Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Capitolo 14 • Pagliaccio

Maddie mi scoccò uno sguardo glaciale e mi diede le spalle, quindi le coprì con i capelli e mi lasciò indietro per avviarsi verso la sala da ballo.

La seguii senza pensarci due volte e le afferrai il polso per fermarla, ma lei scosse il capo e si ritrasse, proseguendo a passo più spedito. La terra parve crollarmi da sotto i piedi.

«Maddie...» ansimai, agitato.

Ma lei era già nella mischia.

«Ehi, ragazzo! Sei in lista?» mi fermarono.

Il tempo di distogliere lo sguardo e l'avevo persa di vista. Mi sentii morire dentro.

«Sì...»

Estrassi il cellulare dalla tasca, ma non sapevo cosa cercare. Ero perso. Senza di lei, ero perso. Niente avrebbe più avuto senso.

«Guarda che non abbiamo tutta la notte».

«Lasciatelo entrare, per favore. È con me» intervenne Flo, provvidenzialmente.

Carina com'era, nessuno osò rifiutarle nulla. Mi lasciai prendere la mano e trascinare dentro, attraverso una folla scalpitante di gente truccatissima, vestita di abiti stracciati o macchiati di sangue finto, taluni persino con gli occhi vitrei.

Improvvisamente, ebbi la sensazione di soffocare. Tremavo, me lo sentivo, e avevo molto caldo, avevo bisogno di aria. Afferrai con decisione l'esile polso di Flo e la costrinsi a guardarmi, sperando che non avesse bisogno di spiegazioni.

«Peter? Pete, tutto bene? Che cos'hai?» urlò, per sovrastare il rumore della festa.

Gesticolai rapidamente con le mani, scuotendole con veemenza per farle capire che ero agitato.

«N-non... N-non res-spiro...» boccheggiai.

I suoi occhi si spalancarono, azzurrissimi, per lo spavento.

Mi trascinò verso la toilette delle ragazze e spinse via un gruppetto di streghe che si fotografano riflesse allo specchio. Chiese ad una di loro di correre a prendere dell'acqua e lo fece con un tono talmente imperioso che la ragazza in questione non osò controbattere.

«Calmati, Pete. È solo una festa. Quelle persone non ti faranno niente, stanno bevendo per conto proprio, non per molestarti. Respira lentamente. Segui me: uno, due... Piano, più piano. Uno... Pausa. Due... Pausa. Aspetta, rallenta. Ricominciamo: uno... due... pausa. Tre... Così, ancora più lentamente».

Seguivo i suoi dettami come un bambino mano nella mano con la madre.

«E uno... Due... Tre... Quattro... Pausa. Uno... Pausa. Due... Bravissimo, così».

Quando ricomparve la ragazza che era stata incaricata di prendere dell'acqua, stavo decisamente meglio. Se non altro, era sparita la sensazione di asfissia.

«Che cosa ti è preso, Pete?» domandò Flo, dolcemente.

Bevvi un generoso sorso d'acqua, quindi mi sistemai la camicia.

«N-niente... Sai, la gente. Mi mette ansia».

Non ci cascò.

«Hai detto di essere già stato a diverse feste. Il fatto che non ti piacciano è diverso dal fatto che ti provochino un attacco di panico» osservò.

Continuai a tacere.

«Perché non mi dici cosa c'è che non va?

Scossi il capo. Con quale faccia avrei dovuto dirle come stavano realmente le cose?

«D'accordo, cambiamo tattica. Ha a che fare con Maddie?» domandò, mirata.

«Sì» risposi in automatico.

Il suo viso si distese lievemente, come sollevato dalla notizia. Dannazione.

«E lei dov'è?»

«Non lo so» ammisi, ferito.

Flo annuì e mi porse la mano, quella con l'anello d'ottone che copriva metà del suo dito affusolato.

«Vieni, svaghiamoci un po'. Ne hai bisogno» fece, accennando un sorriso.

Apprezzai più di qualsiasi altra cosa il suo tatto. Non mi aveva chiesto quali problemi avessimo io e Maddie, non aveva insistito a farmi parlare. Mi aveva aiutato senza chiedere niente in cambio e di ciò le ero profondamente grato.

La osservai ballare come se le luci le attraversassero il corpo, risplendessero sulla sua pelle pallida e le scintillassero tutte attorno, mentre volteggiava con i codini biondi e faceva ondeggiare le braccia snelle, ancheggiando un poco nei minuscoli pantaloncini di pelle nera. A momenti, era più massiccia la cintura con gli spuntoni. Le lunghe gambe terminavano in comode scarpe di tela nere, vecchie e sporche, forse volutamente.

«Pete, si può sapere che hai detto a Maddie?» mi sorprese Chloe, perplessa. Dietro di lei, Blake si infilò una sigaretta tra le labbra.

«Vengo fuori con voi» decisi, seguendoli nell'area fumatori.

La nicotina rientrava fra tutte quelle cose (ed erano tante) che mi infastidivano parecchio, ma accettai di pagare il prezzo di respirarne un po' pur di parlare con la mia amica e cercare di capire come risolvere la situazione.

Fu necessario chiedere un accendino in prestito, quindi ebbi modo di parlare.

«Ho confessato a Maddie che Erin mi ha baciato, qualche settimana fa» sputai il rospo.

«Cosa?!» esclamò Chloe, allibita.

Tossicchiai per via del fumo che ristagnava nell'aria.

«Io non ho ricambiato e lei non mi piace, ma dovevo essere sincero. Sono stato molto male per questo, ho avuto difficoltà a dormire...»

«Sai, vero, che non vuol dire niente, visto dalla sua prospettiva?»

Annuii, sapendo bene che era quello il punto.

«Non ho mai guardato nessun'altra, Chloe, mi devi credere... Io amo Maddie. Per davvero» mi difesi, facendo appello all'unica verità solida che sentivo dentro di me.

Lei sollevò un sopracciglio.

«Io potrei anche crederti, ma potrei anche credere a come guardavi Harley Quinn. È Alice nel Paese delle Meraviglie quella che devi conquistare...»

«Alice nel Paese delle Corna!» ridacchiò Blake.

Alla duplice occhiata omicida che ricevette da parte nostra, tornò serio.

«Scusate...»

«Ho combinato un disastro. Non so come uscirne» analizzai, rapido e spaventato.

Chloe scosse il capo.

«Non smetterò mai di meravigliarmi davanti a te, Pete. Potresti risolvere un integrale trigonometrico triplo applicato ad una formula supercomplicata di fisica e ci metteresti niente, ma quando si tratta di sentimenti... Apriti, Cielo!»

Piantai gli occhi per terra.

«Io odio avere sentimenti. Non ho la più pallida idea di come gestirli. Mi mettono a disagio con me stesso, mi confondono... Hai idea di quanto sia brutto per una persona come me non avere una soluzione a portata di mano? Non poterli mettere in una radice quadrata o in un panino? Sono fastidiosi, non so cosa farmene! E, quel che è peggio, non so cosa fare con quelli di Maddie».

La mia amica mi diede una pacca sulla spalla.

«Comincia a cercarla e a starle vicino, anche se ti respinge. Non è ballando con la dolce metà di Joker che la riconquisterai... Anzi, "sembri piuttosto un pagliaccio"».

«Allora gliel'hai detto sul serio... Pensavo che Maddie scherzasse» commentò Blake, spegnendo la sigaretta e buttandola via.

Ci rimasi male.

Chloe colpì Blake alla testa, insultandolo, ma non mi fece sentire meglio.

Maddie pensava questo di me? Che fossi un pagliaccio? Mi sentii sprofondare.

«Allora? Che ci fai qui? Vai a riprendertela, corri!» mi consigliò Blake.

Per un qualche strano motivo, gli diedi ascolto. Feci per voltarmi di nuovo verso di lui e Chloe, ma si stavano già divorando l'anima a vicenda e non me la sentivo di interromperli.

Rientrato in sala, recuperai un bicchiere senza chiedere nemmeno cosa avesse dentro e lo buttai giù d'un fiato, quindi presi a cercare follemente Maddie.

La trovai in mezzo alla pista, che ballava con gli occhi chiusi e una melodia tutta sua in testa. Io amavo quella testa, amavo il fatto che avesse sempre un ritmo suo, un modo suo di fare le cose. Di ballare, di scombinare, di pasticciarmi dentro. E, anche se non riuscivo a capire, se un filo conduttore non esisteva, l'avrei lasciata fare in eterno. Esattamente così, senza chiedere perché, senza bisogno di spiegare nulla.

Racchiusi le sue mani nelle mie, quindi feci scivolare le dita sulla sua pelle nuda, morbida al tatto, superando con grazia le spalle, afferrando con grinta i fianchi, traendola a me. Appoggiai la fronte contro la sua, ricacciai indietro le lacrime.

Non potevo piangere nel bel mezzo di una festa.

«Scusa. Scusami, scusami, scusami. Non ho mai voluto farti del male» pronunciai, guardandola dritta negli occhi.

Le sue iridi mi restituivano un milione di dubbi.

Non sarei mai riuscito a metterli tutti a tacere, ma sperai che aprirle il mio cuore servisse a farne svanire almeno un paio.

«Perdonami, ti prego. Ho bisogno che tu creda in me».

Lei si era lasciata sfiorare, si era lasciata avvicinare. Ma non si sciolse.

Se ne andò scalfendomi con una durezza che mi segnò nel profondo.

«No, non così facilmente. La mia fiducia ha un prezzo, Peter». 

__________

Oops. Peter Combinaguai. Avete mai dato vita ad un malinteso?

Al prossimo capitolo!

Baci

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro