Capitolo 3 • Carrozza
Era strano, davvero strano.
Per quale assurdo motivo quando ero assieme a lui la mia mente era libera dagli incubi? Era come se il beffardo e ingiustissimo destino cercasse di spingermi sempre fra le sue braccia.
Diamine, gli dèi si stavano davvero divertendo a prendermi in giro.
Quando aprii gli occhi non potei non imprecare ancora una volta contro me stessa. Ma non avevo avuto scelta: paradossalmente dormire con lui era l'unico modo per scappare dagli incubi che lo riguardavano.
Quando mi svegliai, la sua mano era ancora davanti ai miei occhi. Mi stava avvolgendo la vita con il braccio, al quale mi stavo aggrappando come se fossi un koala. Potevo intravedere il Marchio del Mare sul suo polso, di un colore nero intenso come se fosse un tatuaggio appena fatto. Sotto a quello si trovava il giglio che avevo visto quella sera in cui avevamo ballato.
Sospirai, mentre nella mia testa ritornava il ricordo dell'incubo che avevo fatto prima che Rose mi svegliasse. Era stato orribile, davvero orribile.
Avevo sentito dentro di me un insistente e forte voce che mi intimava di estrarre la spada che avevo appesa alla gamba. Non volevo sfoderarla, non volevo trafiggere il suo cuore.
Avevo urlato proteste, suppliche, cercando di opporre resistenza alla mia mano che si muoveva da sola fino all'elsa di Volkihar. Ero riuscita a svegliarmi solo quando avevo portato a termine il mio computo.
Sospirai e scacciai per quanto potessi i ricordi.
Solo quando Will si mosse dietro di me, ritraendo il braccio, mi girai verso di lui. Aprì piano gli occhi, girandosi a pancia in su e stiracchiandosi con le braccia.
Rimasi ferma a guardarlo, sdraiata di lato con la mano sotto la guancia.
«Buongiorno» disse quando abbassò le braccia, con gli occhi socchiusi.
«Buongiorno» replicai lentamente.
Vedendo la mia espressione e sentendo il tono della mia voce, Will allungò un braccio e mi avvolse, stringendomi a sé.
«Hai dormito un po'?»
«Sì» risposi, appoggiando la mano sulla sua pancia. «Un po'. Che ore sono?»
Will girò la testa verso l'orologio che si trovava appeso alla parete di legno.
«Le otto e mezza. Pensavo avresti dormito di più.»
«Anche tu ti sei svegliato» protestai. «E non per colpa mia, io ero immobile.»
«Solitamente mi sveglio all'alba, principessa» replicò. «Se non mi sono alzato alle sei era solo perchè non volevo svegliarti districandomi dalla tua presa possessiva.
«Cosa fai alle sei di mattina?»
«Corro... E mi alleno se non ho altri impegni. In caso contrario mi alleno il pomeriggio.»
«Come a Boston?»
Will annuì.
«Con la scuola ero costretto ad allenarmi il pomeriggio. Anche se la corsetta mattutina non me la toglieva nessuno.»
«In questi giorni come fai?»
«Il mio corpo soffre» rispose in tono melodrammatico, portandosi la mano al cuore come per sottolineare il finto dolore. «Soffro tantissimo Evelyn, non so per quanto resisterò.»
«Smettila» ridacchiai, battendogli una mano sul petto.
«Scherzi?» Tossicchiò. «Tutti questi giorni lungo l'Altopiano del Fuoco senza potermi muovere?»
Sorrisi piano, facendomi leva sul suo petto per raddrizzarmi a sedere. Era l'ora di congedarmi.
«Io sono più contenta di non fare esercizio fisico» dichiarai.
«Oh credimi» ribatté, sedendosi a sua volta, «sarai pure contenta adesso, ma quando saremo sulla nave ti pentirai di non aver continuato ad allenare i tuoi muscoli. Karlsen ti farà correre sui ponti della nave e ti ritroverai a ricominciare da capo. Nel tuo caso, questi giorni di nullafacenza azzereranno i tuoi progressi.»
«Molto rassicurante.»
Feci per alzarmi dal letto ma Will mi trattenne per un braccio, obbligandomi a rigirarmi di nuovo verso di lui. Sorrise prima di posare le sue labbra sulle mie.
Quel dolce e lento bacio mi fece sentire le farfalle nello stomaco, come sempre.
Quando ci staccammo mi morsi il labbro. Non riuscivo ancora a credere di essermi arresa a ciò che provavo per lui. Qualche settimana prima avrei considerato impossibile la prospettiva di trovarmi lì, fra le sue braccia a baciarlo.
La Evelyn di qualche settimana prima mi avrebbe presa a schiaffi.
***
«Ora dovresti provarci tu.»
Non mi sarei aspettata di trovarmi lì in quella piccola stanza con tutti loro. Mai.
Quella mattina, quando avevo raggiunto Matt e Rose in quella piccola cucina della carrozza, avevo incontrato Karlsen. Fortunatamente la mia amica non aveva fatto domande su dove fossi stata tutta la notte: probabilmente però sapeva già tutto.
Karlsen aveva detto che ci avremmo messo quattro o cinque giorni per attraversare l'Altopiano del Fuoco e che fra la sera del ventisei novembre e il mattino del ventisette saremmo salpati dal porto, con il veliero che ci avrebbe portati dall'altra parte di Elyria.
La cosa peggiore che avesse detto quella mattina era che avrei continuato ad allenarmi con gli elementi. Capivo bene quanto fosse importante che continuassi ad allenarmi, ma dèi, non avevo la testa.
Era già abbastanza difficile senza che Rose, Matt seduto in un angolo a leggere, e William si trovassero tutti e tre nella stessa stanza con me presente.
Era un miracolo che la mia amica non si sporgesse in avanti e tagliasse la gola a Will con il solo uso delle sue unghie lunghe, sopravvissute miracolosamente a quello che le era capitato.
Posai lo sguardo sulla bolla trasparente che Will aveva creato a mezz'aria. La osservai bene cercando di concentrarmi, ma la presenza di Rose, che teneva sott'occhio ogni nostro movimento, mi distraeva.
Will mi rivolse un'occhiata eloquente, invitandomi a provare e io provai a scrollarmi di dosso la preoccupazione che Rose potesse impazzire da un momento all'altro.
Presi un respiro profondo e svuotai la testa, cercando di focalizzarmi solo e unicamente sull'elemento dell'acqua che correva dentro di me assieme agli altri. Allungai la mano e le dita, prendendo coscienza di tutte le goccioline minuscole di vapore acqueo che mi circondavano.
Will non voleva che creassi una bolla usando l'elemento già presente nell'aria: voleva che creassi l'acqua dal nulla, o meglio, dal mio potere.
Sentii un piccolo formicolio alle dita, contraendole per comandare il mio elemento affinché creasse quella piccola bollicine insignificante fra me e William. Quando le dita cominciarono a tremare di più, capii che ci fossi quasi.
L'elemento dell'Acqua mi scorreva lungo il braccio, che cominciava a indolenzirsi. La bolla si cominciò a formare, lenta e cauta come se avesse paura di essere creata.
«Bene, così...» disse Will. «Attenta, se cesserai il controllo di colpo, la bolla ricadrà sulle tue gambe.»
Mi distrassi quando sentii la sua voce, e feci proprio quello che mi aveva detto di non fare.
L'acqua cadde vinta dalla forza di gravità e mi bagnò i pantaloni scuri all'altezza delle ginocchia.
«Merda.»
Imprecai e lasciai ricadere il braccio.
«Come non detto» commentò Will, usando il suo potere per asciugare la sua bolla, prima di puntare la mano aperta contro la mia gamba.
Con un lento e parabolico movimento della mano, Will mi asciugò i pantaloni. Rimasi ammirata a guardare la pezza bagnata ritrarsi fino a scomparire. In quel momento arrivai quasi a scongiurare Will di insegnarmi in fretta a farlo: sarebbe stato molto più semplice asciugarmi i capelli.
«Riprova.»
Ci volle qualche tentativo prima che riuscissi a creare una bolla senza fare errori. Mentre continuavo a controllarla affinché rimanesse in aria, Will cominciò a spiegarmi come muoverla.
«L'hai creata tu, risponde ai tuoi comandi. Dovunque tu voglia che vada, lei ci andrà.»
Mosse la sua bolla a destra e a sinistra, prima lentamente poi rapidamente. Rimasi a guardarla come un gatto che segue il veloce e maledetto pallino rosso che si sposta.
Quando quella superò il confine immaginario oltre il quale Will non l'aveva ancora spostata, capii quello che aveva intenzione di fare. Non ebbi nemmeno il tempo di protestare e di fermarlo che la sfera d'acqua attraversò la spalla e si diresse verso la testa di Matt, seduto sulla poltrona nell'angolo.
Io e Rose assistemmo quasi con orrore alla sua traiettoria, mentre Matt sembrò non accorgersi di nulla finché la bolla non si scontrò contro la sua massa di ricci scuri.
Il Dominus si lasciò sfuggire un verso di irritazione mista a sorpresa. Prima che Matt, solitamente così calmo, potesse esplodere, Will rise e mosse di nuovo la mano per asciugare tutta l'acqua.
«Vedi, Cole» sibilò Matt, scuotendo la testa e passandosi una mano sui ricci come se fossero ancora bagnati, «è per questo motivo che tutti ti considerano uno stronzo.»
Will ridacchiò e Matt lo guardò in cagnesco. In quel momento decisi di vendicarmi io per lui. Il principe, girato verso il mio amico, non vide che stavo aumentando le dimensioni della mia bolla, ancora in aria.
Feci proprio quello che mi aveva detto, la comandai affinché si spostasse, proprio in direzione della sua faccia. L'acqua della mia sfera si infranse contro la sua guancia, prendendolo alla sprovvista e rischiando di farlo cadere all'indietro dal piccolo letto su cui eravamo seduti uno di fronte all'altra.
La prese sul personale.
Matt irruppe in una risata fragorosa e Will, ripresosi dall'attimo di sorpresa, rilanciò l'offesa con una massa d'acqua che decisamente non poteva essere considerata una bolla.
Quando capii che il bersaglio non era più Matt, ma che ero diventata io, cercai di coprirmi la faccia con le braccia.
Mi sentii travolta dall'acqua, come se mi avessero rovesciato un grosso secchio stracolmo in testa. In un secondo fui bagnata come se fossi appena uscita dalla doccia.
Boccheggiai e tremai, prima di sfoderare l'elemento con cui mi allenavo da più tempo. Will non era in guardia, impegnato a ridere di gusto, e di certo pensava che avessimo finito lì. Evocai una corrente d'aria.
Qualche attimo dopo il pavimento tremò sotto il peso di William, caduto all'indietro sul pavimento di legno della carrozza. Ci volle qualche secondo prima che una frusta d'acqua laterale mi riservasse la stessa, identica sorte.
«Se solo una piccola goccia d'acqua mi bagna giuro che vi uccido entrambi» ci minacciò Rose sopra il frastuono, guardandoci con irritazione.
In risposta Will le spedì contro una piccola e velocissima sfera d'acqua, dalla quale Rose si difese con uno scudo d'aria che la scompose in migliaia di piccole goccioline che le inumidirono il viso.
Si lasciò sfuggire un verso di frustrazione e di impotenza, come se avesse a che fare con dei bambini indisciplinati. Will si mise in piedi in pochi secondi e io, in preda alle risate e tenendomi con la mano il fianco, ci misi appena di più.
Rose se ne andò dalla stanza irritata. Matt era di nuovo completamente assorto dal diario di Edvard il Cieco, come se Will non gli avesse mai lanciato addosso dell'acqua e come se non si fosse accorto della nostra piccola lotta improvvisata.
Ero completamente bagnata dalla testa ai piedi. I vestiti mi ricadevano sul corpo pesanti e io mi stavo trattenendo dal tremare, sentendo un freddo assurdo. Will, senza muovere un dito, si asciugò la macchia bagnata che aveva sul colletto della maglietta, e io rimasi a guardarlo in attesa che facesse la stessa cosa con me.
«Beh, direi che per oggi può bastare» fu la prima cosa che disse, con un vago sorriso. «Compito per casa: cerca di asciugarti con i tuoi poteri.»
Si avviò verso la porta come aveva fatto Rose.
«Aspetta, cosa?» dissi, dopo un attimo di smarrimento. «Non puoi lasciarmi così.»
«Non vale usare asciugamani o cambiarti» furono le sue ultime parole, prima che uscisse.
Colpirlo era decisamente stata la scelta peggiore che avessi potuto fare. Rimasi a guardare la porta irritata tanto quanto lo era stata Rose, se non di più.
Alla fine rispettai la consegna dell'esercizio, sfruttando un'idea che mi era venuta in mente. Chiusi gli occhi e serrai i pugni come se mi aiutasse a concentrarmi.
Non sentii nessun flusso di potere, ma uno sfrigolio sotto pelle, come se l'elemento del Fuoco mi stesse sfrigolando nelle vene. Piano piano il mio corpo cominciò a scaldarsi, da capo a piedi.
La mia temperatura cominciò a salire, come se avessi la febbre. Sentii le minuscole gocce sulla mia pelle cominciare ad evaporare e fui sicura che se qualcuno in quel momento mi avesse toccato, mi avrebbe sentita bollente.
Ci volle poco per trovare sollievo dal freddo. Il rumore dello sfrigolio al di sotto della mia pelle si cominciò a sentire nel silenzio della stanza. Attirò l'attenzione di Matt, che alzò gli occhi dal suo diario.
Mentre l'acqua evaporava, fui circondata da una nuvola di vapore biancastro. Divenni una stufa umana, ma mi costrinsi a mantenere il controllo del mio elemento per evitare di arrivare a bruciare i vestiti.
«In effetti non ti sei asciugata con gli asciugamani, né ti sei cambiata» commentò Matt.
I miei capelli erano ancora umidi, ma il mio corpo era favolosamente asciutto. Soddisfatta, mi dimenticai della faccia tosta che aveva avuto Will nel lasciarmi lì così. Mi chinai in avanti e cominciai a sfregare i capelli e a scuoterli.
«Cesar ne sarà davvero contento.»
***
Quando calò la sera, ci fermammo in un luogo appartato, vicino alle montagne orientali che delimitavano l'Altopiano del Fuoco: le Montagne Secche.
Eravamo nascosti fra gli alberi secci che davano il nome alla catena montuosa. Immaginai che il calore dell'altopiano, nonostante la terra resa fertile dall'attività vulcanica, non favorisse molto la vegetazione naturale. Mi chiesi come potessero ancora non aver preso fuoco.
Il gruppetto di guardie che ci aveva accompagnato era andato in una locanda lì vicina per comprarci il cibo con cui avremmo cenato. Il mio stomaco gorgogliava in modo quasi doloroso, nonostante quel pomeriggio avessi mangiato biscotti squisiti e bevuto tè rosso originario di quelle terre.
Mentre mangiavamo la carne che le guardie ci avevano portato, la terra fu attraversata da una spaventosa scossa di terremoto, che fece morire le poche e sussurrate conversazioni che stavamo facendo.
Rimasi ferma, sentendo il principio di una fitta di panico: quel rumore mi aveva ricordato l'attacco a Boston. Se fosse stato segno di un attacco del genere?
Cesar di fianco a me si accorse che ero irrigidita.
«È assolutamente normale nell'altopiano» fu il suo tentativo di spiegare.
Karlsen fu più diretto.
«Evidentemente sta per esplodere un vulcano.»
Rilassai le spalle in parte, comunque a disagio. Non avevo mai visto un vulcano in eruzione. Prima che potessi chiedere qualcosa, nell'aria esplose un boato sordo. Pochi secondi dopo il bosco di alberi secchi venne illuminato da un caldo bagliore rossastro.
«Chi ha avuto la bella idea di farci fermare di fianco a un vulcano?» fu il commento di William, prima di mangiare un altro boccone.
Cesar si alzò in piedi e così fece Karlsen. Senza pensare mi ritrovai in piedi come loro.
«Fate attenzione» disse il signor Davis in tono di avvertimento, facendomi capire che la loro intenzione era quella di andare a vedere.
Feci per seguire Cesar, emozionata di poter assistere a quel gigantesco spettacolo pirotecnico, il signor Davis mi fermò.
«Non credo sia il caso che vada anche tu» mi disse.
Stavo per aprire la bocca per protestare, quando mi resi conto che non era saggio esporre ancora di più il mio volto. Già facendomi uscire dalla carrozza stavamo correndo un rischio non da poco. Feci per annuire a malincuore, quando Will si alzò da terra.
«Basta prendere le precauzioni necessarie.»
Si avvicinò ai borsoni che il signor Davis aveva al suo fianco e ci frugò dentro, estraendo un mantello nero che mi lanciò.
«Non ci sarà nessuno» fu quello che disse il principe. «Nemmeno i Domini del Fuoco rischierebbero di rimanere intrappolati nella lava per nessun motivo o di finire intossicati dalle ceneri. Gli unici che potremmo incontrare sono gli ubriaconi della taverna, che non si accorgeranno di noi.»
Afferrato il mantello, rivolsi uno sguardo al signor Davis, che annuì.
«Fra un quarto d'ora siamo di nuovo in partenza, fate presto.»
Indossai con cura il cappotto, e mi tirai su il cappuccio, facendolo ricadere sul mio volto. Seguita a ruota da Will, raggiunsi Cesar, la cui sagoma era ormai visibile solo grazie alla luce del vulcano.
Facemmo zig zag fra i tronchi, fino a quando Cesar si fermò, e noi dietro di lui.
Il calore si scontrò contro il mio viso, mentre mi sporgevo da dietro un tronco. Rimasi affascinata e di colpo mi sentii insignificante, inutile.
Una montagnola solitaria, poco lontano da noi, aveva eruttato. Dal suo fianco scendeva inesorabile un fiume di lava scintillante. Se solo ci fosse stato qualcosa sulla sua strada, lo avrebbe distrutto, ridotto in cenere. Dal cratere provenivano vere e proprie esplosioni.
Si levò una colonna di fumo e lapilli e cenere cominciavano a riempire l'aria.
«Era da molto tempo che non ne vedevo uno.»
La voce di Cesar si sentì forte e chiara.
«Bello, vero?»
Quando Will mi sussurra all'orecchio, rabbrividii. Era più vicino di quanto pensassi. Quando girai la testa, notai che aveva il viso sporto sulla mia spalla. Guardava l'eruzione con occhi affascinati quasi quanto i miei.
Mi rigirai verso il vulcano, socchiudendo gli occhi per la luce.
«È la cosa più bella che abbia mai visto.
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