Capitolo 27 • Buono
Quando io e Flo entrammo in camera mia alle cinque del mattino, Sid finse di non accorgersi di nulla.
Abbracciai il corpo di quella che non era più un'amica ma neanche una fidanzata e mi beai del suo profumo talcato.
«Poteva andarci peggio, dopotutto» sussurrò Flo.
«Mmh-mmh» annuii, parecchio stanco.
Una responsabile ci aveva beccati, insospettita dalle luci accese e dal baccano di frusta e padella, e ci aveva assegnato una relazione sulla digestione di cibo ingerito durante le ore in cui bisognerebbe dormire, di norma. Una multa in denaro non avrebbe sortito alcun effetto e lei lo sapeva, con tutto quello che sborsavamo ogni anno per studiare ad Harvard, quindi aveva optato per osservarci mentre pulivamo ogni centimetro quadrato di superficie sporcata e per proibirci di mangiare in mensa per tutta la settimana, finestra di tempo entro la quale avremmo dovuto elaborare quella patetica ricerca scritta. Se non avessimo rispettato la scadenza, avrebbe coinvolto i piani alti.
«Poteva mangiarsi gli ultimi due pancakes rimasti» continuò Flo, ridacchiando.
Ero certo che non avesse bevuto un granché alla festa di Jason, ma mi sorse il dubbio di non averla tenuta d'occhio così fedelmente.
«E la tua fame da orso appena uscito dal letargo non le avrebbe mai perdonato un simile affronto, giusto?» la canzonai.
«Mai. Mangio sano sei giorni su sette per potermi concedere qualsiasi cosa il settimo e non permetto a nessuno di rovinarmi la festa. Figuriamoci ad una bacchettona come lei che poteva essere intenta a fare ben altro a quest'ora».
Le sue parole accoppiate ad un lieve strusciarsi del sedere contro la mia intimità sortì un effetto che mi mozzò il fiato. No, non poteva istigarmi a quell'ora: ero stanco, assonnato, provato mentalmente e, seppur in minuscola percentuale, convinto che Sid fosse in perfetto ascolto, il che mi metteva non poco in imbarazzo.
«Dormi, Flo. Meritiamo un po' di riposo».
Lei aderì ancor maggiormente al mio corpo, rischiando di farmi impazzire.
«Se è quello che vuoi...» mormorò quindi, sbadigliando.
Fu più forte di me. Stiracchiarsi come una gatta andando a strofinarmisi contro diede alle mie mani il via libera per palparle il seno, baciarle il collo ben esposto e scendere a dare una bella strizzata ai glutei. La mia mano destra passò rapidamente davanti e superò le barriere di tessuto per toccare con le dita la sua intimità, dove trovò il clitoride quasi subito. Lo stimolai per un po', godendomi il fatto che Flo si contorcesse fra le mie braccia, quindi le mordicchiai il collo un po' più vicino alle spalle, lì dove disegnava una curva sensuale, e infilai due dita all'interno della cavità vaginale.
Flo emise un sospiro che dubitai non avesse sentito anche Sid, ma in quel momento volevo soltanto portarla all'esasperazione e ogni altro fattore era decisamente secondario.
«Se fossi stronzo come credi, mi fermerei ora...» sussurrai al suo lobo, sfiorandolo con le labbra.
«Mmh... No. Ti prego, no» rantolò lei, quasi in preda agli spasmi.
«Ma io sono molto buono, in verità. E te lo dimostrerò».
Rallentai soltanto per una frazione di secondo, il tempo di farle prendere fiato, per poi muovere con una celerità impressionante le dita sui punti giusti, guidato dai suoi stessi gemiti. Non mi fermai finché non si rilassò contro di me, buttando fuori una notevole quantità di aria.
«Sei buono, sei molto buono» annuì, ansimante.
Qualche secondo dopo, provò a voltarsi verso di me e a toccare con mano quanto ero pronto a ricevere un po' di stimolazione a mia volta, ma Sid si voltò verso di noi proprio in quel momento, seppur fingendo di essere profondamente immerso nel sonno.
La paura che spalancasse gli occhi e mi vedesse ricevere preliminari sessuali mi creò un'ansia tale da far scendere tutto. Sarebbe stata una fonte di disagio ingestibile e non l'avrei sopportato: già così ero sicuro che un po' di imbarazzo avrebbe inquinato ugualmente la stanza per giorni interi.
«No, no, lascia stare per adesso. Buonanotte, Flo».
«Buonanotte...» mi fece eco lei, rispettando la mia decisione.
Si voltò nuovamente per compattarsi al mio corpo nella classica posizione a cucchiaio e, nonostante avvertissi già un certo formicolio al braccio sinistro, non volli sciogliere l'abbraccio. Non mi addormentai subito: mi assicurai che lei stesse comoda, che non avesse freddo e che respirasse bene, finché non fu il suo battito regolare a cullarmi nel sonno.
Verso le undici del mattino, riaprii gli occhi. Non fui sorpreso di vedere il letto vuoto di Sid: ciò che mi colpì fu l'assenza di post-it che mi rimproverassero per la situazione eventualmente creata.
Feci attenzione a non svegliare Flo mentre scioglievo la morsa in cui l'avevo stretta per ore e, prima di entrare in bagno per farmi una doccia, mi voltai brevemente ad osservarla. Piccola e tenera, pensai subito. Soffermandomi sulle labbra rosee e piene, aggiunsi anche sensuale, seppur nella sua intrinseca delicatezza ed eleganza.
Il vapore acqueo mi diede una bella svegliata, ma mi fece anche ripensare all'ultima volta che Flo aveva dormito nel mio stesso letto. Quella volta, ero andato via dalla festa di Halloween con lei, lasciando da sola la mia adorata Maddie.
Il suo nome mi rimbombò in testa anche mentre frizionavo i capelli con l'asciugamano – lo stesso con cui avevo asciugato il corpo, per confermare ogni stereotipo a riguardo – e continuò a vorticarmi nei pensieri fra un ritocco e l'altro alla barba.
Telefonai a Chloe senza preavviso.
«Peter! Ciao, tutto bene?» rispose subito, squillante.
«Uhm... Sì, diciamo. Buongiorno. Volevo chiederti... Be', come stai, innanzitutto».
Ogni tanto, odiavo le convenzioni sociali. Mi sentivo obbligato a chiedere come stava l'altra persona quando, chiaramente, avevo altre priorità in quel momento, come chiederle un favore. Riconoscevo, tuttavia, che significava portare rispetto per il tempo e l'umore altrui, quindi mandavo giù amaramente la pillola.
«Bene, bene. Ti ascolto».
Sorrisi, perché certe cose non cambiavano mai. L'intesa istantanea con Chloe, costruita nei lunghi anni delle scuole superiori, era una di quelle. Preziosa, invariata, efficace, come piaceva a me.
«Volevo chiederti come sta Maddie. Non so se sia il caso di scriverle, dato che immagino tu sappia...»
«Sì, sì. Purtroppo, so. Mi dispiace, a proposito» confessò lei, improvvisamente più dolce nella voce.
«Non preoccuparti, sono sicuro che sia solo una pausa. Una fase» commentai.
Chloe esitò.
«Non credi anche tu?» cercai conferme.
«Vedi, Peter... Io la sento presa dal lavoro, dalla famiglia disastrata, come ben sai, da tante cose... Ma so anche che c'è un certo Liam con cui si trova bene. Anche se mi puzza tutto quel suo inondarla di complimenti e attenzioni, quando alla fine della giornata mi sembra più prosciugata di prima».
Quando avevo trovato il numero di Chloe fra i miei contatti sul cellulare e avevo preso la repentina decisione di telefonarle, non era questo ciò che mi aspettavo di sentire. Egoisticamente, dovevo confessare che ero convinto si stesse struggendo a causa della decisione di lasciarci. Consolarsi fra le braccia di un altro ragazzo, uno che aveva dato vita ai miei sospetti oltretutto, fu un dardo che si conficcò violentemente nel mio cuore, facendolo sanguinare.
«Che cosa sappiamo, di lui?» domandai.
«Poco, ben poco. Io ho a malapena il tempo di stare dietro a lezioni ed esami, mille imprevisti... Non saprei neanche da dove partire, per indagare».
Ovviamente, chiedere direttamente a Maddie era escluso: a Chloe avrebbe offerto un'immagine idilliaca di lui, a me non avrebbe neanche risposto probabilmente.
Dalla porta del bagno fece capolino Flo, dolcissima nella sua espressione appena sveglia, che cercava il mio sguardo.
Mi trovai diviso a metà fra il pensiero di abbandonare Maddie a se stessa e lasciarsi trascinare a fondo da un ragazzo che non prometteva niente di buono, avendo respinto ogni mio tentativo di starle accanto, e l'istinto fortissimo di proteggerla da un eventuale pericolo perché tenevo ancora molto a lei e sapevo che non era in grado di difendersi da sola.
Lo sguardo di Flo mi tentava ad accantonare Maddie, a svoltare quella pagina così fondamentale della mia vita e a scriverne una nuova da capo. Il mio cuore, invece, aveva già indossato l'armatura da cavalier servente, pronto ad estrarre la spada.
«Io sì».
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Colpo di scena. Chi contatterà Peter per le indagini?
Leggete il prossimo capitolo per scoprirlo 😌
Baci ✨
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