Capitolo 31 • Principessa
C A P I T O L O X X X I
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• P r i n c i p e s s a •
Non avevo mai pensato a che cosa sarebbe successo se io avessi toccato il fondo della mia dignità. Dopotutto, non sapevo nemmeno se lo stavo facendo adesso oppure no. Nella mia mente cercavano di insinuarsi tutte le domande rimaste in sospeso dalla conversazione appena avuta, ma io non le lasciavo entrare. Sapevo lo stesso che mi stavo autodistruggendo proprio in quei fatidici momenti; mi stavo facendo del male da sola, ma ormai non m'importava.
Probabilmente sarebbe andata a finire nel peggiore dei modi, con me rinchiusa in una cella di Elyria ad impazzire sempre di più. Ma speravo tanto di aver torto su quello che pensavo di lui, speravo che fosse solamente un Umano con problemi di orgoglio. La voce flebile della mia io razionale continuava a ripetermi di scappare, prima che fosse troppo tardi. Ma la mia vera io, l'adolescente masochista, problematica e di piena di ormoni, non voleva darle ascolto.
Le mie mani mollarono la sua maglia e si spostarono sui suoi bicipiti muscolosi, accarezzandoli come avevo desiderato fare dal primo momento in cui lo avevo visto. Mentre le mie mani assaporavano ogni singolo centimetro della sua pelle, Will continuava a baciarmi con foga. Sembrava aver perso ogni controllo e, come me, ogni spiraglio di buon senso che ci intimava di fermarci, girare sui tacchi e scappare l'uno dall'altra.
Lo aveva detto lui stesso, eravamo fottuti.
Le mie spalle vennero mollate dalle sue mani, che si spostarono sulla mia schiena, premendomi ancora di più contro di lui, in modo tale che i nostri corpi aderissero completamente, per ogni singolo centimetro. Sentivo la sua bocca fremere contro la mia per l'eccitazione e per la disperazione che quel bacio ci trasmetteva ed improvvisamente ricordai quelle fantomatiche parole che mi aveva sussurrato contro il collo.
«Non così.»
«Cosi?» uscì dalla mia bocca, mentre per pochissimi istanti di secondo le nostre labbra si staccavano.
Will non si diede il tempo di rispondere, unendo le nostre bocche in un altro bacio, ancora più passionale e bisognoso dei precedenti. Improvvisamente, mi sollevò da terra, facendomi cadere la borsa e continuando a tenermi incollata a lui. Allacciai le mie mani sulla sua nuca. Lo sentii camminare, ma ero troppo presa da lui per capire dove mi stesse portando. Le sue labbra morbide erano una droga, per me, sapevano di fragole, miste a cioccolato.
Quel bacio era diverso da tutti quelli che avevo dato nella mia breve vita. Quel bacio era quello di cui avevo avuto più bisogno, involontariamente e inconsapevolmente. Lo aspettavo da fin troppo tempo.
Sentii il rumore di una porta sbattere e la serratura scattare. Poi, il mio sedere si appoggiò su un banco e Will si posizionò fra le mie gambe, continuando a baciarmi. Le sue mani si spostarono più in basso e percorsero tutta la lunghezza delle mie cosce, per poi tornare su.
«Dovresti fermarmi.» disse contro le mie labbra, mentre le sue mani si serravano sui miei fianchi, la sua presa decisa e forte.
«Sì?» mi limitai a rispondere sussurrando. «È quello che vuoi davvero...?»
«Dovrei volerlo.»
Spostai le mie mani dalla sua nuca e le misi anche io ai suoi fianchi, dove si misero ad esplorare quella striscia di pelle rimasta scoperta fra la maglia e i jeans.
«Scappa da me, finché puoi.» continuò mentre, però si spostava a baciarmi la mascella. «Scappa da me...»
Mentre lasciava baci umidi su tutta la lunghezza della mascella, le mie mani risalirono il suo torace, sotto la maglietta. I suoi addominali erano duri come il ferro e scolpiti ed io mi sentii sciogliere dentro.
«È questo quello che hai detto a Rose?» gli risposi quando allacciai le mie gambe sulla sua schiena.
Will, intanto, aveva preso a mordicchiarmi il lobo dell'orecchio ed io facevo davvero molta fatica a non lasciarmi scappare l'ultimo brandello di razionalità che mi permetteva di parlare.
«No.» rispose, con voce resa rauca e grave dal desiderio. «Lei è scappata da sola. E tu sai troppo poco per capirlo.»
Mentre le mie mani agivano da sole, prendendo il lembo della sua maglia e sfilandogliela, lui si staccò un attimo da me per lanciarla lontana. Inutile dire che, mentre mi sdraiai all'indietro sui banchi, con lui sopra di me, non potei non pensare a quanto avessi bisogno di quel contatto.
«E se tu fossi furba,» disse contro le mie labbra, «ti saresti rinchiusa dal tuo amico Matt per tutti i prossimi tre mesi.»
Rimasi zitta, mentre aprivo gli occhi e mentre Will si staccava leggermente per osservarmi meglio. Sapevo che cosa avrei dovuto fare per avere la conferma assoluta dei miei timori e, mentre i miei occhi si fissavano ai suoi, con la mano sinistra afferrai il suo polso destro. Lui mi lasciò fare, mentre la ormai consueta ombra di tristezza passava fra i suoi occhi.
Con la mano tremante, mi ritrovai a spostare lo sguardo sul suo polso interno. Ma lui esercitava un'attrazione molto, molto più grande e, prima di posare definitamente gli occhi sul suo polso, mi ritrovai a rispostare lo sguardo di nuovo sui suoi occhi.
«Voglio sentirlo dire da te.» gli sussurrai, con voce tremante dall'emozione e dalla consapevolezza che tutto quello che stavo cercando di allontanare sarebbe rifiondato nella mia mente come un fiume in piena.
«Eve...» disse con voce che lasciava trapelare il fatto che quella fosse l'ultima cosa che volesse fare.
E in effetti era l'ultima cosa che volevo sentirgli dire anche io. Quello che volevo davvero era passare l'ultima mezz'ora che ci rimaneva fingendo di non sapere chi fosse l'altro, fingendo di essere due normali ragazzi che provavano attrazione l'una verso l'altro.
«Dimmelo William.» fu questo quello che però uscì dalla mia bocca, mentre la mia mano raggiungeva la sua guancia, al cui contatto, Will chiuse gli occhi.
«Acqua.» disse semplicemente, prima di serrare la mascella.
Sentirglielo dire, nonostante rese reali le convinzioni che mi avevano tormentata nell'ultima mezz'ora, non cambiò quello che desideravo in quel momento. Ma a quella dichiarazione, tutti i tasselli del puzzle andarono al loro posto.
Mentre le lacrime minacciavano di scendere un'altra volta, mi ritrovai ad accarezzare quel viso così scolpito e così regale. Tanto lo sapevo che non avevo nessuna chance di sopravvivere alla Caduta, nessuna chance di raggiungere Elyria e farmi marchiare, nessuna chance di essere una persona normale. Entrambe le mie mani poi arrivarono al capolinea sue sue guance e in quel momento lui aprì gli occhi color oro.
«Non pensiamoci.» mi ritrovai a dire sull'orlo del pianto. «L'unica consolazione è il fatto di saper che non sei fra quelli che hanno dato l'ordine di uccidere mia madre.»
Ma non ero calma, non lo ero affatto. Ma anche la passione e il desiderio si trovavano ancora lì, come la consapevolezza di starmi ad andare ad intricare in questioni suicide. Will spostò il peso su solo una delle sue mani, alzando l'altra a sfiorarmi il viso; delicatamente, con le dita, mi sfiorò lo zigomo, poi la guancia, il mento...
«Mi dispiace così tanto...»
«E perché?» ribattei senza riuscire ad evitare del triste sarcasmo. «Tanto infondo è quello che volete, no? Trasformarmi in una cavolo di macchina da guerra...»
Will rimase zitto a guardarmi. Nell'ultima mezz'ora, ero rimasta stupita: Will non era mai stato così zitto. Sembrava aver perso tutte le parole da dire. Dopo, contraendo il viso in una smorfia, come se gli facesse male, disse piano: «Non posso parlarne...».
«Allora stai zitto.» gli dissi prima di ripremere le labbra sulle sue.
Will rispose subito al bacio, con più foga di prima ed io cercai di allontanare tutti i pensieri dalla mia testa. Will spostò le mani sull'orlo della mia felpa e cominciò ad alzarla. Inarcai la schiena e Will me la sfilò di dosso, maglietta compresa. Mentre le sue mani si posavano sul bordo dei miei jeans, allacciai entrambe le braccia sulla sua nuca.
«Sei proprio uno bastardo, lo sai?» gli sussurrai contro le labbra.
Lo sentii sorridere lievemente, prima che si ributtasse sulla mia bocca. Le mie mani esplorarono il suo corpo, spostandosi dalle sue guance fino al bordo dei suoi jeans.
«Tutto questo è sbagliato...» lo sentii dire, mentre si rispostava a baciarmi il collo.
«Zitto, Will.» ribattei mentre le mie mani si spostavano sulla sua schiena, attirandolo e spingendolo verso di me.
«Fermami...» ripetè.
«William...»
E lui, con quella che mi parve un'immensa forza di volontà, si staccò da me, retrocedendo e prendendomi per i polsi per farmi alzare a sedere dai banchi. Stava ancora ansimando, mentre fissava il suo sguardo nel mio.
«Will...» dissi con una nota di supplica.
Non volevo che si fermasse, volevo solo che mi stringesse e che mi baciasse, volevo solo che fingesse di non dovermi rapire.
«Eve...»
Rimanemmo a guardarci per un po', senza fare o dire nulla; dopo, seccata, sbottai: «Che cosa devo farci con te, Will? Non sai quello che vuoi!». Cominciavo a sentire freddo, senza vestiti addosso e, sopratutto senza di lui addosso. Fece per parlare, ma lo precedetti: «Portami via adesso, allora!» continuai. «Prima che tu ti faccia prendere sentimentalmente come ha detto Weston! Portami dal re e fammi rinchiudere in una cella ad aspettare che io impazzisca davvero!»
«Non posso rapirti...» disse lui piano, sussurrando e senza staccare gli occhi dai miei.
«È facile.» mi ritrovai a parlare piano come lui. «Non opporrò nemmeno resistenza, visto che comunque sei più forte di me...»
«Ti ho detto che non posso farlo.» ripetè, passandosi una mano nei capelli. «Non ci riesco, non posso. Sennò lo avrei fatto prima che...»
«Prima che?» gli chiesi mentre sentivo il contatto delle sue mani con i miei polsi bruciare.
«Non appena ti ho vista per la prima volta.» decise di cambiare quello che voleva dire.
D'un tratto mi ricordai l'espressione stupita che aveva fatto non appena mi aveva visto. Cercai un ultimo appiglio.
«Ma non eri sicuro che fossi io, come potevi esserlo?» gli chiesi.
«Beh, fra affreschi e rappresentazioni...» disse. «E poi non sei un viso facile da dimenticare...»
«Ah già, gli affreschi, le ballate e quant'altro...» risi amaramente.
«Perché non sei già dall'altra parte del mondo?» chiese poi lui piano, alzando una mano a sfiorarmi di nuovo il viso.
«Lontana da te?» mi ritrovai a chiedere. «Non lo so. Conoscendomi dovrei essere rinchiusa in uno sgabuzzino a piangere fino a finire le lacrime.»
«E perché non lo hai fatto, allora?»
La risposta era semplice, in realtà. Ma dirla ad alta voce, sarebbe significato ammetterlo a me stessa. 'Perché l'unica cosa che volevo era che mi consolassi come avevi fatto l'altra sera, anche se lo stronzo sei tu, stavolta.' così mi limitai a pensarlo e a sperare che non fosse vero.
«Non lo so...» dissi. «Will, io non so più niente... Rose e Matt non mi dicono la verità, tu nemmeno. Non capisco che cosa stia succedendo davvero, le uniche conferme che ho sono queste cazzo di crisi...»
Senza premeditarlo, mi ritrovai a piangere un'altra volta.
«E in più sto piangendo nemmeno fossi una bambina di tre anni, in questi ultimi giorni!» sbottai. «Ed è colpa di tutto questo casino. Ed è colpa di Rose, di Matt, di suo padre, di Shaun, di West, tua...»
«Solo un apatico non sarebbe scoppiato a piangere.»
«E vorrei esserlo, allora!» sbottai. «Vorrei non importarmene di nulla. Invece no, non ce la faccio. E mi odio per questo. E mi odio perché sono l'unica persona che potrebbe mettere fine a tutte le morti che ci sono, ma me ne sto qui con te a parlare tranquillamente, quando probabilmente l'unica cosa che vorrei fare realmente sarebbe ridurti a pezzi.»
Will mi guardò compassionevole ancora una volta, portandosi le mie mani al suo petto.
«Non so cosa dirti, Eve. Non so cosa fare, non so cosa pensare se non al fatto che tu ti devi proteggere da me. Devi scappare da me, da Weston... perché non so se potrò controllarmi, un'altra volta. Perché per quanto lo vorrei, non posso non fare quello per cui sono stato mandato qua.»
«E per cosa sei stato mandato qua, se non per rapirmi?» gli chiesi piano; lui non rispose ed io borbottai con me stessa: «Beh, è chiaro che non me lo vieni a dire a me...»
«Vorrei farlo...» rispose lui. «Ma non posso. Capiresti se ti potessi raccontare tutta la storia. Ma anche lì non posso dire nulla. Perché come te, Eve, sono una pedina, sicuramente meno importante, di questa enorme partita a scacchi guidata da altri e non sono io a scegliere quello che devo fare...»
«E quindi cosa pensi di fare con me, adesso?» mi ritrovai a chiedere, pur sapendo che probabilmente non poteva rispondere nemmeno a quello.
Lui scosse la testa, chiudendo gli occhi per un attimo.
«Non ne ho idea.» ammise, passandosi una mano sul viso. «Sono confuso.»
«Allora siamo in due.» ribattei.
Avrei dovuto essere arrabbiata con lui. Avrei dovuto urlargli contro mille insulti e non rivolgergli più la parola. Avrei dovuto dare ascolto a Matt e Rose, ma non volevo e non potevo farlo perché in quei momenti. William Cole sembrava essere nella mia stessa situazione, sembrava non sapere che cosa fare, proprio come me che, anche se avevo praticamente programmati tutti i prossimi tre mesi della mia vita, mi ritrovavo in continuazione a brancolare nel buio.
«Dovresti comunque portare a termine la tua missione.» gli dissi mentre le lacrime continuavano a sgorgare. «Ed io la mia.»
«Come ci siamo finiti a questo punto?» mi chiese lui, storcendo la faccia in una smorfia.
«Non lo so, ma come hai detto tu Will, siamo solo due pedine che si sono scontrate e che, almeno per me...»
«Non vogliono combattere.» continuò lui, annuendo.
«Ma devono farlo.» conclusi.
Improvvisamente, Will mollò i miei polsi e allungò le braccia per abbracciarmi stretta. Ed eccola lì, quella sensazione di vuoto che veniva colmata ancora. Mentre continuavo a bagnargli la maglia con le mie lacrime, lo sentii sussurrarmi all'orecchio: «Ascolta Matt e Rose d'ora in poi, va bene?». Volevo che quel contatto non finisse mai, volevo che continuasse ad abbracciarmi così fino alla fine dei miei giorni. Quanto avrei voluto che fossimo dalla stessa parte, che non dovessimo combattere uno contro l'altra.
«E tu cerca di non finire nei guai.» replicai, tirando su con il naso.
«Davvero, principessa? Ci stiamo incoraggiando a vicenda per cose che probabilmente vanno contro i nostri stessi obbiettivi?» rise piano contro il mio orecchio.
«Non chiamarmi così, Will.» mugolai contro la sua spalla.
«È perché mai?» disse. «È un nomignolo così bello...»
Mi staccai, tenendo però le mani intrecciate dietro la sua nuca. Prima di parlare lo guardai eloquentemente negli occhi: «C'è sempre stato un motivo dietro quel nomignolo, vero?» gli chiesi piano, mentre i miei occhi correvano su tutto il suo viso. «Non è mai stato scelto a caso...»
«Tu che dici, piccolo sole?» fece, sorridendomi stancamente e facendomi spalancare gli occhi a quel nuovo soprannome.
«È davvero il colmo.»
«Sai, ti ci vedrei bene come una principessa.» disse, cingendomi per la vita è stringendola quasi da farmi male.
«Con la delicatezza di un elefante che ho?» ribattei, facendolo ridacchiare. «Probabilmente finirei per terra ogni volta che faccio un passo...»
«Quindi? Preferisci principessa o piccolo sole?» propose cercando di sdrammatizzare. «O addirittura ultimo sole?»
«La situazione è già lugubre senza che tu mi chiami ultimo sole.» ribattei. «È tagliavene!»
«Quindi?»
«Non deciderò il mio soprannome, Will.» ribattei mentre inconsapevolmente ci eravamo avvicinati di nuovo.
«Allora deciderò io come chiamarti...» disse piano, spostando il suo sguardo sulle mie labbra e contemporaneamente spostandomi una ciocca di capelli ribelli dietro l'orecchio.
«Sai Will, mi chiedo perché non ti abbia ancora chiesto nulla su di te...»
«Forse hai paura di scoprirlo.»
«Forse hai ragione... E ti prego, adesso che non riesco altro a pensare che alle tue labbra, non dirmelo mai se pensi che potrei soffrirci. Ho già abbastanza problemi a cui pensare...»
«Te lo prometto.» ribatté, ormai le sue labbra sfioravano le mie un'altra volta. «E tu promettimi di provare a starmi lontana...»
«Questo non so se te lo posso promettere.» ribattei. «Non in questo momento, almeno...»
Non finii la frase: ormai le sue labbra si erano posate di nuovo sulle mie, unendosi in un bacio lento ed estremamente dolce.
«Devi farlo.» disse lui con voce di nuovo grave, fra un bacio e l'altro. «O non so se riuscirò a compiere la mia missione.»
«La mia testa mi direbbe di non farlo, allora...»
«Ma?» disse lui, intuendo che c'era anche qualcos'altro dietro.
«Ma non posso non farlo se tu me lo chiedi così...»
«Così come?»
«Così...» e premetti di nuovo le labbra contro le sue, questa volta presa da molta più foga.
Le mani di Will si spostarono sulla mia schiena, attirandomi ancora di più a sé e sussurrandomi: «Probabilmente, uno psicologo farebbe bene ad entrambi.».
«Credimi, nell'ultima settimana ho preso davvero l'idea in considerazione...» replicai mentre lui spostava la bocca sulla mia mascella. «Sopratutto dopo che ho creduto d'impazzire con le crisi e tutto il resto...»
«E ci pensi ancora?» disse prima di spostarsi più in basso, baciandomi prima la spalla scoperta e poi la clavicola.
«Direi di sì, visto che sono qui a farmi baciare da te.» dissi ansimando. «Non credo che dopo quello che è successo, una persona normale farebbe così, giusto?»
«No, hai ragione.» ribatté lui. «Ma noi non siamo normali, giusto?»
La campanella suonò, lasciandomi sfuggire un sospiro di sconforto.
«Lo sai che abbiamo un'altra ora da passare vicini, vero?» mi disse, staccandosi dalla mia clavicola.
«Credimi, non sarà una bella cosa.» replicai, mentre la sensazione di vuoto si riversava ancora su di me. «Probabilmente perché la parte razionale di me stessa si risveglierà dal suo letargo. E lì saranno cazzi...»
«Probabilmente anche la mia farà così.» disse staccandosi da me e andando a raccogliere i nostri vestiti.
«Ci credi che non voglio crederci ancora, William?» dissi mentre afferravo la mia maglietta e la mia felpa che mi stava lanciando.
«Credimi, nemmeno io.» disse prima di infilarsi la sua maglia. «Non ci voglio credere già da tanto tempo...»
Fece per camminare verso la porta, ma poi si accorse che io non mi ero mossa di un centimetro, cosi tornò verso di me, accompagnato da un'espressione triste.
«Eve, dobbiamo smetterla, entrambi.» disse, prendendomi per le guance. «Dimentichiamo tutto ma ricordiamoci chi siamo l'uno per l'altra. Facciamolo per noi stessi.»
Però, andando contro le sue stesse parole, non potè trattenersi dal baciarmi dolcemente ancora, un'ultima volta.
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