato con un tono disinteressato, in realtà c'era molto di più in quella semplice frase
- C'è quel punto morto sul retro, Luis lo dice spesso a nostro padre - Dissi, riflettendo ad alta voce
- Già, nessuno vedrebbe niente se qualcuno volesse passare da lì ... -
- Nell'ipotesi, si intende - Dissi piano, cercando di nascondere un sorriso cattivo che mi passò sulle labbra - grazie, Seth. Puoi dire alla mamma che vado a fare un giro con Brian? -
- Certo, a dopo! -
Non sapevo fare a cazzotti quanto mi sarebbe piaciuto, ma me la cavavo abbastanza bene nell'intrufolarmi in giro, passando dal retro del mio giardino era parecchio semplice scavalcare il muretto che dava sulla villa dei Bradbury. Era stato incauto quel piccolo aborto fallito, pensai, osservando il suo amato skateboard tutto solo ed incustodito ... era stata una grossa spesa quella, probabilmente un regalo di natale, sapevo quanto Bradbury ci tenesse, eppure non se ne stava prendendo cura come avrebbe dovuto. Mi calai il cappuccio sulla felpa nera per precauzione, poi, nel giro di pochi secondi, corsi verso lo skate e l'afferrai, portandomelo sotto braccio fino a casa.
Mi sentivo euforico, sarebbe stato ancora meglio quando avrei usato quel fottuto skate come legna da ardere al falò che quella sera avrei organizzato.
Dopotutto non si compiono sedici anni tutti i giorni!
NOTE DELLE AUTRICI: Sapevamo che vi erano mancati, forse perché anch'io ho scoperto di sentire la loro mancanza a distanza di qualche mese dalla conclusione di Overcome. A livello temporale mi piacerebbe coprire sia TW che Overcome, con qualche capitolo sul futuro, ma il progetto non mi è ancora chiaro.
Spero che possiate apprezzare. Oggi sono molto nostalgica!
Buona lettura.
- STEEL -
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