Episodio 9
Nessun cavaliere, ma il drago che la teneva prigioniera la seguì instancabile. Malfoy non si fermò, neanche quando lei si scansò alla sua presa "Non provare a toccarmi" gli intimò, spaventata dalla possibilità che a quel tocco avrebbe ceduto.
"Vattene Malfoy" a ogni svolta aggiungeva lacrime e veleno. Non lo guardò più, ma il ragazzo si arrese solo quando gli sbatté la porta in faccia, impedendogli anche solo di avvicinarsi.
Si comportava da sciocca: era ferita, da quella scoperta, ma non poteva incolparlo senza sapere. E che voleva pretendere? Tra loro c'era solo quel patto, niente di più, e per quanto potesse illudersi che a volte i comportamenti ambigui del ragazzo andassero oltre... non avevano una storia.
Lei era la ragazza di turno, poteva pretendere solo che il loro patto fosse rispettato. Ma lui la confondeva, e parlargli per poi scoprire di aver visto qualcosa che non c'era sarebbe stata una bella botta.
Il cuore di Hermione era straziato. Non sapeva cosa pensare, da un lato sperava che non fosse stato lui, per poter risolvere quel malinteso e tornare ad avere l'unico genere di attenzione che le dedicava. Dall'altro lato, se non avrebbe risolto quel casino sarebbe finito al più presto, e quelle notti di passione sarebbero state dimenticate come errori di gioventù.
Piangeva appoggiata alla porta, arrovellandosi il cervello. Che stavano facendo? Si era posta quella domanda fin dal loro primo bacio. E non aveva ancora trovato una risposta.
Ma quando i suoi piedi si mossero, quasi da soli, facendola risollevare, sapeva che la sua debolezza l'avrebbe avuta vinta. Infatti andò da Draco, e lo trovò sulle scale, si fece seguire fino alle sue stanze, e sotto il suo sguardo furente si sentì morire.
Si stava calpestando da sola. Si infliggeva quella tortura. Avrebbe voluto amarlo, e avrebbe voluto essere amata da lui, ma tutto quello che aveva era la sua presenza, e il suo corpo.
Dopotutto era così diverso? Cercava di zittire la voce dentro di sé che le urlava 'Sì è diverso!' ma ci riuscì solo per qualche istante. "M-mi dispiace, hai ragione... D-devono per forza averci visto" esordì davanti ai suoi occhi inquisitori. Dirlo ad alta voce la aiutò a capire che probabilmente era in buona fede. Perché parlare a quel punto? L'avrebbe potuto fare molto tempo prima.
Hermione allora punto crollò, sotto la consapevolezza dell'odio che si sarebbe riversato su di lei d'ora in avanti. I singhiozzi presero il sopravvento sulle parole, e non riuscì ad aggiungere altro, sorpassò il Serpeverde, prendendo una scatola di fazzoletti.
"Avanti Granger, si stancheranno presto" cercò di consolarla Draco a quel punto. Lei gli dava le spalle, in modo da non mostrargli il viso pesto.
"No, non lo faranno" ribatté.
"Ci lasceranno in pace fra qualche giorno, vedrai" insisté lui.
A quel punto si voltò, guardandolo negli occhi per non essere fraintesa "Magari si scorderanno di te, ma sono io che ho fatto la scelta sbagliata, e sono io che ne pagherò le conseguenze, fra noi due" quello che aveva detto era mostruoso, ma era ciò che pensava davvero. Questo voleva dire che era un mostro?
Lui si fece indietro quanto bastava a spostare la manica, facendo sbucare la cicatrice del Marchio. "Quindi è peggio scoparsi un mostro che esserne uno?!" quasi le gridò contro il ragazzo. Hermione era sconvolta da quei pensieri così... simili ai suoi.
"Non sei un mostro" gli disse, la voce che tremava e le lacrime agli occhi. Lui però scosse la testa, come a non voler ascoltare la sua risposta. Le afferrò il braccio, e Hermione provò a tirarsi indietro senza riuscirci, sapendo bene cosa voleva "Sì invece, ecco la prova".
"Fermo... No! Draco..." lui spostò anche la sua manica, stringendo la presa per affiancare le due cicatrici. Bianche, vecchie, eloquenti. Il suo volto era sconvolto "Ce l'abbiamo scritto sulla pelle, chi di noi è il mostro" disse a pochi centimetri da lei.
Sentiva il suo respiro agitato sulla pelle, il suo calore, la sua vicinanza, ma non aveva il coraggio di guardarlo. Lui non la lasciò andare, anzi la bloccò contro la libreria. Hermione lo spinse via "No", gli intimò cercando di superarlo, per fuggire nella sua stanza. Ma quando lo fece, il ragazzo la avvolse da dietro e la sospinse alla parete, sussurrandole in un orecchio "Ho bisogno di te".
Smise di opporre resistenza, ma non lo assecondò, lui incastrò le loro dita, bloccandole le mani contro il muro. Sentiva la pietra fredda e scomoda dietro di sé, e il ragazzo caldo e accogliente davanti.
Draco si tuffò famelico sulla sua bocca, cercando la sua lingua, mordendole le labbra. Aveva schiacciato il corpo contro il suo, eccitato.
Hermione ricambiava con rabbia quel bacio: rabbia per come stavano andando le cose, rabbia per sé stessa così debole e incoerente, e per Draco, che era la persona più sbagliata che potesse scegliere, e invece aveva finito per scegliere lui.
Si liberò dalla presa delle sue mani, e si aggrappò alle sue spalle, facendosi sollevare contro la parete. Ora era del tutto appoggiato a lei, e anche se si sentiva schiacciare, era piacevole. Le sembrava di sentire i loro cuori battere all'unisono, l'uno contro l'altro.
Draco con le sue gambe avvighiate alla vita, la stringeva rude, e correva con le mani sotto la sua gonna. Le spostò gli slip, e passò le dita sulla sua intimità, facendo scaturire un gemito che raccolse con un bacio.
Hermione si affrettò a liberarlo dalla cintura, e l'istante dopo lui era già dentro di lei, impaziente e aggressivo.
Aveva spettinato i suoi capelli biondi, aggrappandosi a ogni centimetro del suo corpo che riusciva a trovare. Lo accoglieva, spingendosi contro di lui, sentendolo sempre più in profondità. Continuarono a spingere, l'aria era satura dei loro gemiti, finché lui si fece indietro, lasciandola a terra, la fece girare, e la penetrò ancora, e ancora.
Si sentiva fremere, le gambe sembravano sul punto di crollare, come fossero di gelatina. Il ragazzo passò una mano sul suo ventre, e la fece scivolare in basso, iniziando a toccarla. A quel punto si lasciò andare, sentì la tensione sciogliersi, e scossa dall'orgasmo fu costretta a reggersi alla parete.
Draco era preda della smania di possederla, e afferrandole il bacino, si spingeva dentro di lei. In quella stretta famelica c'era tutta la sua paura: che ogni volta fosse l'ultima.
Se fosse successo non avrebbe potuto biasimare altri che sé stesso.
La tenne stretta finché poté, poi il contatto col la sua pelle, col suo sesso, non gli permise di resistere a lungo. Quando venne, si ritrovò ad ansimare insieme a lei, appoggiato col mento sulla sua spalla, le guance che si sfioravano.
Si mosse per rimettersi a posto i pantaloni, e Hermione aggiustò la gonna. Si voltò senza neanche guardarlo, pronta a scappare nella sua stanza, le spalle tremanti per il pianto che iniziava a scuoterla. Avrebbe voluto seguirla, fermarla, o solo sapere cosa fare con lei.
Forse ne erano successe troppe in un solo giorno, poche ore prima dormiva accanto a lei, e ora?
"Hermione" lei si fermò singhiozzando, ostinatamente di spalle, una mano che malferma passava sul viso, tentando di ricomporsi. Lui gliela afferrò, sentendo le dita umide delle sue lacrime. La ragazza però la ritrasse in fretta.
Temporeggiò qualche secondo indecisa, e poi fuggì dietro la sua porta, con un guizzo di capelli castani, lasciandolo con il braccio proteso ad afferrare solo il suo profumo. A quel punto i singhiozzi di lei gli sembrarono ancora più assordanti, passavano attraverso il legno e la pietra. Erano insopportabili, dolorosi.
Com'era arrivato a quel punto? Con una spinta fece ribaltare la poltrona, che si schiantò sul pavimento con un tonfo, attutito dall'imbottitura. La testa del ragazzo martellava, il suo cuore gli diceva di restare, capì che per una volta doveva prendere esempio da lei: doveva scappare, anche se era già troppo tardi.
Spazio autrice
Questo ragazzi è il mio regalo per festeggiare il ritorno a Hogwarts! Buon primo settembre a tutti!! 💕 (al solito, scusate le sviste 😅)
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