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Capitolo 9 • Purezza


«È una brutta idea, è davvero una pessima idea...»

Inciampai su una radice, che mi costrinse così a interrompere le mie lamentele. Cercai di non cadere per terra di faccia. Matt, che stava camminando di fianco a me, allungò una mano e mi afferrò il braccio.

Stavo congelando ed ero così in ansia che non pensai nemmeno lontanamente all'eventualità di usare i miei poteri per trovare un po' di sollievo. Battevo i denti e cercavo di avvolgermi il più possibile in quella pesante pelliccia che Joanne ci aveva portato quella mattina.

Stavamo camminando nel bosco, diretti verso i campi presenti a sud-est di Volcus. Era lì che si trovava la tenuta di campagna di Fratello Abraham.

Le strade che portavano alla tenuta, erano tutte sotto stretta sorveglianza, e noi eravamo costretti a camminare in mezzo ai sempreverdi e alle radici giganti.

«Dovremmo tornare indietro» dichiarai. «Sarà sicuramente una trappola. E finiremo uccisi. Tutti uccisi, dal primo all'ultimo.»

«In realtà, nel caso si trattasse di una trappola, non verremmo uccisi ma catturati e portati davanti al re. Forse usati pure come esche o merce di scambio. E tu... tu Evelyn verresti rinchiusa nella cella più impenetrabile della Caserma Maggiore fino alla tua Caduta.»

«A quel punto sarebbe meglio che morissimo nel tentativo di fuga» commentò Rose, scavalcando con abilità e delicatezza una grossa radice.

«Sicuramente c'è un altro modo» continuai. «Non dobbiamo rischiare così tanto per un sacerdote di cui non sappiamo se poterci fidare davvero. Non ne vale la pena.»

Non risposero, stanchi delle mie ripetute lamentele.

Mi sentivo in trappola, costretta ad andare nella tana del lupo in una missione suicida.

«Dobbiamo tornare in...»

Mi bloccai a metà. Nell'oscurità del bosco mi passò davanti agli occhi una scia di luce fluorescente. Mi girai di scatto nella direzione in cui era sparita la luce.

Non fui l'unica a essersene accorta. Matt di fianco a me si fermò e così fece anche Rose.

Matt aprì la bocca, ma in quello stesso momento l'intero bosco si illuminò di decine di bagliori verdi. Pure i Domini che ci avevano preceduto si girarono e cominciarono a tornare verso di noi.

Un bagliore mi passò così vicino agli occhi che mi accecò per qualche secondo. Sentii un rivolo caldo scivolarmi sulla guancia e capii che quella luce, qualunque cosa fosse, non era lì per creare un po' di atmosfera.

Alzai la mano e mi toccai la ferita.

«Che diavolo...»

«Corri.»

Matt non dovette ripeterlo una seconda volta. Cominciammo a scappare. Ci vollero pochi secondi prima che quelle luci iniziassero a tagliarmi tutta la faccia. Il viso mi bruciava, mentre si riempiva di sangue.

Poco dopo sentii piccoli, orribili brusii. Parole taglienti come una lama appena affilata che diventavano sempre più forti, sovrastando il rumore di migliaia di piccole ali.

«Tu... riesci a sentirci, abominio. Nemico. Minaccia degli dei. Il tuo corpo maledetto cammina fra i vivi, il tuo sangue nero uccide le nostre terre...»

Di colpo un dolore acuto alle orecchie mi fece rallentare. Mi sentivo scoppiare la testa, mentre le voci continuavano ad aggredirmi.

«Traditore degli dei. Servo degli inferi. Arrenditi, lascia che la natura elimini i disordini, gli errori e le creature che si lasciano dietro caos e distruzione.»

Matt mi aveva preso il polso e mi stava trascinando lungo il bosco.

Ero disorientata, non mi sentivo bene. Da quel poco che capii quelle creature avevano cominciato ad attaccare tutto il gruppo. Ci volle poco tempo prima che riuscissi a vederle bene.

Uno dei tasselli fondamentali della mia infanzia si ruppe in mille pezzi. Sembravano a tutti gli effetti delle piccole fate, come quelle delle favole che avevo letto da piccola. Ma erano tutt'altro che adorabili e bellissime.

Dalle ali rovinate, sottili, si sprigionava quel bagliore accecante, che non era bianco come pensavo. Era dello stesso verde scuro delle sfere di energia dei Domini Terra. Avevano pochi, sottili capelli che fluttuavano nell'aria come se non ci fosse gravità.

Le loro dita erano protese in avanti, pronte a graffiare la pelle con quegli artigli neri.

Di colpo qualcosa di pungente mi colpì alla schiena. Sentii le dita di Matt allentare la presa mentre cadevo in avanti. Il dolore della botta mi lasciò senza fiato.

Mi resi conto si trattasse di un ramo solo quando lo sentii avvolgersi intorno alla mia caviglia. Cominciò a trascinarmi all'indietro. Provai ad usare i miei poteri, ma mai come in quel momento avevo sentito l'elemento della Terra essere così lontano.

Evocai per la prima volta quella che somigliava vagamente ad una fiamma, per cercare di bruciare quella fronda che continuava a trascinarmi chissà dove. Ma quella sembrava immune al fuoco.

Cominciai a gridare aiuto.

Sembrava che la natura mi si stesse rivolgendo contro. E mi sentivo sempre peggio, come se le forze mi stessero abbandonando.

Improvvisamente la mia gamba venne liberata. Nello stesso momento cominciai a vedere tutto bianco ed oro.

Una voce eterea, potente, rimbombò nel bosco.

«Usa il tuo potere.»

Rabbrividii. Era una voce a cui non si poteva dire di no. Non se volevo sopravvivere.

Ritornai a vedere, non del tutto consapevole di aver appena avuto un'allucinazione. Magari gli artigli di quelle creature erano intrisi di veleno e io stavo per morire.

Sentii il rumore di una spada affilata che tranciava in due la radice. La persona che mi aveva aiutato mi prese da sotto le spalle e mi mise in piedi.

Incrociai i suoi occhi per pochi millesimi di secondo, prima che entrambi venissimo di nuovo sbalzati all'indietro da un'unica grossa radice.

«Morirete qui... e noi avremo portato a termine il nostro compito di mantenere la pace. La natura non ti appartiene, mostro. Non risponde ai tuoi comandi. La natura ti sta combattendo, ti eliminerà.»

Prima che un ramo si abbattesse sul mio petto, mi scansai di lato.

Di sfuggita vidi tutti i miei compagni incapaci usare la forza dei propri elementi. Quelle parole taglienti erano la verità: i venti che si stavano alzando, la terra che tremava e le radici che ci colpivano non erano causati dai Domani

Fu allora che decisi di ascoltare la voce eterea che avevo sentito qualche minuto prima. Quelle parole si ripeterono nella mia testa, come se le stessi sentendo di nuovo. Poteva riferirsi solo a un unico potere.

Successe in fretta: prima che un ramo mi colpisse la testa, allungai la mano.

Mi sentii esplodere: il mio potere, quello che non aveva nessun altro, si sprigionò dal mio corpo per la prima, vera volta. Era sempre stato lì, ora lo avevo capito.

Capii che i poteri di guarigione che avevo utilizzato non erano altro che un piccolo, minuscolo assaggio di quello che ero in grado di fare.

Percepii l'elemento della Luce in tutta la sua potenza. Ma non ero in grado di reggerla. La mia mano bruciava nel punto in cui si sprigionava l'incandescente e accecante luce dorata.

Ero convinta che avrei preso fuoco da un momento all'altro.

Fu come se diventasse giorno, come se vedessi il sole per la prima volta nella mia intera vita.

Almeno, se fossi morta da un momento all'altro, quella sarebbe stata l'ultima cosa che avrei visto.


***


«Esce il sangue anche da lì. Com'è possibile che solo a lei le sanguino entrambe le orecchie?»

«Voi... voi non li avete sentiti?»

Risposi a Rose ancora prima di aprire gli occhi. Avevo la testa appoggiata su uno zaino e il viso mi bruciava dappertutto.

«Sentiti chi?» chiese Will.

Non stava urlando, ma le sue parole mi provocarono una fitta alle orecchie. La sua voce mi era quasi insopportabile, tanto che alzai le mani a coprirle per non sentire.

Sentii subito il sangue secco che c'era tutto attorno.

«Che cosa...»

Joanne usò subito i suoi poteri di guarigione, capendo. Qualcosa di caldo entrò nelle mie orecchie, dandomi sollievo al dolore.

«Così va meglio?»

«Si, va decisamente meglio» risposi subito.

«Eve, chi avremmo dovuto sentire?» mi chiese Matt.

«Quelle cose che ci hanno attaccati» dissi confusa.

Loro sembravano stare tutti benissimo, a parte qualche graffio e qualche livido. Perchè ero l'unica che sembrava essere appena tornata dal campo di battaglia? Ero tutta dolorante e piena di graffi, quelle orribili creature mi avevano perforato i timpani.

«Quelle erano elfies dei boschi» spiegò il signor Davis. «Difendono la natura: ci sono famiglie di elfies nei boschi, nei laghi, nelle caverne. Alcune parti di Elyria ne sono piene. Si trovano in luoghi particolarmente cari agli dèi come questo. Vivono di notte e attaccano solo...»

«Creatura oscure» Will lo interruppe, concludendo per lui.

«E io sono una creatura oscura» sospirai.

«Avremmo dovuto pensarci, siamo stati stupidi a non prendere in considerazione il rischio.»

Matt scosse la testa, arrabbiato per il fatto di non averci pensato. A nessuno era venuto in mente che quel sangue di Dominus dell'Ombra che avevo direttamente ereditato da mio padre potesse scatenare l'ira di guardiani della natura.

«Parlavano» dissi. «Dicevano che ero un mostro, che lascio dietro di me caos e distruzione...»

«Le elfies sono guardiane di Elyria. Il loro compito è di combattere qualsiasi forma di oscurità» riprese a spiegare il signor Davis. «Sono state richiamate dalla tua natura di Dominus dell'Ombra e si sono comportate di conseguenza. Nessun essere vivente era mai sopravvissuto per raccontare di averle sentite parlare. Si dice che eliminino la minaccia portando alla pazzia.»

Solo allora mi accorsi che ci trovavamo fuori dal bosco. Davanti a noi si stendevano colline, apparentemente disabitate.

Il cielo era nuvoloso, carico di pioggia. E si stava alzando il vento.

Stava arrivando il temporale, ne ero così sicura che rabbrividii per la sensazione.

«Solo grazie ai tuoi poteri le elfies si sono ritirate. La luce che si è sprigionata da te le ha costrette a ritirarsi. Vivono nella notte, quando possono nutrirsi dell'oscurità. Non penso tu le abbia uccise, ma sicuramente non torneranno molto presto.»

«Non so che cosa ho fatto» ammisi. «E come ho fatto.»

«Imparerai a scoprire i tuoi poteri» rispose Joanne. «E a tempo e debito riuscirai a comandarli.»

Sospirai amareggiata. Il tono di Joanne lasciava intuire quello che pensavamo tutti. Sarei riuscita solo nel momento in cui avrei ricevuto quei marchi.

Fino ad allora sarei stata imprevedibile a tutti, tantomeno che a me stessa.


***


Battevo le dita sulla staccionata alla quale ero appoggiata. Stavo guardando il vuoto, nell'attesa che nel buio della notte il signor Davis e Joanne uscissero dal campo di forza protettivo che circondava la tenuta del sacerdote.

Dietro di me Rose camminava avanti e indietro sulla ghiaia al confine con il bosco. Ogni tanto si voltava verso gli alberi, come per assicurarsi che nessuna fatina maledetta ci attaccasse di nuovo.

Avevo i brividi: non avevo freddo ma ogni singolo centimetro del mio corpo sembrava bruciare, come se fosse ancora attraversata da quel potere. Era come se da un momento all'altro potessi dissolvermi e diventare cenere.

Nonostante l'aiuto di Joanne le orecchie mi davano ancora un po' fastidio e la schiena era ancora dolorante.

«Stai bene?»

Will si appoggiò con i gomiti alla staccionata, di fianco a me.

«Sì, anche se mi sento come se mi avessero rotta in mille pezzi e poi rimessa insieme in dieci secondi.»

«Ero lì vicino, quando li hai scacciati. Non avevo mai visto una cosa del genere. Ero convinto che quel ramo di avrebbe schiacciato la testa e ti avrebbe uccisa.»

«Era come se non avessi il controllo» ammisi. «Pensavo che quel potere mi avrebbe uscita e allo stesso tempo mi sentivo in paradiso.»

Will fece un piccolo sorriso e io sentii qualcosa dentro di me che mi diceva di dirgli tutto.

«Will» lo chiamai piano. «Quando hai spezzato la radice... io...»

Un bagliore interruppe sul nascere le mie parole e io dimenticai immediatamente ciò che volevo dirgli. Il signor Davis comparve dal campo di forza che rendeva invisibile tutto ciò che si trovava al suo interno.

Joanne non era con lui.

Non appena ci raggiunse ci spiegò la situazione.

«Non sembra esserci pericolo. Nè dentro la tenuta, né nel perimetro. Fratello Abraham è completamente da solo e ci aspetta dentro. Rose e il principe ci aspetteranno qua: al momento non c'è alcun bisogno di rivelare al sacerdote che viaggiate con noi. Finchè non avrà giurato fedeltà alla nostra causa non deve sapere. Saremmo stupidi e ingenui a credere che la minaccia di una trappola non ci sia più. Ma è un rischio che dobbiamo correre per forza.»

Matt scavalcò la staccionata. Mentre stavo per fare lo stesso mi sentii prendere delicatamente per il braccio.

«Stai attenta e non fare stupidaggini.»

La voce di Will era seria e i suoi occhi minacciosi.

Annuii e feci un piccolo sorriso, anche se dentro di me non riuscivo a scacciare la sensazione che sarebbe andato tutto storto.

Mi girai verso di Rose.

«Riparatevi in mezzo agli alberi» dissi senza pensarci. «Tra poco si scatenerà il temporale.»


***


Era come entrare direttamente nella tana del lupo. Quando la porta si chiude dietro di me desiderai poter girare sui tacchi e uscire da quella tenuta.

La casa era ben illuminata, pulita e ben curata. L'atrio era grande e davanti a me si trovava la scala di legno chiaro che portava al piano superiore.

Le candele sopra le nostre teste sfrigolavano intense e le torce da parete che affiancavano gli stipiti delle porte e degli archi di legno sembravano essere state appena accese.

Il signor Davis sorpassò l'arco di legno che divideva l'atrio dall'altro spazio, che si rivelò essere una specie di salotto.

Non appena entrata, il mio sguardo cadde subito sul sacerdote, seduto nella poltrona davanti al divano su cui stava Joanne, dritta e rigida come se fosse pronta a captare ogni singolo segnale di pericolo.

Forse mi ero aspettata un vecchio molto simile a Edvard il Cieco, o forse uno di quei vecchietti alla Gandalf o alla Albus Silente, ma di certo non avevo nemmeno pensato all'eventualità di trovarmi davanti ad un uomo di mezza età, completamente pelato e privo di barba.

Le rughe gli solcavano il viso e la fronte, certo, ma a me sembrava più un generale dell'esercito in tunica gialla e arancione che un sacerdote vero e proprio.

«Eccomi, sono qui» non riuscii a trattenermi dal dire, quasi con il tono di una madre che accontentava mal volentieri il figlio che aveva insistito tanto per qualcosa. «Mi hai visto, mi hai esposta a questo pericolo. Ora possiamo anche andarcene e raggiungere Eylien, o no?»

Non pensai nemmeno ad usare toni formali e nemmeno a ricorrere all'uso del 'lei' o addirittura del 'voi'. Ero all'erta, estremamente seccata che avesse preteso di farmi uscire allo scoperto, rendendomi vulnerabile come in poche altre situazioni. Una voce ragionevole dentro la mia testa continuava a ripetermi quanto fosse brutta quell'idea di assecondare il sacerdote e io continuavo a darle ragione.

«Non c'è fretta, ultimo sole» rispose tranquillamente. «Pochi minuti di conversazione non sono nemmeno paragonabili all'infinità di tempo che gli dei ci hanno concesso su questa terra.»

La mano di Matt mi impedì di replicare: si posò sulla mia spalla come per frenarmi, come per fermarmi dal dire cose troppo avventate.

«Potete sedervi, Albini» disse allungando una mano e indicando con un gesto il resto delle poltrone libere.

Io non mi mossi, come del resto non fecero nemmeno i due Davis. Il sacerdote sorrise.

«Come preferite» disse lasciando ricadere la mano e posandola sul suo ginocchio. «Allora è vero, ultimo sole? Stai cadendo e, se non ti marchierai entro un paio di settimane, ti convertirai in un Dominus dell'Ombra? Curioso come la tua Caduta, da quello che mi hanno detto, sia così singolare, così unica... Hai qualche supposizione sul perché possa essere così?»

«No.»

«Le bugie non si addicono per niente all'immagine di paladina e di Salvatrice che si dovrebbe avere di te, ultimo sole. Un povero vecchio sacerdote dovrebbe accettare di rendersi disponibile a persone che non gli dicono nemmeno la semplice verità?»

«Il povero e vecchio sacerdote si è già reso disponibile una volta» gli ricordai senza riuscire a trattenermi, nonostante la presa di Matt cercasse di avvertirmi a mantenere la calma, a non far parlare l'ansia e l'irritazione. «Perché non dovrebbe farlo una seconda volta?»

«I tempi sono cambiati» fu la sua secca risposta. «Bisogna ricorrere a ogni approfondita valutazione dei vantaggi e degli svantaggi di ogni azione, ultimo sole. La domanda che mi pongo è: che cosa otterrei io aiutandovi a raggiungere una delle Terre Dimenticate?»

Avremmo potuto continuare a porci domande su domande: avevo la sensazione che, se gli avessi chiesto a che vantaggio avesse aiutato mia madre, mi avrebbe risposto a tono con un'altra domanda. Mi ritrovai così a rispondere, prima che potesse farlo qualcun altro.

«Se morirò, Elyria morirà» mi ritrovai a dire per la prima volta ad alta voce, non riuscendo a non deglutire per lo sforzo che dire quelle semplici parole mi aveva provocato. «E morirete tutti con lei. Lo dice la profezia.»

«Non sono le profezie a determinare il nostro destino, ultimo sole» ribatté. «L'uomo ha sempre una scelta che può compiere, il nostro futuro è incerto e non può essere determinato dalle parole di umili sacerdoti...»

«Strano che lo diciate proprio voi, Fratello Abraham» ribatté il signor Davis. «Un servo degli dei che rinnega le loro rivelazioni, le parole che loro stessi hanno proferito a noi Domini

«Gli uomini sono piccoli granelli di sabbia in confronto agli dei: chi si credono di essere per dichiararsi profeti degli eterni e onnipotenti?»

Nel momento stesso in cui il sacerdote pronunciò queste parole in lontananza si sentì qualcosa rompersi, il rumore di un vaso di porcellana che cadeva a terra e si spaccava in mille pezzi. Mi irrigidii immediatamente, voltandomi di scatto a guardare gli altri: avevano tutti gli occhi spalancati e vigili, anche loro avevano sentito il rumore.

«Allora non ci aiuterete, dico bene?» il signor Davis parlò velocemente, a bassa voce per permetterci di sentire ogni singolo movimento e rumore nel resto della tenuta.

«Il mondo sarà più equilibrato e più giusto» furono le sue parole, così calme e strascicate come se non avesse sentito quello che avevamo udito noi. «Da sempre i Domini della Luce minacciano l'equilibrio fra gli elementi, possedendo tutti e quattro i poteri della natura. Il male e le ingiustizie non possono che arrivare da loro...»

Sentii l'ansia montare in pochi millesimi di secondo. Mentre Joanne alzava la voce, mi ritrovai a fare un passo indietro verso l'armeria, sentendo quella sensazione di pericolo aumentare esponenzialmente.

«Che cos'è cambiato!?» urlò la donna, alzandosi dal divanetto. «Anche Alya era una di loro, che cos'è cambiato?»

«Joanne...» la voce del signor Davis era allarmata e urgente: il messaggio era chiaro, dovevamo uscire subito da lì e scappare.

Allungai una mano di colpo, mentre il sacerdote contraeva il viso in una smorfia, dannatamente simile ad un sorriso, seppur allo stesso tempo così diversa. Mentre la porta della tenuta veniva abbattuta e nella tenuta scoppiava il finimondo, decisi ce non sarei scappata di lì come avrebbero fatto i codardi, come Shaun mi avrebbe intimato e pregato di fare.

Avrei combattuto.

Mi misi in posizione, proprio nel momento in cui guardie reali entrarono nella tenuta. Dopotutto il sacerdote aveva avuto ragione: l'adrenalina nel mio corpo salì alle stelle come mai prima di allora. Questo sarebbe stato un vero combattimento, non come quella lotta che avevamo avuto con Adam, non come quell'incontro che avevamo avuto con le elfies ormai un'ora prima.

Per quanto fossi impreparata, dannatamente inesperta, sentivo che tutto quello che sarebbe successo faceva parte di me, della mia natura di Dominus. Ebbi paura sì, ma qualunque cosa sarebbe successa, avrei lottato, non mi sarei arresa.


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